Catalogo:
"FRANCESCA LAURIA PINTER "
di Enzo Santese
1997, Biblioteca Cominiana
Presentazione
L'artista, quando adotta il paesaggio come terreno di confronto con l'esistente e di registrazione delle proprie vibrazioni sensitive, ha essenzialmente due possibilità generali di approccio al tema: una legata all'esclusiva capacità di rendere il dato di natura così come si è impresso nello sguardo, un 'altra connessa "in presa diretta" con il multiforme mondo privato, fatto di emozioni, palpiti, umori psicologici, sfumature dell'anima. Qui, dopo una graduale maturazione, si è assestata per Francesca Lauria Pinter la necessità di ricorrere alla pittura per esprimere urgenze di comunicazione o di sintonia con se stessa e con le persone più congeniali al fitto scambio di private frequenze. In questa direzione si muove una ricerca pittorica che sul paesaggio ha fondato la sua prima ragione di "emergenza" e la sua finalità espressiva. Bellunese e con una precisa vocazione al colore, certamente nei suoi approfondimenti culturali l'artista non è stata insensibile a un repertorio vastissimo della pittura veneta che da Tiziano va idealmente alle liriche atmosfere di Dalla Zorza e si richiama, per motivi diversi, a Barbisan, Gianquinto e Tomea.
Le peculiarità fisiche dell'area di Belluno entrano nella dinamica costruttiva dell'opera più per innervare una situazione "poetica" personale (quella di dare vita a una figurazione che, su alcuni riconoscibili lineamenti dell'esistente, fondi la spinta a un percorso di sicura specularità autobiografica) che per fissare sulla tela squarci di ambientazioni naturalistiche, pur guardate con sentimento; di volta in volta essi appartengono a una sensorialità percorsa mentalmente, non sono veristici o naturalistici, ma pulsionali, conseguenti a una volontà di tener conto di atmosfere, di gradienti luminosi, di percezioni e di relazioni con la realtà intima, piuttosto che con quella oggettiva. Certo il motivo ispiratore ha una scaturigine anche esterna, perché la fase di crescita del progetto prende le mosse da una situazione emotiva o umorale che trova il suo momento di convergenza con una porzione del reale o con uno scampolo di memoria affiorante dai crinali del vissuto; su questo la pittura scarica il suo potere metamorfico attivandone le sollecitazioni verso esiti venati da soffuso lirismo. Nella modulazione del segno e della luce giace una possibilità di indagine esi-stenziale, entro cui si intrecciano e si dipanano sentimenti diversi: scatti di entusiastico slancio verso gli altri, momenti di fermentante e malinconica immersione nel territorio onirico, desiderio di espansione dei sensi, trasmissione di energie coltivate nella potenza materica del colore.
I dettagli dell'ambito altoveneto (agglomerati urbani, vita cittadina, la neve, la campagna) sono presenti nell'immaginario di Francesca Lauria Pinter in combinazione stretta con quelli dell'atmosfera calabrese, che l'artista ha scandagliato con cura meticolosa. Certo la consuetudine con questi perimetri (che sono in definitiva gli alvei su cui scorre la sua pellicola esistenziale) funziona da molla generatrice per un processo di sedimentazione prima, di elaborazione poi; per cui il senso di quel paesaggio, specialmente nelle prove più recenti, è rimasto a livello di risonanza più che sulla base di un riscontro oggettivo o "realista".
Anche quando indugia su un argomento di più ampia seduzione romantica (la carrozza) oppure un crocchio vociante nella pubblica via, l'artista coglie sempre l'occasione per un più profondo lavoro di decantazione dello spazio secondo criteri che assegnano al pigmento il compito di creare spessore nel ritratto di una vocazione alla "presenza".
Il suggerimento en plen air fa scaturire profondità di orizzonti dove la luce esprime la sua cifra più cospicua nel sistema di distribuzione delle tonalità chiare, riconducibili alla matrice del bianco; la superficie alterna opacità e lucentezza in intermittenza di impasti densi e diradati.
Quando il cielo occupa la centralità del quadro, un polo materico di fondi azzurri, magmatici, di colore che si scioglie e si rapprende in cellule chiare e un polo di purissima trasparenza luminosa entrano in dialettica fusione nelle zone periferiche del quadro stesso, dove l'artista dispone le energie portanti della creazione realizzata poi nell'equilibrio di segno, materia e colore.
C'è in Francesca Lauria Pinter un'urgenza di vita, di storia interiore, che si traduce in fervida partecipazione, fatta di increspature del piano come sottili trasalimenti, evocatori dell'emozione paesaggistica quale sensazione derivata dalla "visione dell’'anima”. Là dove la pittura vive per corrispondenze ed equilibri sostanzialmente geometrici, l'opera lascia trasparire un'osservazione della realtà che trae i suoi motivi di sensibile e lirica metamorfosi dalla sintonia piena
con i luoghi (la zona alpina, le marine, la città col suo ribollire di lavori, movimenti e voci), le cose (il berretto rosso, la bicicletta) e le persone (i volti si rivelano in forza di pochi tratti con la loro intima essenza) generatrici di spunti su cui si innesta l'andamento costruttivo.
Stesure sovrapposte producono, per addizione, risultati cromatici al limite della scomposizione proprio quando il motivo ispiratore è una realtà fisica autentica come, per esempio, un agglomerato urbano; i contorni delle cose sfumano il loro dato riconoscibile per installarsi a forma di reticolo sulla frontalità del quadro, dentro cui funziona una griglia di sfumature cromatiche derivate da un ridotto ventaglio di tinte. Il ruolo del bianco è di dar corpo alle cose diventando sintesi di luminosità soffusa non solo nei paesaggi innevati: poche linee percorrono lo spazio di impressioni nitide e il segno si tende talora rapido con un tratto secco e quasi inciso mentre l'acquosità del colore disfa il plasticismo della figura a vantaggio di eleganti modulazioni pittoriche; oppure il tocco si abbrevia in svolazzi concitati che esibiscono il senso di una calda passione propositiva. La neve è una condizione abituale del territorio bellunese e si prospetta agli occhi di Francesca Lauria Pinter quale circostanza privilegiata per far scattare sulla predominanza di questo colore la plasticità degli oggetti (profili di case o dettagli di tetti) e il silenzio ovattato dell'ambiente. La pittura lascia emergere spesso cenni figurali, sospinti dall'assortita consistenza del bianco a farsi elemento reale che "cova" la sua fisicità sotto una metafisica coltre insonorizzante. Allorché il paesaggio rimarca la propria presenza sul filo di un 'incisiva sottolineatura di contorni, lo scenario si apre a pulsazioni sottili che ne avvivano l'atmosfera e disegnano sul piano molteplici prospettive di profondità. II segno che fa da supporto essenziale della pittura non è mai un binario condizionante, ma una traccia che in fase esecutiva può essere trasmutato in mille varianti dissimili dall'idea originaria, con un margine seducente di imprevedibilità anche per l'artista.
Lo spazio si genera attraverso la sostanza cromatica espansa e il procedimento pittorico diviene a volte un viaggio nella memoria dove le velature e i tocchi di colore rivelano la propria intima essenza in una pennellata che lascia sul piano le tracce di una generosa consistenza e il tenue materismo è segnato da attraversamenti piegati, per un istante, sulla lusinga di farsi immagine narrata per subito dopo addensarsi in sollecitazioni scattanti di interni furori.
Interpretando la pittura come riflessione e confessione, l'artista mostra una delicata sensibilità nella sintesi cromatica fondata su spunti di forte e incisivo piglio nell'utilizzo del pigmento; i colori, mai casuali, si incastonano nell'immagine dal momento che questa è presente in una progettualità sicura nella mente di chi concepisce l'opera. Essa, solo per essere fatta di colori e di luce, talora suggerisce richiami di strutture compositive che le danno la misura dell'uomo e delle sue relazioni del mondo. La pittura elabora successioni - come se si fissasse sul problema del tempo - tra lo sfondo denso e raggrumato a volte in distese materiche e gli elementi strutturali, organici che da quello appaiono. L'immagine vive sulla caratterizzazione delle sue linee di forza che diventano orbite di passaggio di energia; e dove le cromie sono trattenute alla soglia inferiore della deflagrazione luminosa essa disegna campiture, orditi lievi e talora imprecisabili scritture di gesto che innervano il quadro di una sostanza costruttiva sotterranea, pronta a venire "a galla" nel momento in cui l'occhio del fruitore cattura i sensi del coagulo materico, della relazione tra i colori,della sintesi tra gesto e segno. Motivi e simboli reperiti nella realtà sono rispondenti al suo interiore dettato fantastico costruito su una modulazione differenziata del dato umorale pienamente aderente ai luoghi che le sono più cari, (il Veneto e la Calabria appunto). Il piacere della comunicazione si situa sulla lunghezza d'onda d'una sensibilità vivida di ricordi e sommossa da curiosità per l'ambiente che la circonda. La ricerca si orienta in tal uni frangenti sulla definizione e formazione dello spazio attraverso la costruttività di un colore (l'azzurro, l'ocra, la terra) e, allora, il segno sottende la filigrana del quadro pur senza rivelarsi, ma dando sottopelle il senso della partizione formale all'artista mentre dipinge. In tal modo ribadisce che la natura da lei cantata è trasmutata da una ben cosciente e personale traslazione interiore.
ENZO SANTESE