Giovedì, 25 Gennaio 2001
Quei bellunesi stranieri in patria
Il dramma delle popolazioni di Fodom, Col e Anpezo nel libro di Luciana Palla
Popolazioni di frontiera gli abitanti di Cortina, Colle Santa Lucia, Livinallongo: tedeschi per gli uni, italiani per gli altri, nel 1939 sono chiamati a scegliere. Un'opzione che, a ragione, Luciana Palla dipinge con le sfumature del dramma. Il suo volume "Opzioni guerra e resistenza nelle valli ladine, il diario di Fortunato Favai, Livinallongo 1939-1945" verrà presentato nella Sala degli Affreschi di Palazzo Piloni martedì prossimo, alle 17, alla presenza del presidente della Provincia Oscar De Bona, di Quinto Antonelli del Museo storico di Trento, dello storico tirolese Christoph von Hartungen, di Livio Vanzetto dell'Università di Trieste.

A Roma e Berlino, fra il 23 giugno 1939 e il 21 ottobre dello stesso anno si era discusso e deliberato: «I nativi e originari dell'Alto Adige dovranno, in modo inequivocabile ed irrevocabile, decidere secondo libera coscienza se rimanere italiani(...) o divenire cittadini germanici». Incluse nella necessità dell'opzione sono le valli di Badia e Gardena e le nostre Livinallongo, Colle Santa Lucia ed Ampezzo.

Le voci della propaganda nazista a favore dell'opzione sono falsamente allettanti. Subdole per chi un po'ingenuamente, dalla montagna, del mondo della politica capiva poco. Chi si lasciò suggestionare, spinto dalla speranza di una vita migliore per sè e per i figli, partì. Per la Slovenia, l'Alsazia, l'Austria.Se ne andavano in corriera, salutavano la gente e dicevano: «Verremo ben a prendervi con un treno d'argento».Decidere fra l'ufficializzazione dell'italianità e una tedeschizzazione senza ritorno non fu facile per nessuno: i paesi si spaccarono con conflitti interiori «con contrasti in famiglia e nella comunità che - sostiene Luciana Palla - non si sono del tutto sopiti a cinquant'anni di distanza».

I numeri parlano in modo diverso per le tre aree: a scegliere per il Reich è il 34\% del Livinallongo e il 18\% degli abitanti di Colle Santa Lucia. A Cortina d'Ampezzo solo il 4\% optò per gli "allogeni": lo sviluppo turistico ed alberghiero già avviato spinse la popolazione a respingere prospettive poco sentite e non prive di incognite.A raccontare dal di dentro, per il Livinallongo, questo pezzo di storia è il diario di Fortunato Favai. Nel volume di Luciana Palla il diario (27 quaderni scritti a mano con penna blu o nera in modo chiaramente leggibile) rappresenta una parte importante. Originario di Ornella, maestro elementare, Favai è osservatore a Livinallongo dei progetti tedeschi. E del clima creatosi con l'opzione. Così scrisse il primo gennaio 1941, mercoledì: «Sono le nove di sera. Il locale è deserto. La gente tutta ha fatto ritorno alle proprie case. Un cielo tempestato di stelle scintillanti chiude l'orizzonte della valle tranquilla... Lo scorso anno alla medesima data, e non lo scorderò più, regnava un movimento insolito.. quelli che avevano votato per la Germania erano entusiasti, addirittura inebbriati da una forza ignota.. quelli che restavano ricordavano mestamente le tristi vicende degli ultimi anni, gli affari andati male, le ingiustizie delle quali erano stati vittime, le prospettive di un avvenire incerto e senza lusinghiere speranze. forse hanno avuto ragione quelli che hanno deciso di partire. Sì forse hanno avuto ragione, ma abbandonare la terra natale è cosa tanto triste e noi non siamo stati capaci di farlo, è terrificante».

Daniela De Donà