| Quei
bellunesi stranieri in patria |
| Il
dramma delle popolazioni di Fodom, Col e Anpezo nel libro di
Luciana Palla |
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| Popolazioni di
frontiera gli abitanti di Cortina, Colle Santa Lucia,
Livinallongo: tedeschi per gli uni, italiani per gli altri, nel
1939 sono chiamati a scegliere. Un'opzione che, a ragione, Luciana
Palla dipinge con le
sfumature del dramma. Il suo volume "Opzioni guerra e
resistenza nelle valli ladine, il diario di Fortunato Favai,
Livinallongo 1939-1945" verrà presentato nella Sala degli
Affreschi di Palazzo Piloni martedì prossimo, alle 17, alla
presenza del presidente della Provincia Oscar De Bona, di Quinto
Antonelli del Museo storico di Trento, dello storico tirolese
Christoph von Hartungen, di Livio Vanzetto dell'Università di
Trieste.
A Roma e Berlino, fra il 23 giugno 1939 e il 21 ottobre dello
stesso anno si era discusso e deliberato: «I nativi e originari
dell'Alto Adige dovranno, in modo inequivocabile ed
irrevocabile, decidere secondo libera coscienza se rimanere
italiani(...) o divenire cittadini germanici». Incluse nella
necessità dell'opzione sono le valli di Badia e Gardena e le
nostre Livinallongo, Colle Santa Lucia ed Ampezzo.
Le voci della propaganda nazista a favore dell'opzione sono
falsamente allettanti. Subdole per chi un po'ingenuamente, dalla
montagna, del mondo della politica capiva poco. Chi si lasciò
suggestionare, spinto dalla speranza di una vita migliore per sè
e per i figli, partì. Per la Slovenia, l'Alsazia, l'Austria.Se
ne andavano in corriera, salutavano la gente e dicevano: «Verremo
ben a prendervi con un treno d'argento».Decidere fra
l'ufficializzazione dell'italianità e una tedeschizzazione
senza ritorno non fu facile per nessuno: i paesi si spaccarono
con conflitti interiori «con contrasti in famiglia e nella
comunità che - sostiene Luciana
Palla - non si sono del
tutto sopiti a cinquant'anni di distanza».
I numeri parlano in modo diverso per le tre aree: a scegliere
per il Reich è il 34\% del Livinallongo e il 18\% degli
abitanti di Colle Santa Lucia. A Cortina d'Ampezzo solo il 4\%
optò per gli "allogeni": lo sviluppo turistico ed
alberghiero già avviato spinse la popolazione a respingere
prospettive poco sentite e non prive di incognite.A raccontare
dal di dentro, per il Livinallongo, questo pezzo di storia è il
diario di Fortunato Favai. Nel volume di Luciana
Palla il diario (27 quaderni
scritti a mano con penna blu o nera in modo chiaramente
leggibile) rappresenta una parte importante. Originario di
Ornella, maestro elementare, Favai è osservatore a Livinallongo
dei progetti tedeschi. E del clima creatosi con l'opzione. Così
scrisse il primo gennaio 1941, mercoledì: «Sono le nove di
sera. Il locale è deserto. La gente tutta ha fatto ritorno alle
proprie case. Un cielo tempestato di stelle scintillanti chiude
l'orizzonte della valle tranquilla... Lo scorso anno alla
medesima data, e non lo scorderò più, regnava un movimento
insolito.. quelli che avevano votato per la Germania erano
entusiasti, addirittura inebbriati da una forza ignota.. quelli
che restavano ricordavano mestamente le tristi vicende degli
ultimi anni, gli affari andati male, le ingiustizie delle quali
erano stati vittime, le prospettive di un avvenire incerto e
senza lusinghiere speranze. forse hanno avuto ragione quelli che
hanno deciso di partire. Sì forse hanno avuto ragione, ma
abbandonare la terra natale è cosa tanto triste e noi non siamo
stati capaci di farlo, è terrificante».
Daniela De Donà
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