Libri
Continua la presentazione dei libri scritti dalla prof. Luciana Palla sulle tematiche del mondo ladino dolomitico.
A cura di Luciana Palla
traduzione dal tedesco di Sandra Sartorelli
Mein Kampf um die Kunst.
Autobiografia di Francesco Ferdinando Rizzi
Museo Storico in Trento
Istitut Cultural Ladin, Trento 1998
Quella del pittore Rizzi è una vicenda significativa che attraversa
ottant'anni di storia, dalla nascita a Campitello di Fassa (1868, figlio
di un pittore-decoratore) alla prima lucida consapevolezza della vocazione
artistica che accompagnerà il Rizzi tutta la vita fino al secondo
dopoguerra. Una vocazione assoluta per la pittura, che lo spinge ad
emigrare, a frequentare l'Imperial Regia Scuola Professionale di Innsbruck,
l'Accademia di Pittura di Praga e la reale Accademia delle Arti Figurative
di Monaco.
Il Mein Kampf di Rizzi è la battaglia di una vita per sopravvivere
con la propria arte, lungo la dialettica della ricerca di un'arte di
puro realismo e naturalismo dal lato della ricerca artistica e le contingenze
"prostitutive" del dipingere soprattutto su commissione (mendicando
la benevolenza altrui) quale percorso obbligato di una scelta di vita
coerente. Nelle sue memorie egli vuole illuminare i posteri anche sulla
sua concezione dell'arte figurativa. Ed è una concezione che
si sposa con quella di Hitler e di Goebbels (arte moderna=arte degenerata).
In Hitler Rizzi sperò di trovare il suo Mecenate, realizzando
innumerevoli disegni a matita del Führer tratti da foto, e in questo
modo chiuse gli occhi di fronte all'ideologia nazista, della quale raggiungerà
completa coscienza - e conseguente condanna - solo alla fine della guerra.
Rizzi dipinse paesaggi dolomitici, fu pittore di guerra durante il primo
conflitto mondiale, pittore di soldati feriti durante la seconda guerra,
ma soprattutto fu ritrattista.
All'opera del Rizzi sono finora state dedicate la mostra antologica
retrospettiva del 1987 a Campitello in Val di Fassa e la mostra delle
opere di guerra del 1989 a Trento. Questa autobiografia concorre a darci
anche l'immagine dell'uomo-Rizzi, necessario complemento della sua produzione
artistica.
A cura di Luciana Palla
Vicende di guerra sulle Dolomiti (1914-1918).
Soldati e popolazioni nella zona del fronte del Col di Lana
Unions General di Ladins dla Dolomites - Sezion da Fodom
Ed.DBS, 1995
La grande guerra significò per i ladini dolomitici il chiudersi
di un'epoca: dal 1918, con il verificarsi della non desiderata annessione
all'Italia, hanno inizio il radicarsi della nostalgia per il perduto
mondo asburgico, il rafforzarsi del sentimento della "ladinità",
le prime richieste di autonomia.
Perciò la guerra assurse a mito nella coscienza e nel ricordo
popolare: essa fu interiorizzata come estrema ed inutile difesa della
propria comunità minacciata dall'invasore proveniente da sud.
Ma se la figura del combattente ladino-tirolese emerge spesso idealizzata
nelle memorie postume, la gente però conserva ancor vivo il ricordo
dell'altrettanto inutile sofferenza patita: esodo di profughi, internamenti,
accuse e sospetti, fame e stenti accomunano i ladini agli altri popoli
europei coinvolti nel conflitto. In questo libro vengono ricostruiti
e documentati i due piani della realtà e del mito sui quali corre
parallela l'esperienza della guerra; si evidenziano così aspettative
e delusioni, entusiasmi e rifiuti, timori e speranze, meccanismi psicologici
e comportamentali che la guerra attiva in questa piccola minoranza di
confine contesa fra i due mondi italiano e tedesco, e la cui volontà
rimane così spesso inascoltata in questo secolo.
Luciana Palla
Opzioni guerra e resistenza nelle valli ladine
Il diario di Fortunato Favai
Livinallongo 1939-1945
Museo Storico in Trento onlus -
Union Ladins Fodom, Trento 2000
Scrive Fortunato
Favai nel suo diario, nella sera del 1° gennaio 1941:"Lo scorso
anno, alla medesima data, e non lo scorderò più, regnava un movimento
insolito. Tutto Livinallongo era in subbuglio. [....] Quelli che avevano
votato per la Germania erano entusiasti, addirittura inebbriati da una
forza ignota, prima del tutto sconosciuta. In questa sera il popolo
Livinallonghese si vide separato da due correnti diverse.
L'amico più non riconosceva l'amico, ne il parente il parente e in qualche
caso, il fratello il fratello.
Gli optanti acclamavano la loro nuova patria, disprezzando ad un certo
modo quelli che erano decisi a rimanere, considerandoli come estranei.
Gli ultimi tacevano e il più delle volte se la svignivano. Nella loro
anima regnava un pensiero di tristezza, di malinconia sorda, celata,
chiusa in ciascuno dei singoli che rimanevano. Infatti chi avrebbe avuto
la meglio? Quegli che stavano per partire o quelli che restavano?"
Per la prima volta, questo diario finora inedito, si narra dall'interno, con molta sofferenza e coinvolgimento personale, quello che significò per la popolazione ladina di Livinallongo essere compresa nei territori dell'accordo italo-tedesco del 1939 sulle opzioni per il Reich, cui fecero seguito la divisione della comunità e il difficile sanarsi dei conflitti interni del dopoguerra, il coinvolgimento col nazismo, l'occupazione tedesca nel 1943-45.
Sono ferite che si aggiungono ad altre subite nel corso del Novecento nelle valli ladine, che da un lato rivendicano la loro specificità di minoranza e la loro equidistanza dai due mondi italiano e tedesco che le circondano e le circuiscono, dall'altro non sono ancora in grado di difendersi dai nazionalismi, dalle mitologie, dalle propagande, per costruirsi al proprio interno un futuro rispettoso della propria specificità.
Il lungo saggio introduttivo di Luciana Palla inserisce le straordinarie annotazioni del protagonista-scrittore Fortunato Favai, nel complesso storico-politico dell'epoca, e tenta per la prima volta di ricostruire le scelte contraddittorie e sofferte, contornate da tanti inganni e delusioni, delle popolazioni ladine dei tre comuni di Livinallongo, Colle Santa Lucia e Ampezzo nel 1939-1945.