Libri
Continua
la presentazione dei libri scritti dalla prof. Luciana Palla sulle tematiche
del mondo ladino dolomitico.
Luciana Palla (a cura di)
SCRITTURE DI GUERRA
Simone Chiocchetti Virgilio Iellico Giacomo Sommavilla Albino Soratroi
Museo storico in Trento
Museo storico italiano della guerra, Rovereto 1997
Marsilio Editore, Venezia 1986
Questo volume contiene i testi (un epistolario, due memorie autobiografiche, un diario) di quattro soldati delle nostre valli ladine (Fassa e Livinallongo). Riunite per la prossimità geografica degli scriventi, queste scritture raccontano la durissima realtà della guerra vissuta sul fronte orientale (Galizia, Volinia, Romania), su quello dolomitico italiano (le Tofane) e sul litorale adriatico.

Luciana Palla (a cura di)
Le minoranze nel Veneto:
Ladini, Cimbri e Germanofoni di Soappada
Atti del Convegno di Arabba (Belluno) 7 - 8 Novembre 1997
Regione Veneto, 1998
Questo volume contiene i testi (un epistolario,
due memorie autobiografiche, un diario) di quattro soldati delle nostre
valli ladine (Fassa e Livinallongo). Riunite per la prossimitą
geografica degli scriventi, queste scritture raccontano la durissima
realtą della guerra vissuta sul fronte orientale (Galizia, Volinia,
Romania), su quello dolomitico italiano (le Tofane) e sul
litorale adriatico.
Luciana Palla
Tita Piaz a confronto con il suo mito
Istitut Cultural Ladin di Vigo di Fassa – Museo Storico in Trento, Trento 2006
Lo scopo della ricerca che ha portato a questo volume è quello
di inquadrare storicamente la figura di Tita Piaz, di inserirlo nell’ambiente
trentino-fassano dell’epoca (fine Ottocento-secondo dopoguerra),
di capire come si è costruito il mito intorno alla sua persona,
di passare insomma dall’agiografia alla storia.
Su Tita Piaz, che ebbe tanta influenza sui suoi
contemporanei non solo nel mondo dell’alpinismo, ma anche in ambito culturale e politico, non è stato
fatto sino ad oggi alcuno studio che andasse oltre l’immagine che egli
stesso volle propagare di sé, immagine che va messa a confronto con la
complessità della storia.
L’unica biografia esistente, ristampata più volte ed edita anche
in lingua francese è quella di Arturo Tanesini, pubblicata per la prima
volta nel 1941 con l’imprimatur dello stesso Tita.
Come si conviene ad ogni personaggio che ha un alto senso
del suo valore, anche Tita Piaz scrisse una sua autobiografia, la cui prima edizione uscì in
due volumi con i titoli Mezzo secolo di alpinismo e A tu per
tu con le crode, pubblicati da Cappelli rispettivamente nel 1947 e nel 1948,
quindi il primo quando Tita era ancora in vita e il secondo poco dopo la sua
morte. Si tratta di scritti importanti che danno l’idea delle emozioni
positive e negative, di ammirazione e di deplorazione a seconda delle circostanze,
che Tita suscitò in tutte le persone che lo conobbero.
Egli, il “Diavolo
delle Dolomiti”, “Caron dimonio dagli occhi di bragia”, ha
lasciato il segno non solo nella storia dell’alpinismo dolomitico, ma anche
nel territorio fassano e nell’ambiente trentino: ha dato l’impronta
al turismo delle vette con la sua opera di costruttore e gestore di rifugi, con
il ruolo carismatico della sua forte personalità, con la sua attività di
guida alpina, figura completamente rinnovata e diversamente intesa rispetto a
quella fino allora vigente; è stato anche un personaggio politico rilevante,
molto eclettico, sdegnoso di ogni etichetta, uno spirito libero.
Fin da giovane ha avuto simpatia per il socialismo di Battisti, ha combattuto
le imposizioni e le dittature; è stato irredentista prima dell’annessione
del Trentino all’Italia, sospettato di attività antipatriottica
durante la guerra 1915-18 ha conosciuto le prigioni austriache, ma anche
dopo la vita non fu semplice per lui, che remava sempre controcorrente. Durante
il fascismo fu sorvegliato per le sue note idee socialiste, fu sospettato di
aiutare antifascisti ad espatriare; sotto il nazismo conobbe le carceri di Bolzano.
Sia nel primo che nel secondo dopoguerra ebbe un ruolo politico come sindaco
in Val di Fassa, e la morte prematura ed improvvisa nel 1948 giunse a consolidare
il mito di questo personaggio scomodo, pieno di contraddizioni, amato ed odiato,
ma a nessuno indifferente.
Questa è la figura di Tita Piaz che già conosciamo, che egli stesso
contribuì a divulgare e rinsaldare con la sua autobiografia. Ma chi era
veramente Tita Piaz? Noi in fondo abbiamo solo la sua versione dei fatti, e non
possiamo non essere tentati di guardare oltre l’immagine di sé che
egli ci ha volutamente trasmesso, cercando di ricostruire i rapporti familiari,
di paese, le amicizie ed inimicizie, il suo pensiero politico, la sua passione
per il teatro, i fatti eclatanti della sua vita facendo parlare i documenti.
Come si sa, ogni autobiografia è molto soggettiva, molto parziale, centrata
sull’io narrante, mentre la storia è complessa, contraddittoria,
con le mille ragioni degli uni e degli altri.
Lo scopo di questo progetto è quello di ridare vita a Tita Piaz, di andare
oltre la leggenda, riportandolo da eroe a uomo di tutti i giorni, senza togliere
nulla alla grandezza del personaggio.


Alcune foto di Tita Piaz

Tita Piaz: traversata aerea
dalla Torre del Gobbo
alla Guglia De Amicis