Libri
Continua
la presentazione dei libri scritti dalla prof. Luciana Palla sulle tematiche
del mondo ladino dolomitico.
Luciana Palla (a cura di)
Valentino Daberto -
Le mie guerre
1915-1918 1940-1945
Istitut Cultural Ladin "CESA DE JAN".
Cierre edizioni, Verona gennaio 2009,
pp 300.
Valentino Daberto (1896-1976) avrebbe dovuto trascorrere un’esistenza tranquilla e “normale” nella sua comunità ladina di Livinallongo/Fodom, mentre lo scoppio della prima guerra mondiale gli fece vivere esperienze incredibili sui vari fronti, dal Trentino al Carso alle Dolomiti, infine in Bulgaria e Ucraina, inquadrato nei Kaiserjäger dell’esercito austro-ungarico. Come molti altri soldati, egli annotò in un diario giorno per giorno con disincanto quei quattro anni di sofferenze, di fame, sempre con lo stupore di essere ancora vivo. Ma la sua vita di soldato non ebbe fine con il 1918; con lo scoppio della seconda guerra lo troviamo nell’estate 1940 inquadrato nelle truppe della milizia fascista, e nel periodo 1944/1945 nei reparti della polizia nazista, impiegati nel Bellunese nella lotta antipartigiana. Valentino fu chiamato a combattere nella sua vita in tre eserciti, asburgico, italiano, tedesco: egli visse di persona la condizione dei ladini nella prima metà del Novecento, popolazione di confine asservita di volta in volta a potenze diverse senza considerazione della sua identità.
Il diario di guerra di Valentino Daberto
il Corriere delle Alpi — 17 marzo 2009
È uscito il terzo volume della collana “Ladins da Souramont” edito dall’Istitut Cultural Ladin Cèsa de Jan dal titolo “Le mie guerre”. La pubblicazione, curata dalla storica fodoma Luciana Palla, è il diario di guerra di Valentino Daberto (1896 - 1976), nato a Livinallongo. La particolarità di questo diario, e quindi dello stesso libro, sta nel fatto che raccoglie i pensieri, le emozioni ed i ricordi di entrambe le guerre mondiali scoppiate nel secolo scorso. Guerre che Valentino ha combattuto vestendo ben tre divise, al servizio di altrettanti eserciti di differenti nazioni. Daberto era nato in una numerosa famiglia contadina, come quasi tutte in quegli anni, e nella sua piccola comunità ladina di Livinallongo avrebbe dovuto trascorrere un’esistenza tranquilla e “normale”. Ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo portò a vivere esperienze incredibili sui vari fronti, dal trentino al Carso alle Dolomiti, fino in Bulgaria e Ucraina, inquadrato nei Kaiserjaeger dell’esercito Austro - Ungarico. Come molti altri soldati annotò in un diario, giorno dopo giorno, quei quattro anni di sofferenze e di fame, con lo stupore di essere ancora vivo. Ancora non sapeva però che la sua vita di soldato non sarebbe finita con il 1918. Dopo essere ritornato nella sua valle, profondamente segnata dalle ferite lasciate dalla guerra e governata da un altro stato, nell’estate del 1940, allo scoppio della seconda guerra, si ritroverà inquadrato nelle truppe della milizia fascista, per finire più tardi, nel periodo 1944/45, nei reparti della polizia nazista,impiegati nel Bellunse nella lotta antipartigiana. “Valentino” scrive Luciana Palla nella prefazione, “visse di persona la condizione dei ladini nella prima metà del novecento, popolazione di confine, asservita di volta in volta a potenze diverse senza considerazione della sua identità.” Al lettore sarà facile immergersi nelle sensazioni, nelle piccole vicende di ogni giorno, nelle speranze e nelle delusioni di un uomo che vissuto sulla propria pelle vicende tanto grandi ed importanti. Gli scritti, rielaborati a mente lucida in un secondo da Valentino, sono redatti in un italiano comprensibile ma popolare, che è stato lasciato inalterato per riportare il lettore con facilità ai tempi delle vicende narrate. Le precise ricostruzioni e descrizioni consentono al lettore di percepire la sensibilità di chi scrive. (lo.sor.)
Tato de Luca, una storia assurda
Un ladino che combattè due guerre con tre eserciti diversi
il Corriere delle Alpi — 10 maggio 2009
LIVINALLONGO. È stata pre¬sentata nella sala Taulac, a Pieve di Livinallongo, la nuova pubblicazione edita dall'Istitut Cultural Ladin Cèsa de Jan dal titolo "Le mie guerre 1915-1918 e 1940-1945". Il libro, curato dalla studiosa Luciana Palla, è il terzo della collana "Ladins da Souramont", curata dall'Istituto dei tre comuni ladini di Livinallongo Cortina e Colle. Si tratta del diario di guerra di Valentino Daberto, a Fodom conosciuto come "Tato de Luca". Un diario particolare, forse unico, perché raccoglie ricordi, sensazioni ed emo¬zioni di un ladino che ha combattuto ben due guerre vestendo le divise di tre diversi eserciti. «I soldati scrivono molto durante la guerra», ha spiegato Luciana Palla durante la presentazione, «soprattutto ai familiari. Scrivono con un lapis su un piccolo quaderno a quadri che gli viene fornito sotto le armi. E' un modo per rimanere lucidi nella follia degli eventi che stanno vivendo e mantenere un contatto con la realtà del mondo "normale". Molti soldati furono infatti reclutati poco più che adolescenti ed in molti di loro quelle esperienze segneranno per sempre la vita. Tato de Luca», continua la Palla, «scrive perché queste sue memorie vengano un giorno lette, specialmente dai suoi paesani. Non si firma mai con il soprannome che aveva in valle, ma sempre con il suo nome di battesimo». Dai manoscritti originali, si capisce che Valentino ha elaborato in seguito, forse già in avanzata età, i suoi scritti. Nella pubblicazione sono stati mantenuti i testi originali, anche quando la forma o la sintassi non erano corretti. Un modo per rendere ancora più viva, vera e sentita la lettura. Durante la presentazione, la curatrice della pubblicazione ha percorso brevemente, leggendo brani tratti dal diario e con l'ausilio della proiezione di foto storiche, le varie vicende ed il percorso "bellico" di Valentino Daberto, sballottato su più fronti, dal Carso a quello "di casa" sulle montagne sopra Arabba.
E poi il Pasubio, Caporetto ed infine la malattia che gli permette di trascorrere gli ultimi mesi di guerra in un ospedale militare in Austria. Nella primavera del 1918 Valentino ritorna alla sua frazione di Castello, dove trova il paese distrutto. Vorrebbe andare via, ma alla fine rimane insieme alla sua famiglia. I primi mesi furono duri. I soldati ex austro-ungarici erano considerati prigionieri e come tali venivano trattati dalla subentrata autorità italiana. Il 6 giugno 1940, con suo gran stupore, ("al primo moento mi pareva cosa ridicola, essendo che avevo 44 anni", scriverà lui stesso nel diario) viene richiamato sotto le armi ed inviato nell'isola croata di Creso. Da lì inizierà un nuovo pellegrinare tra vari fronti, prima con la divisa italiana e poi con quella nazista.
Alla fine della guerra si troverà in Ucraina, da dove ritornerà dopo un viaggio avventuroso.
«Valentino», ha concluso Luciana Palla, «visse di persona la condizione dei ladini' nella ,prima metà del novecento.
Popolazione di confine , asservita di volta in volta a potenze diverse, senza considerazione della sua identità». (lo. so.) .
Copertina del libro
VALENTINO DABERTO con la divisa fascistadella Milizia volontaria sicurezza nazionale
(Fonte: Giacomo Daberto)