1)      Mein Kampf um die Kunst. Autobiografia di Francesco Ferdinando Rizzi, a cura di L. Palla, traduzione dal tedesco di S. Sartorelli, Museo Storico in Trento-Istitut Cultural Ladin, Trento 1998.

 

2)      L. Popelka, Francesco Ferdinando Rizzi, “pittore di guerra” sul fronte tirolese, in Francesco Rizzi.Opere di guerra, a cura di D. Leoni e P. Marchesini, Museo del Risorgimento-Istitut Cultural Ladin, Trento 1989, p. 10.

 

3)      Le due lettere, la richiesta del Rizzi e la risposta del generale, sono riportate entrambe, anche tradotte in italiano, nel volume appena citato, pp. 18-28, in appendice al saggio di Liselotte Popelka.

 

4)      Mein Kampf um die Kunst, cit., p. 366.

 

5)      Ivi, p. 368.

 

6)      Ivi, pp. 372-373.

 

7)      Ivi, p. 367.

 

8)      L. Popelka, Francesco Ferdinando Rizzi, cit., p. 14.

 

9)      Mein Kampf um die Kunst, cit., p. 378.

 

10)  Ivi, p. 381.

 

11)  Una riproduzione delle tre opere si può vedere in Francesco Rizzi. Opere di guerra, cit., rispettivamente alle pp. 63, 70 e 69.

 

12)  L. Popelka, Francesco Ferdinando Rizzi, cit. p. 16.

 

13)  “Mentre mi trovavo a Bressanone e dipingevo (era l’estate dell’anno 1911) ebbe luogo a Chiusa (non lontano da Bressanone) una mostra d’arte che, relativamente al luogo nel quale venne allestita, ebbe una discreta partecipazione. Anch’io vi ero rappresentato con quattro mie opere originali. Fino ad allora ero un grande ammiratore del pittore Egger Lienz. Avevo iniziato a nutrire una grande stima nei suoi confronti quando mi trovavo ancora a studiare alla Regia Accademia Bavarese delle Arti Figurative di  Monaco, in quel periodo lui aveva già debuttato in campo artistico con due sue opere dal titolo: La croce e L’Ave Maria dopo la battaglia sul Berg Isel. Allora ero del parere che Egger Lienz avrebbe superato il suo insegnante Defregger. E invece ha imbrogliato non solo me, ma anche molti altri che credevano molto in lui. Quel suo Marinaio e il diavolo che espose a Chiusa lo svalutò molto ai miei occhi da quel momento […], dato che da  allora in poi  si smarrì in un esagerato ed insano espressionismo, fino alla pazzia” (Mein Kampf um die Kunst, cit., pp. 360-361).

 

14)  L’opera è riprodotta a p. 11 di Francesco Rizzi (1868-1952), a cura di F. Chiocchetti, Istitut Cultural Ladin, Vigo di Fassa 1987, catalogo della prima mostra dei quadri del pittore esposti a Campitello e a Vigo di Fassa.

 

15)  Mein Kampf um die Kunst, cit., p. 378.

 

16)   D. Leoni, L’ordine e l’avventura, in Francesco Rizzi. Opere di guerra, cit., p. 31.

 

17)   Mein Kampf um die Kunst, cit., p. 493. Tre dei disegni sono ivi riportati nelle pagine 491-492.

 

18)   Ivi, p. 495. Sulla concezione dell’arte e sull’attività pittorica complessiva del Rizzi, si veda C. Soraperra, Francesco Ferdinando Rizzi, pittore ladino, numero monografico di “Mondo Ladino”, XV(1991), 1-2.