Prigioniero russo, disegno di A.Reich

 

Nelle valli intorno al massiccio del Sella è vivo ancor oggi, nella memoria che si è tramandata sino a noi, il ricordo dei prigionieri russi utilizzati nella costruzione delle ferrovie della Val Gardena e di Fiemme, delle strade dei passi dolomitici, oppure in lavori militari nelle immediate retrovie del fronte. La loro vita fu di fame, stenti, malattie, e molti non sopravvissero alle inumane condizioni di lavoro.
Un capitolo ancora tutto da raccontare è quello delle esperienze dei ladini prigionieri nelle terre della Russia: essi vennero a contatto diretto con la Russia degli zar, con la rivoluzione bolscevica e la controrivoluzione, ed infine attraverso viaggi rocamboleschi approdarono in qualche modo in Italia, talvolta molto tempo dopo la fine della guerra
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Prigionieri russi a La Villa
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La Convenzione dell'Aja del 1907 prevedeva la possibilità di destinare prigionieri al lavoro purché non eccessivamente faticoso e non attinente a operazioni belliche; inoltre le prestazioni andavano retribuite alle stesse tariffe in vigore per i propri militari. Tale Convenzione venne però nelle valli ladine palesemente violata, soprattutto per il trattamento disumano riservato ai prigionieri, ridotti spesso al rango di bestie da soma.

Prigionieri russi costruiscono la strada di Costalunga, 3 febbraio 1916



Prigionieri russi trascinano travi di ferro per la costruzione del grande viadotto (Marzanviadukt), su cui sarebbe passato il treno della val Gardena

 


Il grande viadotto, ultimato, con il treno
 già in funzione

Cartolina della prigionia in Russia di Felice Leuzo alla famiglia: disegnato a mano è il campo di baracche in cui egli si trovava, a Ivanov Bor.


Prigioniero italiano a Corvara


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