Giulio Berton

Il pittore bellunese Giulio Berton: paesaggista e ritrattista.

 

 E' stata pubblicata la monografia:

"L'arte con gli occhi dell'anima" di GIULIO BERTON

Presentazione della monografia di Giulio Berton

Vincent Van Gogh scriveva da Neunen nel 1885 al fratello Theo: "Della natura conserverò una certa sequenza e una certa esattezza nel disporre i toni, e studio la natura in modo da non fare sciocchezze e restare nei limiti del ragionevole; tuttavia non mi importa che il mio colore sia proprio lo stesso, purché sia bello sulla tela, tanto quanto in natura ... Bisogna sempre fare uso intelligentemente dei bellissimi toni che i colori creano di loro propria iniziativa quando li si spezza sulla tavolozza ti ripeto - bisogna iniziare dalla propria tavolozza, dalla conoscenza che si ha dell' armonia dei colori, il che è ben altra cosa dal seguire servilmente e meccanicamente la natura. Eccoti un altro esempio: supponiamo che io dipinga un paesaggio autunnale, degli alberi con delle foglie gialle. Va bene - una volta che io l'abbia concepito come una sinfonia di giallo, che importa se il giallo è lo stesso di quelle foglie o meno? È cosa di ben poca importanza.

Giulio Berton ha fatto sua la lezione del grande Maestro, ha interiorizzato l'uso del colore e della luce per dare espressività ai dipinti. Il pittore inizialmente non ha tralasciato, nella sua formazione, di guardare con un' occhiata trasversale anche alla tradizione paesaggistica bellunese, che prende le mosse da Luigi Cima e continua con i suoi allievi, in primis, in questo caso, Antonio Bassetto, ma è andato oltre. Berton quindi non è rimasto immune dalla fascinazione esercitata dal colore, dalla luminosità vibratile di certi passaggi stagionali, come pure dalle possibilità espressive dei tocchi pittorici. Così il suo tracciato, pur mantenendosi fedele alle tematiche predilette del paesaggio e del ritratto, ha subìto, nel corso del tempo, mutazioni e trasformazioni stilistiche che hanno portato le immagini a divenire più semplificate. Ma, per comprendere meglio l'ispi¬razione artistica che ha guidato fino ad oggi Giulio Berton, è necessario fare alcuni passi indietro e fermarsi a compiere alcune riflessioni.

Fin dall'inizio il pittore mostra chiaramente una predilezione per la presa diretta, per l'interazione immediata con la realtà, per il confronto in prima persona con i soggetti da rappresentare, il suo "fare artistico" è un continuo mettersi in gioco, perché Berton crea dei rapporti di influenza reciproca tra il tema e l'io che agisce. Questo si nota per lo più nei ritratti, dove, oltre all'aspetto puramente fisionomico, il pittore cerca di rappresentare anche tratti e caratteristiche che possano in qualche modo farci comprendere alcuni aspetti dell'interiorità e del carattere. Ma vi è un ulteriore elemento da sottolineare, il fatto cioè che i soggetti sono persone qualsiasi, incontrate quasi per caso, in particolare anziani dai volti scavati e rugosi, significativamente espressivi oltre modo per le esperienze di vita vissuta. Il pittore perciò indaga anche aspetti sociali, analizza situazioni e momenti e li carica di significato simbolico, perché ogni singolo ritratto diventa emblema di esistenza. La fatica, l'impegno, le vicende ancorché dure e drammatiche conservano sulla tela la dignità dell'uomo, la vecchiaia diviene quindi sinonimo di saggezza, di accortezza, di buon senso.

Così nel corso di una vita dedicata alla pittura, Berton ha affrontato più e più volte l'autori tratto, non per una sorta di autocelebrazione, bensì per ritrovare in sé stesso le emozioni di un momento o di un fatto accaduto, per sottolineare il trascorrere del tempo, per verificare su di sé la sperimentazione di una pittura fatta soprattutto di emozioni.

Mantenendo intatti i temi ed i principi ispiratori vi è stata comunque una trasformazione dal punto di vista stilistico che è visibile sia nei ritratti, sia nei paesaggi. Infatti, in principio, nelle opere vi era una maggiore attenzione ai particolari, precisata attraverso una stesura attenta e calcolata delle pennellate, in modo che la materia pittorica fosse soltanto uno strumento per definire i tratti o gli scorci; a poco a poco la sperimentazione di nuovi modi espressivi ha stimolato il pittore a compiere dei passi in una direzione più attenta alla valutazione dell'insieme, della totalità dell' effetto. Il paesaggio che era riprodotto con dovizia di particolari ed attenzione ai passaggi chiaroscurali, un po' alla volta è diventato interpretazione, emozione, con una prevalenza contenutistica piuttosto che formale. Se dapprima Berton descriveva scorci e prospettive con spiccata adesione al vero, con meticolosa precisione riguardo alla determinazione di oggetti e di colori, poi la visione è diventata uno studio sui contrasti cromatici, sulla vibrazione della materia pittorica, sull'impasto delle tinte, per cercare di andare oltre rispetto alla pura raffigurazione del reale ed evocare impressioni visive ed emotive. Le pennellate iniziano a separarsi, a divenire tocchi, a volte anche spessi, di materia pittorica, a trasformarsi in energia dinamica ed intenso cromatismo. I dipinti sono costruiti attraverso la geometria dei tocchi che rendono vibratili le superfici e contemporaneamente riassumono la visione per rendere soltanto la definizione globale dell'insieme, a livello visivo. È certamente una pittura più rapida, per il modo di stendere il colore, ma segna un rinnovamento stilistico fondamentale, perché ne deriva una tavolozza schiarita ed una forza sintetica del segno, intensa dal punto di vista formale, significativa dal punto di vista del contenuto. I tocchi del pennello permettono di risolvere i dipinti con un andamento mosso e vigoroso e con un certo ispessimento materico che dà origine alle forme. La natura ed il paesaggio, in particolare, sono visti con occhi disincantati, sono raffigurati con intensità e con ritmo impetuoso, ma sono pur sempre visioni che narrano l'esperienza di chi ha respirato l'odore dei muschi o dell' erba, è rimasto ammaliato dai silenzi o dallo stormire delle fronde, si è stupito davanti alla fantasmagoria di luci e colori.

La ricerca artistica di Berton si può così sintetizzare in quattro categorie fondamentali che in qualche misura è possibile, seppur con la giusta distanza, applicare anche al grande Maestro Van Gogh, con il quale il Nostro si confronta continuamente: gestualità, colore, natura ed umanità. È un linguaggio aperto a suggestioni che derivano dalla visione e dall'interiorità non privo di implicazioni emotive, perché non è pura e semplice contemplazione, ma un atto descrittivo che guarda in profondità, oltre l'apparenza. Goethe in un passaggio della Teoria dei colori scriveva: "Il semplice guardare una cosa non ci permette di progredire. Ogni guardare si muta in un considerare, ogni considerare in un riflettere, in un congiungere. Si può dire che noi teorizziamo già in ogni sguardo attento rivolto al mondo". Da questo principio del "congiungere" parte anche Berton per andare oltre e penetrare nella struttura delle cose; tutto ciò si può ritrovare anche nella semplicità del quotidiano, perché nulla deve es¬sere considerato banale, quando è connaturato alla vita. Anche le nature morte dipinte in diverse occasioni servono al pittore per confrontarsi con la definizione dello spazio, per tentare di precisare la forma degli oggetti entro i confini di un tempo quasi sospeso e dare forza e vigore a ciò che è inanimato. Ma i raggiungimenti più alti di Berton li troviamo comunque nel ritratto, dove riesce a distruggere le barriere della distanza e ad incarnare nell'immagine quasi sé stesso, perché egli diventa un tutt'uno con il soggetto rappresentato, trovandosi a parteciparne la malinconia, la sofferenza, a proiettare i suoi sentimenti individuali sul personaggio. Questo suo essere artefice e al contempo soggetto lo porta, inconsciamente o meno, a rafforzare il suo sguardo interno, a sentire fortemente il senso di appartenenza alle cose e al mondo, a farsi uomo e natura contemporanea¬mente, a vivere e vedere l'arte con gli occhi dell' anima.

di Antonella Alban