Paolo Cavinato

Paolo Cavinato è nato l'8 marzo 1911 a Belluno, dopo aver frequentato le scuole elementari a Genova, città dove si era rifugiato come profugo, ritorna a Belluno e prosegue gli studi all'Iti Segato, iniziando, per passione, a dipingere.
Entra poi nell'esercito come ufficiale degli alpini, partecipa alla campagna di Etiopia e combatte sul fronte greco-albanese e su quello occidentale. Ammalatosi gravemente, dopo la guarigione viene inviato a Bolzano al Corpo d'armata alpino e qui, l'8 settembre 1943, all'arrivo dei tedeschi si trova ad essere un nemico. Viene condotto in Polonia in un campo di concentramento e, successivamente, in un altro nella Germania del nord.
Quando Belluno viene annessa alla Germania assieme a Trento e Bolzano, dopo il rifiuto di Cavinato ad entrare nell'esercito, è internato a Nordhorn e mandato a lavorare in fabbrica come operaio tessile.
Tornato a Belluno, decide di diventare insegnante e lavora all'Iti Segato di Belluno, come docente di disegno tecnico. La passione per la pittura non lo abbandona mai. Viaggia in tutta Europa per conoscere i musei e le opere dei grandi artisti, sue città preferite sono Venezia e Parigi, dove torna frequentemente. Continua a dipingere fino alla morte sopraggiunta per malattia nel 1992.

Le tematiche ricorrenti nella pittura di Paolo Cavinato sono le donne, i musicisti, i gruppi di figure, i frati, i paesaggi, elementi costanti raffigurati in infinite varianti. Il linguaggio è essenziale, regolato da una approfondita conoscenza della storia dell'arte e dei movimenti delle avanguardie del '900, non mancano tuttavia echi di Venezia e della grande tradizione culturale ad essa collegata. I personaggi raffigurati fanno parte di un mondo misurato nei modi che si propone con compostezza di tratti e di toni. Sembra che il tempo sia rallentato per darci modo di cogliere con chiarezza la morbidezza delle forme, la grazia dei gesti, le delicatezza degli accostamenti. All'apparenza immobili, le opere di cabinato, sono invece pregne di tensioni espresse attraverso vibranti cromatismi, accensioni luminose e linee tese verso l'esterno, trasversali. Ma la vera novità di questa esposizione sono le opere scultoree. Si tratta dell'elaborazione attraverso legno, terracotta, bronzo, pietra di una situazione immaginativa che si è per lo più manifestata in pittura. Segni incisi e marcati, solchi netti che contornano le forme e le definiscono per evidenziare l'aspetto narrativo. Così sia le opere scultoree che quelle pittoriche offrono un'identica lettura della realtà, perché tutto passa attraverso l'interiorità dell'artista che racconta, in questo modo, la propria esperienza le proprie riflessioni per mezzo di emblemi che rimangono identici e ripetuti. Antonella Alban

Testo tratto da Veneto Globale, l'informazione della Giunta regionale del Veneto

“Paolo Cavinato (nella foto a sx) è stato per me un punto di riferimento importante. Un “papà-nonno”, in quanto quando nacqui aveva già cinquant’anni , che giocò molto con me.
La sua vita fu segnata dalla guerra e dalla prigionia e da queste dolorose esperienze trasse la forza per guardare alla vita con coraggio. Da ex ufficiale degli alpini aveva il puntiglio di compiere al meglio gli impegni, puntiglio che trasfuse anche nell’insegnamento che gli piaceva molto. I suoi studenti se lo ricordano come un insegnate severo ma giusto, che riusciva a disegnare alla lavagna dei cerchi perfetti, che lasciava nel cestino degli schizzi, dei bozzetti di lavori che poi di nascosto raccoglievano tanto erano belli.”
Paolo amava molto la sua famiglia e per questa rinunciava anche alla notorietà che la sua arte gli dava. Per lui la pittura rappresentava un mondo particolare, nel quale entrava attraverso i pennelli ed i colori per raggiungere il mondo delle emozioni.
Così il figlio Antonio descrive l’uomo Cavinato che prediligeva gli affetti famigliari alla fama artistica.

“ Mio padre quando dipingeva, perdeva la nozione del tempo, per lui un quadro non era mai finito. Faceva fatica a staccarsi dalle sue opere, opere che dava o vendeva solo a persone che a lui piacevano. Sono pochi i quadri che compose su commissione.
La sua era una costante ricerca, anche con materiali diversi, delle forme e dell’armonia del colore. La mia passione per la montagna lo portò a dipingere le montagne, la sua passione per gli animali gli fece dipingere i gatti in vari quadri.
Era una pittura volta all’intimo piacere per il bello, alla ricerca dell’equilibrio , fatta per sé e non per il consenso della critica o degli altri.”

All’uomo Paolo Cavinato, che ricevette dal Comune di Belluno il riconoscimento del prestigioso Premio ”San Martino”, si sovrappone la statura di artista non ancora sufficientemente valorizzata ed apprezzata.
Per rendere omaggio a questo artista, che rifuggiva dalla notorietà con il garbo di chi tiene molto alla sua vita privata, la Pro Loco Zumellese ha organizzato dal 25 marzo al 25 aprile presso il Palazzo delle Contesse di Mel ( Belluno), una antologica che presenterà oltre una settantina di quadri ed alcune sue sculture e bassorilievi.

Ugo Fasolo, commentando i quadri di Cavinato, così si espresse:
“In alcune opere una grafia sensibile fino all’estenuazione, in altre incisa con nitida volontà di acuta definizione plastica, appare l’elemento predominante del linguaggio pittorico di Cavinato. Completa il raffinato segno volta a volta lirico o narrativo ( il predominio delle modulazioni liriche è, non mai banalmente, evidente) una preziosità rarefatta del colore. Ne consegue un risultato di un intimismo di sobria eleganza che acquista, pur nella sua voce velata, in virtù di una interiore trepidazione d’anima, quella che rivela e dà sollecitazioni continue e raffigura il mondo di Cavinato. E’ questa la sua autentica voce”