Donne, se la violenza è occulta
Dominio e potere esercitati su mogli e bambini. Anche su settantenni
Articolo di Nicla Panciera (Corriere delle Alpi, sabato 26 novembre
2005)
Violenze occulte sulle donne e a occultarle è la società.
Neve e sciopero, non hanno impedito a numerose bellunesi di raggiungere,
nella giornata internazionale della violenza contro le donne, la sala
De Luca a Borgo Piave per l'incontro sul tema delle violenze a donne
e bambini, organizzato dall'Associazione Belluno-Donna. La sala stracolma.
Solo una decina gli uomini, tra i quali il commissario Carisdeo, invitato
dalla presidente Margherita De Marchi. L'associazione, al suo quinto
anno di vita, aiuta le donne della provincia vittime di tutti i tipi
di violenza: economica, psicologica, fisica e sessuale. Sei le operatrici
qualificate, tre dottoresse di base, due avvocatesse per la consulenza
legale gratuita e molte volontarie.
«I dati relativi al nostro territorio sono assolutamente simili
a quelli, agghiaccianti, che emergono dalle ricerche internazionali»,
spiega la De Marchi. «Da un anno è stato istituito il servizio
Telefono Belluno-Donna: abbiamo realizzato
65 colloqui e stiamo aiutando 44 donne, 10 straniere. In media, sono
sposate da 17 anni e il 50% di loro ha figli minori».
«Oltre ai numeri, sorprendono anche le modalità: le violenze
per dominare, umiliare e controllare la partner sono infatti continuate
(durano dai 3 ai 40 anni). Siamo state contattate anche da una donna
di 70 anni» aggiunge la De Marchi. «II fenomeno della violenza
sulle donne costituisce ormai un'emergenza, come afferma l'organizzazione
mondiale della sanità». Le donne si rivolgono alle forze
dell'ordine e al pronto soccorso. Stupro, trauma cranico, ematomi, ma
anche depressione, ansia, attacchi di panico. «Non si può
dire che restino in silenzio. Quali risposte ottengono?», si domanda
De Marchi.
«La violenza maschile rimane occulta ed è ancora occultata
dalla società», risponde una Lidia Menapace. «I trattamenti
persecutori e avvilenti di cui le donne sono vittime sono il frutto
di un contrasto di potere e affermazione di superiorità. Non
c'è nulla di passionale o di romantico in un uomo che uccide
una donna che lo rifiuta», afferma, rifacendosi ai recenti casi
di cronaca e al modo in cui sono stati trattati dai media. «II
maltrattamento è un delitto politico perché riguarda le
relazioni di potere tra i sessi», ribadisce con la lucidità
e la competenza che la caratterizzano.
Di complicità sociale parla anche Patrizia Romito, docente all'università
di Trieste, autrice del libro «Un silenzio assordante: la violenza
occultata su donne e. minori». Per la Romito, «questa violenza
non è un fatto individuale ma un fenomeno sociale; è parte
integrante della struttura sociale del patriarcato». Si pensi
al grande passo avanti compiuto nella prevenzione della violenza sui
minori: consiste nell'insegnare ai bimbi a distinguere i contatti buoni
da quelli cattivi. Nessun intervento preventivo sugli aggressori.