Per il XXII anno, l'Ex tempore è tornata ad animare le piazze e le vie della città. Nel freddo frizzante delle mattine d'autunno, respirare l'aria pregna dell'odore del cembro, assieme amaro e dolce, è stato ancora una volta bello e corroborante.
Il tappeto di schegge e limature, fatto di scarti del lavoro di sgorbia, raspa, motosega, delle piallature controvena, si è espanso, trasformando le postazioni degli scultori in oasi creative multisensoriali. Mentre il pubblico osservava, annusavava, toccava, sentiva diffondersi il rumore operoso, gli artisti traevan fuori le forme, che si delineavano, venendo liberate.
Questa manifestazione è ormai una tra le più longeve d'Italia. La stessa aspettativa, l'affezione del pubblico, sono indicatori sensibili del prezioso grado di radicamento e di storicizzazione da essa raggiunto.
Il valore del simposio non sta però solo nella sua tradizione e nella simpatia popolare. Anche il livello artistico è cresciuto. La manifestazione è matura. Ogni anno la difficile selezione dei partecipanti viene effettuata in modo da creare un'alternanza e una dialettica tra linguaggi e modelli espressivi differenziati. È così che, accanto ai lavori degli artigiani-artisti delle valli alpine, custodi di una tradizione antica, trovano posto le opere di maestri volti alla modernità, la cui ricerca spesso si libera della figurazione, e dei giovani, con le loro fresche prospettive estetiche.
Anche la giuria tecnica viene ogni anno qualificata, attraverso il coinvolgimento di un artista di primissimo piano nel panorama nazionale (quest'anno, dopo Adolf Vallazza e Romano Abate, ecco il maestro Rivadossi, notissimo e apprezzato per la sua originale opera di scultore e designer), che si affianca al presidente, Giorgio Segato, personalità critica d'eccellenza, e ai membri locali.
Quest'anno la concomitanza con la grande mostra del Tiziano ha certamente innescato un moto virtuoso, con la positiva ricaduta di ogni singola iniziativa su tutte le altre e sulla città in generale. Perfino la scultura di Pomodoro è apparsa in questi giorni meno isolata, meno astratta dal contesto: all'interno di un tessuto rivitalizzato, essa risulta più integrata, significativa, comprensibile.
Gli eventi si sostengono dunque, e amplificano, reciprocamente. Se il livello e la qualità delle singole iniziative cresce, il risultato finale è una crescita complessiva maggiore della sommatoria delle singole crescite individuali. Nella settimana in cui si è svolto il simposio, i visitatori del Tiziano hanno veduto anche l'Ex tempore, gratificandola. E l'immagine che di Belluno avranno portato con sé, anche grazie a essa sarà più varia, più duratura.
Ora, se la qualità di scultori e giuria, parametri intrinseci su cui valutare il profilo artistico di un simposio, sono ormai accertati, altrettanto evidente risulta oggi la necessità di un adeguato sostegno e di una miglior sinergia tra i soggetti che ne consentono la realizzazione. Se si crede realmente che essa sia una risorsa culturale, quale evidentemente è, fortemente caratterizzante e identificante il territorio, allora è il momento di iniziare a investirvi, sfruttandone adeguatamente il potenziale e la capacità d'attrazione.
Il che, in pratica, vuol dire che l'intera struttura di supporto va ottimizzata. La programmazione, la promozione, l'organizzazione, il progetto artistico della manifestazione devono migliorare. E c'è l'esigenza di una maggiore partecipazione diretta da parte delle istituzioni. Senza un simile, auspicato impegno, anche economico, non è a questo punto pensabile alcuna ulteriore crescita sostanziale dell'evento e, soprattutto, della città tramite l'evento.
*Direttore artistico dell’Ex tempore |