Per consuetudine, l'Ex tempore di scultura lignea ospita, negli stessi giorni in cui si svolge la manifestazione, una mostra personale del vincitore dell'edizione precedente. Quest'anno, l'esposizione di Peter Nedwal, premio giuria nel 2006, è stata allestita presso i loggiati del bel Chiostro dei Serviti, adiacente alla Chiesa di Santo Stefano, dove è rimasta aperta da domenica 28 ottobre a domenica 3 novembre.
Nedwal, nato nel 1953 a Rothenburg, Baviera, e formatosi a Monaco, presso la prestigiosa Akademie Der Bildender Kunste Munchen, è autore noto ed apprezzato in molti peasi, e particolarmente in Gran Bretagna, Danimarca, Giappone. I numerosi riconoscimenti internazionali testimoniano dell'attenzione, sia critica che collezionistica, per la qualità e la coerenza raggiunte nell'originale esplorazione di significati e valori propri dell'arte. A Belluno lo scultore è giunto recando una multiforme selezione di opere, che riepilogano accuratamente i diversi momenti di una ricerca trentennale, al tempo stesso rigorosa ed eclettica. Si tratta di tredici lavori, tra i quali troviamo sculture in legno, pienamente figurative, alternate ad altre in metallo, bronzo, cartone e fiberglass, in cui i temi dell'astrazione e della figuratività si intrecciano, mescolandosi di volta in volta in proporzioni differenti, con esiti formali che spaziano da un antropomorfismo "meccanicizzato" di matrice espressionista ad una quasi totale astrazione geometrica e fluida. Nelle coppie di figure realizzate con cartone e fiberglass, alla fissità lirica, stilizzata, di Madre e figlia, risponde il dinamismo plastico dei Danzatori, il cui moto quasi-organico è scandito dalle nettezze geometriche di linee di forza rettilinee.
Nel grande, ieratico Cristo ligneo la tradizione plastica nordica viene investita di un essenziale linearismo antinaturalistico. Una serie di olii su tela fanno da contrappunto alle sculture: i due Campioni costituiscono la trasposizioni pittorica dell'opera lignea Caruso, con cui Nedwal si aggiudicò l'Ex tempore del 2006.
Per la complessità, teorica e pratica, del tema affrontato, vale a dire il rapporto e la possibilità di un equilibrio "pacificato" tra realismo ed astrazione, spicca senz'altro il trittico del La Forza del Silenzio (Kraft der Stille).
Sorta di opera totale, assimilabile perfino, per alcuni aspetti, al Grande Vetro di Duchamp, questa calibratissima composizione, rifiutando ogni isteria ideologica connessa alla pretesa insanabile dicotomia tra figurativo e non oggettivo, attraverso un rigore ed una pulizia ascetici, raggiunge un equilibrio sintetico raffinato e puro, creando una sorta di campo dell'azione dialogica tranquilla. L'invenzione di questo nuovo spazio, corrisponde all'unificazione della razionale astrazione concretista con la forza della tradizione figurativa.
*Direttore Artistico Ex tempore |