Sicuramente, il passaggio a Belluno dello scultore Giuseppe Rivadossi , membro di giuria nell'edizione 2007 dell'Ex tempore, avrebbe meritato, vista la sua caratura artistica, una maggiore attenzione.
Due sole, sono state le apparizioni pubbliche del maestro: una conferenza, che si è subito tramutata in conversazione privata, quasi intima, sul tema Scultura tra Arte e Costruzione, e la cerimonia di premiazione del concorso.
In entrambi i casi Rivadossi , sconosciuto ai più, si è da subito imposto alla platea, esercitando su di essa una presa istantanea, e inchiodandone gentilmente l'attenzione, con la franchezza delle proprie parole, semplici ed esatte.
Il maestro, nato a Nave, Brescia, nel '35, è scultore, designer, poeta empirico della materia e ostinato cacciatore di forme archetipiche seminali. Da decenni, la sua opera viene apprezzata da critici e creativi eccellenti quali Giovanni Testori, Rossana Bossaglia, Roberto Tassi, Vittorio Sgarbi, Mario Botta e molti altri.
Rivadossi è un grande comunicatore sintetico, che sa scolpire la verità, sia con le mani che con la parola.
Come con il legno, il marmo, la terracotta, anche quando parla, egli cava; leva il troppo, per ri-cavare il senso; il metodo è lo stesso; senza esitazioni e con grande umanità opera sui concetti primari, che sbozza, scava, semplifica vigorosamente, chiarificandoli. Le sue parole risultano profondamente radicate nella realtà delle cose; non idee platoniche quindi, scorporate, ma verbo incarnato.
Chi l'ha sentito parlare, ha capito. Una voce calda, forte, priva di inflessioni decorative. Un vibrato di fede, volontà, impegno.
Sorprende, al principio, questo sgorgare carico, quasi un canto di verità, profondo e puro; e poi, ammaliati, accesi, si vien tratti fuori dall'atrofia, ritrovandosi in un luogo di forza, di benefica lotta, un luogo in cui si attua una sorta di guerra della pace, azione d'amore.
Diverse, potenti istanze si intrecciano, organicamente, in Rivadossi: il grande istinto poetico, primo motore di una ricerca spirituale tesa verso la misura assoluta del senso, che egli indaga nello spazio; un rigore razional-umanistico, usato per individuare e analizzare quei tipi formali/funzionali che, nella storia, l'uomo ciclicamente ritrova quali archetipi e forme prime; la febbrile operosità artigianale "bresciana", attentissima al valore di una tradizione che è incorporazione di saggezze antiche, atavica custodia di memorie che si sono evolute efficacemente sino a trovare le migliori forme possibili per le cose, in una coincidenza, anche qui fondativa, di forma e funzione.
Le creazioni di Rivadossi, riflettono tutto questo. Esse sono di una paradigmaticità illuminante. Con un senso di calda evidenza, gli Archi, le Credenze, i Leggii, i Troni, lasciano emergere la misura perfetta del canone, la lineare e solenne correttezza di una forma sempre pensata per un uso, e mai come -delittuoso- ornamento.
Solidità affermativa è anche nei suoi luoghi scultorei, Casa, Città, Stele, Grande Madia Intagliata, Igloo, dal cui respiro architettonico promana una sorta di assoluta calma Zen, immersa.
E poi le Madri: organismi sintetici, caldi e quietanti, razionali e umani: le forme ideali recate da una storia in cui l'amore, con il lavoro, sposa la misura, in un poema d'integrazione universale intelligente.
- Sito Internet: www.giusepperivadossi.it
- Bibliografia consigliata: Il Custode del Tempo, Marsilio, 2005; L’immagine primaria, Atelier Giuseppe Rivadossi, 2006.
Gianluca D'Incà Levis |