Marcinelle, lezione da imparare
Tra tanti bellunesi spicca il Presidente Reolon
di Nicla Panciera (Corriere delle Alpi, Giovedì 10 agosto 2006)
MARCINELLE (BELGIO) - La foschia mattutina stringe il cuore di Marcinelle,
come i 262 rintocchi di campana che alle 8.10 in punto echeggiano in
un gremito Bois du Cazier, il sito della ex-miniera di carbone, celebre
per il terribile incidente accaduto l’8 agosto 1956. Come un
elastico impazzito, pare che il tempo, così scandito, sia interminabile.
Ammutoliti i presenti, gli occhi fissi sugli ex-minatori in tuta blu
che non trattengono le lacrime. Alle celebrazioni per il 50/mo anniversario
della tragedia che costo’ la vita a 262 minatori, dei quali 136
italiani, hanno partecipato circa 300 persone. Un migliaio erano veneti
e, tra questi, i bellunesi costituivano il gruppo piu’ numeroso.

“E’ il quinto viaggio che facciamo a Marcinelle. Una volta abbiamo
portato con noi anche la fanfara di Borsoi”, racconta Giorgio Cassiadoro,
vicepresidente della sezione Alpini di Belluno, qui con una decina di penne nere
del gruppo S’ciara, Bolzano, Tisoi, Vezzano.
Proprio
gli alpini, infatti, sono stati tra i primi a voler commemorare la sciagura,
in particolare i loro 53 compagni morti intrappolati nei tunnel della miniera: “Siamo
stati qui quattordici anni fa, quando ancora i lavori di restauro del sito non
erano stati iniziati e il luogo era tutta una maceria. Uno scenario ancora più deprimente
di quello di oggi. Allora eravamo in pochi”, non a migliaia come oggi,
racconta Cassiadoro.
A Liegi, a 100 chilometri da qui, sono giunti
lunedì sera anche i 26 membri dell’Associazione bellunesi nel mondo,
guidati da Gioacchino Bratti. A Liegi sono stati
accolti dalla ‘famiglia’ di bellunesi qui residenti, con i quali
hanno trascorso la serata. Con loro anche
Sergio Reolon, presidente della Provincia,
che davanti al monumento dedicato ai minatori italiani, posto all’ingresso
del cimitero del Bois du Cazier, riflette sulla tremenda attualità di
Marcinelle, 50 anni dopo.
“Non si possono scambiare persone per carbone.
Queste situazioni, che vanno oltre ogni limite di sopportazione, senza norme
di sicurezza, diritti civili e sindacali, avvengono anche oggi”.
Le parole di Reolon suonano anche come un monito ai suoi concittadini: ”Come
bellunesi e veneti, figli di emigranti, dovremmo distinguerci per la capacità di
tenere sempre presente che prima di tutto viene l’uomo, vengono i diritti
della persona, del lavoratore e del migrante. Dovremmo leggere la storia dell’emigrazione
bellunese come legata alla situazione vera di quei periodi”. Il presidente
della Provincia pensa agli immigrati e ai giovani bellunesi: ”Dobbiamo
sapere cogliere l’immigrazione di oggi non dimenticando il nostro passato
e fare tutto quello che è nelle nostre possibilità affinché dalla
nostra provincia debba migrare solamente chi lo fa per libera scelta, non spinto
da serie necessità economiche”, conclude.
Non è certamente la prima volta che i ‘Bellunesi nel Mondo’,
ex-emigranti e le famiglie residenti all’estero, vengono a Marcinelle.
Oltre che dall'Italia, quest’anno sono giunti da Belgio, Francia, Germania. “L’ultima
nostra visita risale a quattro anni fa, con Mirko Tremaglia”, racconta
Enrico de Salvador, allora consigliere delegato alle migrazioni a Sedico, proprio
mentre si sparge la voce che l’ex ministro sia venuto per davvero anche
quest’anno e stia rendendo omaggio alle vittime nel cimitero. Che i bellunesi
sparsi in Europa siano davvero tanti era comunque evidente dagli stendardi delle
varie ‘famiglie’ che sventolavano ieri al Bois du Cazier.
Da Sedico, sono arrivati Roberto Maraga e Christian Barp. Portano la foto di
Dino della Vecchia, unico minatore bellunese deceduto nella tragedia, per porla
nel Memoriale, la sala al piano terra della miniera dove sono affissi sobriamente
i ritratti di quasi tutti i 136 minatori scomparsi l’8 agosto 1956.