Pesce spada al DDT nel Mediterraneo
L'allarme e' uno studio compiuto dal Wwf
di Nicla Panciera Bruxelles, martedì 29 agosto 2006
BRUXELLES, 29 AGO - La minaccia parte
dal computer di casa e, passando per le acque del mare, ritorna
sulle nostre tavole: gli Eteri difenili polibromurati, usati come
ritardanti di fiamma nelle schiume di poliuretano presenti ovunque
nel mondo, sono stati trovati nel pesce spada pescato vicino alle
coste italiane del Mediterraneo.
A lanciare oggi l'allarme e' uno studio compiuto
dal Wwf in collaborazione con il dipartimento di scienze
ambientali dell'Universita' di Siena, che ha analizzato 17 campioni
di pescespada prelevati dalle coste italiane, identificando tutti
i 28 inquinanti chimici sotto esame, alcuni ancora in commercio
ed altri gia' banditi.
Lo studio registra la presenza nei pesci spada
di tracce di idrocarburi clorurati (Ddt e Hbc, pesticidi), perfluoroctani
(Pcf, usati nella produzione di tessuti ed imballaggi alimentari)
ed eteri difenili polibromurati (17 tipi di Pbde, ritardanti di
fiamma, presenti anche nelle tv, computer e tappeti). Si tratta
di agenti chimici persistenti, bioaccumulabili, che durano a lungo
nel tempo, alterano le funzioni neuronali, danneggiano i sistemi
endocrino e riproduttivo, nonche' altre importanti funzioni biologiche.
Il pesce spada, grande predatore, si trova
al vertice della catena alimentare e costituisce quindi un buon
indicatore del livello di contaminazione delle acque.
''Sappiamo davvero poco sulla presenza e
gli effetti di queste nuove sostanze chimiche rintracciate nel
Mediterraneo e sull'impatto che potrebbero avere sull'ecosistema'',
avverte il responsabile dello studio, il professore Silvano Focardi
dell'universita' di Siena, che ribadisce come finora i ricercatori
si siano concentrati piuttosto sui vecchi inquinanti chimici, come
i policrobifenili (pesticidi).
Il tasso di diffusione e accumulazione negli
animali degli eteri difenili polibromurati e' elevato e quindi
per questo tipo di sostanze ''la normativa europea non fornisce
una protezione completa'', denuncia il WWF, che richiede la definitiva
messa al bando delle sostanze chimiche pericolose, attraverso un
urgente rafforzamento del 'Reach', il sistema per la registrazione,
la valutazione e l'autorizzazione dei prodotti chimici che il Parlamento
europeo discutera' a settembre.
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