Tra 2 milioni a ciascuno la sua voce
Aubin
“Anche tra i pinguini
sono a rischio
i paesaggi sonori”
di Nicla Panciera
(Da TuttoScienze, LA STAMPA mercoledì 26 settembre 2007)
Conosciuto come «l’uomo dei
pinguini» per le immagini indimenticabili
che lo ritraevano
armato di altoparlante e inseguito
da un gruppo di pennuti,
ora Thierry Aubin sta
studiando i trichechi dell’Artico
e i caimani neri dell’Amazzonia.
Guida il gruppo di bioacustica
del «Laboratorio di
neurobiologia dell’apprendimento,
della memoria e della
comunicazione» del CNRS, il
Centre national de recherche
scientifique francese.
Professore, dal canto di un uccello quali informazioni riusciamo a dedurre? «Il canto trasmette molte informazioni. Prendiamo, per esempio, i messaggi lanciati da un’allodola: “Qui sono io il proprietario” (informazione semantica), “Sono un'allodola” (di specie), “Sono di questa zona” (informazione regionale), “Sono nel piccolo campo di semi” (localizzazione), “Sono maschio” (sesso) e “Sono affamato” (stato emotivo). E’ da sottolineare che altre specie, come i pinguini, inviano meno informazioni».
A proposito di pinguini, quanto sono in grado di adattare le proprie strategie comunicative all’ambiente? «La “firma” vocale di un individuo rimane inalterata per tutta la vita, ma, contemporaneamente, questi animali sono in grado di modificare le loro comunicazioni al variare delle condizioni atmosferiche: quando sono avverse, ripetono più spesso l’informazione sulla loro identità per avere più probabilità di essere uditi. Altre specie, invece, contrastano il rumore aumentando l’intensità del loro segnale: le comunità di merli che vivono vicino alla autostrade emettono suoni di intensità maggiore dei conspecifici di campagna».
Com’è possibile il riconoscimento individuale tra pinguini nelle affollatissime colonie che possono contare oltre due milioni di esemplari? «Dipende da quale delle 17 specie diverse, tutte dell’emisfero australe, dalle Isola Galapagos all’Antartide, consideriamo. Ci sono due categorie principali di pinguini: con il nido (i pinguini piccoli) e senza nido (i grandi pinguini, come l’Imperatore e il Reale). Questi ultimi portano con sé l’uovo o il piccolo appoggiato sui piedi, mentre si spostano nella colonia. Questi non hanno modo di imparare la voce dei loro “vicini”, come invece accade per i piccoli pinguini, che sono in grado di distinguere la “voce” di un conoscente da quella di uno sconosciuto. Ma occorrono altri test su questi aspetti».
Quali sono le ragioni del crescente interesse dei biologi per la bioacustica? «La comunicazione è coinvolta in tutti gli eventi fondamentali della vita: selezione sessuale, strategie alimentari, difesa contro i predatori, identificazione e localizzazione degli individui, coordinazione delle attività del gruppo. Per capire il comportamento di un animale di una data specie è assolutamente necessario comprenderne il sistema di comunicazione. E adesso la bioacustica è anche impiegata per l’identificazione di specie e di individui: il sistema automatico di rilevamento acustico AAD, per esempio, è molto utile nelle aree remote e inaccessibili o in quelle di migrazione».
Oltre alla perdita della biodiversità, si parla sempre più spesso di gravi minacce ai «soundscapes», i paesaggi sonori. Quali sono le conseguenze a lungo termine dell’inquinamento acustico? «L’estinzione delle specie porta a un impoverimento anche sonoro dell’ambiente. Ma c'è di più. Quando eseguo ricerche sul campo, sono sempre stupito di udire continuamente il rumore degli aerei, anche in luoghi remoti come l’Antartide, l’Artico oppure l’Amazzonia. Quando un segnale è incorporato al rumore, è il processo di codifica e di decodifica del segnale ad essere compromesso. Così i partners non si accoppiano o i genitori non ritrovano la prole, quando questo incontro è vitale per chi vive in ambienti privi di nascondigli, come una foresta pluviale o una affollata colonia di foche o di uccelli marini, per non parlare delle specie che vivono in ambienti permanentemente bui come le profondità degli oceani».
Chi è
Aubin
Neurobiologo
RUOLO: È DIRETTORE DEL GRUPPO
DI BIOACUSTICA DEL «LABORATORIO
DI NEUROBIOLOGIA
DELL’APPRENDIMENTO, DELLA
MEMORIAE DELLA COMUNICAZIONE»
DELCNRS FRANCESE
Tratto da TuttoScienze - www.lastampa.it