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Rhut Maldonado Tinoco in Birreria

Questa sera l'inaugurazione della mostra
organizzata Dal Centro Culturale Carlo Rizzarda

di Nicla Panciera (Corriere delle Alpi, 21 novembre 2007)

Rhut Maldonado Tinoco

Lasciare la propria terra, attraversare l’oceano e trasferirsi in un nuovo continente può essere un’esperienza traumatica, anche per una donna forte guidata dall’amore. Se poi a soffrire di nostalgia è una pittrice, la sua arte ne risulterà inevitabilmente segnata. Questo è forse quanto è successo a Ruth Maldonado Tinoco, equadoregna di Cuenca, gli ultimi 18 anni trascorsi in Italia, a Lentiai. Le sue opere più recenti saranno esposte nella Sala degli Elefanti in Birreria Pedavena, fino al 23 gennaio 2008. La mostra "Vita nella conchiglia", organizzata dal Centro culturale europeo Carlo Rizzarda, verrà inaugurata mercoledì 21 novembre alle 18.30.
Le opere della Tinoco risentono certamente della lunga permanenza in Italia ma, nonostante l’evoluzione artistica della pittrice e la scomparsa dei tratti somatici tipicamente indi, mani grandi, piedi nudi a contatto con la terra, e dei colori forti degli inizi, nelle sue tele sono ancora riconoscibili molti elementi della corrente culturale e artistica a cui la Tinoco si rifà. “Si tratta dei movimenti di rinnovamento diffusisi intorno al 1910 dal Messico (i rappresentanti più noti in Europa sono certamente Frida Khalo e Diego Rivera) in tutto il Sudamerica” – spiega Evelina Reolon, che presenterà l’artista a Pedavena – “tesi a rivalutare l’arte precolombiana, creando un movimento artistico meticcio autonomo e valido, tanto diventare modello e fonte di ispirazione per gli artisti europei, ma tesi anche a rivendicare i diritti del popolo, combattendo le sue miserie economiche e fisiche”. Amerindia
“Abito in un punto dell’Italia”, ama ripetere ai suoi amici rimasti in patria, quasi ad esprimere un certo distacco verso una terra che tuttavia l’ha segnata: i colori sono diventati più tenui, i lineamenti delle donne più vicini al modello europeo, l’arte sempre più simbolica.
Oggi la pittura della Tinoco è personale, sinuosa e ricca di simboli. Prevale sugli altri quello della conchiglia, icona della vita e della morte, della casa, dell’accoglienza e della possibilità di sentirsi a proprio agio ovunque, condizione forse alla quale la stessa artista aspira. “Ma la conchiglia compare anche nei riti del culto della Pachamama, la Madre Terra delle religioni andine, che indica la fusione dell’essere umano con la natura, l'entità che fa in modo che gli esseri viventi facciano parte di un immenso ingranaggio cosmico”, continua Evelina Reolon. Questo è un tema onnipresente, pur declinato in diverse cifre stilistiche, nell’opera dell’artista. Donne che escono dalla terra, donne madri, donne circondate di foglie e di Natura, donne che crescono come frutti sui rami. L’unica figura maschile compare nell’opera intitolata “Tentazione” (in foto).
Un disegno elaborato, quasi vicino al decorativo, La maestria del disegno e le linee sinuose che danno vita a figure ed esseri magici sul foglio, quasi senza un progetto predeterminato, sembrano guidate da un ritmo tutto emotivo, spirituale ed estetico.Tutto questo potrà essere visto nelle opere esposte a Pedavena.

Per informazioni, scrivere a info@webdolomiti.net. "Vita nella conchiglia" – accesso libero;
inaugurazione 21 novembre 2007 alle 18.30 – fino al 23 gennaio 2008. (n.p.)

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