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PERCHE' SAN BENEDETTO NON FA PIU' PRIMAVERA

di Renata Venzon (Corriere delle Alpi, 10 marzo 2006)



Ogni mattina eseguo un piccolo rito che era usanza di mia madre, stacco dal blocchetto del calendario un foglietto. Ma che sorpresa  oggi! E' il 21 marzo, primo giorno di primavera.
Leggo il nome del Santo e ho un'altra sorpresa: San Serapione vescovo. Ma come è possibile?  Consulto altri calendari, e tutti riportano il nome di un Santo diverso. Ma oggi è San Benedetto e per San Benedetto, la rondine è sotto il tetto. Mi affaccio alla finestra, la giornata è serena e tiepida, guardò se vedo volare una rondine messaggera. Sento il profumo di un'aria diversa, qui vicino c'è il parco di Mussoi e vedo che sui rami degli alberi cominciano a spuntare delle foglioline di un verde tenerello. Mi viene alla memoria una fila­strocca lontana: "Primavera vien danzando, vien danzando alla tua porta, sai tu dirmi che ti porta?". Ti porta sui prati rinverditi tanti piccoli fiori: i bucaneve, le primule, gli anemoni e il fiorellino dagli occhietti di cielo, che simboleggia l'amore: il non-ti -scord a.r-di-mè . Ti ricopre gli alberi da frutto di fiori bianchi e rosa, vaporosi e tenui come spuma. . Ti porta il gorgheggiare degli uccelli che nel verde tra loro fan richiami. Ti porta i primi venticelli, e una volta c'era un bambino che allungando un filo faceva volare il suo aquilone, dalla lunga coda di anelli co­lorati, per il cielo. Ti porta i primi temporali e poi: "Addio, rabbia di tempesta! Addio, strepito di tuoni! Vanno in fuga i nuvoloni, e pulito il cielo resta". (A.S.Novaro)
Oh ! Guarda! Da monte a monte uno splendido arcobaleno è comparso nel cielo!

Un giorno Iride, la Dea che simboleggia l'arcobaleno, è scesa dall'Olimpo e ha inondato la Terra dei suoi sette luminosi colori. Questi sono diventati i colori di una moltitudine di bandiere che garrivano al vento. Per l'aria inneggiavano voci che scandivano una parola breve - due sillabe soltanto - ma di significato grande, pregnante: PACE!
Ma la paroletta alata, ahimè, sempre più si allontana, si perde nel­lo spazio infinito e svanisce.

Poichè quegli uomini così distratti che hanno stampato i calendari ti hanno dimenticato nel giorno del tuo onomastico, caro Benedetto, voglio venire a portarti i miei auguri e una preghiera. Con la mia navicella "Noos" volo a Montecassino, ma non c'è più l'Abbazia da te fondata in quel tempo lontano, forse nel 529, sul luogo do­ve sorgeva un tempio ad Apollo.
Quanti secoli sono passati, quante storie avrebbe da raccontare, danneggiata prima da un terremoto della natura e poi distrutta da un terremoto degli uomini. Completamente rasa al suolo durante la secon­da guerra mondiale, fu poi ricostruita. E, purtroppo, l'uomo con la potenza delle sue armi micidiali può fare della Terra un'altra Monte­cassino!
Che vita straordinaria la tua Padre Benedetto! A vent'anni ti sei fat­to eremita a Subiaco, poi hai fondato il monastero di Montecassino dove hai composto la tua Regola monastica. Hai convertito popoli anco­ra soggetti al paganesimo. Sei stato un uomo semplice, retto, un pa­dre amoroso. Un uomo di Pace e moderazione. Hai compiuto moltissimi miracoli.
Due insigni pittori: il Signorelli e il Sodoma li hanno narrati con affreschi stupendi sulle pareti del Chiostro grande dell'Abbazia di Monte Oliveto.
Quel garzone, Esilarato, credeva di frodarti e aveva nascosto uno dei due fiaschi di vino che era stato incaricato di portarti. E tu gli hai detto: "Stai attento figliolo, prima di bere dal fiasco che hai nascosto, inclinalo con cautela e vedrai cosa uscirà fuori". Il servo prende il fiasco che ha nascosto, fa come tu gli hai detto e ne esce una serpe.­
San Benedetto tu sei senza dubbio in Paradiso come canta il Divino Poeta:
"Come a lei piacque ritornai,
e vidi cento sperule che insieme
più s'abbellivan con mutui rai..
E la maggiore e la più luculenta
di quelle magherite innanzi fessi,
per far di sè la mia voglia contenta."

San Benedetto, tra le margherite con petali di luce Tu sei la più luminosa. Prega di lassù "DIO". L'umanità sofferente ha estrema necessità di PACE!

21 MARZO 2006
San Benedetto da Norcia è stato dichiarato "Patrono d'Europa" da Papa Paolo VI. I suoi emblemi sono una coppa rotta e un corvo, che simboleggiano i due attentati alla vita del Santo.
La coppa conteneva del vino avvelenato e fu spezzata dal Santo con il Segno della Croce.
Il pane, anch'esso avvelenato, fu gettato dal Santo a un corvo addo­mesticato perchè lo portasse lontano affinchè nessuno lo mangiasse. Per motivi ecclesiastici, San Benedetto viene ricordato l’11 di  luglio, invece del 21 marzo, primo giorno di primavera.

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