Il teatro della storia e della pace
Al debutto di “DOC “, l’incontro col regista Mer
Khamis
di Fausto Da Deppo (Dal Corriere delle Alpi Domenica 30 aprile 2006
pag.19)
BELLUNO. C'è la storia al centro dell'edizione 2006
di «Doc», la rassegna di teatro d'autore proposta dal Tib
per la direzione artistica di Daniela Nicosia. Lo dice il titolo del
cartellone in scena da martedì all'auditorium e poi al Comunale:
«La storia siamo noi». Lo confermano gli appuntamenti,
a partire da «Lo spettacolo è finito». «Si
tratta di un incontro», anticipa la Nicosia.
“Il regista Juliano Mer Khamis arriva a Belluno per
la prima tappa italiana di una tournée internazionale. Un incontro
e un momento di cinema, perché Mer Khamis, figlio di un’ebrea
e di un palestinese, mostrerà il film “Arna’s children”,
girato nel campo profughi di Jenin”
Una storia che è attualità urgente.
«Una storia che ci riguarda. Su cui non so prendere posizione,
ma che va testimoniata. Arna, la madre di Juliano, inventò a
Jenin un esperimento di teatro per far esprimere i bambini e dar loro
un modo di guardare il mondo che non si esaurisse alla guerra, al conflitto
arabo-palestinese, alla terra rivendicata o denunciata. L’esperimento
si interruppe con la morte per cancro di Anna e con la fine di alcuni
degli “attori”, uccisi in scontri armati e in attacchi,
suicidi. Juliano vuole ora rilanciare il progetto, a Belluno presenterà
il “Teatro della Libertà” e l’obiettivo di
ridare un futuro a Jenin: Noi desideriamo aggiungerci il nostro mattone,
parlando di pace, mettendo a confronto i “differenti”, a
confronto, non contro. E, poi, la serata ha un altro messaggio».
Cioè?
«”Arna’s children” mi è stato proposto
da Francesco De Bon, della associazione Libera. E’ un segno di
collaborazione e noi del Tib incoraggiamo questo dialogo tra gruppi
culturali. Certe volte, le proposte non possono essere ben contestualizzate
in una rassegna, stavolta invece l'idea di ” De Bon ha fatto centro”.
Con “La Maria Zanella”, il 6 maggio, “Doc”
torna sul palcoscenico, e resta contemporaneo...
«Sergio Pierattini è uno degli
autori di primo piano oggi e “La Maria Zanella”,
per la regia di Maurizio Panici, ha fatto meritare
alla sua interprete Maria Paiato il premio degli Olimpici,
due anni fa.
La storia, in questo caso, rientra in Italia e si avvicina a noi:
è la storia dell’alluvione del Polesine del 1951 e di come
una “malattia” della natura diventa malattia umana.
La distruzione delle cose segna Maria Zanella fino alla perdita
d'identità.
Da qui, prende spunto la conferenza introduttiva di Paolo Puppa, intitolata
appunto "Lingua e malattia". E qui, nel
rapporto fra uomo e natura entrambi dì fronte aì segnì
ambiguì del progresso, nasce anche il richiamo al Vajont
di Paolini».
Per Puppa è un ritorno in veste
di critico (tornerà come autore al «Filo d'Arianna»
estivo), per Massimo Verdastro è invece tempo della "prima"
bellunese.
«Finalmente. L'ho agganciato a Napoli, alla premiazione del mio
"Pierino e il lupo" e l'ho convinto a portarci il "Supereliogabbaret"
confezionato con Luca Scarlini».
Si parte da Arbasino...
«Si, e si spazia tra le sfaccettature di Roma, straordínaria
e misera come la dipingono i flash di Pasolini, Gadda, Palazzeschi,
Flaiano, ma anche il teatro leggero di Fabrizi, Franca Valeri e della
Betti, i versi di Belli, il nero di Mussolini e i colori dell'avanspettacolo,
i lustrìnì e la musìca di un'allegria greve. Superelíogabbaret
era una traccia per un film di Carmelo Bene, un percorso nella Storia,
dal passato al presente e secondo il significato che Elsa Morante carica
nel titolo del suo celebre romanzo».
Finale con le storie di Resistenza di “Orfeo in guerra»,
seconda puntata della tua rivisitazione del mito di Orfeo e incontro
con Italo Calvino.
“Più che sulla Resistenza„ è un lavoro
sulla guerra, intesa come storia che si compie "nonostante
noi", che ci passa addosso e rischia di travolgerci. II protagonista
è un giovane che si trova solo nel momento cruciale in cui i
fatti si accalcano nel suo presente. Ha bisogno di amore, trova una
soluzione grazie a uno sgangherato gruppo di persone comuni, partigiani
tutt’altro che eroici, riuniti e riscattati dalla voglia di combattere
per un ideale».
Perché Calvino?
«Perché Calvino ha vissuto quella storia e l'ha saputa
raccontare, nell'enormità di ciò che è successo
e nell'ingenuità di chi ancora fantastica sui sentieri dove fanno
il nido i ragni. Ma nello spettacolo (a Doc in anteprima nazionale e
a settembre in prima per il cartellone di un grosso festival), non c'è
solo Calvino...
C'è la tua riflessione sulla «soglia»...
«L'attimo da attraversare per vivere, sopravvivere, dover e saper
cambiare. Secondo me, il mito di Orfeo è questo: un viaggio nella
morte (l'Ade come la guerra), un rispecchiarsi in altro (Euridice e
la Giulia di questo spettacolo) e, soprattutto, un cercare se stessi».
In un «gioco».
«"Gioco" perché tante scelte fondamentali mescolano
gli elementi della commedia e del dramma, dell'infanzia e dell'età
adulta, del serio e del divertente. In questo senso, la conferenza introduttiva
di Puppa, la seconda di questo Doc, si intitola "II gioco della
Resistenza"».