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Tita Piaz, un mito che ridiventa uomo

 Luciana Palla, stasera a Trento, indaga la vita del Diavolo delle Dolomiti 

di Nicla Panciera (Trentino, 16 febbraio 2007)

Chi fu davvero Tita Piaz? Il “Diavolo delle Dolomiti” fu un grande alpinista, socialista amico di Cesare Battisti e irredentista prima dell’annessione del Trentino all’Italia. Perseguitato per le sue idee nel corso di tutta la vita, osteggiato dal mondo cattolico fassano per la sua autonomia e libertà di pensiero, Tita fu poi incarcerato dagli austriaci perché sospettato di attività antipatriottica, sorvegliato dai fascisti per le sue idee socialiste e, infine, incarcerato a Bolzano sotto il nazismo (“nelle sgrinfie delle SS”). Uomo politico nel dopoguerra, fu sindaco di Vigo di Fassa e amico di Igino Battisti, sindaco di Trento e figlio di Cesare.
Su di lui, diventato mito e leggenda, sono fioriti numerosi aneddoti e racconti che lo vedono protagonista, tutti fedeli a quell’immagine che egli stesso volle propagare di sé. Quando dalla dimensione mitica si vuole passare ad una ricostruzione storica del personaggio, accade spesso che un po’ di magia vada inevitabilmente perduta. Questo non è il caso del libro “Tita Piaz. A confronto con il suo mito”, saggio ipnotico e intenso quasi come un romanzo, in cui la storica bellunese Luciana Palla riporta il ‘Diavolo delle Dolomiti’ ad una dimensione umana, inserendolo nel contesto culturale e famigliare e nell’ambiente trentino-fassano dell’epoca (fine Ottocento-secondo dopoguerra).
Due anni di intenso lavoro per ricomporre la figura dell’uomo Tita, durante i quali l’autrice ha indossato i panni del “mito” per tentare di ricostruirne la genesi e capire chi fu veramente Piaz. L’autrice ha organizzato ed elaborato il materiale raccolto meticolosamente con l’aiuto di amici e conoscenti del grande fassano, che scrisse tantissimo dicendo sempre la sua su tutto e tutti.
“Personalità litigiosa, individualista, sprezzante, sarcastica”, Tita fu un “essere pieno di contraddizioni, convinto della giustezza del proprio modo di valutare gli eventi” e per questo spesso polemico ed autoritario. Uomo libero, senza timore delle dicerie, coraggioso e generoso, visse tuttavia momenti di profondo sconforto, fu padre affettuoso (nell’ultima parte della sua vita) ma esigente, sostenitore di ideali all’avanguardia, come quelli di un’Europa unita nella forma di una federazione socialista “affinché regni pace e concordia tra i popoli”. Noto anche oltre i confini nazionali per le sue imprese alpinistiche, fece della guida di montagna un mestiere indipendente e moderno, dando dignità all’accompagnatore svincolandolo dalla sottomissione al signorotto da trascinare in vetta di volta in volta. Divenne punto di riferimento per chi non accettava il clima conservatore di allora, non solo in politica ma anche nel teatro. Scrisse molto e portò sul palco anche le donne, rispetto alle quali Tita Piaz non riuscì a svincolarsi dalle idee maschiliste tradizionali imperanti, come emerge dal saggio. Un Tita più umano, dunque, e sicuramente più simpatico.
La ricostruzione storica della studiosa ladina Palla si inserisce nella letteratura esistente (nella quale, segnaliamo due volumi di memorie di Piaz stesso e una biografia dell’amico Arturo Tanesini), completandola. Un notevole lavoro che “non sminuisce il valore del personaggio, anzi lo completa rendendolo più vicino a noi, inserito nel suo ambiente di vita. I miti richiamano sempre sospetti di falsità , mentre la ricostruzione storica rende giustizia a fatti e persone”.
 In grado di appassionare anche chi Tita Piaz non sa proprio chi sia, il libro - edito dall’ Istitut Cultural Ladin di Vigo di Fassa e dal Museo Storico in Trento - sarà presentato stasera alle 18 nella sede della Sosat a Trento.

 


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