16.06.2015

Subdola e ignorata: il lato oscuro della tiroide

Troppe donne sottovalutano questa ghiandola di Nicla Panciera in La stampa - Tutto scienze 12/06/2015

Lastampa.it

Spossatezza e aumento di peso inspiegato: sono questi i segnali di un ridotto funzionamento della tiroide, le cui alterazioni sono spesso difficili da riconoscere. Questa ghiandola endocrina, posta alla base del collo, produce degli ormoni che svolgono moltissime funzioni, dalla regolazione del metabolismo alla modulazione dello sviluppo del sistema nervoso centrale, tanto che un suo malfunzionamento ha delle conseguenze sull’intero organismo, dalla crescita alla fertilità. 

I disturbi tiroidei sono in aumento e oggi colpiscono il 10% degli italiani, ma la frequente assenza di sintomi e la loro non specificità rendono difficile una diagnosi senza il supporto di esami strumentali. E così, spesso, ci si imbatte accidentalmente nella tiroide in seguito a controlli prescritti per altri motivi, come emerge dai dati della campagna «Tiroide in primo piano» della Fondazione Cesare Serono presentati al convegno della Società Italiana di Endocrinologia svoltosi a Taormina. 

Si tratta di due questionari online - uno rivolto a tutti gli utenti del web e l’altro ai soggetti con diagnosi di affezione tiroidea - che hanno già superato le 4mila risposte. La massiccia partecipazione evidenzia il bisogno di informazione medica e sanitaria, soprattutto nei soggetti più a rischio, le donne - colpite fino a otto volte più degli uomini - tra i 30 e i 51 anni (83% del totale, 94% delle pazienti partecipanti) e per un terzo asintomatiche. Inoltre, da #Tiroideinprimopiano emerge che la diagnosi è arrivata dopo ben sei mesi per un rispondente su due e nel 23% dei casi addirittura dopo due anni. 

Le mamme di una volta lodavano i benefici della brezza marina di prima mattina per i più piccoli: lo iodio è infatti fondamentale per il corretto sviluppo e il funzionamento della ghiandola tiroidea. Oggi si sa che il fabbisogno di questa sostanza aumenta in gravidanza e una sua carenza fin dal primo trimestre è causa di disturbi dello sviluppo del feto. Eppure, addirittura «il 43% dei soggetti in cura o sotto controllo per patologie della tiroide ha dichiarato di non aver avuto alcuna indicazione dal proprio specialista sull’importanza dello iodo», spiega Tommaso Sacco, responsabile scientifico della Fondazione Serono. Altro dato su cui riflettere: il 45% dei soggetti ha dichiarato di non aver seguito il regolare programma di controlli, perché senza esenzione e troppo onerosi economicamente. 

Se le donne sono più esposte ai disturbi endocrinologici, i sintomi si manifestano in modo subdolo e lento, impedendo una diagnosi tempestiva e dando tempo alla patologia di arrecare più danni all’organismo. «Le origini di queste differenze biologiche e cliniche non sono ancora chiare - spiega Francesco Trimarchi, docente dell’Università di Messina e già presidente della Società di Endocrinologia - Per questo motivo la medicina di genere in endocrinologia è necessaria». Come lo è mantenere alta la guardia. Perché, se è vero che la familiarità positiva alle patologie della tiroide è un importante fattore di rischio, dai dati di «Tiroide in primo piano» emerge che solo il 48% delle donne con familiarità ha dichiarato di essersi sottoposta a controlli negli ultimi tre anni. È un peccato, perché - conferma l’endocrinologo - «se tempestivamente diagnosticati, molti disturbi tiroidei possono essere trattati con successo».