Cesare Vecellio e le sue opere nel Bellunese

CESARE VECELLIO E LE SUE OPERE NEL BELLUNESE

TESORI D’ARTE NELLE CHIESE DELL’ALTO BELLUNESE – EDIZIONE 2007
Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese è un progetto pluriennale finalizzato alla valorizzazione del patrimonio architettonico artistico e religioso costituito dalle chiese della nostra provincia e dai tesori d’arte in esse conservati.

Comunicato Stampa n° 8/07.08.07 provincia di Belluno

Da qualche settimana c’è un motivo in più per raggiungere Vigo di Cadore. Nella chiesa della Difesa, edificio di per sé ricco di storia e di opere d’arte, posto al fianco della parrocchiale dedicata a San Martino, è rientrato il grande olio su tela di Cesare Vecellio “San Rocco e San Sebastiano”. Sottoposto ad un accuratissimo restauro da parte della Scuola dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, nel corso degli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, il dipinto è stato svelato il 13 luglio scorso (2007) dalla dottoressa Marta Mazza della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Venezia, Padova, Treviso e Belluno, e dall’architetto Vanni Tiozzo, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Interessanti e complete, anche perché complementari, le relazioni dei due esperti hanno sorpreso i presenti che affollavano la parrocchiale, lasciandoli desiderosi di conoscere meglio il patrimonio d’arte che si trova nel piccolo paese cadorino ma, anche, di percorrere un possibile itinerario sulle tracce dell’autore del dipinto. Di Cesare Vecellio (1521 c. – 1601) si occupò nel 2001 la Provincia di Belluno, con un convegno internazionale a Belluno e una bella mostra a Pieve di Cadore. Restano pregevoli pubblicazioni e guide che si possono consultare per costruirsi il percorso di visita in provincia.
Senza fare classifiche di merito e per motivi di spazio, si possono indicare alcune mete, iniziando da sud con Feltre: nella chiesa di santa Maria degli Angeli, il “san Giovanni Battista” realizzato nel 1581, lascia trasparire chiare citazioni da dipinti di Tiziano. Questo riferirsi all’opera del Grande Cadorino, è quasi una costante inevitabile per Cesare, data la frequentazione della sua bottega. Così è anche per l’”Annunciazione” (1560-70) della chiesa di san Biagio a Pren di Feltre, che lascia immaginare il dipinto eseguito da Tiziano per un convento di Murano e andato perduto.
Risalendo la Val Belluna in sinistra Piave, è d’obbligo la sosta a Lentiai, dove la parrocchiale conserva un insieme di opere di Cesare Vecellio datate fra il 1560 e il 1590. L’imponente cassettonato del soffitto, recentemente restaurato, contiene venti scene dipinte della vita di Maria e 48 tavole minori con racconti dell’Antico Testamento. Nella stessa chiesa, dedicata a santa Maria Assunta, l’artista è presente inoltre con un polittico realizzato in 30 anni di lavoro su ideazione di Tiziano, tre pale d’altare e le immagini dei 12 apostoli realizzati ad affresco lungo la navata maggiore.
Di qui un balzo sino a Belluno, città che conserva molte e diversificate opere dell’artista.
In Cattedrale, la pala “Madonna con il Bambino in gloria, san Fabiano, san Sebastiano e il podestà Loredan”, chiaramente ispirata ad un modello del Veronese, presenta un gradevolissimo squarcio di vita bellunese. A Palazzo Piloni, sede dell’Amministrazione Provinciale, la galleria di ritratti della famiglia Piloni e gli affreschi delle quattro stagioni. Nella chiesa di Santo Stefano, l’“Incontro tra Abramo e Melchisedech”, opera matura di Cesare. Nella Biblioteca civica, infine, alcuni dei libri della biblioteca Piloni da lui dipinti sul taglio, rarissima e preziosa raccolta del genere, oltre all’originale storia del costume da lui stampata e illustrata con deliziose e particolareggiate incisioni.
Volgendo decisamente a nord, non si può tralasciare la chiesa di Cadola di Ponte nelle Alpi ove è la “Madonna con il Bambino, san Giovanni Battista e san Girolamo”, una delle opere più interessanti del Vecellio, nonché a Longarone effettuare una deviazione in Val di Zoldo per il “san Floriano” della chiesa dell’Addolorata di Pieve, recentemente attribuito al suo pennello.
Il resto è naturalmente Cadore: nella chiesa di Tai, tre dipinti dedicati ai Patroni, “san Candido e sant’Osvaldo”, “sant’Apollonia” e “san Maurizio”; nella parrocchiale di Pieve l’”Ultima Cena” di stampo tizianesco e le portelle dell’organo con raffigurati i santi Pietro e Paolo e l’Annunciazione; infine, nel palazzo della Magnifica Comunità, “La dedizione del Cadore a Venezia”, dipinto allegorico eseguito a due anni dalla morte. Vigo di Cadore, ultima tappa dell’ipotetico itinerario dedicato a Cesare Vecellio, conserva nella parrocchiale di san Martino la “Decollazione del Battista” e “santa Caterina d’Alessandria” e nella chiesa della Difesa, il già citato “san Rocco e san Sebastiano” (1590 c.), di vent’anni successivo ai precedenti. Il suo restauro ha dato risultati sorprendenti, soprattutto nella luminosità e nei delicati cromatismi del cielo, prima occultato da una greve ridipintura. Ma ha riservato anche sorprese come la toppa messa sul retro per tamponare lo strappo nella parte bassa, quella che fu aggiunta per dimensionare la tela come pala d’altare. Si tratta di un pezzo di carta geografica che potrà dare informazioni utili per la datazione dei restauri cui fu sottoposto il dipinto. Confermata, inoltre, la deduzione fatta dal sovrintendente Cavalcaselle nel 1878, che datò la parte dipinta ai piedi dei santi Rocco e Sebastiano, ove sono raffigurati a mezzo busto una monaca e san Francesco di Paola reggente una losanga con la scritta “Charitas”, come una aggiunta di fine ‘700 – primo ‘800.

 

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