Piazza Santo Stefano

Piazza Santo Stefano

I palazzi che delimitano la piazza la rendono molto armonica: ad ovest gli edifici con porticato ed archi (precedenti al '400 ma vennero rifatti nel 1700) sono case semplici, costruite per la borghesia media che abitava il quartiere. Il borgo Santo Stefano, infatti, formato da convento e chiesa di S.Stefano, con la piazza ed i dintorni (via Roma, la parte nord di Piazza dei Martiri, fino a via Caffi), ebbe origine intorno al '400. Nel 1480 con i Serviti, S.Stefano divenne centro religioso, per svilupparsi in seguito quando la città murata divenne insufficente per le esigenze e le attività commerciali dei cittadini (analogamente a quanto accadde per Piazza dei Martiri). Esigenze ed attvità che non erano certo dei nobili, impegnati coi loro possedimenti nel contado, bensì delle famiglie popolari, artigiani e commercianti, dediti a traffici vari. Questa nuova borgheisa fu l'artefice dello sviluppo della parte nord della città. Infartti, alla metà del '500 , un atto notarile registra la presenza nel quartiere di sole due famiglie nobili, 14 di notai (letterati e mercanti), 12 di grossi mercanti e 12 di artigiani (calzolai, sarti, orefici, conciatori e falegnami).

Rimane traccia di questa nuova composizione sociale nelle strutture degli edifici, più funzionali, portici asimmetrici e pratici all'uso, facciate ampie che non tenevano più in considerazione le case dei vicini. A Borgo Santo Stefano e Borgo Pra (che andremo fra poco a visitare) si andarono sviluppando le attività legate alla lavorazione del ferro che resero fabbri e spadari bellunese famosi fino in Inghilterra ed in Scozia. Borgo Piave si specializzò nel commercio e lavorazione del legno, a differenza di Borgo pra, più isolato, ma più vicino ai rifornimenti di materia prima in arrivo dall'Agordino e da Zoldo. Questa vita operosa che durerà fino al secolo XVII relativo benessere porterà anche al rinnovamento architettonico della cosiddetta edilizia minore (case di popolani, artigiani, commercianti).

Chiesa di S.Stefano

La chiesa di S.Stefano, la più bella chiesa di Belluno, la cui costruzione viene deliberata nel 1463, sostituì l'antica chiesetta di S.Maria delle Grazie.
Nel 1480 durante i lavori di scavo viene portato alla luce il sarcofago di Flavio Ostilio, ora in Crepadona.
Nel 1485 terminano i lavori di costruzione.
L'elegante progetto in stile gotico italiano é di "Giorgio Tagliapietra da Como scalpellino abilissimo", che forse nel progetto si ispirò alla chiesa gotica dei Minori Conventuali (S.Pietro).
Il convento adiacente dei Serviti venne soppresso nel 1806. La chiesa venne elevata a parrocchiale nel 1904. La facciata principale, semplice e grezza, è in pietra a vista, sopra il portale si apre un grande rosone lobato e ai lati due fori più piccoli e posti a un livello inferiore contornati in pietra bianca di PInè. La porta in bronzo è opera dello scultore Dante Moro di Falcade (1968 - 5° centenario della fondazione dchiesa chiesa). Sul fianco destro si può ammirare un bel portale quattrocentesco, scolpito con statue dei protettori di Belluno e della Madonna; proviene dalla chiesa dei Battuti. Di fronte a questo lato della chiesa c'è un giardinetto che occupa l'antico cimitero e una bellissima fontana del '500. "Il campanile in pietra, ben visibile sul retro, è impreziosito da un originale orologio con quadrante in pietradiviso in 24 ore secondo l'uso tedesco del secolo XV." (Tiziana Conte)

Interno

L'interno della chiesa, a tre navate, è suddiviso da alte arcate ogivali che sostengono volte a crociera. Fra le opere d'arte conservate nella Chiesa, due angeli di Andrea Brustolon (autore anche di un crocifisso – sulla parete della navata sinistra); nella Cappella Cesa (1485) a sinistra del presbiterio: un altare ligneo intagliato, attribuito al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa; affreschi nelle pareti centrali di Jacopo da Montagnana, raffiguranti il martirio di S.Stefano, la conversione di Paolo, vita del Cristo, tornati alla luce da sotto l'intonaco con il terremoto del 1873. Sembra che l'altare provenga dall'antica Chiesetta di S.Maria delle Grazie.
Inoltre, da segnalare: il tabernacolo ligneo di frate Francesco della Dia; tele della scuola di Vecellio, una "Adorazione dei Magi", forse della bottega di Tiziano; quindici formelle di rame ed una in tela di Francesco Frigimelica nella cappella di sinistra; tele di Cesare Vecellio e del Frigimelica sulla parete del battistero.

Nel transetto sinistro, passando per una entrata tripartita da quattro colonne (ricavata negli anni venti per collegare la cappella con la chiesa da cui era separata) ci si trova nella cappella dell'Addolorata (1737), con la statua, opera del 1657 di Gianbattista Alchini e tele del Lazzarini.
La statua, cara alla devozione dei Bellunesi, raccolta in un monumentale altare barocco, è vestita d'un antico manto di velluto nero e ornata con i simboli della regalità e del dolore; le mani e il volto sono opera di Giambattista Alchini (1657). Viene tolta dalla sua artistica nicchia per la processione che si effettua per le vie della città due domeniche prima di Pasqua. La venerazione della Madonna è una tradizione antica per la città, tutt’oggi molto sentita: le vie della città si riempiono di bancarelle e di gente che partecipa alla grande festa in onore della Madonna delle sette spade.

Se volete saperne di più sulla tradizionale processione della Madonna Addolorata, cliccate sopra la foto.

 

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