Seminario Gregoriano

Seminario Gregoriano

Dalla chiesa di Santa Maria dei Battuti a quella di San Pietro, lungo tutto il lato destro della via, addossato alle mura orientali della città, sorge il complesso architettonico del Seminario, il centro storico e culturale di Belluno.
Il complesso edilizio del Seminario Gregoriano, con annessi il Chiostro grande, il Chiostro piccolo e la chiesa di San Pietro, ha subìto, nel corso dei secoli, una serie di rifacimenti e di ristrutturazioni che hanno modificato completamente l'impianto originale. 
Questa zona, a partire dalla fine del XII secolo e fino al 1806, data in cui per decreto italico il Convento di S. Pietro venne soppresso, fu uno dei più significativi luoghi di culto e di centro culturale per tutta la popolazione bellunese.

Convento e Chiesa di san Pietro

Fin dal 1232 è accertata la presenza in città dei frati francescani, che verso la fine del secolo (1282), abbisognando di una dimora stabile e dignitosa, cominciano la costruzione del convento e di una chiesa dedicata a San Pietro. Sappiamo, da un atto notarile del 5 agosto del 1289, che vennero concesse dal Comune di Belluno ai "Frati Pace Giacomo dell'Ordine dei Minori... Lire Trecento per la costruzione della nuova Chiesa, la riedificazione delle abitazioni di una cisterna" e che il Comune di Belluno s'impegnava a finanziare i lavori di costruzione versando ai frati una somma fissa di denaro "annuatim ad novem annos" (per nove anni).
La chiesa, come è documentato da un iscrizione all'interno dell'attuale Cappella Fulcis, fu terminata nel 1326, dopo più di quarant'anni di lavori, svoltisi in concomitanza con il Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII.

Così recita la scritta in latino in caratteri gotici: "-1326 Questa chiesa fu consacrata la prima domenica del mese di Agosto". Da ciò si presuppone che anche questa cappella, come gli altri elementi architettonici che saranno successivamente descritti, facesse parte della chiesa medioevale.

Si ipotizza inoltre che nel lato nord della chiesa, a sostegno di parte di essa, si sia realizzato un chiostro, più o meno corrispondente all'attuale chiostro grande e che attorno a questo si sia costruito il Convento nella parte nord dell'attuale Seminario. Si sa, secondo la descrizione dello storico Piloni, che il Tempio di S. Pietro, con la sue strutture, con i suoi altari dorati e marmorei, con le splendide tele ivi collocate, era talmente bello che "potriano competere in una Venetia et in una Roma". Non era quindi, come alcuni hanno ipotizzato, una chiesa di piccole o medie dimensioni. Sia questa che la cattedrale erano i due maggiori edifici religiosi della città, ma dal punto di vista delle presenze era sicuramente il più frequentato; inoltre nel 1450 questo luogo venne scelto dal Consiglio dei Nobili per costruirvi la Cappella dedicata a S. Bernardino da Siena in visita a Belluno nel 1423.

 

Nel '400 al Convento originario vengono aggiunti, su volontà (secondo il Piloni) di Francesco Bolzanino, due chiostri, di differenti stili e dimensioni: il più grande asimmetrico, in stile gotico; il più piccolo in stile rinascimentale, a pianta quadra e con pozzo centrale a cipolla.
In questo periodo, elevato è il livello culturale del convento, come testimoniano le presenze di San Bernardino da Siena (1423) e di Urbano Bolzanio (precettore di Giovanni De Medici, futuro Leone X).


Nel 1465 il Consiglio della città stanziò lire 500 in favore dei Frati Minori per lavori di ristrutturazione del Convento.
Si ritiene che in tale data sia stato ristrutturato il chiostro grande e in seguito costruito il chiostro piccolo. Quest'ultimo presenta tutte le caratteristiche dello stile cinquecentesco, sia per la pianta, sia per la forma che per la struttura delle colonne e degli archi a tutto sesto rialzati.

Cliccando sulle foto dei chiostri potete ingrandire le immagini e visualizzare altre info.

Verso la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, l'interno del Convento fu completamente ristrutturato, acquistando le caratteristiche che presenta oggi l'attuale Seminario (istituito tale nel 1834, in onore del papa bellunese Gregorio XVI). Questo non fu in ogni caso l'unico intervento; nel corso del tempo, diversi furono i lavori di restauro necessari a causa della fragilità della struttura portante e dei frequenti fenomeni sismici e atmosferici. Il Tempio di S. Pietro, fin dalla sua costruzione, fu staticamente piuttosto fragile tanto che il Consiglio dei Nobili stanziò, nel corso degli anni, continui contributi per le diverse ristrutturazioni rese necessarie a causa di un fulmine e di alcuni terremoti che danneggiarono il campanile e parte della chiesa.

Dagli elementi visibili oggi, si può ritenere che l'antica struttura fosse formata da un'unica navata centrale e, lateralmente, da un matroneo, l'attuale "Cappella" del Seminario. Si può facilmente ipotizzare che, secondo le abitudini del tempo, i matronei fossero due, uno a destra e uno a sinistra, anche se del secondo oggi non rimane nessuna traccia. 
Questa struttura è visibile all'interno del Seminario ed è formata da un ambiente sopraelevato e addossato al lato nord dell'attuale chiesa. Si compone di cinque volte a crociera sostenute da sei colonne di diametro molto ampio con splendidi capitelli gotici, dove sono inseriti, tra gli altri, gli stemmi dell'ordine francescano, della famiglia Assoni e Doglioni che furono i grandi finanziatori e sostenitori dell'opera. La Cappella è alta metri 5 e larga metri 3.30. La distanza tra le colonne è di metri 4.70. Quasi sicuramente questo "matroneo" si prolungava di un'altra arcata.

Ciò è dimostrato da un arco gotico visibile all'esterno, sulla parete destra dell'ingresso della chiesa. Quest'arco è largo metri 4.70, esattamente quanto l'interasse tra le colonne. La lunghezza totale del matroneo era originariamente quindi di metri 28.20. Sulla base di queste misure si ritiene che il tempio fosse di notevoli dimensioni. La cappella è sostenuta dal porticato del lato nord del chiostro grande. Proprio per la staticità dell'insieme, all'epoca dell’edificazione dell'attuale chiesa, questo "matroneo" non fu abbattuto ed è da ritenere che il chiostro sia contemporaneo alla costruzione della chiesa medioevale. La struttura delle colonne, il disegno dei capitelli, gli archi a sesto acuto e le finestre trilobate che corrispondono all'interno della "cappella gotica" sono tutti elementi in stile gotico italiano, in perfetta armonia con il "matroneo". Questo chiostro ha subito notevoli interventi che ne hanno modificato in parte la struttura originale.

Del '600 sembrano essere le tre meridiane dei due chiostri, ritornate a funzionare grazie ai recenti restauri; una in particolare seguendo la misurazione babilonese del tempo.
Sempre al '600 risalgono i medaglioni, un centinaio di affreschi, collocati sotto le volte di entrambi i chiostri, riportati alla luce dal restauro. Essi raffigurano sante e santi francescani o comunque soggetti a motivi francescani e sembra non siano da attribuire ad uno stesso artista, ma ad una mano più popolare per il chiostro gotico ed una più colta e raffinata per quello rinascimentale.
Da ricordare la presenza in Convento, proprio nel 1601, di Cesare Vecellio, cugino del famoso Tiziano Vecellio. 

Per quanto riguarda l'adiacente chiesa di San Pietro, essa si arricchisce nel XVI e XVII sec. di numerose opere d'arte: ben cinque dipinti dello Schiavone (San. Pietro, San Paolo, l'Annunciazione .), tre capolavori di Sebastiano Ricci nella Cappella Fulcis (costruita nel 1704 tra la chiesa e la sacrestia): una Sacra Conversazione, su tavola, collocata nell'abside, ed i due affreschi: "Decollazione di San Giovanni Battista" e "Chiamata di San Pietro".

Il secondo avvenimento del secolo è la costruzione, oltre alla Cappella Fulcis, della nuova chiesa di San Pietro, in stile barocco, su progetto da L.Pagani. La facciata non viene ritoccata e rimane rustica, come la vediamo oggi. 
Ricostruzione necessaria, poiché la vecchia struttura era ormai decadente, cause non ultime, oltre ad una non perfetta calibratura delle spinte, l'erosione dell'Ardo ed i già richiamati fenomeni sismici. In un documento dell'aprile del 1735 i Padri di S.Pietro si rivolgono al senato dicendo che "essendo il loro convento e la loro chiesa edificati sulle rive del torrente Ardo, il quale con la sua rapace violenza aveva divorato i terreni che servivano di riparo al convento e chiesa stessi, c'era pericolo che tutto crollasse" (Sapori, doc. 86, p.226). L'edificio medioevale fu quindi abbattuto, ma rimane oggi come unica testimonianza l'attuale "Cappella gotica" che ricorda la costruzione originale.

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