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SBARAZZATEVI DELLA VECCHIAIA LA FONTE DELLA GIOVINEZZA C'E'

LA STAMPA - TUTTO SCIENZE DEL 1 AGOSTO 2012 Non sarà una cena di gala, ma di certo non è un’automatica condanna a sofferenze e tristezza. Che la vecchiaia non sia così cupa come viene dipinta da chi ne sottolinea il peso medico, sociale ed economico lo sa bene chi ha genitori o amici anziani. Insomma, tutti noi.

E infatti gli europei con più di 65 anni diventeranno oltre il 30% della popolazione già entro il 2025. Una fetta di popolazione, nella maggior parte dei casi, ancora sana e attiva.

Guardando più in là, entro il 2060, gli over 65 aumenteranno ancora, raddoppiando, secondo uno dei più noti esperti di invecchiamento, Tom Kirkwood dell’Università di Newcastle, protagonista al congresso mondiale di «invecchiamento attivo» in programma a Glasgow dal 13 al 17 agosto. Questi sono i numeri - spiegherà - a meno di non trovare la sorgente dell’eterna giovinezza. E a questo molti studiosi stanno pensando, a cominciare da Craig Venter, scienziato e imprenditore, amante delle sfide. Se è stato il primo a mappare il Genoma, ora è l’ideatore della competizione «Genoma X Prize»: 30 giorni per sequenziare il Dna di 100 centenari a mille dollari ciascuno. L’obiettivo è scoprire il segreto nascosto nei 3 miliardi di basi nucleotidiche che compongono il patrimonio genetico di chi è longevo.

«La biologia evolutiva ci insegna che non siamo fatti per durare così a lungo - spiega a “Tuttoscienze” Bjö rn Schumacher, biochimico dell’Università di Colonia e coordinatore del network CodeAge, al lavoro per comprendere come l’accumulo di danni genetici influenzino l’invecchiamento -. Sappiamo che la pressione selettiva privilegia le mutazioni vantaggiose che operano nei primi stadi della vita. Il Genoma, infatti, si è evoluto per garantire le massime prestazioni in gioventù, mentre la selezione naturale non ostacola le mutazioni che possono avere effetti nocivi più in là negli anni e che, quindi, si possono accumulare». E aggiunge: «Sarebbe perciò ingenuo pensare all’esistenza di un gene della longevità. E’ più probabile che una vita molto lunga sia influenzata dall’interazione di numerose varianti genetiche e da una serie di fattori, come quelli epigenetici, legati alle modificazioni che il Dna subisce durante l’esistenza di ciascun individuo, e quelli ambientali».

E, infatti, molte linee di ricerca confermano che il processo di invecchiamento è più malleabile di quanto si pensasse, dipendendo non da un rigido programma genetico, ma da un graduale e variabile accumulo di danni in cellule e tessuti. Questo, di conseguenza, può essere «modulato» da vari elementi, come l’habitat in cui ci si trova, l’alimentazione e lo stile di vita: una realtà allargata.

Non a caso grandi aspettative vengono riposte nell’endocrinologia, che fornisce indizi importanti: all’invecchiamento si associano una serie di cambiamenti fisici, le cui corrispondenti patologie - diabete mellito, ipertensione, obesità e osteoporosi - possono essere collegate ai glucocorticoidi, gli ormoni del sistema immunitario, il più noto dei quali è il cortisolo: tutti sono fondamentali nel contrastare le infiammazioni e vengono prodotti dall’organismo in risposta allo stress. Occhi puntati su di loro, dunque.

Ormoni e psiche, ambiente e comportamenti, oltre che variazioni nell’espressione dei geni: ora che si approfondiscono le ricerche sul «motore» della lunga vita è il momento di ripensare la concezione stessa dell’invecchiamento, come sostengono ricercatori e «tecnici» in un appello sulla rivista «Lancet»: «E’ anche una sfida politica. Saper rispondere in modo adeguato porterà grandi benefici a tutti».

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