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Chiusa la prima mostra la Forte di Monte Ricco (Pieve di Cadore, Bl)

Il Forte di Monte Ricco durante un evento estivo in Fuocoapaesaggio_Foto Niicola Noro

considerazioni del Curatore sull'avviamento e il futuro della struttura

All’indomani della chiusura di Fuocoapaesaggio, la mostra collettiva d’arte contemporanea con cui, lo scorso 20 maggio, si è riaperto il Forte di Monte Ricco, l’ideatore di Dolomiti Contemporanee, Gianluca D’Incà Levis, propone una riflessione sul riavviamento della struttura sul suo uso futuro.

L’apertura del Forte di Monte Ricco

Pregresso e riapertura
La costruzione del Forte di Monte Ricco, a Pieve di Cadore, viene ultimata alla fine del XIX secolo. Nel 1918, dopo poco più di vent’anni d’esercizio, il Forte viene danneggiato dagli austriaci in ritirata, e da allora rimane chiuso, in parziale rovina.
Dopo un importante restauro, effettuato dal Comune di Pieve con il sostegno fondamentale di Fondazione Cariverona, lo scorso 20 maggio 2017 il Forte è stato riaperto, e restituito alla collettività.
Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e Fondazione Museo dell’Occhiale Onlus sono i due enti gestori della struttura.
La riflessione sulle strategie da adottare nel rilancio di questo sito, ha portato al coinvolgimento di Dolomiti Contemporanee (DC), che ha fornito i primi contenuti, avviando un ragionamento sulla costruzione di un progetto d’identità per il Forte.

Presenza, metodo e funzione di DC
Dal 2011, DC opera alla rigenerazione di alcuni siti eccezionali nelle Dolomiti bellunesi e friulane, come l’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore e il Nuovo Spazio di Casso al Vajont, ottenendo risultati e riconoscimenti importanti (a marzo 2017, la Menzione del Presidente Mattarella e del Ministro Franceschini per  “…le strategie culturali innovative attivate a favore del Paesaggio e del Patrimonio attraverso l’arte contemporanea, l’architettura e le reti culturali…”).
Questi siti sono Patrimonio storico e culturale del territorio. Quali Beni-risorsa, essi devono venire riaccesi, accogliendo contenuti e funzioni coerenti con la loro storia e identità, e diventando dunque qualcosa di diverso da ciò che furono in passato, qualcosa di sensato e utile per il territorio stesso.
DC produce dunque una riflessione sullo stato, il potenziale, il destino, di grandi siti sottoutilizzati o gravati da criticità di varia natura.
Quest’attività si svolge all’interno di un più ampio ragionamento culturale sul territorio, sui Paesaggi dell’uomo, sul valore stesso della cultura.
Questo lavoro non viene svolto in ottica museale. I Musei sono strutture dotate di collezioni permanenti. I Musei, molto spesso, dotati o meno che siano di risorse adeguate alle necessità di gestione, non sanno garantire un’adeguato apporto di interazione, ricerca e vitalità culturale ai territori a cui appartengono, e che l’uomo ha il dovere di valorizzare ed esprimere compiutamente.
Viceversa, l’idea del cantiere (culturale, artistico e sociale, produttivo e strategico), è alla base della pratica di DC, che attiva gangli di riflessione operativa all’interno di siti eccezionali nel territorio stesso, ponendosi in rapporto con molte strutture ed enti già attivi e assai differenziati (amministrazioni, Fondazioni, Università, enti legati alla Ricerca, aziende, Musei).
Rispetto ad essi -qualora si condividano gli obiettivi e la visione che governa una pratica di attivazione- si riesce spesso a trovare un buon margine di collaborazione. DC non produce quindi meccanismi di gestione della risorsa, costituendo invece una funzione catalizzante che riprocessa tale risorsa, creando reti e strutture funzionali alla riprogettazione culturale del paesaggio e dei suoi collettori sopiti, e lavorando alla generazione di un’identità per la risorsa stessa, che all’inizio dei processi di rigenerazione ne risulta sprovvista.

I siti riattivati e in via di riattivazione diventano dunque piuttosto cantieri della produzione culturale, che integrando centinaia di partner territoriali e
internazionali, spesso legati a ricerca e impresa, trasformano questi luoghi chiusi in motori propulsivi e modelli di produzione culturale alternativa.

Avviamento di Monte Ricco - il Contemporaneo quale generatore di identità culturale, che attrezza le reti per una gestione sostenibile.
Il Forte di Monte Ricco, straordinaria rocca restaurata, è un manufatto eccezionale.
La qualità architettonica della struttura e del restauro, la locazione eccezionale e la prossimità con Pieve di Cadore, paese ricco di storia e cultura, tra Dolomiti e Tiziano, ne determinano il potenziale elevatissimo.
Il 20 maggio scorso, il Forte è stato dunque inaugurato con Fuocoapaesaggio, mostra collettiva d’arte contemporanea curata da DC.
Ma cos’è l’arte contemporanea? Perché questa scelta per rilanciare il Forte?
L’arte contemporanea è, molto semplicemente, una tecnica attraverso la quale gli artisti, che sono uomini sensibili, curiosi e intelligenti, interessati al senso delle cose, ne accendendo il significato, elaborando riflessioni e opere accurate.
I ventuno giovani artisti in mostra a Monte Ricco sono noti nei circuiti nazionale e internazionale dell’arte, il loro lavoro è ben apprezzato da pubblico e critica.
L’arte contemporanea poi, non è affatto un ambito troppo specifico della cultura, riservato a specialisti, ma un metodo per aprire i contesti a nuovi stimoli e soggetti, intessendo relazioni e reti forti, con Musei e centri d’arte, collezionisti e curatori, investitori e media, interni ed esterni al territorio.
Ricordiamo, a titolo d’esempio, che la stessa Fondazione Cariverona, oltre a occuparsi del recupero del Patrimonio storico d’architettura, acquisisce opere di artisti contemporanei, gli stessi artisti esposti a Monte Ricco. E, in sostanza, utilizza il contemporaneo come uno strumento culturale operativo, che sa costruire relazioni tra persone ed enti, e progettare la gestione delle risorse, spesso inadeguata.

Da sempre, la cultura, la ricerca innovativa e l’economia sono interconnesse. Storicamente, ogni Signore, Principe e Papa, ha sostenuto le scienze e le arti, che sono le migliori manifestazioni della capacità dell’uomo di produrre valore dalla propria terra. E, attraverso le relazioni strategiche coltivate nella cultura, intere civiltà sono cresciute e fiorite: ecco perché l’Italia, per secoli, fu uno dei paesi più creativi e ricchi d’Europa e del mondo. Perché, accanto e insieme ai commerci, si sapeva un tempo coltivare l’amore del bello, che naturalmente è accessibile a tutti, e non solo a pochi.

L’arte contemporanea dunque non è una pratica decorativa, né un linguaggio specifico, ma una tecnica funzionale che costruisce rapporti e relazioni tra le persone capaci e aperte e tra le persone e le cose del mondo.
In tal senso, lo scetticismo nei confronti nel contemporaneo, pur comprensibile alle volte, è ingiustificato, e spesso caratterizza chi non ha interesse per ciò che rinnova. Per capire, occorre voler capire. Ma se non si sa intendere la cultura, cosa resta, a nutrirci? Se, per prigrizia, togliessimo la qualità, cosa rimarrebbe al mondo? La qualità dei contenuti, è cosa evidente, fa la qualità degli uomini.

L’arte contemporanea non è che questo: attenzione e responsabilità nella coltivazione della qualità, che è la prima risorsa dell’uomo (vale ciò che ha valore).

Il rilancio di una struttura eccezionale come il Forte di Monte Ricco, è un’opportunità, per il territorio, di mostrare le proprie capacità e di valorizzare le proprie specificità ed eccellenze.
Ecco perché, nella mostra Fuocoapaesaggio, le opere riguardano la montagna, il bosco e la croda, la storia dei luoghi e delle persone, Tiziano Vecellio e le Marmarole.
Nel corso delle settimane centrali della scorsa estate, a Monte Ricco, sono entrate dalle 50 alle 100 persone al giorno. Oltre a scoprire l’ottimo restauro, esse hanno potuto interagire con le opere, comprendendo, quando hanno voluto farlo, lo sforzo di comunicazione e la qualità del lavoro artistico presentato.

Ritengo che affidarsi al contemporaneo sia una sfida, che dimostra ambizione e capacità di visione, apertura e conoscenza di reti e meccanismi relazionali evoluti, oltrechè una vocazione a svilupparli e crescerli.
Le eccellenze poi, non vanno coltivate solo in seno al proprio territorio, ma portate fuori, a contatto con contesti più ampi, dove è possibile –se lo si sa fare- trovare sostegno e partnership ulteriori, per crescere l’esperienza del rilancio, e trasformarla in una soluzione performante e sostenibile.

Per questo motivo, il Comune e la Fondazione Tiziano hanno attivato una Residenza a Pieve di Cadore, che accoglie artisti, tirocinanti e studenti, oltre ad altri ospiti. La Residenza consente agli artisti di lavorare a contatto diretto con il territorio, conoscendolo, e di instaurare relazioni dirette con la comunità locale. Molte ditte e azienda locali hanno sostenuto, da subito, questo progetto, aiutando gli artisti a realizzare le opere, fornendo materiali e manodopera. In tal modo, una mostra si trasforma in un meccanismo di interazione socio-culturale, che muove il territorio, e che trova nel Forte un grande collettore che produce stimolo e aggrega le genti.

Oltre alle visite guidate al pubblico, si sono realizzate alcune attività didattiche, coinvolgendo gli studenti di diverse scuole della Provincia. Anche questo è assai importante.

Le prospettive per il futuro – la necessità di una visione comune e del rafforzamento delle reti a sostegno.
Quali sono ora le prospettive per il futuro? Ciò dipende, come sempre, dalla determinazione nel portare avanti le scelte effettuate. Il progetto di rilancio di Monte Ricco con il contemporaneo prevede una prima fase di avviamento di tre anni, che deve però ora venire confermata. 
Solo se la forze già attive, e la prossima amministrazione, sapranno collaborare, condividendo visione ed obiettivi, il progetto potrà crescere ancora.
Se così non sarà, si sarà perso del tempo: le scelte, una volta effettuate, vanno sostenute.
La prima mostra è servita a lanciare un’opzione, che va ora perseguita coerentemente.
In tal modo, sarà possibile ampliare le reti, trovando i partner pubblici necessari, e convincendo altre aziende legate al territorio del fatto che il rilancio di Monte Ricco ha senso solo come operazione corale, condivisa. Il Forte appartiene alla sua terra, ed ai suoi abitatori, e costituisce una risorsa per essi.
Se si saprà riarmarlo responsabilmente, trovando le risorse necessarie, si potrà farne un centro attivo  e propulsivo della cultura, capace di includere gli attori locali, e di espandersi all’esterno. Rafforzandone l’indentità, e operando bene attraverso le scelta di qualità, ampliando le reti e lavorando sulla comunicazione, è di certo possibile far emergere, oltre al valore del Forte in sè, quello di un progetto culturale rinnovativo, che sa valorizzare le risorse locali, amplificandole all’esterno, per creare valore e attrattività.
Questo è il compito che spetta agli amministratori, ai gestori delle risorse e agli enti territoriali, ai progettisti culturali, ai cittadini.

Ci auguriamo dunque che tutte le forze operative, a partire da Pieve di Cadore (dove non tutti gli enti sanno collaborare al meglio), sappiano intendere e valutare correttamente la progettualità avviata, possano apprezzarne la qualità (è impossibile pretendere di voler progettare la cultura senza saperne riconoscere e valutare gli aspetti qualititativi), ne condividano visione e metodi, e si impegnino a svillupparla adeguatamente.

Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee e Progettoborca, direttore del Nuovo Spazio di Casso.

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