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/ Benvenuto San Martino 2007 /
Benvenuto San MartinoSan Martino, patrono di belluno, si celebra l'11 novembre. Come ogni anno, saranno numerose le iniziative in programma per questo fine settimana. Numerosi sono gli appuntamenti previsti in città:
Fiera di San Martino
A lui si richiamano l'ospedale, la maratona podistica di 24 ore, la fiera ed altro. È il protettore di militari e cavalieri, sarti e...cornuti Nel segno di San Martino, città in festa per il PatronoOggi in città é festa, religiosa e civile, per S. Martino. «E' questo il santo protettore di tutta la diocesi di Belluno, scelto dal vescovo Felice che per di lui intercessione aveva recuperato la vista» scrive nel "Dizionario bellunese" Florio Miari, riferendosi all'intitolazione, nel VI secolo, della cattedrale. Attualmente Belluno dedica a Martino le chiesette di Sopracroda, di recente restaurata, di Bes, consacrata nel 1514 e parrocchiale dal 1958, e di Castoi, di aspetto seicentesco ma esistente già nel '300. Ad esse si aggiunge il battistero del duomo (noto come S. Maria delle Grazie), dove si riuniva la Scuola di S. Martino o dei "caligari" (i calzolai) dei pellicciai e dei conciatori, i cui statuti risalgono al 1309. A Martino si richiamano l'ospedale civile, l'ex tempore di scultura in legno, la maratona podistica di 24 ore a squadre, il premio assegnato annualmente ad un concittadino distintosi per la sua attività e un'associazione enogastronomica (i cavalieri di S. Martino), mentre il sigillo con l'immagine del santo onora gli ospiti illustri come, da ultimo, Rita Levi Montalcini, Mario Luzi e Gino Strada. Né va dimenticata l'antica fiera omonima, ospitata in Campedel per tre giorni di seguito in chiusura dell'annata agraria, per vendere animali, derrate alimentari, vestiario ed utensili, oggi sostituita da un'insipida fiera omnibus, la quale, in ossequio all'adagio "San Martìn, castegne e vìn", almeno ravviva l'usanza di mangiare caldarroste e bere vino nuovo. Militari, cavalieri, osti, poveri, sarti e... cornuti hanno per protettore Martino, al quale sono legati tanti proverbi sul tempo e i prodotti di stagione. La tradizione vuole che il clima sia più mite, evocando l'istadela di S. Martin, che "dura tre dì e un pochetìn". Le leggende locali fanno del patrono un montanaro furbo, sempre vittorioso sul diavolo. Nel capoluogo, infine, è ricca l'iconografia martiniana: basti pensare al prezioso polittico del '400 conservato nella cripta della cattedrale che narra gli episodi della vita del santo o alla discussa opera in ceramica firmata da Vincenzo Munaro (1992) che campeggia, in piazza dei Martiri all'esterno del palazzo Ina-Assitalia. Martino è ritratto a cavallo sul "listòn" mentre divide col povero il suo mantello, un gesto clamoroso, ancora vivo nella memoria collettiva. Giovanni Larese dal "Gazzettino di sabato 11 novembre" |
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