“Radis ùgnole”, dedicata all’85° compleanno di Andrea Zanzotto, con il gruppo dei “Lustri mèsteghi”


martedì 10 ottobre, alle 21.00, nella Sala degli Stemmi del Palazzo Municipale

Martedì 10 ottobre, alle 21.00, nella Sala degli Stemmi del Palazzo Municipale, il Servizio Cultura del Comune di Feltre proporrà la serata intitolata "Radis ùgnole", dedicata all'85° compleanno di Andrea Zanzotto, con il gruppo dei "Lustri mèsteghi". I "lustri mèsteghi" sono le "luci mansuete di brine e rugiade" di Filò, il poemetto dialettale pubblicato da Andrea Zanzotto nel 1976 "per il Casanova di Federico Fellini". "Lustri mèsteghi" è anche un progetto, tra poesia, musica ed immagine, che è nato a Feltre all'inizio del 2001 ed è sfociato in un percorso attraverso vari testi dialettali, a partire da quelli in "pievesan" di Andrea Zanzotto. Fanno parte del gruppo Adriano Grisot (tastiere e campionamenti), Franco Todesco (pianoforte), Massimiliano Palma (video e ritmi) e Paolo Donazzolo (voce recitante). Lo spettacolo "radis ùgnole" (sempre da Filò, col significato di "radici uniche, non-duplici") è inteso come un omaggio per l'ottantacinquesimo compleanno del poeta di Pieve di Soligo, nato il 10 ottobre 1921, ed ha come punto di partenza i suoi testi dialettali, in particolare quelli di Filò e Mistieròi. Lo spettatore è accompagnato lungo un sentiero che, tra note e parole, si aggira nei pressi del "vecio parlar" di Zanzotto e di altri poeti, nei tanti dialetti dell'alta Marca trevigiana e del basso Bellunese. Il gruppo dei "lustri mèsteghi" ha privilegiato il contrasto tra l'elemento acustico e quello elettronico, per evitare una semplice resa nostalgica del materiale poetico: frammenti della tradizione musicale popolare vengono così fatti interagire con rimandi provenienti dal blues, dal jazz, dal rock e dall'universo dei suoni elettronici. Sfondo, e insieme protagonista principale dello spettacolo, sono le suggestive immagini di una cultura e una civiltà contadina ed artigiana in dissolvimento, ma fondamento per secoli e secoli della vita comunitaria, così degnamente cantate da Andrea Zanzotto, e non soltanto nei suoi versi in dialetto. Il senso complessivo dell'operazione sta appunto nel mettere a confronto le parole di Zanzotto, e di più generazioni di poeti nei dialetti dell'alto Veneto, coi residui del paesaggio, pur nella consapevolezza che "na fedeltà granda la se à sfantà" ("una grande fedeltà si è dissolta"). Lo spettacolo si compone di venticinque testi, tratti da Mistieròi e Filò, oltre che da altri poeti "di confine", tra Belluno, Treviso e Venezia, come Giancarlo Dal Prà, Luciano Caniato, Romano Pascutto, Luciano Cecchinel, Silvio Lancerini, Gianni Secco ed altri ancora. L'intento è quello di operare uno scavo nel linguaggio e nel paesaggio alla ricerca di radici, ma è anche un tentativo di produrre "seménzha" per nuovi frutti, frugando dentro e oltre ogni tradizione. Il progetto "lustri mèsteghi" è una ricerca insieme visiva, musicale e poetica per dare il senso residuo di un mondo fatto di "stran, lénch e piére" ("strame, legno e pietra", come dice Luciano Cecchinel). Un mondo che ci appare ormai lontano, mentre forse è soltanto nel fondo di noi stessi.

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