Caché (Niente da nascondere) di Michael Haneke

Caché (Niente da nascondere)

Austria 2005, di Michael Haneke con Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Maurice Benichou, Annie Girardot, Walid Afkir, Daniel Duval, Nathalie Richard, Denis Podalydes, Aissa Maiga, 117 min.
Premio Signis, premio Fipresci e premio per la miglior regia al 58mo festival di Cannes (2005), Nastro d'argento 2006 per il miglior doppiaggio (Alessandra Korompay - Voce italiana di Juliette Binoche), Candidato al David di Donatello 2006 come miglior film dell'Unione Europea.

Una trama che mantiene alta la suspence fino all'ultimo istante, fino al comparire dei titoli di coda; un Daniel Aurteil a proprio agio nei panni, per lui ormai consueti, dell'uomo che sotto le spoglie del borghese padre di famiglia cela tormenti e segreti. A questo si aggiunga una sceneggiatura che, alternando sapientemente tempi dilatati a colpi di scena, mantiene alta l'attenzione dello spettatore senza permettergli di prevedere in alcun modo i possibili sviluppi della storia.
Una storia in cui ad eventi famigliari si sovrappongono le vicende nazionali. E'la Francia di oggi, con la sua borghesia moderna e illuminata, che però non ha ancora chiuso i conti con il recente e tenebroso passato coloniale.
Quella che ci viene presentata è una famiglia apparentemente perfetta. Daniel Aurteil e Juliette Binoche sono i genitori di uno splendido adolescente, con il quale hanno un buon dialogo. Hanno entrambi un lavoro di prestigio, sono benestanti e sono circondati da molti amici, disposti a stare loro accanto anche nei momenti più difficili. Ma quando una serie di eventi inquietanti irromperà nella loro vita, i tre non saranno in grado di resistere illesi alla pressione.

Le scene, ambientate per lo più in ambienti chiusi, aumentano la sensazione di oppressione. Oppressione e pressione, sì; ma da che chi e da che cosa? Questo non si può che intuire, perché allo spettatore vengono proposte diverse possibilità ma nulla è più che suggerito. Esemplare in questo senso è il dialogo che il protagonista maschile intrattiene con la madre: allusioni, sottointesi, sguardi che potrebbero svelare eppur reticenti, ricordi troppo facilmente rimossi.

Anche i numerosissimi libri che affollano le pareti del soggiorno sono voci di altri uomini, sono parole scritte e non dette. In fondo, uno dei tanti elementi simbolici inseriti in ogni ambiente di questo angosciante ritratto, dove ogni spettatore specchierà se stesso.

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