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| Cervino |
Punta Savorgnana
2360 m, Gruppo del Cridola nodo di Tor: Via Normale di
Concina Ciro |
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| P. Savorgnana | |||||
| Terza Piccola | |||||
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Ovest di Lavaredo |
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| Cima di f.lla Montanaia |
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| Si
arrampicano le rocce del canale fino alla sua fine 20 m più in
alto. La guida del Berti parla di I°, quella di Visentini parla di
… un’ostica lunghezza di II°…, per me è III°.
La roccia sembra solida,ma non è così alcuni appigli si
muovono e quando si prova a conficcare un chiodo, dopo poche martellate
la fessura si apre, il chiodo scivola dentro all’improvviso e la
roccia si sgretola e cade sul compagno sotto. C’e una piccola clessidra
a tre quarti sulla sinistra. Alla fine del canale avrebbe dovuto esserci
uno spuntone con il cordino, invece ho trovato solo il cordino tutto maciullato
e non più lo spuntone.
In questo punto bisogna fare molta attenzione a non far rovinare numerosi sfasciumi anche di grosse dimensioni sul compagno sotto, sia smuovendoli con i piedi e soprattutto con la corda. Qui non c’è possibilità di fare sicura se non a spalla facendo frizionare la corda sulle rocce, per ciò non mi sono fidato a far salire la mia compagna e ho proseguito solo. Si sale diritti per un canalone incassato e stretto pieno di sfasciumi, con difficoltà di tanto in tanto di I° (30 m). Dove il canale spiega a sinistra e si fa ripido, si va a destra per rocce scalinate inizialmente di I°, via, via più semplici per 100 m circa, dove si incrocia un canalone che scende da sotto la vetta (qui l’unico ometto di pietra). Si sale lungo questo per altri 100 m circa fino alla cresta ovest, con difficoltà solo a tratti di I°, da qui per cengia si piega a destra sotto il salto finale, fino ad incontrare il camino che obliquando leggermente da destra verso sinistra porta in vetta (15 m II°-). Attenzione alle manovre di corda dalla vetta coperta da sfasciumi, che potrebbero facilmente cadere su chi è sotto. Purtroppo quando ero giunto in vetta, le nuvole avevano avvolto tutto il panorama circostante tranne la Punta Cozzi, dalla quale due alpinisti che avevamo incontrato lungo la salita, si affrettavano a scendere, già sotto la pioggia. Io li ho immediatamente imitati, mentre le prime gocce colpivano anche me. Sono
sceso lungo la via di salita ed il canale iniziale l’ho
sceso in doppia, fidandomi dell’esile clessidra citata prima. Variante al canale iniziale. Nel luglio del novantasei facemmo il primo tentativo a questa cima e non affrontammo il canale iniziale, ma percorremmo un’altra strada. Dall’attacco descritto sopra, si prosegue costeggiando le rocce basali, per pochi metri alla stessa quota e poi in discesa, per risalire girando a sinistra ed entrando in un grosso colatoio, che si sale superando una balza di roccia di pochi metri di roccia solida (I°) fin sotto a degli strapiombi neri. A sinistra si attacca la via. Prima si supera un salto di due metri (II°), poi si prosegue per un camino detritico con difficoltà discontinue mai superiori al II° (20 m circa) fino ad uscire su una cengetta erbosa che si segue verso sinistra per pochi metri, per poi scendere nel punto in cui termina il canale di III° descritto nella relazione sopra. La discesa è su roccia friabile e ricoperta da detriti e da affrontare con cura. In questa breve discesa il primo di cordata è paradossalmente più protetto di chi lo segue. |
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