Il Vajont la diga e la tragedia del 1963, Vajont per non dimenticare i luoghi della memoria: attraverso i comuni di Longarone e Castellavazzo

Il Vajont

Di fronte a Longarone fu costruita, dentro una stretta gola, una diga alta 261,60 metri, seconda al mondo per altezza, per sbarrare il corso del torrente Vajont e formare un invaso di 150 milioni di mc. d’acqua. La frana che precipitò dal monte Toc nel lago l’11 ottobre 1963 alzò venticinque milioni di metri cubi d’acqua che, compressa nello spazio angusto della gola sottostante, uscì con una pressione immensa: uno spruzzo alto sessanta metri che spazzò via Longarone.

Oggi Longarone ha creato il suo centro industriale sulla spianata creata dall’onda assassina, sul greto del Piave imbrigliato in argini di cemento. La cittadina è tornata a essere un centro vivace ed attivo a economia prevalentemente industriale, fondata sull'occhialeria, l'elettronica, il tessile, la lavorazione del legno. Nei padiglioni del Palazzo delle Fiere vengono ospitate tra le altre: la Mostra Internazionale del Gelato (attrezzature e prodotti per la gelateria artigianale), l’Agrimont (agricoltura di montagna), Arredamont (arredamento di montagna).

 

Chiesa monumentale
Costruita in Piazza Jacopo Tasso dopo il disastro, su progetto dell'architetto Giovanni Michelucci, è dedicata alla Vittime del Vajont. All'esterno si possono vedere il memoriale delle Vittime e il piccolo museo di reperti della chiesa precedente denominato "museo Pietre Vive".

Vecchia Longarone
Procedendo a piedi verso nord si può raggiungere la parte vecchia del paese, con le poche case risparmiate dall'onda assassina: di pregio Palazzo Mazzolà, del 1747, sede municipale e Villa Cappellari. Dalla chiesa si possono vedere i Murazzi, terrazzamenti eretti nel 1700 come difesa della città dagli smottamenti.

La diga del Vajont
Procedendo da Longarone verso il Comune di Erto-Casso si può vedere la diga del Vajont, rimasta in piedi dopo la frana del Monte Toc. Alta 261,60 m. e lunga 190 m., con uno spessore alla base di 22,11 m. e alla sommità di 3,40 m., aveva una capacità di invaso di 168 milioni di metri cubi, completamente riempiti dalla frana del Monte Toc i19 ottobre 1963. L'ondata creata dalla frana aveva un volume di 50 milioni di metri cubi d'acqua, e una velocità stimata di 90 Km/h.
Al suo passaggio sono stati completamente dístrutti: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè Basso, Vajont, Zona Malcolm, e parzialmente distrutti Codíssago, Le Spesse, San Martino, Pineda, Prada.

Attualmente sulla diga è accessibile, solo con personale autorizzato, una parte del camminamento superiore, corrispondente a circa 20 metri.

Il campanile di Pirago

Simbolo della tragedia, è rimasto miracolosamente intatto dopo il passaggio dell'onda che ha distrutto la chiesa adiacente. Recentemente ristrutturato è visitabile ad 1 Km dal centro di  Longarone.

Immagini storiche di Longarone

Nelle vie e nelle piazze di Longarone si possono ammirare delle immagini del vecchio paese riprese dalla stessa posizione in cui sono collocate, che permettono un confrinto tra i due assetti urbanistici.

"Il Vajont è il nostro Memorial.
Scriviamo i nomi delle vittime come sul muro di Arlington"

di Giorgio Lago

Cimitero Monumentale alle Vittime del Vajont
Situato a Fortogna, 5 Km da Longarone, fu realizzato all'indomani della tastrofe per accogliere le spoglie delle vittime. Recentemente ristrutturato ed ampliato; è stato designato Monumento Nazionale nel 2003. La distesa di cippi e le opere scultoree di F. Fiabane rappresentano la dimensione umana della catastrofe. E' sempre agibile dagli ingressi laterali; il Portale informativo ospitante anche una mostra fotografica, è accessibile, la domenica dalle 10.00 alle 12.30. La Pro Loco di Longarone organizza visite guidate ai "Luoghi della Memoria" su prenotazione per gruppi minimo di 20 pers.
Per informazioni Pro Loco Longarone: tel. 0437/770119, fax 0437/770177, (lun.-sab. 10.00-12.00,15.30-18.00)
E-maíl:proloco@longarone.net - sito internet: www.longarone.net/proloco

 

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