Un prete poco addestrato
da "Ridi, prof, che ti denuncio!"
Ricordo quasi con nostalgia il collega don Enzo, insegnante di Religione.
Un giorno me lo son visto capitare a casa insieme a un ragazzino disabile che portava spesso con sé per liberare la madre dalla fatica di accudirlo tutto il giorno. Il ragazzino gli si avvinghiava addosso barbugliando e pulendosi il moccio sul maglione dell’amico. Lui gli parlava pacatamente e lo lasciava fare abbracciandolo: “Tanto in canonica c’è una bella lavatrice, vero Gigino?”
Se capitava, discutevamo di tante cose senza mai parlare di Dio.
Rimase nella nostra scuola solo due anni, poi chiese di dedicarsi all’Africa e partì. Secondo me era un prete poco addestrato e per questo apprezzavo il suo modo nel mettere l’energia positiva a disposizione degli altri.
Aveva creato in loco un gruppo scout, perché riteneva molliccio lo sviluppo fisico, mentale e spirituale di tutti quei ragazzini debosciati. E loro lo adoravano tra furiose pestate e bestemmie contestualizzate.
Mi pare ancora di vederlo.
Ogni giorno si precipitava a scuola sul latrante Maggiolino grigio, la sua grande passione, facendosi strada a colpi di clacson e fantasiose sterzate. Inforcava l’apertura del cancello sgommando tra il plauso divertito dei ragazzi e inchiodava a pochi centimetri da un tiglio ubbidendo al suo motto prediletto: “ Bisogna sapersi fermare in tempo!”
Scendeva trionfante dal maggiolino, come un Dio biondo dall’Olimpo e allargava il volto in un sorriso avvolgente: “Avete visto? … con l’aiuto di Dio!”
Dopo aver soffiato via l’unico granellino di polvere dal cofano e aver lucidato con la manica del maglione blu qualche punto della lucente carrozzeria, guardava con una smorfia la mia sgangherata, cigolante e bucata Cinquecento. Talvolta le dava un pugno sulla fiancata per sentirla emanare un sordo rantolo, proprio di chi è ormai segnato dal destino. Mi convinsi guardandolo divertita che, pur essendo prete, don Enzo fosse favorevole all’eutanasia delle automobili in sofferente agonia.
Poi impettito si dirigeva all’ingresso della scuola.
Così basso e magro com’era, si confondeva tra gli alunni e spesso era tirato per il cravattino dalla bidella Luisa prossima alla pensione e quasi cieca: “Ehi, tu pulce, mettiti in fila con gli altri se non vuoi che ti riduca ancora un poco!”
Don Enzo sorrideva, accettava i rimbrotti, si metteva in fila e aspettava con diligenza di entrare in classe in silenzio alla testa dei suoi scout.


