Il toupet

da "Ridi, prof, che ti denuncio!"

Presidi normali, che fanno il loro dovere e non obbligano a una triste solitudine gli insegnanti, se ne trovano pochi. Di solito o sono carogne o sono strambi come quello che avevano alle Medie Mondeval.
Il preside Gildi M. era subentrato alla famosa Vitin, dirigente dinamica, creativa, stimolante, efficientista fino all’esaurimento dei sottoposti. Così all’inizio il Gildi è stato accolto da tutti come un anno sabatico, ma è stato vissuto in seguito come un de profundis.
Sedentario e grigio burocrate con tre lauree. Concorso da dirigente vinto con il massimo punteggio. Abile e fortunato giocatore in borsa per cui era soprannominato Adamo Smith. Celibe per convinzione indotta.
Viveva con la madre che lo accudiva, lo proteggeva, lo confortava e gli dava il bacio della buona notte. Qualcuno sospettava che fosse addirittura felice. Nel vestire badava al sodo. Gli abiti gli servivano o per coprire le nudità, o per riscaldarsi. Pieghe e macchie non avevano ospitalità nelle sue considerazioni. Il loden grigio stinto e sfilacciato era anno dopo anno messo e tolto dal baule con l’eternità dei suoi odori, macchie, pieghe. Indossava scarpe sformate, pantaloni e giacche spiegazzati, camicie con aloni sul collo e si accompagnava a un olezzo dirigenziale per la dovuta tenuta a distanza dei sottoposti. Durante i Consigli e i Collegi, i docenti iniziavano un lento movimento di retrocessione dalla cattedra, dove si sedeva, verso le finestre spalancate anche d’inverno: “Meio morir de fret che de spuza!” (Meglio morire di freddo che di puzza!)
Aveva un'ufficialità che appariva umana. Il suo controllo dei documenti era assiduo, attento e garbato. Consigliava di astenersi dalle faticose attività, che presentavano qualche pericolo legale: gite, gare, laboratori di lavori manuali, dove anche le matite appuntite potevano diventare oggetti contundenti da evitare. Aveva creato una scuola all’avanguardia nel risparmio, che il Ministro della Pubblica Istruzione sembrava volesse portare all’esempio nazionale.
Aveva una sola unica debolezza: non sopportava la perdita dei capelli strappati dal tempo, però non ricorse al trapianto essendo avarissimo, ma acquistò un toupet che s’incollò in testa.
I docenti, sensibili a ogni stranezza dei ragazzi, accolsero il toupet del Dirigente come fosse un’improvvisa naturale crescita della capigliatura. Sembrava più brutto, ma lo guardavano con benevolenza e non fecero una piega quando, a una cena del personale, un suo improvviso starnuto gli fece volare il mazzetto di capelli sul piatto della professoressa seduta accanto. Egli non si scompose, non s’imbarazzò, raccolse il toupet condito con capriolo in salmì e se lo rimise in testa schiacciando quel tanto per riappiccicarlo. Ammirevole la capacità dei docenti di sospendere le risate che esplosero in convulsioni da pronto soccorso il giorno seguente in Sala Insegnanti. L’unica a non ridere fu la docente di Educazione Artistica che, terrea in volto, confessò di aver vomitato tutta la notte e che mai in vita avrebbe guardato il capriolo in salmì.
Quando morì la madre dello Smith, dalla testa del Dirigente sparì il toupet castano e ne apparve uno grigio di dieci centimetri. Tutti notarono come l’immenso dolore per la perdita dell’unica donna amata nella vita gli avesse improvvisamente ingrigito il posticcio, alcuni particolarmente maliziosi crearono la leggenda metropolitana della treccia materna fissata sul suo cranio a imperitura memoria.

Un’insegnante di sostegno dalla spiccata sensibilità, bella e nubile, che giornalmente accoglieva tra le braccia un alunno “diversamente abile”, si pose il problema psicologico del dirigente cinquantaseienne orfano. Cominciò a raggiungerlo in direzione, chiudeva la porta, gli si sedeva di fronte e gli parlava amabilmente offrendogli cioccolatini. Lui gradiva i dolci e amabilmente le parlava di regolamenti, leggi, decreti, ma soprattutto dell’andamento della borsa, senza lasciarsi distrarre dalle deviazioni alle quali la docente tentava di condurlo. Quando la dolce e generosa prof di sostegno ebbe assimilato tutti i segreti borsistici, desistette dalle sue profferte psicologiche e si dedicò con successo a una nuova e lucrosa professione finanziaria.

Arrivato alla pensione impostagli d’ufficio per limiti di età, Adamo Smith sparì nel nulla.