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Pagina aggiornata il 8 febbraio 2008

Fondazione Teatri delle Dolomiti

Istituto Canossiano Feltre - teatroStagione di Teatro 2008
presso l’Auditorium
dell’Istituto Canossiano di Feltre

venerdì 8 febbraio
“GLI INNAMORATI” di Carlo Goldoni

CARLO GOLDONI

IN SCENA A FELTRE CON

“GLI INNAMORATI”

drammaturgia Carlo Presotto e Titino Carrara

Dopo il successo dello spettacolo dedicato a Giorgio Gaber, la Stagione di Teatro a Feltre, organizzata dalla Fondazione Teatri delle Dolomiti per la direzione artistica di Daniela Nicosia, prosegue venerdì 8 febbraio con Gli Innamorati di Carlo Goldoni.

Alle ore 20:30 presso l'Auditorium dell'Istituto Canossiano, la storica compagnia vicentina La Piccionaia-I Carrara porterà in scena il tragicomico testo goldoniano rielaborato da Carlo Presotto e Titino Carrara, interpretato da Marco Artusi, Ilaria Cangialosi, Titino Carrara,  Armando Carrara, Marta Meneghetti, Annalisa Peserico, Massimo Vinti, guidati dalla regia di Flavio Albanese.

Questo testo è un meraviglioso libretto di istruzioni per giovani innamorati. In questa divertentissima commedia Fulgenzio, provocato dalla fidanzata Eugenia, impazzisce di gelosia e durante una lite sembra addirittura perdere la lucidità. I due giovani si amano. Ma si amano così tanto che la gelosia li acceca, li rende infelici, li spinge a pazzie, perfino al coltello. L’amore dovrebbe pascersi di dolcezza, non di sdegno, eppure Carlo Goldoni mette in scena, ancora una volta, una verità universale: amare è difficile.

In questo allestimento l’azione si svolge nella Milano degli anni ‘40 del Novecento. Si respira un’atmosfera da salotto borghese vagamente pirandelliano: a ritmo di boogie e di swing si alternano le scenate di Eugenia, gelosa della cognata Clorinda, e le uscite di senno del fidanzato, il signor Fulgenzio, uomo di decisamente scarso self control.

C’è solo da spolverare un po’ le parole, lasciar che il loro suono sfiori una volta ancora le orecchie, facendo parlare i preziosi personaggi con genuinità più idonea al carattere dell’oggi. Amore e gelosia, anche se ci vengono da un passato di ventagli e parrucche, hanno abitudini e costumi che continuano ad aderire anche al presente. E il sorriso del pubblico è sempre pronto e non conosce il tempo.

La strepitosa interpretazione di due artisti solidi quali Titino e Armando Carrara, di Marco Artusi e dell’intero cast, dà vita a una commedia divertentissima e in grado di far riflettere, riuscendo a mettere a nudo tic e atteggiamenti di una società lontana nel tempo ma al tempo stesso attualissima.

Flavio Albanese ha ambientata il testo in un’epoca “idealmente” contemporanea, nella convinzione che il pubblico possa meglio goderla riconoscendo personaggi e situazioni a lui vicine o addirittura riscoprendosi come il protagonista di questa commedia.

Infatti, questo piccolo capolavoro tragicomico parla di tutti noi, questa famiglia rappresenta la nostra società, con le sue meschinità, il suo vuoto culturale, il suo consumismo patologico, il suo desiderio di  apparire, il suo stato di impassibile ipocrisia.

È una situazione drammatica che diverte molto il pubblico. Diventa evidente, che si ride  per esorcizzare la percezione netta che si stia parlando proprio di noi.

Biglietteria venerdì 8 febbraio dalle ore 18:00 presso l'Istituto Canossiano di Feltre. Posto unico euro 12,00.

INFO e PRENOTAZIONI 0437-943303 (fino a venerdì 8 febbraio dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 17:00).

L'intervista a
Titino Carrara
La più bella cosa del Teatro è la dimensione della verità

Tratto da http://www.ossidiana-time.net

Titino Carrara, l’ultimo della più che centenaria famiglia di teatro I Carrara. Figlio d’arte, nato sul palcoscenico, attore, regista ora anche scrittore di testi teatrali, uomo di punta della compagnia teatrale La Piccionaia, da qualche anno è docente della Scuola di Teatro di Ossidiana. Con piacere pubblichiamo questa chiacchierata.

Che significa per te fare teatro?
Che ti devo rispondere, Gianni?
Essendo “l’ultimo della pluricentenaria stirpe ecc…” ed avendo i neuroni un po’ in crisi mi viene difficile…
… È difficile sapere dove finisce davvero il confine fra un lavoro così totalizzante e la tua vita. Quando lo pratichi quotidianamente, diventa vampiro, ti assorbe le energie, richiede tutta la concentrazione, non ti molla mai!… Alle volte, quando sei sotto pressione, non ti molla neppure di notte: quando ti risvegli sudaticcio dall’incubo in cui ti trovavi, un attimo prima, sopra ad un palcoscenico, di fronte a un pubblico con uno spettacolo che neppure sapevi di che parlava, che cosa volevano da te, che non sapevi nulla, che dovevi districarti a trovare la via di uscita ad una situazione che ti avrebbe altrimenti fatto fare la classica figura di merda!
Che significa?!... starci dentro, viverlo, usarlo, osservarlo… e comportarti di conseguenza. Non dimenticando che la vita del personaggio che giochi in scena è pur sempre una parte del personaggio che sei.

Quale il tuo percorso artistico?
Ci abbiamo fatto uno spettacolo sull’argomento. Laura Curino mi ha spinto a raccontare la storia che si snoda parallela a quella di un “Piccolo Carro di Tespi”: un Teatro Mobile che veniva smontato e rimontato sulle piazze dei paesi che lo ospitavano. Dove venivano rappresentati ogni sera spettacoli diversi… 50, 60 spettacoli diversi, pensa: uno diverso al giorno… bella bottega non ti pare? Oggi non si può più. Era un teatro che traeva le motivazioni artistiche dalla necessità.
Il “fischio Comico” (che oggi nessuno più conosce) era un simbolo oltre che il richiamo per tutta la categoria, dai grandi ai piccoli attori, e ce n’erano!... e sai che significava?... MISERIA!
Ottima motivazione per andare incontro alle necessità del pubblico.

Cosa insegni ai tuoi allievi?
A guardare, a osservare, a giocare insieme alle persone con cui condividi il palcoscenico. Che il risultato sia una pasta omogenea, una musica intonata, un flusso unico… come un’onda: come fa l’acqua a mettere d’accordo tutte le particelle che la compongono per fare un’onda?
Se pensiamo a un’onda come sensazioni, umori, colori che fluttuano dal palcoscenico… (non dico emozioni perché lo dicono in troppi) prova a pensare a quanta forza con cui carezzare, lambire o investire un pubblico.
Per farlo ci vuole la forza di ognuno.

Che cosa vuoi dare ai tuoi allievi?
Senso della responsabilità, del dovere e del rispetto ad un luogo dove ci sono regole, principi; dove non “ci si mostra”, ma ci si confronta, ci si guarda in faccia e non si finge. La più bella cosa del Teatro è la dimensione della verità: sai quanto bisogna esserle al di sopra per farla sembrare VERA? Ed ognuno è una porzione del risultato, al di là della lunghezza della propria parte. “Non esistono piccole parti, esistono solo piccoli attori”.

E che strumenti, che metodo usi?
Masi, mio padre, ha imparato da suo zio Alfonso, grande maestro di recitazione. Lo ricorda sempre intento a rileggere i classici che amava moltissimo: “Ma zio che fate studiate ancora?... se sapete tutto a memoria?” … e lo zio Alfonso: “Non studio, guardo, perché in mezzo alle righe c’è sempre qualcosa di nuovo.”
Gli strumenti, il metodo si configurano ogni volta che un gruppo di persone si incontrano e danno vita ad un progetto. Anch’io osservo, guardo, cerco “in mezzo alle righe” per scoprire cosa c’è di nuovo in ogni allievo, in modo da aiutarlo a fiutare pregi e difetti delle proprie capacità espressive: guardando dentro e fuori di sé.
Un modello unico non esiste. “Si fa così!.. come faccio io.” Ho sentito dire spesso. Non è che i modelli non esistano ma non bisogna copiare. Bisogna appropriarsene facendo in modo che diventino nostri, altrimenti rischieremo sempre di essere copie sbiadite dell’originale. Bisogna sintonizzarsi con ogni individuo, è faticoso, ma per ognuno esiste una seppur piccola differenza, vale la pena di scoprirla.

Cosa dà soddisfazione agli allievi?
Bisognerebbe domandarlo a loro… però sono certo che (una volta passata la paura) il brivido che provano quando si trovano di fronte un pubblico sia la soddisfazione più grande.

E a te come docente?
Vedere il gruppo crescere in autonomia e responsabilità, muoversi come un tutto unico. Se questo non avviene, anche in minima parte, significa che qualcosa non ha funzionato.

Perché secondo te c’è grande partecipazione ai corsi di teatro?
Il mio analista diceva che se non fossi stato attore sarei stato un bel delinquente… che ci siano molti delinquenti bisognosi di redenzione?

Cosa è necessario per diventare un bravo attore?
Fiducia in sé, nei propri mezzi, testa, coscienza di ciò che si fa: non basta che qualcuno te lo spieghi: il salto lo puoi fare solo tu… e non è detto che a tutti sia concesso… a volte, per citare il Maestro Carmelo Bene: “… tu hai bisogno del teatro !...ma il Teatro non ha bisogno di te!” … alle volte, per il bene del teatro meglio sarebbe fare dell’altro.

E’ importante la tecnica? E poi?
Dipende. Ci sono ruoli in cui la tecnica è fondamentale. Le Maschere di Commedia dell’Arte, per esempio: avere una maschera sul volto spesso porta a risultati imbarazzanti se non la conosci, la tecnica. Conoscere le espressività di una Maschera e le potenzialità che muove sarebbe interessante per tutti. Attenti però che poi ci vogliono le condizioni per prenderne le distanze e usare la tecnica a ragione.

Cosa ti appassiona come attore? E come regista?
Giocare: cosa c’è di più bello. Lasciarti andare, sognare, essere, e non “esserci”. Quando “sei” funziona, ma se “ci sei” vuol dire che ci fai, e così non va.

Cosa ti ha appassionato di più? E quali le maggiori difficoltà?
Stare solo in scena davanti al pubblico è una bellissima esperienza, quando la scopri fai fatica a farne a meno. Hai la responsabilità totale di ciò che avviene, in bene e in male.
Difficoltà? Condividere la scena con persone che hanno continuamente bisogno di motivazioni. Il Teatro va agito pensando sempre ad un risultato comune, se non hai uno sguardo aperto è dura.

Progetti e impegni attuali e futuri?
Un “Innamorati” di Goldoni, come attore, per l’ennesimo Teatro di anniversario; come regista, “Galeas per montes”: uno spettacolo con Laura Curino come interprete e le musiche di Calicanto; altra regia a “quattro mani” con Carlo Presotto per una coproduzione veneziana e le “Favole al telefono” di Rodari per i ragazzi delle scuole elementari (grande pubblico!), ed il mio “Strada Carrara” con la regia di Laura Curino, che verrà distribuito da questa estate.
Seminari, scrittura testi, distribuzione, progetti speciali, riprese, collaborazioni, e… la Scuola di Ossidiana. C’è da fare, c’è da fare.
Gianni Gastaldon

 

 

La biglietteria del Teatro Comunale di Belluno è aperta in piazza Vittorio Emanuele II, fino a da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20 (tel. 0437-940349).
Si ricorda che è attivo pre tutti gli spettacoli in cartellone il servizio prenotazioni telefoniche al n° 0437-943303, dal martedì al venerdì (esclusi i giorni di apertura biglietteria), dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 17:30.

La Fondazione Teatro delle Dolomiti ricorda che è possibile acquistare i biglietti di tutti gli spettacoli della Stagione di Prosa 2007-2008, anche restando comodamente seduto davanti al PC di casa.
È infatti sufficiente collegarsi al sito internet www.happyticket.it e selezionare "Belluno" nell'elenco delle città per accedere all'elenco di tutti gli spettacoli in programma al Teatro Comunale di Belluno. È possibile selezionare il proprio posto e procedere al pagamento mediante carta di credito in totale sicurezza: verrà a questo punto recapitata via mail la prenotazione, che la sera dello spettacolo verrà commutata presso la cassa del Teatro nel biglietto, evitando ogni genere di coda.



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