1) Trump, sondaggio pessimo prima delle midterm: bocciatura record per il presidente
I democratici registrano un vantaggio di sette punti sui repubblicani nella corsa per il controllo del Congresso, il tasso di disapprovazione del presidente al 60% secondo il rilevamento Nbc News
Brutte notizie per Donald Trump a due giorni dalle elezioni di midterm del 3 novembre. I democratici registrano un vantaggio di sette punti sui repubblicani nella corsa per il controllo del Congresso, mentre il tasso di disapprovazione del presidente raggiunge il livello record del 60% secondo un nuovo sondaggio nazionale di Nbc News, condotto tra il 28 e il 30 ottobre.
Il 52% degli elettori registrati preferisce un Congresso controllato dai democratici, contro il 45% favorevole ai repubblicani e il 3% di indecisi. Il vantaggio democratico è aumentato di due punti rispetto alla rilevazione di settembre e sale a 21 punti tra gli indipendenti. Il gradimento di Trump si attesta invece al 40%, mentre il 64% degli intervistati ritiene che il presidente non abbia soddisfatto le aspettative, contro il 34% di giudizi positivi. Il 70% degli elettori giudica sbagliata la direzione intrapresa dal Paese, nove punti in più rispetto a un anno fa, e circa due terzi chiedono un cambiamento rispetto alle politiche dell'amministrazione.
Il sondaggio evidenzia inoltre una diffusa insoddisfazione economica: circa tre elettori su quattro si dichiarano scontenti della situazione del Paese e, per la prima volta in trent'anni di rilevazioni Nbc, la percentuale di chi è insoddisfatto delle proprie condizioni finanziarie (51%) supera quella dei soddisfatti (49%). Inflazione e costo della vita restano le principali preoccupazioni. I democratici hanno un vantaggio di un punto sulla gestione dell'inflazione, mentre i repubblicani conservano un margine di due punti sull'economia e di cinque sulla corruzione. Nonostante il vantaggio nelle intenzioni di voto, soltanto il 29% degli intervistati esprime un giudizio positivo sul Partito democratico, contro il 38% per quello repubblicano. Elevata anche la mobilitazione elettorale: il 70% assegna un punteggio di 9 o 10 su 10 al proprio interesse per il voto, con i democratici avanti di 12 punti tra gli elettori più coinvolti. Tra i repubblicani, il gradimento di Trump raggiunge il 93% nell'area Maga, ma scende al 54% tra quanti non si riconoscono nel movimento.
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2) Iran, Trump valuta nuovi attacchi "ma non c'è fretta": la telefonata con Netanyahu. Teheran: "Nessuna fiducia negli Usa"
Il premier israeliano sta facendo pressioni sul presidente Usa per riprendere i raid dopo le elezioni di midterm del 3 novembre. Dipartimento di Stato Usa: "Mano tesa per negoziati ma pronti anche ad altre strade"
Il presidente Usa pensa a nuovi attacchi in Iran dopo le elezioni di midterm del 3 novembre anche se, allo stesso tempo, afferma di non avere fretta. Pressioni in tal senso sarebbero però arrivate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre il tycoon intende per il momento concedere più tempo alla diplomazia. Dal canto suo l'Iran afferma di non fidarsi degli Stati Uniti, sebbene proseguano i negoziati.
"Ho avuto un ottimo colloquio con Netanyahu. Abbiamo parlato di Iran", ha dichiarato Trump, parlando ai giornalisti in partenza per l'Iowa. Ma secondo Axios, che cita una fonte israeliana e una americana, i due leader avrebbero avuto una telefonata particolarmente tesa, incentrata sullo stato dei negoziati tra Washington e Teheran e sui tempi di un'eventuale ripresa delle operazioni militari. La fonte israeliana ha descritto il colloquio come "duro", mentre quella americana lo ha definito "diretto". Netanyahu sarebbe preoccupato dalla volontà di Trump di proseguire i tentativi diplomatici prima di decidere se tornare a colpire l'Iran.
"Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti", aveva detto in precedenza Trump tornando a minacciare nuovi attacchi contro l'Iran e indicando tra i possibili obiettivi Pickaxe Mountain, il presunto complesso nucleare sotterraneo della Repubblica islamica.
"La mano per i negoziati è stata tesa e quei canali hanno continuato a essere aperti e attivi. Allo stesso tempo, siamo stati pronti anche a percorrere un'altra strada", ha dichiarato il sottosegretario di Stato americano per gli Affari del Vicino oriente, Donald Blome, intervenendo al Manama Dialogue, forum sulla sicurezza in corso in Bahrein. "Non possiamo permettere all'Iran di tenere in ostaggio questa regione e l'economia globale", ha aggiunto il funzionario americano.
Iran: "Negoziati con Usa proseguono, ma nessuna fiducia in Trump"
L'Iran in ogni caso continua a negoziare con gli Stati Uniti attraverso la mediazione del Qatar e di altri Paesi, ma resta profondamente scettico sulle intenzioni del presidente Trump, ha dichiarato una fonte della sicurezza iraniana ad Al Jazeera. "Teheran prosegue i negoziati con la parte americana attraverso i mediatori qatarioti e altri interlocutori, ma non nutre nemmeno per un istante il minimo ottimismo sulle intenzioni di Trump", ha affermato la fonte, precisando che la Repubblica islamica ha valutato positivamente il messaggio ricevuto dal vicepresidente americano Jd Vance e sta esaminando una possibile risposta. "Riteniamo che negli Stati Uniti possano esserci voci diverse, ma l'esperienza ha dimostrato che il presidente americano e la sua cerchia cedono alle tentazioni di Netanyahu e degli estremisti guerrafondai che lo sostengono - ha aggiunto la fonte - Per questo motivo siamo obbligati a mantenere la massima attenzione sulla necessità di essere pienamente preparati a una difesa decisa e punitiva contro qualsiasi aggressione e crimine da parte degli Stati Uniti e di Israele".
I colloqui tra l'Iran e i mediatori del Qatar proseguono sulla proposta in discussione da due giorni, ma non è stata ancora raggiunta una "conclusione definitiva", ha dichiarato dal canto suo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, riferendosi alla missione in Qatar di una delegazione della Repubblica islamica. Araghchi ha precisato che la missione, a livello di vice ministro degli Esteri, ha l'obiettivo di proseguire le consultazioni con i mediatori qatarioti, già presenti a Teheran nelle scorse settimane, e non di definire i negoziati con gli Stati Uniti. Il raggiungimento di un risultato dipenderà dalle risposte della controparte alle richieste iraniane, ha spiegato il capo della diplomazia di Teheran, secondo cui "stiamo facendo del nostro meglio in questo processo e speriamo che dall'altra parte prevalga la razionalità, dando priorità alla diplomazia rispetto ad altre strade".
Esercito Iran: "Nuova guerra con Usa potrebbe essere più lunga della precedente"
Una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti potrebbe durare più a lungo del conflitto precedente e il presidente americano, Donald Trump, non sarebbe in grado di determinarne la durata né le condizioni della conclusione. Lo ha dichiarato il portavoce dell'Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato. "Un eventuale futuro conflitto potrebbe durare più a lungo di quello precedente e il presidente americano non sarebbe nella posizione di dettare i tempi o le condizioni della sua conclusione", ha affermato Akraminia.
Le Forze armate iraniane sono "pronte come mai prima" a rispondere a un eventuale nuovo attacco da parte statunitense e stanno lavorando all'individuazione di nuovi obiettivi, ha dichiarato anche il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebi, secondo quanto riferito dall'agenzia iraniana Tasnim. "Nella prossima guerra non avremo più limiti geografici", ha ribadito Mohebi durante un convegno a Kerman, rilanciando le parole pronunciate ieri dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che ha ordinato ai vertici militari di rispondere a qualsiasi nuova aggressione "senza limiti geografici". "È stato definito un ampio campo d'azione per colpire il nemico e raggiungere una deterrenza completa", ha aggiunto il portavoce dei Pasdaran.
articolo di Valerio Sarsini Novak
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3) Veltroni: "Nessuno prende Trump sul serio, è come Bombolo. La cosa grave di Trump è che nessuno ormai lo prende più sul serio"
"E' come avere Bombolo presidente degli Stati Uniti". Walter Veltroni, ospite di Che tempo che fa, si esprime così su Donald Trump a poche ore dalle elezioni di midterm in programma il 3 novembre negli Stati Uniti. "La cosa grave di Trump è che nessuno ormai lo prende più sul serio. E' come avere Bombolo presidente degli Stati Uniti. Bombolo recitava ed era simpatico. Bombolo sarebbe un passo avanti", dice Veltroni conversando con Fabio Fazio. Trump, dice Veltroni, si comporta come il personaggio interpretato dal caratterista Franco Lechner, protagonista di una lunga serie di commedie negli anni '70 a
"Per i compagni della mozione Bombolo, Bombolo è morto. E quindi ne dobbiamo trovare un altro", interviene Massimo Giannini, riproponendo una battuta resa celebre da Corrado Guzzanti che, nell'occasione, interpretava proprio... Walter Veltroni in una memorabile gag nel programma Parla con me condotto da Serena Dandini.
articolo di Roberto Grossi
Le elezioni di metà mandato (midterm) rappresentano storicamente uno degli esami più difficili per un presidente americano in carica e spesso segnano uno spartiacque negativo per la sua amministrazione. Lo sa bene Donald Trump, alle prese con sondaggi sfavorevoli e impegnato a convincere l'elettorato repubblicano a votare domani, martedì 3 novembre, come se il suo nome fosse sulla scheda.
"Il presidente perde sempre le elezioni di midterm, qualsiasi sia la ragione. Chiunque sia, repubblicano, democratico, grande o pessimo che sia, per qualche ragione", ha ammesso lo stesso tycoon. Nel tentativo di mobilitare una base che non appare del tutto entusiasta del suo operato, Trump ha promesso persino un assegno da 5mila dollari a ogni cittadino americano adulto qualora il Gop riuscisse a mantenere il controllo di Camera e Senato. Una proposta dai costi miliardari e ancora priva di un piano di finanziamento definito. La storia, d'altronde, conferma le preoccupazioni del presidente: dalla Seconda guerra mondiale, in 18 delle 20 elezioni di metà mandato il partito della Casa Bianca ha perso seggi alla Camera dei Rappresentanti.
Storia delle midterm
Le midterm, oggi considerate quasi una 'mission impossible' per chi governa, hanno una storia lunga oltre due secoli. Le prime si svolsero nel 1790-1791, durante la presidenza di George Washington, quando gli Stati Uniti erano ancora una giovanissima repubblica e non esistevano i due grandi partiti che oggi dominano la scena politica. All'epoca, il Congresso era diviso soprattutto tra sostenitori e oppositori dell'amministrazione Washington, con i primi che riuscirono a conservare il controllo di entrambe le Camere. La prima grande sfida tra Repubblicani e Democratici sarebbe arrivata solo nel 1858, sotto la presidenza del democratico James Buchanan: in quell'occasione, il Gop, nato appena quattro anni prima e ancora rappresentato sulle 'ballot' dall'aquila (l'elefante sarebbe arrivato solo nel 1874), conquistò un numero di seggi superiore a quello dei Democratici, senza tuttavia ottenere da solo la maggioranza assoluta alla Camera. Passando all'era moderna, il bilancio per i presidenti è invece particolarmente severo: dal 1934 al 2022, il partito della Casa Bianca è riuscito a guadagnare seggi alla Camera soltanto tre volte su 23, nel 1934 con Franklin Delano Roosevelt, nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush.
Limitando lo sguardo agli ultimi decenni, nel 1990 i Repubblicani di George H.W. Bush persero otto seggi alla Camera e uno al Senato, in un clima di crescenti difficoltà economiche. Quattro anni più tardi arrivò una delle sconfitte più pesanti della storia recente: a metà del primo mandato di Bill Clinton, i Democratici persero 54 seggi alla Camera e otto al Senato, consegnando ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso. Fu la cosiddetta "rivoluzione repubblicana", guidata da Newt Gingrich e dal suo programma Contract with America, che pose fine a quarant'anni di predominio democratico alla Camera. A pesare furono soprattutto le difficoltà incontrate da Clinton sulla riforma sanitaria e la ritrovata mobilitazione dell'elettorato conservatore. Una battuta d'arresto, sorprendente anche per le sue dimensioni, che costrinse il 42esimo presidente a rivedere profondamente la propria strategia politica.
Clinton riuscì tuttavia a ribaltare la situazione nel 1998, diventando protagonista di una delle rare vittorie del partito di un presidente in carica. Nonostante lo scandalo Monica Lewinsky e la procedura di impeachment promossa dai Repubblicani, i Democratici conquistarono quattro seggi alla Camera, senza perdere terreno al Senato. A favorirli furono la solidità dell'economia americana e la crescente insofferenza di parte dell'elettorato verso l'offensiva repubblicana contro il presidente. Un risultato ancora più favorevole arrivò nel 2002, quando George W. Bush, sull'onda della mobilitazione patriottica seguita agli attentati dell'11 settembre, vide i Repubblicani guadagnare otto seggi alla Camera e due al Senato, riconquistando il controllo di quest'ultimo. Fu l'ultima volta che il partito di un presidente in carica riuscì a conquistare seggi in entrambe le Camere durante le midterm. Ma quattro anni dopo, nel 2006, lo scenario cambiò radicalmente: il malcontento per la guerra in Iraq, la gestione dell'uragano Katrina e gli scandali politici costarono ai Repubblicani 30 seggi alla Camera e sei al Senato, permettendo ai Democratici di riprendere il controllo del Congresso. Una sconfitta che lo stesso Bush riconobbe senza troppi giri di parole, ammettendo di aver preso una "bella batosta" (thumping).
Ancora più pesante fu il verdetto delle urne per Barack Obama nel 2010, appena due anni dopo la sua storica elezione alla Casa Bianca. Nel pieno delle difficoltà economiche successive alla Grande Recessione e di fronte alla mobilitazione conservatrice del movimento Tea Party contro la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente, l'Obamacare, i Democratici persero 63 seggi alla Camera e sei al Senato. Una debacle che lo stesso Obama definì una "legnata" (shellacking) e che consegnò la Camera al Gop. Il presidente subì un'altra sconfitta nel 2014, quando il suo partito perse 13 seggi alla Camera e nove al Senato, lasciando ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso. Era la manifestazione del cosiddetto six-year itch, la "crisi del sesto anno" secondo cui gli elettori tendono storicamente a punire il partito presidenziale a metà del secondo mandato.
Neppure Donald Trump riuscì a sottrarsi alla regola durante il suo primo mandato. Nel 2018, i Democratici conquistarono 41 seggi alla Camera, strappandone il controllo ai Repubblicani grazie soprattutto alla mobilitazione dell'elettorato contrario al presidente e al sostegno raccolto nei collegi suburbani. Il Gop riuscì tuttavia a guadagnare due seggi al Senato, approfittando di una mappa elettorale favorevole. Il tycoon parlò comunque di un "enorme successo", rivendicando il risultato ottenuto al Senato nonostante la perdita della Camera. Quattro anni dopo, nel 2022, anche Joe Biden riuscì sorprendentemente a limitare i danni: nonostante l'inflazione elevata, i bassi indici di gradimento e lo spettro di una possibile ondata repubblicana, i Democratici persero soltanto nove seggi alla Camera e ne conquistarono uno al Senato, mantenendo il controllo di quest'ultimo. A favorirli contribuirono la mobilitazione dell'elettorato dopo la sentenza della Corte Suprema che aveva cancellato la tutela costituzionale del diritto all'aborto e le preoccupazioni suscitate dai candidati repubblicani che contestavano la legittimità delle elezioni del 2020.
"Fare il presidente è come cavalcare una tigre. Devi continuare a cavalcarla o finisci divorato. E nelle midterm, il pubblico sembra sempre pronto a dare una bastonata al cavaliere". Commentava così, nel 1946 Harry Truman la sua pesante sconfitta elettorale sullo sfondo delle difficoltà del dopoguerra. Ancora più caustico Lyndon B. Johnson, che nel 1966, appena due anni dopo il trionfo alle presidenziali, vide i Democratici perdere terreno al Congresso, penalizzati anche dal crescente malcontento per la guerra in Vietnam: "Un giorno ti portano in trionfo sulle spalle, e il giorno dopo ti usano come bersaglio per il tiro al bersaglio. Nelle midterm, la gente non vota per quello che hai fatto ieri, ma per la rabbia che prova oggi".
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articolo di Valerio Sarsini Novak
"La Russia sta perdendo". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky apre un mese fondamentale nella guerra con la Russia. Nei prossimi giorni il dialogo Kiev-Mosca dovrebbe ripartire con un incontro trilaterale, con la presenza anche degli Stati Uniti al tavolo. Intanto, il conflitto continua sul campo mentre l'inverno si avvicina. La Russia, dice Zelensky, ha perso 54.400 soldati, tra morti e feriti gravi, nel mese di ottobre. Per il presidente ucraino, si tratta del bilancio mensile più pesante dall'inizio dell'invasione. Il 21 ottobre, inoltre, l'esercito russo avrebbe registrato il record di perdite giornaliere, con 2.250 militari.
"La Russia sta perdendo. Stiamo mantenendo le nostre posizioni, liberando territorio e facendo in modo che ogni giorno di guerra costi all’aggressore il più possibile. Per mettere fine a queste perdite folli, alla Russia basta solo optare per un cessate il fuoco e la via diplomatica", dice Zelensky, disponibile ad un faccia a faccia con Vladimir Putin. Davanti all'ipotesi di un meeting in Turchia, il presidente ucraino è perentorio: "Siamo pronti a questo incontro", dice, convinto che soltanto un confronto diretto tra i leader può risolvere le questioni sulle quali le delegazioni tecniche non riescono a trovare un'intesa.
Per ora, però, si riparte da un dialogo prettamente tecnico. "Ci stiamo ora preparando per un formato negoziale trilaterale - Ucraina, Stati Uniti e Russia - nella prima metà di novembre", conferma Zelensky. Il presidente ucraino cita l'operazione umanitaria ad Oleshky che "dimostra chiaramente come passi per la de escalation siano possibili quando la Russia è il Paese a cui si chiede di fare tali passi". Nella città dell'Ucraina meridionale, strangolata dalla guerra e occupata dai soldati russi, nella serata dell'1 novembre è terminata la tregua che ha permesso la consegna di aiuti umanitari e l'evacuazione dei residenti che desideravano lasciare la città. Un segnale positivo, ma sinora isolato.
Lo scetticismo degli Usa
La strada negoziale rimane in salita e, al di là delle dichiarazioni ottimistiche di Donald Trump, anche gli Stati Uniti sono consapevoli delle difficoltà connesse a qualsiasi iniziativa diplomatica. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in particolare, avrebbe espresso privatamente ai suoi omologhi occidentali forti dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo negoziato per porre fine alla guerra nei prossimi mesi, giudicando inoltre irrealistica nel breve termine un'adesione di Kiev alla Nato. Radio Free Europe/Radio Liberty, citando fonti diplomatiche europee, evidenzia che il capo della diplomazia americana avrebbe condiviso queste valutazioni durante la riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta, conclusa sabato 31 ottobre. Rubio avrebbe in particolare sottolineato che l'ingresso dell'Ucraina nella Nato sarebbe inaccettabile per Putin.
Secondo le stesse fonti, Rubio avrebbe inoltre avvertito che neppure la conquista dell'intero Donbass da parte della Russia sarebbe sufficiente a soddisfare le ambizioni territoriali del Cremlino. Le indiscrezioni arrivano dopo che il segretario di Stato ha prospettato la possibilità di invitare Zelensky al vertice dei leader del G20 in programma a dicembre, qualora la sua partecipazione potesse favorire risultati concreti.
Il Qatar e il Pakistan continuano a mediare nel tentativo di raggiungere un'intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran ed evitare un'escalation militare dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre. Da giorni si susseguono notizie secondo le quali il presidente americano, Donald Trump, starebbe pianificando di riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato. Sul punto è intervenuto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta.
"Trump non ha ancora deciso"
Trump non ha ancora "preso alcuna decisione" in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran, ha detto Rubio. "Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo", ossia con la forza, "lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa", ha sottolineato il segretario di Stato americano. "Il presidente degli Stati Uniti preferisce risolvere la questione in modo pacifico ma se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo", ha affermato nel corso del suo intervento ad Atlanta. "Il regime iraniano sta essenzialmente sostenendo che 'a meno che non otteniamo ciò che vogliamo, distruggeremo l'infrastruttura energetica dell'intera regione'. Ci pensi un momento. Non è un comportamento normale", ha detto Rubio. Gli Stati Uniti, ha scandito, "rimangono la potenza militare più altamente capace sulla Terra. Possiamo raggiungere obiettivi militari se lo desideriamo".
Iran: "No a colloqui con Usa se prima non accettano nostre richieste"
In merito alla lettera ricevuta dal vicepresidente degli Usa, Jd Vance, con l'offerta di un dialogo diretto, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezai, al canale tv iraniano Irib ha dichiarato: "Gli Stati Uniti hanno cambiato completamente tono. Il loro atteggiamento è cambiato radicalmente, e questo è un buon segnale che dimostra come il nostro popolo abbia conquistato la vittoria". Rezai, che ha precisato di non aver ancora risposto alla lettera, ha inoltre affrontato la questione del programma nucleare iraniano, aggiungendo che Teheran non ha ancora deciso se apportare modifiche alla propria dottrina nucleare. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha messo in chiaro che non ci possono essere negoziati sul programma nucleare con gli Stati Uniti fino a che Washington non accetterà le richieste di Teheran, e fino ad allora lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso.
Teheran: "Pronti a tutti gli scenari"
Teheran "non riconosce al momento la necessità di incontri con rappresentanti degli Stati Uniti", pur giudicando come "un passo positivo" la lettera del vice presidente Jd Vance con l'offerta di un dialogo diretto. Così, in un'intervista ad al Jazeera, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, spiegando anche che nel corso dei colloqui con i mediatori, il tempo necessario per l'eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz, nel caso di attuazione del piano avanzato da Teheran, è sceso da cinque a due giorni. Anche Araghchi ha subordinato colloqui diretti con gli Stati Uniti all'accettazione da parte della Casa Bianca delle condizioni poste da Teheran ed ha detto di "non escludere la possibilità di un attacco. Siamo preparati per tutti gli scenari. Abbiamo migliorato le nostre armi e affrontato le nostre vulnerabilità, messo alla prova nuove armi. Le nostre forze sono al più alto livello di prontezza". "L'Iran non si arrenderà - ha avvertito - Continueremo a essere fermi e a resistere e supereremo questa fase difficile con le nostre capacità".
Le condizioni poste da Teheran
"Le nostre condizioni - ha chiarito - includono il sollevamento delle sanzioni imposte dopo il memorandum di Islamabad e la riduzione delle forze Usa nella regione, il sollevamento dei caveat sul petrolio e lo scongelamento di tutti i nostri asset, inclusi quelli in Qatar". Teheran chiede anche il riconoscimento delle rotte dello Stretto di Hormuz discusse dall'Iran con l'Oman. "Riaprire lo Stretto di Hormuz con le nostre condizioni apre la strada alla ripresa dei negoziati con Washington sulle questioni rilevanti", ha aggiunto, rendendo noto che un suo consigliere è in Qatar per proseguire le consultazioni con i mediatori che includono anche la seconda fase di un piano di pace, quindi il programma nucleare di Teheran. L'offerta di dialogo Usa è quindi giudicata positivamente, "ma se l'intento di Washington è quello di seminare discordia, non sarebbe altro che l'ennesimo errore da parte loro", ha ammonito.
Khamenei avverte: "Risposta sarebbe senza limiti geografici"
Intanto l'ayatollah Mojtaba Khamenei, secondo quanto riferiscono le agenzie Irna e Tasnim, ai vertici delle forze armate della Repubblica islamica ha impartito l'ordine che "qualsiasi livello e tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche". Khamenei ha indicato nella "preparazione intelligente al combattimento per affrontare con forza i nemici" uno dei requisiti della "massima deterrenza", avvertendo che "se i nemici dovessero nuovamente lanciare attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro conclusione".
La Guida suprema ha inoltre ordinato di aggiornare l'elenco degli obiettivi militari affinché "ogni tipo di risorsa materiale e immateriale del nemico americano-sionista sia alla portata delle forze armate", chiedendo il rafforzamento della capacità di intelligence militare, lo sviluppo della difesa nazionale sul piano della "dottrina" e delle "tattiche" e l'impiego di nuove tecnologie per potenziare le capacità di difesa e di sicurezza.
Buongiorno,
è convocata per martedì 3 novembre 2026 alle 11,30 in Sala Piloni nella sede dell'Amministrazione provinciale la conferenza stampa di presentazione della 26^ edizione del "Premio Internazionale Bellunesi che hanno onorato la provincia in Italia e nel mondo" durante la quale saranno annunciati i nomi dei vincitori dell'edizione 2026.
Saranno presenti:
- il Presidente della Provincia di Belluno
- il Sindaco del Comune di Feltre
- il Presidente dell'Associazione Bellunesi nel Mondo
- il Presidente del Rotary Club Feltre
Ringraziandovi per l'attenzione e in attesa di potervi incontrare, invio un cordiale saluto. Lucia
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dott.ssa Lucia Fenti - Segreteria GeneraleSegreteria del Presidente - URP e Comunicazione - Provincia di Belluno, Via Sant'Andrea, 5 - 32100 Belluno - Telefono +39 (0) 437 959 203 - Telefono URP +39 (0) 437 959 333 - Cellulare +39 328 530 4427 - e-mail: l.fenti@provincia.belluno.it - urp@provincia.belluno.it
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Arte cinetica al Palazzo delle Contesse di Mel - Palazzo delle Contesse, Mel - Fino al 29 novembre
Novembre a Borgo Valbelluna è il mese dell’arte e della scoperta. Fino al 29 novembre il Palazzo delle Contesse di Mel diventa un palcoscenico di movimento e illusione ottica, con una mostra dedicata all’arte cinetica e alle opere di quattro maestri contemporanei: Edoer Agostini, Franco Costalonga, Nadia Costantini e Celestino Facchin.
Luci, ombre, colori e movimento mettono alla prova la percezione e trasformano la visita in un’esperienza sensoriale coinvolgente. Le opere dialogano con gli spazi del palazzo, dove l’arte sembra prendere vita.
La mostra è anche l’occasione per scoprire il Palazzo delle Contesse, sede del Museo Civico Archeologico, e passeggiare tra le vie di Mel, uno dei Borghi più belli d’Italia: arte, storia e paesaggio in un’unica visita. Orari: venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 12:30 e 15:00 – 19:30 Scopri di più sul sito
Il prodotto del mese - Intrecci di tradizione: cesti in salice e sedie impagliate
A Borgo Valbelluna anche gli oggetti di uso quotidiano raccontano una storia fatta di manualità, pazienza e saperi antichi.
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Giro di Paltrac - Un percorso tra scorci nascosti e meraviglie modellate dall’acqua
Un facile anello che parte da Carve e si snoda lungo la Val de Fornas, tra strade di campagna, panorami sul Castello di Zumelle e suggestive forre scavate dall’acqua nel corso dei millenni. Lungo il cammino si incontra anche una calchera, un’antica fornace per la produzione della calce, oggi restaurata, che racconta un pezzo di storia e tradizione locale. Percorso n. 2312 · Difficoltà facile · 8 km · circa 2 ore e 30 minuti
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Il Museo Civico Archeologico di Mel - Alla scoperta delle radici più antiche della Valbelluna
Il Museo Civico Archeologico di Mel accompagna alla scoperta delle antiche civiltà che hanno abitato la Valbelluna. Reperti e testimonianze permettono di ricostruire aspetti della vita quotidiana e delle tradizioni del passato. È un patrimonio prezioso che avvicina alle radici del territorio e aiuta a capire come si è trasformato nel tempo.
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Edito dall’Isbrec nel 2026 con il sostegno di Anpi Feltre e Spi-Cgil Belluno, la presentazione si terrà venerdì 6 novembre alle ore 20.30 a Pedavena, presso il Centro culturale S. Guarnieri in via Ugo Foscolo.
Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Nicola Castellaz, con le autrici interverranno Adriana Lotto (Ass. culturale Tina Merlin-Isbrec), Giovanni Perenzin (Anpi-Isbrec) e Maria Rita Gentilin (Cgil).
Il ruolo delle donne nella Resistenza non fu certamente secondario.
Nel Bellunese se ne contarono molte e tra queste “Dolores” e “Diana”. Storia singolare la loro, che le vide attive dall’agosto 1944 fino alla conclusione del conflitto in una squadra di azione partigiana operante nel Feltrino e composta da undici donne e un solo uomo.
Da quale ambiente provenivano? Cosa le spinse ad entrare nelle fila della Resistenza? Cosa rimase e trasmisero delle esperienze vissute in quella stagione difficile? Le vicende delle amiche e partigiane Maria Bellencin “Dolores” e Dominga Opalio “Diana”, a lungo sottaciute, ma rinvenute in foglietti di appunti, lettere, documenti, fotografie, sono qui ricostruite dalle loro figlie in un intreccio di memorie destinato a unire le generazioni.
Ingresso libero
Questo articolo è stato pubblicato in News il 29 Ottobre 2026.
Il progetto presentato dallo Studio (AB)NORMAL + APRIL è stato scelto tra la terna selezionata dalla Commissione di valutazione dell’avviso pubblico a due fasi promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nell’ambito del Dipartimento per le Attività Culturali. La terna di curatori presentata al Ministro era così composta: Stefano Boeri, con il progetto Italian Resonances; Studio (AB)NORMAL (Mattia Inselvini, Davide Masserini, Luigi Savio) + APRIL (Alessandro Farinella, Monica Moschini, Francesco Maria Tiribelli), con il progetto TEMPORANEA; Paolo Zermani, con il progetto Il nuovo nell’antico. Italia laboratorio d’Europa.
La Commissione ha sottolineato l’alta qualità progettuale dei dieci dossier selezionati nella prima fase dell’avviso pubblico, anche in termini di credibilità, concretezza ed effettiva fattibilità, e ha poi concordato all’unanimità sulla terna di candidati da sottoporre al Ministro, valutati come migliori anche in termini di originalità del progetto scientifico e competitività internazionale.
Per il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: Affidare il Padiglione Italia della Biennale Architettura 2027 a un gruppo di giovani architetti significa compiere una scelta coraggiosa, una scommessa sul futuro e sulla capacità delle nuove generazioni di interpretare e trasformare il nostro tempo. È un progetto concepito dai giovani per i giovani, fondato su una visione condivisa e partecipativa dell’architettura, che torna a essere terreno privilegiato di sperimentazione. Una proposta radicalmente contemporanea, capace di misurarsi con la dimensione dell’effimero, con linguaggi in continuo divenire, con la distanza tra il tempo ordinario e quello vissuto e percepito dalle nuove generazioni. Uno sguardo inedito sulla realtà, una prospettiva soggettiva che emerge dal magma di interrogativi, inquietudini e aspirazioni che attraversa il nostro presente. Investire sui giovani significa riconoscere il valore delle loro domande, prima ancora delle risposte, e affidare alla loro immaginazione la possibilità di risemantizzare gli spazi, le relazioni e i luoghi della nostra vita collettiva. Credo che per un Ministro della Cultura poche sfide siano più affascinanti di questa: avere il coraggio di guardare avanti, scommettere sul talento emergente e restituire alla sperimentazione la libertà di esplorare territori ancora sconosciuti.
Il Padiglione Italia proporrà un viaggio nell’architettura più contemporanea – dichiara Massimo Osanna, Capo Dipartimento per le Attività Culturali – (AB)NORMAL + APRIL coinvolgeranno il pubblico della Biennale in una visione problematica e stimolante del contesto architettonico italiano e internazionale, mescolando tutte le discipline della creatività promosse dal DIAC: arte contemporanea, design, moda, cinema, spettacolo.
Così il Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e Commissario del Padiglione Italia, Costantino D’Orazio: Con la scelta di (AB)NORMAL + APRIL, il Ministero della Cultura conferma una delle strategie su cui si sta impegnando la Direzione Generale Creatività Contemporanea: la creazione di opportunità e piattaforme per la promozione a livello internazionale delle migliori esperienze creative, ponendo particolare attenzione a quelle più innovative. In questo senso, La Biennale di Venezia è un appuntamento imprescindibile, aperto alla sperimentazione. Ringrazio i membri della Commissione di valutazione, con la quale abbiamo lavorato in grande armonia nella selezione dei candidati, fino all’individuazione di una terna di grande equilibrio.
Lo Studio (AB)NORMAL, nell’apprendere la nomina, ha dichiarato: Siamo profondamente grati al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, alla Direzione Generale Creatività Contemporanea e ai membri della Commissione per aver creduto nella nostra visione. Insieme ad APRIL, con cui condividiamo questo percorso curatoriale, attraverso TEMPORANEA abbiamo l’opportunità di esplorare un’idea di architettura che non si misura nella durata, ma nella sua capacità di generare esperienze, relazioni e immaginari collettivi. Un’occasione per dare voce a una cultura progettuale italiana tanto diffusa quanto ancora poco raccontata.
Così si è espressa la Commissione di valutazione – composta da Costantino D’Orazio (con funzione di Presidente), Giovanni Francesco Tuzzolino, Lorenza Baroncelli, Paolo Desideri e Fabio Novembre – sulla proposta progettuale di (AB)NORMAL + APRIL: La proposta affronta il tema della temporaneità attraverso una chiave di lettura originale e attuale, traducendolo in un dispositivo dinamico e in continua trasformazione. L’allestimento si configura come una macchina scenica composta da elementi differenti che, nel loro insieme, costruiscono una visione coerente del progetto. La proposta riesce a rappresentare efficacemente il dinamismo della professionalità italiana nelle molteplici declinazioni del mestiere dell’architetto, evidenziandone la capacità di operare in contesti mutevoli e attraverso forme progettuali diverse. Il riferimento alla dimensione temporanea, oggi centrale nella pratica del progetto, costituisce inoltre un elemento capace di interpretare in modo convincente e contemporaneo diversi aspetti del Made in Italy. La proposta risponde pienamente ai criteri riportati nell’avviso pubblico.
Come di consueto, i dettagli del progetto saranno presentati nel corso di una conferenza stampa dedicata, prevista a marzo 2027.
biennale architettura veneziaPadiglione ItaliaStudio (AB)NORMAL + APRIL
Gli orari di accensione e spegnimento del riscaldamento centralizzato sono una questione che interessa molti condomini, soprattutto con l’arrivo della stagione fredda. "Non è però possibile - spiega l'esperta Alessandra Caparello di Immobiliare.it - scegliere liberamente quando accendere i termosifoni: occorre rispettare le regole nazionali, che stabiliscono il periodo di funzionamento degli impianti, il numero massimo di ore giornaliere e la temperatura consentita. All’interno di questi limiti, il condominio può organizzare gli orari in base alle proprie esigenze, secondo le disposizioni del regolamento e le decisioni degli organi condominiali. Quando il condominio dispone di un impianto di riscaldamento centralizzato, la decisione sugli orari di accensione e spegnimento spetta in primo luogo all’assemblea condominiale, che può individuare le fasce più adatte alle esigenze dei residenti, senza superare i limiti previsti dalla legge. Per esempio, si può decidere di concentrare il funzionamento nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, oppure distribuire le ore disponibili in più momenti della giornata".
"L’assemblea - afferma - può anche scegliere di utilizzare l’impianto per un periodo più breve rispetto al massimo consentito, per contenere i consumi e le spese comuni. Non è invece possibile deliberare un orario che superi i limiti stabiliti dalla normativa nazionale o dalle eventuali disposizioni locali. Se non esiste una decisione dell’assemblea che disciplini gli orari, può intervenire l’amministratore, nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle regole applicabili. Il suo compito è gestire il servizio comune e fare in modo che l’impianto funzioni correttamente. Non può, però, ignorare una delibera già approvata o disporre liberamente un prolungamento del funzionamento oltre i limiti consentiti".
Quali sono gli orari e i periodi consentiti dalla legge? Le zone dalla A alla F
Le regole di riferimento sono contenute nel D.P.R. 74/2013, che disciplina il funzionamento degli impianti termici e stabilisce periodi e durate massime di accensione in base alla zona climatica in cui si trova l’edificio. L’Italia è suddivisa in sei zone climatiche (dalla A alla F), individuate in base alla media delle temperature del territorio. In linea generale, nelle aree più calde il riscaldamento può essere acceso per un periodo più breve, mentre nei territori più freddi la stagione termica è più lunga. Per gli impianti che non si trovano nella zona climatica F, la fascia oraria giornaliera consentita dalla normativa va dalle 5:00 alle 23:00. Ogni zona prevede un tetto massimo di ore di funzionamento quotidiano.
Zona A è la zona più calda, con meno di 600 gradi giorno. Comprende solo Lampedusa e Porto Empedocle (AG). Zona B: comprende le aree costiere della Sicilia, della Sardegna, della Puglia, della Calabria e parte della Campania, con gradi giorno compresi tra 600 e 900. Zona C: include le zone costiere del Centro-Sud, parte della Pianura Padana e alcune aree interne, con gradi giorno tra 901 e 1400. Zona D: comprende gran parte della Pianura Padana, le zone interne del Centro-Sud e alcune aree costiere del Nord, con gradi giorno tra 1401 e 2100. Zona E: include le zone montane e collinari del Centro-Nord, con gradi giorno tra 2101 e 3000. Zona F: è la zona più fredda, con oltre 3000 gradi giorno. Comprende le aree alpine e alcune zone appenniniche.
Le durate e i periodi ordinari sono stabiliti dalla legge in base alla zona climatica. Zona climatica A: dal 1° dicembre al 15 marzo, per un massimo di 6 ore al giorno. Zona climatica B: dal 1° dicembre al 31 marzo, per un massimo di 8 ore al giorno. Zona climatica C: dal 15 novembre al 31 marzo, per un massimo di 10 ore al giorno. Zona climatica D: dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno. Zona climatica E: dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. Zona climatica F: non sono previsti limiti ordinari al periodo di accensione né alla durata giornaliera.Le fasce indicate rappresentano la disciplina ordinaria. Tuttavia, in presenza di freddo eccezionale o condizioni meteorologiche particolarmente avverse, la legge attribuisce ai Sindaci la facoltà di ampliare i periodi di accensione o la durata giornaliera tramite apposite ordinanze comunali.
Per sapere quando e quanto può rimanere acceso il riscaldamento nel proprio stabile, occorre quindi verificare la zona climatica del comune, il numero di ore consentite e le eventuali disposizioni in vigore a livello locale.
La procedura per rivedere gli orari del condominio
Gli orari del riscaldamento centralizzato possono essere rivisti anche dopo l’inizio della stagione termica, purché la modifica rispetti la normativa e le eventuali regole del regolamento condominiale. Se, per esempio, molti residenti rientrano a casa nel tardo pomeriggio e ritengono insufficiente il riscaldamento nelle ore serali, possono chiedere che venga valutata una diversa distribuzione delle ore disponibili. La modifica può essere proposta all’assemblea, che dovrà discutere la questione e votare la soluzione. Per avviare la procedura è possibile rivolgersi all’amministratore e chiedere che l’argomento venga inserito all’ordine del giorno di una nuova assemblea. La convocazione e la deliberazione dovranno rispettare le regole previste per il condominio e le maggioranze applicabili (ex art. 1136 c.c.). La decisione può riguardare sia la distribuzione delle ore di accensione sia una riduzione del tempo complessivo di funzionamento per risparmiare sui consumi. Non può invece autorizzare il superamento dei limiti legali, salvo che ricorrano le condizioni per una deroga autorizzata dalle autorità competenti.
Ricordiamo che negli impianti centralizzati è obbligatoria l’installazione di valvole termostatiche e contabilizzatori di calore (D.Lgs. 102/2014). Questo permette a ogni residente di regolare autonomamente la temperatura nei singoli locali della propria abitazione e di pagare in base ai consumi effettivi, evitando che l’impianto scaldi eccessivamente alcuni appartamenti lasciandone al contempo altri freddi. Se alcuni appartamenti rimangono freddi nonostante il riscaldamento sia in funzione, è opportuno verificare lo stato dell’impianto e l’eventuale presenza di bolle d’aria nei radiatori o malfunzionamenti delle valvole, anziché aumentare indebitamente le ore di accensione.
Edifici con caldaie o impianti privati, cosa sapere
Negli edifici dotati di caldaie o impianti autonomi, ogni residente può gestire direttamente l’accensione del proprio generatore di calore e scegliere come distribuire il riscaldamento durante la giornata. Questa maggiore autonomia, tuttavia, non elimina i vincoli generali previsti dalla legge. Anche gli impianti autonomi devono rispettare, di regola, i periodi di accensione, le durate giornaliere e i limiti di temperatura applicabili alla zona climatica di appartenenza. Restano valide le eventuali deroghe e le disposizioni locali. La differenza principale è quindi organizzativa: con il riscaldamento centralizzato gli orari vengono gestiti in maniera unitaria per l’intero edificio, mentre con quello autonomo il singolo occupante programma il proprio termostato entro i limiti consentiti.
Anche gli inquilini hanno voce in capitolo sulla gestione del riscaldamento. In base all’articolo 10 della Legge 392/1978, il conduttore ha diritto di voto diretto (in luogo del proprietario dell’appartamento) nelle deliberazioni condominiali relative alle spese e alle modalità di gestione dei servizi di riscaldamento e condizionamento. L’inquilino che ritiene che gli orari deliberati siano inadeguati può quindi segnalare il problema all’amministratore, richiedere la partecipazione all’assemblea o proporre una revisione delle fasce orarie. Se invece il riscaldamento non funziona correttamente o le decisioni prese non vengono rispettate dal conduttore dell’impianto, è consigliabile documentare le difformità e richiedere un intervento tecnico di verifica. (di Sabrina Rosci)
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articolo di Sabrina Rosci
Miniere del Fursil pronte ad aprire per l’estate del 2027. In 15 anni sono stati spesi 6,7 milioni di euro per il recupero delle gallerie da dove veniva estratto il ferro, per la realizzazione del centro visite e per l’acquisto del trenino che porterà i visitatori nel cuore della montagna.
Il presidente dell’Associazione turistica Colle Santa Lucia Maurizio Troi ha aperto in anteprima le porte del cantiere ormai in ultimazione e siamo entrati per oltre 300 metri nella galleria.
Dopo quasi 15 anni i lavori di recupero di quella che era chiamata Galleria Breda sono ormai quasi terminati e Comune ed Associazione turistica si preparano ad aprire presto il nuovo sito minerario. Un progetto che mira a creare nel piccolo comune ai piedi del monte Pore un’attrattiva per il rilancio dell’economia locale, del settore turistico e del suo indotto.
Stretto tra le più note e blasonate località turistiche limitrofe, come Cortina, Arabba ed il Comprensorio del Civetta, Colle punta con le miniere del Fursil a ritagliarsi un suo spazio ed una sua particolarità turistica, per cercare di stare la passo con i vicini di casa e dare ai giovani un futuro e l’opportunità di investire e restare a vivere sul territorio.
Il sito minerario offrirà al visitatore un centro visite con una sala dove sarà allestita una mostra permanente sulla storia delle miniere, un trenino che porterà i turisti per 300 metri nel cuore della montagna ed una sala per conferenze ed incontri.
Il cantiere
Dopo alcuni interventi preliminari e di ispezione alle gallerie, i lavori di recupero delle miniere sono partiti nel 2012 quando, grazie ad un finanziamento da 1,4 milioni di euro della Regione, la ditta Pierobon di Sedico aveva iniziato gli scavi nella Galleria Breda. La galleria cioè dove ancora agli anni Cinquanta dello scorso secolo, per un breve periodo, l’omonima ditta lombarda aveva ripreso l’estrazione del ferro prima di abbandonarla per scarsa redditività.
«I primi 150 metri di galleria erano crollati e si è dovuto così scavare il materiale e puntellare con putrelle in ferro per metterla in sicurezza», racconta Maurizio Troi, che negli ultimi cinque anni ha seguito i lavori anche come assessore del Comune di Colle Santa Lucia.
Oltre i 150 metri la galleria invece era ancora integra e si è così arrivati facilmente fino a quasi 600 metri. Con lo stesso finanziamento regionale è stato realizzato l’impianto di illuminazione ed è stato acquistato il piccolo trenino per trasportare i visitatori dentro la montagna.
Ma per portare avanti il progetto complessivo di recupero del sito, che prevedeva anche la realizzazione di un centro visite, il Comune di Colle ha dovuto mettersi alla ricerca di ulteriori finanziamenti. Che sono arrivati, in buona parte, circa 4 milioni di euro, dal Fondo Comuni Confinanti in collaborazione con il Comune di Livinallongo, nel progetto che prevede il collegamento turistico con la strada de la Vëna ed il castello di Andraz. E per il resto, circa 2,7 milioni di euro, dalla Regione.
In estate il Comune ha appaltato gli ultimi quattro interventi di completamento, che sono stati ultimati. Sono stati realizzati l’allacciamento della fognatura della struttura a quella principale, la seconda torretta del centro visite, l’allacciamento alla fibra ottica ed il recupero di ulteriori 80 metri di galleria.
Realtà aumenta per le visite
Il visitatore sarà accolto nella nuova struttura del centro visite, che si trova lungo la strada per la frazione di Ru, a poche centinaia di metri dal centro di Colle Santa Lucia. Qui potrà subito vedere una mostra permanente, allestita in una sala al piano superiore, che racconterà la storia delle miniere dall’anno Mille fino all’accordo tra il Papa e Federico Barbarossa dopo la battaglia di Legnano, con il quale il pontefice concedeva all’Imperatore il controllo delle miniere.
Qui sarà allestito anche un percorso con rocce artificiali e pannelli espositivi che illustreranno il lavoro dei minatori.
«Un percorso pensato anche per chi poi magari non se la sente di entrare nel cuore della montagna», spiega Troi. Il visitatore passerà poi in un locale dove dovrà indossare una mantellina, un casco con la torcia e degli speciali occhiali per l’entrata nella miniera. Potrà depositare gli effetti personali dentro a degli armadietti con la chiusura comandata da un particolare orologio, come avviene nei centri wellness. Il sistema, che sarò collegato al gestionale delle visite, è stato realizzato grazie ad un contributo di 170 mila euro su un bando per la cultura della Regione.
Una volta indossato l’equipaggiamento, si potrà salire sul trenino a batterie. La locomotiva, acquistata da una ditta in fallimento che svolgeva lavori all’interno di miniere, trasporterà 16 passeggeri alla volta su 4 vagoncini da altrettanti posti l’uno. Per fare 300 metri di percorso impiegherà circa 10 minuti, sui binari originali dell’epoca. Durante il percorso non ci sarà alcuna guida. Il visitatore, grazie alle cuffie integrate nel casco, potrà comodamente ascoltare la spiegazione in italiano, tedesco o inglese e la storia della Delibana, ambientata proprio nelle miniere del Fursil. Leggenda che, si dice, abbia ispirato nientemeno che i fratelli Grimm per Biancaneve e i sette nani. Il casco inoltre, sarà dotato anche di particolari occhiali, realizzati dalla Epson, che permetteranno, grazie alla realtà aumenta, di vedere durante il percorso la vita dei minatori.
Una volta arrivati al capolinea, a 300 metri nel cuore della montagna, la visita proseguirà ancora per alcune centinaia di metri a piedi. Si potrà vedere, tra l’altro, dove era stato realizzato il pozzo esplorativo profondo 30 metri, in previsione di aprire un’altra galleria, Progetto poi abbandonato allo scoppio della Seconda guerra mondiale
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articolo di Lorenzo Soratroi
Un video di un automobilista di qualche giorno fa ha documentato la presenza di un giovane orso nel territorio di Enego, Comune dell'Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza. Le immagini mostrano in modo inequivocabile l'animale in corsa mentre sta per attraversare la strada provinciale "76 Valgadena". La Polizia Provinciale di Vicenza, che si è attivata immediatamente, ha effettuato i necessari sopralluoghi e oggi ha confermato in via ufficiale la presenza del plantigrado, spiegando in una nota che attualmente si stanno verificando le immagini delle foto-trappole già esistenti nella zona, ma a breve ne verranno installate di nuove per seguire in modo più puntuale i movimenti dell'animale.
Oltre all'osservazione visiva, è in corso il recupero di tracce biologiche da sottoporre ad analisi del Dna, passaggio fondamentale per identificare con precisione l'esemplare. "Le tempistiche e le abitudini della specie - precisa la Polizia Provinciale - offrono un quadro chiaro sulle attuali necessità dell'animale. Con l'avvicinarsi della stagione fredda, il plantigrado è verosimilmente alla ricerca di un luogo adeguato e tranquillo dove stabilire la propria tana e ritirarsi per il letargo invernale. In questa fase, un orso è in grado di coprire enormi distanze, spostandosi anche per 30 o 40 chilometri in una sola notte".
ANTICA FIERA DI SAN MATTEO - DOMENICA 8 NOVEMBRE 2026 - CENTRO STORICO
Prodotti agricoli della terra feltrina e bellunese vi aspettano nello splendido scenario del centro storico di Feltre, accompagnati di animazione per famiglie e ristorazione diffusa.
Per informazioni https://visitfeltre.info/evento/antica-fiera-di-san-matteo-6/
> ASPETTANDO L'ANTICA FIERA DI SAN MATTEO - CONVEGNI:
- Giovedì 5 novembre, ore 18:00, Museo Diocesano - Vitigni rari italiani. Storie di Patriarchi, Profeti ed Eroi
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Prenotazione consigliata Whatsapp: 377 0864585. Informazioni: 328 0534529 (Enzo)
Ulteriori informazioni https://visitfeltre.info/evento/vitigni-rari-italiani-storie-di-patriarchi-profeti-ed-eroi/
- Sabato 7 novembre, ore 10:00, Sala degli Stemmi - La terra che unisce. Identità, inclusione e futuro in agricoltura
Ingresso libero. Per informazioni https://visitfeltre.info/evento/la-terra-che-unisce-identita-inclusione-e-futuro-in-agricoltura/
FESTIVAL DELL'AMBIENTE - ASPETTANDO SAN MATTEO - FINO AL 31 OTTOBRE 2026 - TEATRO DE LA SENA e MUSEO DIOCESANO
Torna il Festival dell'Ambiente, il percorso di divulgazione scientifica e sensibilizzazione ambientale promosso dal Comune di Feltre in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
> “Il costo biologico della crisi ambientale”: Antonella Viola in dialogo con Nicola Maccagnan. - Venerdì 30 ottobre, ore 20:30, Teatro de la Sena
> “Non solo api. Biodiversità e importanza degli impollinatori” - Sabato 31 ottobre, ore 18:00, Museo Diocesano
Con Enrico Vettorazzo, tecnico del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ed Ernesto Riva, Presidente di Unifarco.
Per maggiori informazioni https://visitfeltre.info/evento/festival-dellambiente-aspettando-san-matteo/
Prenotazioni per serata del 30 ottobre https://www.vivaticket.com/it/venue/teatro-de-la-sena/524727063
HALLOWEEN A FELTRE: LE FOLLIE DI DRACULA - SABATO 31 OTTOBRE 2026 - DALLE 9:00 ALLE 13:00 - POLO BIBLIOTECARIO FELTRINO
Uno spettacolo dal ritmo incalzante, divertente e coinvolgente, adatto per un pomeriggio emozionante, ma non eccessivamente spaventoso, seguito da un laboratorio creativo.
L’evento si svolgerà in due turni, suddivisi per età, capienza massima di 32 partecipanti per ciascun turno.
Prenotazione obbligatoria sul sito di Febo Teatro https://www.feboteatro.it/biglietti/
Per informazioni contattare il Polo Bibliotecario Feltrino al numero 0439 885244
GIALLO AL MUSEO VI: DELITTO A TEATRO - SABATO 31 OTTOBRE 2026 - ORE 17:00 - GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA", CHIESA DI SAN ROCCO, MONTE DI PIETÀ
Un nuovo caso attende l'ispettore Angelo Battiferro... Al termine dell'indagine, merenda per tutti! Età consigliata: dai 6 agli 11 anni. Quota di partecipazione: 8 euro (merenda inclusa). Prenotazione obbligatoria 327 2562682 - info.feltre@aqualab.it
XXIII GIORNATA NAZIONALE DEL TREKKING URBANO - SABATO 31 OTTOBRE 2026 - ORE 8:45
Sulle orme di San Francesco a Feltre è un itinerario guidato gratuito di circa tre ore che conduce alla scoperta delle testimonianze francescane ancora visibili dentro e fuori le mura cittadine. Ritrovo: sagrato del Duomo. 40 posti disponibili.
Prenotazione obbligatoria alla Guida turistica abilitata - Whatsapp al numero 338 4480642 - isapilo67@gmail.com
Per informazioni https://visitfeltre.info/evento/giornata-nazionale-del-trekking-urbano/ - https://trekkingurbano.info/
TREKKING URBANO: SULLE TRACCE DELL'ARCHITETTO GIUSEPPE SEGUSINI - SABATO 7 NOVEMBRE - ORE 14:30
Per informazioni visita il nostro sito.
Ulteriori informazioni e prenotazioni 348 2791289 - info@ccsb.it
Biglietto d'ingresso alla Galleria Rizzarda (sede della mostra): euro 5. Trekking urbano e visita guidata alla mostra gratuiti.
L'ARCHITETTURA SVELATA - GIUSEPPE SEGUSINI: DISEGNI, PROGETTI E VISIONI DELL'800 - GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA" - FINO AL 31 GENNAIO 2027
Un viaggio nella mente e nella matita di Giuseppe Segusini (Feltre, 1801 - Belluno, 1876), tra architetture realizzate e visioni rimaste sulla carta.
Orari di apertura: Dal mercoledì alla domenica e festivi 10 > 13 / 15 > 18 - 0439 885234 - 327 256 2682 - info.feltre@aqualab.it
Per informazioni https://visitfeltre.info/evento/mostra-larchitettura-svelata-giuseppe-segusini-disegni-progetti-e-visioni-dell800/
COCCOLE DA LEGGERE - SABATO 7, 21 E 28 NOVEMBRE 2026 - DALLE 10:30 ALLE 11:15 - POLO BIBLIOTECARIO FELTRINO
Con Federica De Col esploreremo la lettura condivisa come momento privilegiato per la costruzione della relazione genitore - figlio/a.
Posti limitati. Iscrizione obbligatoria 0439 885244 - biblioteca@comune.feltre.bl.it
GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA", TEATRO DE LA SENA - ORARI DAL 1° OTTOBRE 2026
> Galleria d'arte moderna "Carlo Rizzarda" - Da mercoledì a domenica e festivi 10:00 - 13:00 | 15:00 - 18:00
> Teatro de la Sena - Da venerdì a domenica e festivi 10:00 - 13:00 | 15:00 - 18:00
Ingresso con biglietto singolo o con Totem Card Musei o plus.
Per informazioni su visite guidate e ingressi: - 0439 885234 o 327 2562682 - info.feltre@aqualab.it
Per maggiori informazioni https://www.visitfeltre.info/luoghi/galleria-darte-moderna-carlo-rizzarda/ - https://www.visitfeltre.info/luoghi/teatro-de-la-sena/
AREA ARCHEOLOGICA - ORARI FINO AL 31 OTTOBRE 2026
Sabato e domenica 10:00 – 13:00 e 15:00 – 18:00
I volontari dell'Associazione Il Fondaco per Feltre accompagnano gratuitamente alla scoperta dei resti dell'antico insediamento romano, raccontandone la storia, le curiosità e le trasformazioni nel corso dei secoli. Ingresso gratuito. Gruppi di massimo 30 persone. Per gruppi e comitive è possibile organizzare visite anche al di fuori degli orari di apertura su prenotazione:segreteria@fondacofeltre.it - + 39 329 6116142
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Vi ringraziamo della collaborazione e dell'attenzione. Cordialmente, Elena Strada
COMUNICATO STAMPA
PFAS Ovvero la nascita dell’antropocene_30 ottobre_Hangar11
Venerdì 30 ottobre, presso lo spazio Hangar11 all'interno del festival Vertigini 2026, sarà rappresentato PFAS Ovvero la nascita dell'antropocene, esito del laboratorio di cittadinanza Atlante delle Rive Capitolo II, condotto da Rajeev Badhan.
C’è un’era geologica che gli scienziati non riescono ancora a certificare, e c’è un territorio che quell’era la vive già sulla propria pelle, nel proprio sangue. Il percorso laboratoriale arriva a raccontare il Veneto dei PFAS: sostanze chimiche “eterne” che sono arrivate nelle falde acquifere di centinaia di migliaia di persone, dalla provincia di Vicenza fino al mare della laguna di Venezia.
Ma la domanda che lo spettacolo pone è come la carenza idrica sia collegata a questa tragedia ambientale che non riguarda solo il passato di una valle o solo una singola fabbrica, riguarda il presente di chi guarda.
Il teatro si fa strumento di indagine, non una forma di illustrazione, uno strumento per rendere pensabile e discutibile un dato tecnico che altrimenti resterebbe chiuso nei referti.
Dal laboratorio di cittadinanza Atlante delle Rive Capitolo II condotto da Rajeev Badhan - Ideazione e regia Rajeev Badhan, con: Marta Beldì, Beppe Benedet, Valeria Bernardi, Susanna Berti, Cristina Bordin, Patrizia Boschiero, Loredana Cecconi, Noemi Dal Col, Antonio Ferraro, Loretta Gallon, Rosalia Panziera, Giorgia Sonego, Sonia Vazza
L’evento è realizzato da SlowMachine in collaborazione con Irecoop Veneto all’interno del progetto “Marte - Uomo e nuove tecnologie per l’audiovisivo
e lo spettacolo dal vivo”
ORE 18:30 APERITIVO GRATUITO
ORE 19:30 INIZIO SPETTACOLO
Hangar11_Via Tiziano Vecellio 82n Belluno INGRESSO LIBERO
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SlowMachine - info@slowmachine.org - +39 3517669860 - www.slowmachine.org
«Otto anni fa, la fine di ottobre ha segnato per le nostre montagne, dal Cadore all'Agordino fino all'Altopiano di Asiago, una devastazione senza precedenti. La tempesta Vaia, causando purtroppo anche alcune vittime, ha travolto e distrutto migliaia di ettari di boschi, radendo al suolo un'infinità di alberi secolari, minacciando gravemente i centri abitati e cambiando la fisionomia dei paesaggi. Oggi il ricordo va a chi ha perso la vita, ai cittadini delle valli coinvolte, che hanno dimostrato ancora una volta la capacità di resistere e la resilienza proprie dei veneti, oltre che a tutti i volontari e agli operatori intervenuti durante la calamità: uomini e donne che rappresentano la grande solidarietà che anima la nostra terra». Sono le parole del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, nell'ottavo anniversario di Vaia, la tempesta che ha sconvolto le aree dolomitiche e montane della nostra regione.
«Le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità Unesco, furono deturpate e segnate da paesaggi apocalittici, conseguenza di un evento atmosferico devastante, con raffiche di vento che raggiunsero i 210 chilometri orari», prosegue Stefani, «Ancora una volta i veneti si sono rimboccati le maniche, reagendo all'emergenza con la consapevolezza che gli interventi avrebbero richiesto un impegno lungo e complesso, a fronte di ferite profonde, ancora oggi visibili sul territorio. Dopo pochi anni, quelle stesse montagne hanno ospitato le Olimpiadi invernali, segno di una ripresa perseguita con tenacia».
«I Serrai di Sottoguda, simbolo della distruzione provocata da Vaia, sono stati recuperati e riaperti al pubblico, registrando in questi mesi un successo di visite senza precedenti e diventando un simbolo di rinascita», conclude il presidente, «Ma questi sono soprattutto i giorni del ricordo e della riflessione. Esprimo la mia vicinanza e quella di tutto il Veneto ai familiari delle vittime, accompagnata da un messaggio di gratitudine a tutti coloro che, a qualunque titolo, sono stati impegnati nei soccorsi e nella ricostruzione».
termini di candidatura al percorso IFTS “Tecniche per l’Amministrazione Economico-Finanziaria”
Si tratta di un percorso di formazione gratuito di 810 ore, rivolto principalmente a persone disoccupate in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado, finalizzato a sviluppare competenze nell’ambito della contabilità e dell’amministrazione del personale attraverso lezioni in aula ed esperienza di tirocinio in azienda.
È prevista la possibilità di accesso anche per chi possiede un titolo di studio inferiore, previo superamento del processo di validazione delle competenze.
La diffusione del comunicato è preziosa per far conoscere questa opportunità formativa e professionale a un pubblico più ampio, al fine di informare il territorio della proroga e raggiungere potenziali candidati interessati all’iniziativa.
In allegato: bando completo, locandina e, di seguito, il comunicato
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IFTS amministrativo-finanziario, selezioni riaperte: c’è tempo fino al 18 novembre per candidarsi al percorso gratuito
Il corso partirà il 26 novembre a Belluno. Venerdì 6 novembre il webinar di presentazione
Feltre (BL), 27 ottobre 2026 – Una seconda chiamata per chi vuole costruirsi una professione solida e richiesta dalle imprese. Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale riapre le selezioni per il percorso IFTS “Tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria”: ci si può candidare fino al 18 novembre 2026.
Le prime selezioni non hanno consentito di raggiungere il numero minimo di allievi idonei. La Regione del Veneto ha però concesso una proroga dei termini di avvio al 30 novembre, e ENAC Veneto IS ha scelto di riaprire le iscrizioni per dare un’ulteriore possibilità a chi non è riuscito a candidarsi in tempo. Le selezioni si terranno il 20 novembre e le lezioni inizieranno il 26 novembre con sede a Belluno.
Il percorso è completamente gratuito, perché finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021-2027 nell’ambito della DGR n. 713 del 7 luglio 2026 “Specialisti per il domani – Percorsi di Specializzazione Tecnica Superiore (IFTS) 2026-2027”. È rivolto a 15 persone e porta al Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore di IV livello EQF.
Forma una figura capace di muoversi nei processi amministrativi, contabili, organizzativi e di gestione del personale delle imprese. Alle competenze di base (contabilità generale e analitica, controllo di gestione, buste paga, adempimenti fiscali e previdenziali) si affiancano quelle che le aziende cercano oggi: digitalizzazione dei processi, sostenibilità e criteri ESG, analisi dei dati e uso consapevole dell’intelligenza artificiale generativa.
Il percorso in sintesi
«Dopo due edizioni, il tirocinio si è rivelato per molti allievi la porta d’ingresso nel mondo del lavoro: in diversi casi il rapporto con l’azienda è proseguito con un’assunzione. Questo percorso è un’occasione concreta sia per chi si affaccia per la prima volta al mercato del lavoro, sia per chi vuole rientrarvi con competenze pratiche e aggiornate», dichiara Irene Comiotto, coordinatrice del percorso presso ENAC Veneto.
Webinar di presentazione
Per chi vuole saperne di più, il percorso sarà presentato venerdì 6 novembre 2026 alle ore 10.30 in un webinar su Microsoft Teams. Saranno illustrati contenuti, requisiti di accesso, tirocinio e modalità di candidatura, con spazio per domande e dubbi. Per partecipare: WEBINAR DI PRESENTAZIONE PERCORSO IFTS AMMINISTRATIVO 06/11/2026 ORE 10.30 - ENAC VENETO – Compila modulo
Come candidarsi
Le candidature si presentano compilando il modulo di ammissione DGR.N.713 del 07/07/2026 Tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria – ed. Feltre – Compila modulo e inviandolo, con gli allegati richiesti, a feltre@enacveneto.it entro il 18 novembre 2026. La selezione consiste in un colloquio conoscitivo e motivazionale, in programma il 20 novembre. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sono pubblicati su www.enacveneto.it.
Informazioni
ENAC Veneto IS – Sede operativa di Feltre, viale Monte Grappa 1, 32032 Feltre (BL) - feltre@enacveneto.it – tel. 0439 840947 (anche WhatsApp) – www.enacveneto.it
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Irene Comiotto - Coordinatrice di percorsi formativi - ENAC Veneto IS – sede di Feltre
Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale - Sede operativa di Feltre (BL) - c/o Istituto Canossiano - Viale Monte Grappa, 1 - 32032 Feltre (BL) - tel. 0439 840947 - web www.enacveneto.it/feltre - email feltre@enacveneto.it
Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale - Via S. Giuseppe, 11 | 37123 Verona | C.F. / P. IVA 04489420234 | Tel. 045 8001690 | Fax 0445 530519
Che cosa intendiamo quando diciamo che qualcosa è vero?
Con questa domanda il celebre filosofo e psicanalista venerdì 30 ottobre alle 20.45 all’Alexander Girardi Hall apre la stagione di CortinAteatro a Cortina d’Ampezzo, accompagnando il pubblico in una lezione che ripercorre la storia della parola “verità” nella cultura occidentale, dai filosofi greci fino al presente, per chiedersi infine che cosa ne resti nell’età della tecnica, tra sovraccarico informativo e intelligenza artificiale.
Il COMUNICATO STAMPA:
"CORTINATEATRO, ALLA RICERCA DELLA VERITÀ CON UMBERTO GALIMBERTI"
Che cosa intendiamo quando diciamo che qualcosa è vero?
Con questa domanda il celebre filosofo e psicanalista venerdì 30 ottobre alle 20.45 all’Alexander Girardi Hall apre la stagione di CortinAteatro a Cortina d’Ampezzo, accompagnando il pubblico in una lezione che ripercorre la storia della parola “verità” nella cultura occidentale, dai filosofi greci fino al presente, per chiedersi infine che cosa ne resti nell’età della tecnica, tra sovraccarico informativo e intelligenza artificiale.
La stagione culturale promossa e sostenuta dal Comune di Cortina d’Ampezzo e ideata e coordinata dall’associazione Musincantus, divenuta il punto di riferimento per i concerti e gli spettacoli teatrali di alto livello sulle Dolomiti, è pronta a partire con il cartellone 2026/2027: si inizia venerdì 30 ottobre all’Alexander Girardi Hall (ore 20.45) con "Le disavventure della verità", conferenza-spettacolo del filosofo e psicanalista Umberto Galimberti, tratta dall'omonimo libro pubblicato da Feltrinelli. Una riflessione su cosa sia oggi la verità: perché il nemico del vero non sono solo le fake news, ma anche il cambiamento di senso della parola che la società tecnologica ha generato. Oggi si ritiene “vero” ciò che funziona, ciò che è efficace, ma è davvero questo la verità?
Il percorso prende avvio dai Greci, che pensarono la verità come alétheia, svelamento, e la legarono a una forma di visibilità che Platone chiamò idea, accessibile allo sguardo della mente più che a quello dei sensi. Da quella scelta, osserva Galimberti, discende anche la lunga separazione tra anima e corpo che ha segnato il pensiero occidentale. Accanto alla tradizione greca si colloca quella ebraica, in cui la verità, ’emet, coincide con l’affidabilità di una parola data, e più avanti la scienza moderna, che riconosce come vero ciò che può essere verificato.
Nell’età della tecnica il significato cambia ancora una volta, e “vero” diventa ciò che funziona e produce risultati. Galimberti si sofferma sulle conseguenze di questo passaggio, in un mondo in cui gli effetti delle nostre azioni sfuggono sempre più alla capacità di prevederli e in cui la tecnica, da strumento nelle mani dell’uomo, si è fatta l’ambiente stesso in cui l’uomo vive. Ne scaturisce una riflessione che riguarda da vicino il nostro tempo, dalla circolazione delle informazioni al rapporto con l’intelligenza artificiale.
Umberto Galimberti è tra i più importanti filosofi e psicoanalisti junghiani, allievo di Emanuele Severino e Karl Jaspers e professore ordinario all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È noto al grande pubblico per la sua collaborazione con Repubblica, per gli interventi radiofonici e in quanto autore di decine di libri (tra cui un monumentale “Dizionario di Psicologia” per Utet e poi Garzanti), molti dei quali sono oggi testi di riferimento, soprattutto perché analizzano l’uomo contemporaneo nella società della tecnica, una sorta di nuova religione occidentale che ha sovvertito qualsiasi ordine e riferimento, scaraventando l’uomo in uno dimensione di razionalità pura, antitetica alle passioni e soprattutto al sacro, nell’accezione particolare di questo termine che Galimberti ha provato a definire negli ultimi libri.
La questione della verità lo accompagna fin dagli esordi professionali: tra le sue prime prove di traduttore compaiono proprio Sulla verità di Jaspers, pubblicato in Italia nel 1970, e Sull’essenza della verità di Heidegger, uscito tre anni più tardi.
L’appuntamento successivo. Si prosegue martedì 24 novembre (sempre all’Alexander Girardi Hall, ore 20.45) con l’attrice Violante Placido e “Marylin”, un monologo performativo che esplora la vita, l'identità e la fragilità di Marilyn Monroe, in occasione del centenario della nascita della diva, coprodotto da Teatro Fanin, Compagnia della Corona e Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti con la regia di Salvatore Sito.
I biglietti sono in vendita all’Infopoint di Cortina d’Ampezzo, alla Cooperativa di Cortina e online su Vivaticket.com.
CortinAteatro è sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Veneto, da RetEventi Provincia di Belluno, e realizzata anche grazie al contributo del main partner Prosecco DOC, di CortinaBanca e de La Cooperativa di Cortina. Media partner Teatro.it, Corriere delle Alpi, Radio Cortina.
Info e programma: cortinateatro.it e canali social
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Ilaria Tonetto, +39 348 8243386 | ilaria@koinecomunicazione.it
Alessandra Gobbo, +39 348 5457814 | eventi@koinecomunicazione.it
Un milione di dollari a chi fornirà informazioni su una frode elettorale. E' l'ultima iniziativa di Donald Trump in vista delle elezioni di midterm, in programma il 3 novembre negli Stati Uniti. "Chiunque segnali una frode elettorale, relativa alle elezioni passate o alle imminenti elezioni di metà mandato del 2026, riceverà un milione di dollari in seguito all'arresto e alla condanna dei responsabili di tale frode", scrive il presidente sul social Truth.
La ricompensa si aggiunge all'iniziativa annunciata già da settimane: in caso di vittoria del partito repubblicano alle imminenti elezioni di metà mandato, Trump ha promesso un assegno da 5000 dollari per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti.
In attesa di tenere l'ennesimo comizio, intanto, Trump risponde alle domande sulle elezioni che in Brasile hanno confermato Luiz Inacio Lula da Silva presidente. Lo sfidante Flavio Bolsonaro non ha riconosciuto la sconfitta, contestando la decisione con cui la Corte Suprema ha prorogato per 2 ore l'apertura dei seggi nella giornata di ieri. Anche Trump mette in dubbio le elezioni presidenziali, sostenendo che il voto abbia dato l'impressione di essere stato manipolato. "Quello che ho visto mi è sembrato terribile. Francamente, sembra un'altra elezione truccata", dice il presidente degli Stati Uniti. "Non ho preso posizione" a favore di nessuno dei due candidati, "ma è stata davvero una brutta impressione", aggiunge. "Non sono io a governare il Brasile. Governo gli Stati Uniti - prosegue - Lula mi piace, vado molto d'accordo con lui, ma la proroga concessa è stata davvero strana".
1) Ucraina, in vigore la tregua a Oleshky. Missili russi su un ponte a Kiev.
A partire dalle 4 (di Mosca). La sospensione dei combattimenti, accettata da entrambe le parti in causa, dovrebbe consentire lo svolgimento di un'operazione umanitaria nella località
Tregua a Oleshky in vigore
"Nell'ambito dei preparativi per un'operazione umanitaria nella zona di Oleshky, nella regione di Kherson, le forze armate della Federazione Russa hanno interrotto il fuoco nel settore di Kherson a partire dalle 4:00, ora di Mosca". Lo ha reso noto il ministero della Difesa russo su Telegram. La sospensione dei combattimenti, accettata da entrambe le parti in causa, dovrebbe consentire lo svolgimento di un'operazione umanitaria nella località dove gli abitanti, rimasti intrappolati, sono privi di cibo e medicinali da diverse settimane. Analogo comunicato da parte delle forse ucraine: "“Oleshky: cessate il fuoco e assistenza ai civili. Vi ricordiamo che a partire dalle 3:00 del mattino del 27 ottobre, ora di Kiev, l'Ucraina sta attuando un cessate il fuoco in un'area designata per condurre un'operazione umanitaria nella città temporaneamente occupata di Oleshky, nella regione di Kherson”, scrive lo stato maggiore ucraino secondo quanto riportato da Ukrinform.
Missili russi su ponte a Kiev
Nel frattempo un attacco russo ha danneggiato un importante ponte sul fiume Dnipro a Kiev, Pivdennyi. Lo ha reso noto il sindaco della città, in seguito a notizie riguardanti il lancio di diversi missili balistici verso la capitale ucraina. "Un attacco ha colpito il Ponte Meridionale. Anche le infrastrutture della metropolitana presenti sul ponte hanno subito danni", ha scritto su Telegram il sindaco Vitaly Klitschko; i funzionari cittadini hanno aggiunto che il transito dei treni sul ponte è stato sospeso.
E, "a seguito di attacchi nel distretto di Novobavarskyi, si registrano già due morti e quattro feriti. Sono stati danneggiati condomini, abitazioni private e veicoli". Lo scrive sul suo canale Telegram il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, come riporta l'agenzia Ukrinform.
articolo di Paolo Bellino
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2) Ucraina, Zelensky: "Missili russi ancora contro Kiev, Usa bloccano fornitura di Patriot".
Il presidente ucraino: "Colpita la zona di un'università, un parco, palazzi: non c'era nessun obiettivo militare"
I missili della Russia colpiscono Kiev, mentre l'Ucraina continua ad aspettare la fornitura di Patriot dagli Stati Uniti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l'ennesimo raid di Mosca nella serata del 26 ottobre. "I missili balistici russi hanno colpito a Kiev nell'area di una delle università, di fatto il campus, un parco, la zona vicino alla stazione della metropolitana e edifici residenziali. Purtroppo, ci sono vittime. Ci sono feriti. Ci sono molti danni e ci sono informazioni secondo cui le persone potrebbero essere sotto le macerie. Tutti i servizi sono sul posto e stanno svolgendo il loro lavoro: stanno salvando le persone. L'impatto dei missili è avvenuto in luoghi molto affollati e nelle vicinanze non c'è alcun obiettivo militare. Si tratta di un colpo diretto alla città, alle infrastrutture. Continua anche l'attacco con droni Shahed sia contro Kiev che contro le nostre altre città", scrive il presidente ucraino su Telegram.
"Ed è proprio in queste condizioni, quando la minaccia è costante e quando i colpi arrivano in qualsiasi momento direttamente contro città e villaggi, i ritardi nella fornitura di sistemi di difesa aerea all'Ucraina favoriscono il terrore. È importante che gli accordi politici vengano realizzati rapidamente a livello di comando. È importante che i partner comprendano che l'Ucraina ha bisogno di strumenti adeguati per distruggere i sistemi di lancio di missili", afferma Zelensky. "Questo sarebbe il modo più efficace per salvare vite umane. È importante che il mondo veda che la Russia non dimostra nulla, se non il desiderio di uccidere e di continuare la guerra. L'Ucraina non deve restare sola con questo, ed è esclusivamente colpa della Russia che la guerra continua ancora e che le persone continuano a morire. Tutti i partner dovrebbero stare con l'Ucraina, per difendere la vita", dice ancora.
L'Ucraina, ha detto Zelensky nel corso della giornata, attende da quasi un mese la firma del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth per la fornitura di missili per i sistemi di difesa aerea Patriot e Nasams. "Il ministro della Difesa dell'Ucraina, il Comandante in Capo delle Forze Armate ucraine e il Ministro degli Affari Esteri hanno riferito sulla situazione relativa alla fornitura di intercettori per la difesa aerea all'Ucraina, principalmente Patriot. Stiamo lavorando su diversi fronti: con gli Stati Uniti, l'Europa e altri partner che dispongono di scorte di missili Pac-2 e Pac-3. In particolare, da quasi un mese attendiamo la firma del signor Hegseth in merito ai missili Patriot e Nasam. Ho dato istruzioni di discuterne nuovamente con la controparte americana. Il dialogo è in corso anche con altri Paesi", ha spiegato.
articolo di Roberto Grossi
Controlli a tappeto del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Belluno su tutto il territorio provinciale: sospesa un’attività di somministrazione bevande a Setteville; sanzionate 13 aziende per inadempienze in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro ed fatte ammende per oltre 150 mila euro. I Carabinieri del Nil, con il supporto dell’Arma Territoriale del Comando provinciale e dei Comandi stazione locali, hanno effettuato numerosi controlli su tutto il territorio provinciale, finalizzati a verificare la regolare occupazione dei lavoratori e il rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’attività ispettiva, condotta a conclusione di una serie di mirati accertamenti, ha interessato capillarmente i settori dell’edilizia, della ristorazione, delle strutture ricettive, dell’artigianato manifatturiero e del commercio. Tra gli interventi più rilevanti, si segnala la sospensione dell’attività imprenditoriale di un esercizio di somministrazione bevande situato nel comune di Setteville, che impiegava personale senza la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. Nello specifico, l'accesso ispettivo ha permesso di appurare la presenza di un barista, intento a servire la clientela, occupato "in nero".
I controlli svolti anche nei comuni di Belluno, Limana, Selva di Cadore, Alleghe, Cortina d’Ampezzo, Borgo Valbelluna, Seren del Grappa, Lozzo di Cadore, Auronzo di Cadore e Vodo di Cadore, volti a garantire il rispetto della normativa a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, hanno permesso di riscontrare la presenza di numerose violazioni e di individuare complessivamente 13 datori di lavoro e amministratori inadempienti, deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica. Tra le aziende coinvolte figurano 5 attività di ristorazione e bar, 3 ditte edili, 2 panifici/pasticcerie, 2 strutture ricettive/alberghiere, un'azienda metalmeccanica artigiana e un'azienda agricola. Tra le sanzioni e le omissioni contestate spiccano l’omessa formazione obbligatoria in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro per i dipendenti, la mancata nomina del medico competente e l'omessa effettuazione della sorveglianza sanitaria.
A queste si aggiungono l'omessa nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp), la mancata fornitura dei necessari dispositivi di protezione individuale (Dpi) e il mancato rispetto delle misure antincendio per l'assenza dei mezzi di estinzione. Nei cantieri edili sono state riscontrate l'omessa redazione del Piano Operativo di Sicurezza (Pos) e la mancata verifica dello stesso, oltre all'omessa fornitura di corrette informazioni agli ispettori durante le verifiche. Infine, è stata accertata l'installazione non autorizzata di impianti di videosorveglianza per il controllo a distanza dei lavoratori in ambito industriale e agricolo. Nel complesso, i controlli effettuati hanno permesso di riscontrare gravi e diffuse irregolarità, a seguito delle quali sono state irrogate sanzioni pari a 155.000 euro.
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articolo di Gigi Sosso
sotto la traduzione in Italiano
A Journey Through Contemporary Art - CONTEMPORARY VENICE - 19th edition - October 16 > 30, 2026 - Palazzo Albrizzi-Capello, Venice
We are excited to share the extraordinary success of CONTEMPORARY VENICE - 19th Edition, opened on October 16 at the majestic Palazzo Albrizzi-Capello.
Over 80 international artists transformed two floors of this historic 16th-century Palazzo into a dynamic hub of global contemporary art. Bringing together painting, photography, sculpture and video art the exhibition explores the continuous dialogue between body, identity, and space across its two curated sections, MIXING IDENTITIES and FUTURE LANDSCAPES.
From intimate reflections on human connection to monumental reinterpretations of urban and conceptual spaces, the exhibition highlights the power of contemporary art to create meaningful encounters within an iconic Venetian setting.
Click here to read the official exhibition report.
Exhibiting in Venice means becoming part of a creative dialogue, placing your research inside historic walls while connecting with an international public of curators, collectors, and art lovers. Every opening night at Palazzo Albrizzi-Capello celebrates not only the artwork itself, but the shared journey of our global artistic community.
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Venice Art Fair - December 04 - 18, 2026 - Deadline: October 31, 2026 More Details
Rome Art Fair - December 10 - 20, 2026 - Deadline: November 06, 2026 More Details
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Un viaggio attraverso l'arte contemporanea - CONTEMPORARY VENICE - XIX edizione 16 > 30 ottobre 2026 - Palazzo Albrizzi-Capello, Venezia
Siamo entusiasti di condividere lo straordinario successo di CONTEMPORARY VENICE - XIX edizione, inaugurata il 16 ottobre presso il maestoso Palazzo Albrizzi-Capello.
Oltre 80 artisti internazionali hanno trasformato due piani di questo storico palazzo del XVI secolo in un centro dinamico dell'arte contemporanea globale. Attraverso pittura, fotografia, scultura e videoarte, la mostra esplora il dialogo costante tra corpo, identità e spazio, articolandosi in due sezioni curate: MIXING IDENTITIES e FUTURE LANDSCAPES.
Dalle riflessioni intime sulle connessioni umane alle reinterpretazioni monumentali di spazi urbani e concettuali, l'esposizione mette in luce la capacità dell'arte contemporanea di generare incontri significativi all'interno di un contesto veneziano iconico.
Clicca qui per leggere il report ufficiale della mostra.
Esporre a Venezia significa entrare a far parte di un dialogo creativo, inserendo la propria ricerca artistica tra mura storiche e stabilendo contatti con un pubblico internazionale composto da curatori, collezionisti e appassionati d'arte. Ogni serata inaugurale a Palazzo Albrizzi-Capello celebra non solo le opere esposte, ma anche il percorso condiviso della nostra comunità artistica globale.
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Donald Trump prevede una svolta in tempi brevi per i negoziati tra Ucraina e Russia per porre fine alla guerra. Mosca, intanto, 'chiama' l'Europa al tavolo. Il presidente degli Stati Uniti, come abitudine, ipotizza novità rapide nel dialogo mediato da Washington. "Avremo colloqui trilaterali con l'Ucraina e la Russia molto presto. Penso che entrambi vogliano raggiungere un accordo", dice Trump riproponendo un copione ampiamente visto. Dopo la missione dell'inviato speciale Steve Witkoff a Kiev e Mosca, la Casa Bianca promuove colloqui che potrebbero aver luogo a Abu Dhabi nelle prossime settimane.
L'ottimismo di Trump
"Penso che stia per succedere qualcosa", prosegue Trump, che continua a dedicare attenzione ai rapporti economici con Vladimir Putin. La Russia fornirà diesel agli Stati Uniti, che hanno congelato le sanzioni contro Mosca. In rampa di lancio potrebbero esserci nuove intese sul gas dell'Alaska e sul colosso energetico russo Lukoil: "Sono accordi che prima o poi si faranno. Ma non permetteremo che una questione del genere tenga in ostaggio l'industria petrolifera", dice Trump.
A Kiev, Volodymyr Zelensky attende novità. "Siamo pronti per colloqui trilaterali tra gruppi tecnici, che devono portare a un risultato concreto", ma "non vorrei che ci presentassimo a un incontro tra i tre leader dopo aver revocato tutte le sanzioni contro la Federazione Russa", se così fosse "avremmo poche carte in mano", scrive il presidente ucraino su X. "Le sanzioni sono state imposte per l'aggressione, non per avere l'opportunità di parlare", aggiunge, sottolineando che "non voglio che ci troviamo a un incontro con Putin senza strumenti: senza sanzioni, senza fondi, senza beni congelati". Spiegando che quello di novembre sarà un trilaterale tecnico, Zelensky evidenzia che ''senza i leader, non può finire del tutto" la guerra e quindi nel frattempo è necessario innanzitutto "un cessate il fuoco energetico".
Il Cremlino frena
Dal Cremlino, arrivano i segnali inviati dal consigliere Yuri Ushakov. "La prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra grande festività. Poi saremo pronti a riprendere i negoziati", dice, raffreddando indirettamente l'entusiasmo di Trump: niente svolte all'orizzonte. "L'incontro Russia-Usa-Ucraina previsto nel prossimo futuro avrà carattere preliminare. Non dovrebbero esserci grandi aspettative", frena Ushakov, aprendo in realtà un altro capitolo. L'Europa, dice, dovrà avere un ruolo nei prossimi negoziati per mettere fine alla guerra in Ucraina, dal momento che finora gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace. "Dopo Anchorage sembrava che l'amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato", dice il consigliere di Putin, riferendosi al vertice tra Trump e il presidente russo tenutosi nell'agosto 2025 in Alaska.
Mosca chiama Europa
"Non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l'Europa, che sostiene pienamente l'Ucraina", aggiunge Ushakov, secondo cui "forse la posizione dell'Europa in questo contesto è di fondamentale importanza". Come seconda voce interviene anche Dmitry Peskov, portavoce di Putin, che accoglierebbe con favore la nomina di un negoziatore dell'Unione Europea per contribuire a una soluzione della guerra in Ucraina, a condizione che si impegni realmente per la pace. Secondo indiscrezioni, l'incarico potrebbe essere affidato al presidente finlandese Alexander Stubb: "Se ci sarà un negoziatore, sarà una buona cosa. Se poi sarà un negoziatore sinceramente impegnato a favorire una soluzione pacifica, sarà ancora meglio", aggiunge.
Putin, per un giorno, rimane ai margini del dibattito sulla guerra. Il presidente si limita a criticare chi, in Europa, ipotizza una regia russa dietro le proteste di piazza nell'ultimo periodo. "Questo evidenzia la debolezza e l'incapacità di alcuni leader nei Paesi europei di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo. La ragione delle proteste risiede negli stessi errori dell'Europa. L'Ue non ha instillato i suoi valori nei migranti, ma li ha distrutti in patria. I paesi europei non riescono ad affrontare la crisi migratoria".
Luiz Inacio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile. Nel ballottaggio delle elezioni ha battuto Flavio Bolsonaro ottenendo il 51,78% dei voti e conquistando così il quarto mandato alla guida del paese. Bolsonaro, il più votato al primo turno delle consultazioni, nella sfida decisiva non è andato oltre il 48,22%. Lula, nel primo discorso a San Paolo dopo la vittoria, ha lodato "la generosità del popolo brasiliano" e ha evidenziato il ruolo decisivo dei giovani, che "sono scesi in strada per difendere la democrazia brasiliana in un'elezione che ha segnato la sconfitta della negatività e delle bugie".
Nel discorso, spazio anche per un messaggio indirizzato agli Stati Uniti di Donald Trump: "Questo paese non accetterà di essere il cortile di qualcuno". "Queste elezioni mi hanno insegnato molte lezioni. Posso garantirvi che cambieremo il modo in cui governiamo questo Paese. Voglio dirvi che coinvolgeremo maggiormente i cittadini nelle nostre decisioni. La comunicazione digitale avrà un ruolo di primo piano nel mio governo", ha detto, preparandosi al confronto con il Congresso, nel quale siedono molti politici che hanno sostenuto Bolsonaro: "Questo Paese ha una Costituzione. Nessuno è obbligato ad apprezzare il presidente, che però è stato eletto per governare per tutti ed è stato eletto per governare nel rispetto della Costituzione. C'è già chi dice che Lula avrà molte difficoltà a governare perché il Congresso è conservatore. Non sono stato io a scegliere il Congresso, l'ha scelto il popolo ed è" con il popolo "che voterò, lavorerò e approverò le decisioni".
Bolsonaro contesta il risultato
Da Brasilia, Bolsonaro ha contestato il risultato criticando la decisione con cui la Corte Suprema ha prorogato di 2 ore l'apertura dei seggi in diverse aree del paese: "Quello che è successo è impossibile, inaccettabile e inspiegabile". "Le regole del gioco sono state cambiate mentre la partita era ancora in corso", ha detto Bolsonaro, puntando il dito contro "gli amici di Lula che siedono alla Corte Suprema". Bolsonaro ha tenuto un breve discorso, circa 5 minuti, senza rispondere a domande dei media. Il candidato sconfitto si è presentato davanti alla stampa quando a San Paolo era già terminato il discorso di Lula. "Io non abbandonerò il Brasile - ha detto Bolsonaro rivolgendosi ai sostenitori - e spero non lo facciate nemmeno voi".
Il voto per il ballottaggio si è svolto in una giornata caotica. Il giudice della Corte Suprema brasiliana Cristiano Zanin ha accolto una richiesta avanzata dallo staff di Lula, che ha chiesto una chiusura ritardata dei seggi facendo riferimento a 'incidenti' che hanno coinvolto mezzi destinati al trasporto degli elettori verso i seggi in diversi stati. Anche l'entourage di Bolsonaro aveva richiesto una proroga in alcune aree del paese, motivando l'apertura prolungata dei seggi con le difficoltà provocate dalle forti piogge. La proroga è stata concessa attorno alle 17 di domenica 25 ottobre, ora locale di Brasilia, mentre in molti seggi erano già state concluse le operazioni.
La rimonta
Lula, che il 27 ottobre compie 81 anni, si è imposto con una rimonta sorprendente rispetto ai risultati del primo turno, nel quale aveva ottenuto il 45,16% rispetto al 47,03% del rivale che aveva conquistato 2,2 milioni in più. Mai, dal ritorno della democrazia nel paese dalla fine degli anni '80, il candidato superato al primo turno era riuscito poi a imporsi al ballottaggio.
Al ballottaggio Lula - che nel 2022 aveva sconfitto Jair Bolsonaro, padre di Flavio - ha ribaltato totalmente la situazione trionfando con un margine di 4,3 milioni di voti. Le prime analisi evidenziano il decisivo calo dell'astensione: se al primo turno aveva raggiunto il 21,08%, penalizzando evidentemente soprattutto il presidente, nel round finale è scesa al 19,21%. In totale, più di 128,1 milioni di brasiliani sono andati a votare. Gli astenuti sono stati circa 30,4 milioni.
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articolo di Roberto Grossi
L'ex presidente serbo Aleksander Vucic ha ammesso la ''sconfitta'' elettorale, affermando che la Lista studentesca otterrà la maggioranza nel nuovo Parlamento. La vittoria della Studentska Lista è schiacciante secondo quanto emerge dalle proiezioni Ipsos/CeSid che le assegnano il 52% dei voti, mentre la lista di Vucic si ferma al 39,3%. Si prevede che la Lista degli Studenti ottenga 138 seggi nel nuovo parlamento, ben oltre i 126 necessari per la maggioranza, contro i 104 di Vucic. Lo riporta l'emittente N1.
La Lista degli Studenti rappresentava la sfida più grande per il Partito Progressista Serbo (Sns) dell'ex presidente Vucic. Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato di oggi è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Slobodan Milosevic nel 2000.
La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall'università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull'impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l'Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando "forti turbolenze sulla scena politica interna".
Belgrado in festa
Belgrado ed altre città della Serbia sono scese in piazza per festeggiare l'ammissione della sconfitta elettorale di Vucic . Una vittoria celebrata con fuochi d'artificio e clacson. ''Gli studenti hanno vinto!'', intonano migliaia di persone per le strade della capitale serba dopo due anni di proteste antigovernative e contro la corruzione dilagante, che hanno portato Vucic a indire elezioni anticipate. Alcune delle persone dicono che ''sembra di vivere in un sogno'' e di ''non riuscire a credere che sia successo davvero''. Altri alla felicità aggiungono il ''timore che sarà come dopo il 5 ottobre'', evocando la resistenza a cedere il potere quando l'allora presidente Slobodan Milosevic perse nel 2000.
Chi è Vucic
Vucic ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di lasciare il Paese dopo la sconfitta, aggiungendo che "tutte queste affermazioni sono completamente infondate". "Hanno affermato che qualcuno sarebbe fuggito, che avrebbe fatto le valigie, che qualcuno aveva paura o che qualcuno stava pianificando di ritirarsi: tutto ciò che hanno detto è una menzogna", ha affermato Vucic.
Dopo la chiusura dei seggi, Vucic ha dichiarato che "anche i rappresentanti dell'Alleanza degli Ungheresi della Vojvodina, della Coalizione Albanese e dell'SDA potrebbero entrare in Parlamento". "Gli ungheresi della Vojvodina hanno ottenuto tre seggi, gli albanesi uno e credo anche l'SDA uno. Tuttavia, non date per scontato quest'ultimo. Abbiamo circa 1.720.000 voti. Questo dato si basa su un campione, quindi la cifra esatta non è molto rilevante, mentre loro ne hanno circa 2.200.000", ha concluso Vucic.
Vucic ha aperto a una svolta politica in Serbia, dove aveva dominato per 14 anni dopo essere riuscito a presentarsi come moderato, pur se nazionalista e populista, dopo le posizioni radicali a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila. Anni, quelli che ha trascorso al potere, prima al governo e poi alla presidenza, di corruzione e spola fra Mosca e Bruxelles. Negli anni Novanta era alleato ultranazionalista di Milosevic, di cui è stato, nel 1998, ministro dell'Informazione. Dopo la caduta di Milosevic, milita nel Partito radicale serbo, formazione di estrema destra, guidata da Vojislav Seselj, condannato per crimini contro l'umanità, come i leader serbi della Bornia durante la guerra Radovan Karadzic e Ratko Mladic, entrambi condannati all'ergastolo per genocidio che il partito sosteneva, per il secondo dei quali il mese scorso si sono svolti funerali solenni a Belgrado a cui hanno partecipato diversi ministri del suo partito.
Nel 2008, Vucic compie la svolta: lascia i radicali e co fonda il Partito progressista serbo, formazione conservatrice e formalmente pro europea che vince le elezioni legislative del 2012 e domina da allora la vita politica serba. Vucic è vice premier, ministro della Difesa e poi Premier prima di diventare Presidente nel 2017, senza però mai tagliare i legami con i suoi ex alleati di estrema destra. Vucic è stato costretto lo scorso agosto a convocare elezioni anticipate per il protrarsi delle proteste contro il governo del suo partito e la corruzione.
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articolo di Melissa Bertolotti
"Le persone che stanno creando problemi sono quelle che odiano la Spagna, la Francia e l'Italia, e non vengono da questi Paesi". Lo ha dichiarato Donald Trump in un'intervista a Fox News, tornando ad attaccare le politiche europee sull'immigrazione.
"Guardate chi sta entrando nei loro Paesi. Sono persone arrabbiate", ha affermato il presidente americano. "Odiano la loro arte, i loro edifici, odiano tutto della Francia, odiano i francesi, eppure li lasciano entrare", ha aggiunto.
"Ho detto a Macron: stai distruggendo la Francia. Stai lasciando entrare persone che odiano il tuo Paese", ha dichiarato ancora il tycoon , raccontando di aver messo in guardia il presidente francese già all'inizio del suo mandato. "Quando sono arrivato, l'ho incontrato quasi subito e gli ho detto che stava distruggendo la Francia", ha affermato il presidente americano.
NelI'intervista il presidente Usa ha parlato anche dell'Iran, affermando di dover ancora ''prendere una decisione'' e dicendosi incerto sull'opportunità di arrivare a ''un accordo'' o di ''distruggerlo''. Rispondendo a una domanda di Fox News sull'Iran, Trump ha detto: "Devo prendere una decisione: lo distruggo, cosa che sarebbe molto facile da fare, o faccio un accordo? Questa è la decisione'' da prendere. ''Sappiamo cosa sta succedendo a Pickaxe Mountain'', ha aggiunto il tycoon.
"L'Ucraina ha sfruttato Starlink per uccidere. Non si può fare". Elon Musk punta il dito contro Kiev per l'uso della rete satellitare offerta dalla sua compagnia SpaceX. I satelliti Starlink sono essenziali per le operazioni militari dell'Ucraina nella guerra contro la Russia. Negli ultimi giorni, il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato un rallentamento del servizio, che ora pare tornato alla normalità. Ora la velocità è esattamente al livello di cui abbiamo bisogno - scrive il presidente ucraino su Telegram - Il ripristino è iniziato nella notte" tra venerdì e sabato e nelle prime ore di ieri "la velocità era a un livello sufficiente per l'utilizzo".
Ufficialmente non è chiaro chi, negli Stati Uniti, abbia deciso di 'spegnere' parzialmente il servizio. Donald Trump conferma di aver parlato con Musk ma non svela il contenuto della conversazione: "No, non posso". Il presidente si proietta per un attimo allo scenario post-guerra: "Certamente faremo affari con l'Ucraina e con la Russia dopo la fine di questo conflitto".
Decisamente più loquace Musk con un lungo post su X. "L'uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo", la premessa del magnate. "Starshield, un sistema diverso, è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare spetta a loro", dice Musk, che pare attribuire ogni decisione finale alla Casa Bianca e, quindi, a Trump.
Per il numero 1 di SpaceX, da tempo contrario alla fornitura di armi a Kiev, ci sono paletti chiari: "L'esercito ucraino ha violato i termini di servizio di Starlink e lo ha utilizzato per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone. Quella falla" del sistema "è stata chiusa la settimana scorsa. Starlink rimane cruciale per la difesa dell'Ucraina, poiché è l'unico sistema che non può essere disturbato o distrutto, almeno per ora. Se Starlink venisse spento, il fronte ucraino collasserebbe immediatamente", dice Musk evidenziando il ruolo fondamentale dei satelliti nelle strategie di Kiev.
"Questa non è una minaccia, è semplicemente un'affermazione di fatto", si affretta a precisare. I satelliti di SpaceX, ricorda, hanno avuto un ruolo centrale sin dalle prime fasi della guerra: "Starlink è stato anche cruciale per impedire alla Russia di sopraffare l'Ucraina nei primi giorni della guerra, poiché tutti gli altri mezzi di comunicazione erano stati distrutti o disturbati dalla Russia. SpaceX ha fatto di più per difendere l'Ucraina di qualsiasi altra azienda privata sulla Terra. Ha fatto nettamente di più", dice respingendo le accuse di chi lo giudica ostile all'Ucraina. "Detto questo, non provo che disprezzo assoluto per gli infervorati guerrafondai che fanno la morale e spingono per un massacro senza fine, senza offrire nessuna soluzione realistica al conflitto. Che voi possiate bruciare all'inferno", conclude.
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articolo di Roberto Grossi
Cittadinanza onoraria all’ex primario dell’ospedale di Lamon, Massimo Ballotta, encomi comunali ai medici Brunetta Poletti e Giuseppe Dalla Corte che per trent’anni hanno lavorato nel Centro di riabilitazione funzionale di Lamon. Il consiglio comunale, riunito davanti ad una sala affollata, ha conferito sabato 24 ottobre i riconoscimenti, i primi nella storia dell’amministrazione, a tre medici, ora in pensione, che si sono battuti per oltre trent’anni per mantenere aperto e attivo l’ospedale, facendolo crescere in reputazione e professionalità. Ecco l’intervista al dottor Massimo Ballotta, che riassume il senso del riconoscimento e del suo impegno e di quello dei suoi colleghi per la struttura ospedaliera.
video Marcella Corrà
Nel 2025 in Veneto avevamo 2,2 milioni di occupati, mentre tutti gli enti erogatori di trattamenti pensionistici e assistenziali hanno pagato oltre 1,8 milioni di pensioni: un rapporto sempre più prossimo all’1 a 1.
Negli anni Ottanta del secolo scorso, invece, era di 3 a 1. Il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita che si sono verificate negli ultimi cinquant’anni hanno spinto anche la nostra regione verso un declino demografico molto preoccupante, con conseguenze inevitabili anche per il mondo del lavoro. Non è da escludere che il sorpasso si verificherà entro 7 o 8 anni.
Una tendenza che nel Paese si è già verificata nel Mezzogiorno e che, purtroppo, si sta estendendo anche al Centro-Nord. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della Cgia.
Tra il 2025 e il 2029 tre milioni andranno in quiescenza
Nel breve termine il quadro è destinato ad aggravarsi. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 291.200 veneti (il 13 per cento del totale occupati). Pertanto, anche nella nostra regione nell’arco di pochi anni si assisterà a un vero e proprio esodo dagli uffici e dagli stabilimenti produttivi, con centinaia di migliaia di lavoratori destinati a passare dall’occupazione all’inattività.
Ne deriveranno ripercussioni sociali, economiche e occupazionali di portata storica. Questo fenomeno è già avvertito dal nostro mondo datoriale, alle prese da tempo con una crescente difficoltà di reperire manodopera disponibile per l’attività in fabbrica e nei cantieri. Figuriamoci fra qualche anno, quando la fuga di impiegati e operai verso la pensione svuoterà uffici e capannoni.
Le piccole imprese sono le più penalizzate
Come dicevamo più sopra, l’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico: è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. Anche nel Veneto il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è bloccato. O quasi. I lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente e questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita.
Per le piccole aziende il primo rischio è operativo. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa.
Per frenare la fuga bisogna assumere donne e giovani
Nonostante negli ultimi anni l’occupazione sia aumentata anche in Veneto, il nostro tasso di occupazione femminile e giovanile è molto inferiore rispetto a quello delle regioni più sviluppate d’Europa.
Pertanto, se vogliamo mitigare almeno in parte l’uscita degli oltre 290 mila lavoratori che entro il 2029 andranno in pensione, dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani. Una sfida importante che non dobbiamo assolutamente sottovalutare: ne va del futuro del nostro sistema economico.
Reggio Calabria, Taranto e Lecce sono le realtà più in difficoltà
Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, la situazione più squilibrata d’Italia si è verificata nella Città metropolitana di Reggio Calabria: la differenza è stata pari a -90.368. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936.
Va segnalato che l’elevato numero di assegni pensionistici erogati nel Mezzogiorno non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia o anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità.
Situazione squilibrata anche a Belluno e Rovigo
È molto probabile che nei prossimi anni la situazione peggiori in tutto il Paese, anche nelle zone del Nord più sviluppate economicamente. Tuttavia, già oggi ci sono 11 province settentrionali che al pari della quasi totalità di quelle meridionali registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavoratori attivi.
Tra queste segnaliamo anche le nostre Belluno con -213 e Rovigo con -5.652. Delle 102 province d’Italia monitorate in questa analisi dall’Ufficio studi della Cgia, solo 54 presentano un saldo positivo.
Grazie anche alla presenza dei lavoratori stranieri che contribuiscono ad aumentare la platea degli occupati, la provincia di Padova guida la nostra classifica regionale con una differenza tra occupati e pensioni erogati pari a +88.036. Seguono Verona con +83.603, Treviso con +67.554, Vicenza con +59.332 e Venezia con +58.781.
Tutto il Mezzogiorno ha più pensioni che occupati
Analizzando il saldo tra numero delle pensioni e quello degli occupati tutte le regioni del Mezzogiorno presentano un dato anticipato dal segno meno. Le situazioni più critiche interessano la Sicilia con -186.462, la Calabria con -220.349 e, specialmente, la Puglia con -263.020.
L’unica regione del Nord con saldo negativo è la Liguria (-4.767) e tra quelle del Centro scorgiamo le Marche (-10.489) e l’Umbria (-24.094). In questo ranking regionale il Veneto con un saldo pari a +351.442 si colloca tra i più virtuosi ed occupa la terza posizione dopo la Lombardia (+814.024) e il Lazio (+365.793).
Il nodo anzianità dei lavoratori
Come dicevamo più sopra, con tanti pensionati e pochi giovani, anche le imprese sono in seria difficoltà. Reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è ormai diventata un’impresa quasi impossibile.
Nel 2024 la regione che presentava l’indice percentuale degli over 50 sul totale dei dipendenti privati più elevato era il Friuli Venezia Giulia con 35,7. Significa che ogni 100 dipendenti, ve ne sono 35,7 che hanno oltre 50 anni.
Seguono la Liguria con 35,6, la Basilicata con 35,1, la Toscana con il 34,5, Piemonte e Molise entrambe con 34,3. Nel ranking regionale il Veneto si colloca a metà classifica con un’incidenza del 33,3 per cento. Praticamente un lavoratore dipendente veneto su tre è over 50. Il dato medio nazionale, infine, è pari al 32,7.
Sequestrata droga nei locali del centro storico. Nell’ambito di un’attività di controllo del territorio, la questura ha controllato cinque esercizi, identificando circa 150 persone, delle quali 20 gravate da precedenti di polizia. Un 34enne originario della Guinea è stato trovato in possesso di 2,50 grammi di hashish per uso personale ed è stato sanzionato amministrativamente. Sul pavimento di uno dei locali ne sono stati rinvenuti altri 4,30 grammi che gli agenti hanno posto sotto sequestro. Non si è trovato il soggetto, che se ne era liberato o li aveva persi.
La Polizia locale ha denunciato un uomo di 70 anni per guida in stato di ebbrezza, perché all’alcolest ha soffiato 1,36 grammi di alcol per litro di sangue. Sanzionato un 20enne che guidava un’auto senza la revisione periodica obbligatoria.
Coinvolti nell’attività quasi 30 operatori di polizia, Polizia locale, Polstrada e Guardia di finanza.
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articolo di Gigi Sosso
Tank russi - (Afp)
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24 ottobre 2026 | 00.13
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Ucraina-Russia, tregua umanitaria per Oleshky dal 27 ottobre: l'accordo mediato da Melania Trump
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Cessate il fuoco a Oleshky dal 27 ottobre. La svolta per la cittadina ucraina che si trova sulla riva sinistra del Dnipro di fronte a Kherson, occupata dalle forze russe sin dal 2022, arriva grazie alla mediazione di Melania Trump. "Era abbastanza chiaro che, senza il mio intervento, la possibilità di portare aiuto umanitario nella città e far uscire gli anziani sarebbe stato impossibile", ha detto la first lady americana, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca in un comunicato in cui annunciava la svolta.
Nei giorni scorsi anche Papa Leone XVI aveva chiesto una tregua umanitaria per Oleshky e aveva avuto colloqui telefonici sia con Vladimir Putin che con Volodymyr Zelensky, tre giorni dopo il 19 ottobre, per chiedere la tregua umanitaria nella città allo stremo, con la popolazione senza cibo e acqua.
"La situazione a Oleshky è terribile. E' una città di prima linea in guerra sull'orlo del disastro. La popolazione rimasta è composta principalmente da anziani che hanno urgente bisogno di cure mediche, medicine, cibo e acqua pulita - si legge ancora nella dichiarazione di Melania Trump - Gli abitanti di Oleshky hanno un accesso limitato all'elettricità, vivono in mezzo a strade minate e subiscono frequenti attacchi militari".
Nel ricostruire l'intervento della first lady, la Casa Bianca ha spiegato che Melania Trump "ha avviato le discussioni con entrambe le nazioni e parti allineate sugli obiettivi, procedure tecniche, tempistica, processi e termini". E viene puntualizzato che la moglie di Donald Trump ha agito "nell'ambito del suo ruolo formale di Intermediario esclusivo". La stessa first lady ha spiegato come, secondo l'accordo da lei negoziato, avverrà l'intervento umanitario, con "leader civili di entrambi i Paesi che lavoreranno insieme per andare a trovare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza necessario. I residenti che vorranno andare vie riceveranno supporto coordinato e il trasferimento nella destinazione che vorranno. Prevedo che alcuni vorranno andare in Russia - ha aggiunto - alcuni in Ucraina". Inoltre, "ho anche ottenuto che un media americano imparziale accompagni i team russi e ucraini sul terreno, svolgendo un ruolo significativo per assicurare che i desideri di ogni famiglia vengano rispettati'.
Infine la Casa Bianca ha rivelato che "le urgenti circostanze di Oleshky sono state presentate all'attenzione della first lady durante colloqui privati" a margine di un evento da lei presieduto in occasione sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu. "Io e il mio rappresentante abbiamo fatto immediatamente leva sui canali di comunicazione stabiliti con Russia e Ucraina attraverso le sei precedenti riunificazioni di 34 bambini - ha concluso Melania trump - entrambe le nazioni hanno immediatamente assegnato team per coordinare il complesso meccanismo coinvolto, compreso lo sminamento. Tutte le parti hanno lavorato senza sosta fino a questo momento".
La Russia conferma quasi subito la tregua. "Accogliamo positivamente lo sforzo della 'first lady' degli Stati Uniti, Melania Trump, che ha dato un contributo significativo al coordinamento dell'intervento umanitario a Oleshky", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale aveva affermato che potrebbero essere necessari "almeno diversi giorni" per completare l'evacuazione dei civili da Oleshky (che i russi chiamano Alyoshki) nel quadro dell'operazione umanitaria.
Poi il ministero della Difesa a Mosca ha reso noto che le forze russe introdurranno un cessate il fuoco a Oleshky, con lo stop dei raid in direzione Kherson, dalle quattro del mattino (ora di Mosca) del 27 ottobre.
La conferma di Kiev arriva dopo qualche ora. Le forze ucraine introdurranno un cessate il fuoco a Oleshky dalle tre della mattina (ora di Kiev) del 27 ottobre per condurre un intervento umanitario, rende noto lo stato maggiore ucraino precisando che le forze di difesa ucraine fanno il possibile per assistere la popolazione della città.
Poco prima, cponfermando la tregua, il commissario per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha ringraziato Melania Trump e il suo gruppo di lavoro "per i loro sforzi, per la loro leadership e per il coordinamento fra gli ucraini e i russi per il raggiungimento di un accordo" e precisato di aver condotto i negoziati per la parte ucraina con la controparte russa, Yana Lantrarova. Lubinets non ha quindi nascosto che "l'intervento è estremamente complesso e sarà portato a termine in diverse fasi".
A estate chiusa è ora di tirare le somme. Se guardiamo all’inquinamento atmosferico, nel 2026 il Veneto è maglia nera. Il bilancio di Legambiente, insieme a Arpa Veneto e Regione, guarda alle temperature record che hanno contrassegnato la stagione appena passata. Preoccupanti anche gli elevati livelli di ozono. I numeri riguardano in particolare le concentrazioni nelle quattro regioni della Pianura Padana, ossia Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
Dal 1 maggio al 30 settembre 2026 in tutte le 35 città capoluogo nell'area è stato superato il limite previsto dalla normativa di 25 giorni all'anno di sforamenti. Nel dettaglio sono quattro le città ad aver superato i 100 giorni di sforamento: Bergamo, Monza, Piacenza e Brescia.
La situazione in Veneto
In Veneto quattro dei sette capoluoghi hanno superato di oltre tre volte il limite dei 25 giorni (Vicenza 98, Padova 84, Verona e Rovigo 77), due capoluoghi di almeno il doppio (Venezia 66 e Treviso 60). Solo Belluno, ultima in classifica per gli sforamenti nel bacino padano, si è fermata a 31.
L'assessora regionale veneta all'Ambiente e clima Elisa Venturini sottolinea che «la qualità dell'aria è una sfida ambientale, sanitaria ed economica che richiede politiche concrete, investimenti strutturali e una collaborazione sempre più forte tra Stato, Regioni e Comuni».
Poi aggiunge: «Il Bacino Padano è un'area con caratteristiche ambientali complesse, ma anche il motore produttivo e logistico del Paese. Per questo le misure che adotteremo dovranno essere efficaci e ambiziose, senza ignorare le ricadute economiche e sociali e senza scaricare i costi della transizione sulle famiglie più fragili, che potrebbero non avere le risorse per cambiare auto. Servono risorse adeguate, innovazione tecnologica e un impegno condiviso, anche a livello europeo, per accompagnare i territori verso gli obiettivi di qualità dell'aria».