In una conferenza stampa affollatissima, a Palazzo Grandi a Venezia, il neopresidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha presentato la squadra degli assessori che lo affiancherà nei prossimi cinque anni alla guida del Veneto.
“Le scelte sono tutte orientate alla qualità” ha precisato il governatore, “fatte sulla base del curriculum di ciascuno”.
Questi, dunque, i nuovi membri dell’esecutivo regionale:
Gino Gerosa, 68 anni, di Rovereto (Trento). Assessore alla Sanità e alla programmazione sociosanitaria.
Elisa De Berti, 51 anni, di Isola Rizza (Verona). Consigliera delegata alle Infrastrutture e all’attuazione del programma elettorale.
Lucas Pavanetto, 43 anni, di Jesolo (Venezia). Vicepresidente di Regione e assessore al Turismo e al lavoro.
Massimo Bitonci, 60 anni, di Cittadella (Padova). Assessore alle Imprese, al commercio, alle fiere e all’innovazione e alla sburocratizzazione.
Dario Bond, 64 anni, di Feltre (Belluno). Assessore all’Agricoltura e alle foreste, alle politiche venatorie e alle aree montane.
Filippo Giacinti, 51 anni, di Albignasego (Pd). Assessore al Bilancio, al personale e agli affari legali.
Valeria Mantovan, 35 anni, di Porto Viro (Rovigo). Assessora all’Istruzione, alla formazione e alla cultura.
Paola Roma, 43 anni, di Ponte di Piave (Treviso). Assessora al Sociale, all’abitare e allo sport.
Diego Ruzza, 52 anni, di Zevio (Verona). Assessore ai Trasporti e alla mobilità.
Elisa Venturini, 46 anni, di Casalserugo (Padova). Assessora all’Ambiente e alla protezione civile.
Marco Zecchinato, 49 anni, di Orgiano (Vicenza). Assessore all’internazionalizzazione, all’Ue, all’attrattività, all’urbanistica, all’identità veneta, agli enti Locali e al consiglio regionale.
Morena Martini, 62 anni, di Rossano Veneto (Vicenza). Consigliera delegata alla Partecipazione giovanile.
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articolo di Laura Berlinghieri
A partire da domenica 14 dicembre, la linea ferroviaria Treviso-Montebelluna-Belluno sarà ufficialmente elettrificata, tappa storica per la mobilità del territorio. Si tratta di circa 85 chilometri di binario unico, per un investimento complessivo di 200 milioni di euro, di cui 120 destinati alla direttrice Treviso-Montebelluna-Belluno. L'opera, finanziata anche con fondi Pnrr e legata alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, completa l'elettrificazione dell'"anello basso" del Bellunese, rispettando i tempi previsti dall'avvio dei lavori nel 2021.
«L'intervento ha richiesto un impegno su un'infrastruttura esistente in un contesto orografico complesso», dicono le Fri, «con l'abbassamento e il consolidamento di 13 gallerie, la realizzazione di nuovi piani regolatori di stazione a Feltre e Santa Giustina con sottopassi e ascensori, la demolizione e ricostruzione di tre cavalcaferrovia e l'installazione del Sistema di Controllo Marcia Treno (Scmt). Sono state inoltre costruite le sottostazioni elettriche di Montebelluna, Sedico e Alano, predisposti plinti e palificate per la linea di trazione elettrica e adeguati gli impianti di telecomunicazione e segnalamento».
I lavori, con il coinvolgimento di circa 75-80 maestranze in media, hanno visto la collaborazione di diverse direzioni di Rfi e numerose imprese specializzate, per ridurre al minimo l'impatto sul territorio.
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La nuova proposta di The Bank – Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea – è un armonico allestimento delle recenti acquisizioni della Fondazione. Il percorso espositivo presenta oltre sessanta lavori realizzati da quarantanove artisti, oggi già parte di un patrimonio di oltre milleduecento opere, con cui l’ente prosegue lo studio e la ricerca sulle espressioni artistiche del nostro tempo. La Fondazione The Bank, costituita nel 2023, è la prima istituzione nazionale no-profit dedicata esclusivamente alla pittura contemporanea, centro di ricerca e di formazione specialistica, con l’obiettivo di avvicinare un pubblico sempre più ampio all’arte di figura, sia italiana che internazionale.
L’istituzione affonda le sue radici nella raccolta conosciuta come “The Bank”, in quanto esposta dal 2019 all’interno di un’ex filiale della Banca Commerciale Italiana a Bassano del Grappa, edificio riqualificato da un accurato intervento di recupero architettonico e strutturato con competenza per divenire Galleria-Museo privato, oggi sede della Fondazione. Il Presidente Antonio Menon è molto chiaro nell’esprimere l’obiettivo della Fondazione: il voler contribuire alla diffusione della cultura in Italia attraverso la pittura e la scultura contemporanea selezionata.
Alcune parole del Presidente Menon: «Questa esposizione non vuole essere solo una vetrina delle nostre ultime acquisizioni, ma una vera e propria dichiarazione di intenti sul futuro della pittura». «Le nuove opere entrate nella nostra collezione ci permettono di ribadire e rafforzare il ruolo della Fondazione come centro di promozione e studio della pittura contemporanea. Il cuore di questa mostra è il nostro impegno costante nel mecenatismo verso le nuove generazioni. Crediamo che sia nostra responsabilità fondamentale non solo preservare l’arte, ma anche investire attivamente in essa, fungendo da sostegno per gli artisti spesso all’inizio del loro percorso. Affiancare il lavoro di giovani talenti e di outsider – le voci più vivaci e non convenzionali del dibattito odierno – a quello di artisti già affermati, significa costruire un ponteessenziale tra passato, presente e futuro. In questo modo, la Fondazione THE BANK ETS non si limita ad ampliare una collezione, ma contribuisce attivamente a valorizzare il dinamismo e la pluralità delle tendenze attuali. Continueremo con convinzione su questa strada: promuovere nuovi sguardi per sostenere un ecosistema dell’arte generativo e audace».
GLI ARTISTI PRESENTI
Riccardo Albiero, Luca Andreatta, Alessandro Bazan, Alessandro Bellucco, Giovanni Bongiovanni, Gonzalo Borondo, Ariel Cabrera Montejo, Chiara Calore, Nicola Caredda, Alberto Castelli, Guglielmo Castelli, Grazia Cucco, Paolo De Biasi, José Victor De Castro Negreiros, Nebojša Despotović, Marco Fantini, Andrea Fontanari, Rachele Frison, Emanuele Giuffrida, Federico Guida, Laika, Israel Larios, Iva Lulashi, Marco Luzi, Andrea Martinelli, Matteo Massagrande, Silvia Mei, Michele Moro, Laura Omacini, Manuel Pablo Pace, Sergio Padovani, Luca Pignatelli, Davide Quartucci, Leo Ragno, Agostino Rocco, Paul Rog, Raffaele Santillo, Chiara Sorgato, Nazar Strelyaev-Nazarko, Cristiano Tassinari, Lorenzo Tonda, Giuseppe Vassallo, Nicola Verlato, Daniele Vezzani, He Wei, Pete Wheeler, Liu Xuanzhu, Jacopo Zambello, Gahel Zesi.
UNA FONDAZIONE CHE ORGANIZZA PROGETTI IN ALTRE SEDI
È importante comunicare che per sostenere la libera visione delle numerose opere costituenti il patrimonio della Fondazione The Bank, affinché possano essere viste in più contesti, vengano allestite esposizioni anche in altre sedi istituzionali in tutto il territorio italiano. Per quanto riguarda invece le motivazioni di un’attenzione privilegiata data alla pittura, penso che mai come oggi lo sguardo dell’umanità abbia il desiderio profondo di recuperare dall’antichità confronti e dibattiti che hanno reso celebri le arti figurative; poiché com’è noto, formule, sentenze, schemi del mondo classico, continuarono ad agire per secoli, ripresi o travisati da infinite riletture, innamorate o filologiche, esemplari o storicizzanti. La Fondazione The Bank sceglie e promuove opere che valorizzino la figura umana nella sua espressione contemporanea, a volte legata al mondo antico, ma non prigioniera di un ormai spesso diffuso scivolamento d’identificazione con invadenti schemi concettuali e terminologici dell’analisi psichica.
LA RICERCA DI UNA PITTURA D’UMANITÀ
In questo contesto le opere selezionate per rappresentare la ricostruzione del – vero – nel periodo storico in cui viviamo, si compongono di competenze interdisciplinari: attingono principalmente dall’arte ma anche da molti altri ambiti di studio. Le personali esecuzioni di ogni autore, nelle quali sia più o meno evidente l’aver salvato una schematicità o una struttura dal passato, hanno comunque guardato a tradizioni dalle forme visive potenti per una comunicazione di modelli vivi, ossia sintetizzatori di insegnamenti offerti da casi celebri dalla fama larghissima. Scegliere opere d’arte che comunichino per immagini, possiede una grande forza nell’ottenere un più diretto primo coinvolgimento di chi osserva; questo perché vi è l’uso di un linguaggio universale in grado di toccare livelli funzionali ad una comprensione non solo concettuale, ma soprattutto emozionale. La pittura di figura crea storie di rapporti tra l’artista e il proprio mondo circostante, ma queste immagini-chiave o idee-guida così apparentemente disponibili, rivelano d’essere dense di un gioco di cui l’artista si serve.
LA PITTURA DI FIGURA E LA POTENZA DELLA FORMA
L’esecuzione della forma visiva, un tempo risolutiva in quella perfetta perché in relazione di armonia e simmetria, ha lasciato oggi più spazio ad un equilibrio delle masse plastiche, dipinte o scolpite, in rapporto diverso con il modello eseguito rispettando precise misure corporee. Nella pittura di figura della Collezione di Fondazione The Bank, potremmo considerare anche scelte in cui il consapevole e intenzionale rinnovamento di un antico modo di vedere, sia stato in grado di passare attraverso punti essenziali di una concezione tradizionale della figurazione a forme. Questo attraversamento del tempo, fatto di partecipazione intima nella costruzione di una propria individualità, ha creato linguaggi di simboli e messaggi per una pittura dalle inedite intensità, riflesso dell’imprevedibilità della vita reale. Un contenitore di leggi universalmente riconosciute e riconducibili ad un lavoro orientato all’espressione autentica di differenti visioni e forme d’ascolto.
FIGURA NON È COMUNICAZIONE VELOCE
Le rappresentazioni in pittura dell’umanità contemporanea sono forme con variabili oscillazioni: subordinate all’apporto diversamente prepotente degli stimoli alla riflessione, o che dovrebbero evolversi dalla specialistica verità della forma a favore di un luogo d’incontro di tensioni tecniche, ideologiche dell’Arte e dell’Altro. Per fare un esempio basti pensare ad una delle forme letterarie più ricche che ci restano dal mondo antico: l’ékphrasis, il componimento poetico, verso quadri o statue, di tutta la meraviglia del poeta di fronte alla bellezza della figura, e l’ammirazione sconfinata per la bravura dell’artista che si concentra nella monotonia dell’affermazione: par vero!
Due parole comprensibili e risolutive, ma che si rivelano dense di insidie e di difficoltà. Questo perché la mimesi sembrerebbe essere una sorta di modalità utile per la comunicazione veloce ed efficace, vista anche la pressante esigenza di mercato; ma essere e sembrare sono enigmi della conoscenza.
L’ARTE COME ATTIVITÀ LIBERA
Aristotele (Stagira, Grecia, 384 o 383 a.C. – Calcide, Grecia, 322 a.C.) parla di arti come attività libere e coscientemente finalizzate; con caratteri specifici, classificabili, da considerare come il punto di partenza necessario per la descrizione corretta da farsi in un’adeguata valutazione dell’opera e del suo funzionamento. Una logica squisitamente trattatistica per dichiarare l’importanza di definire l’interpretazione della realtà rappresentata come un processo in buona parte autonomo, non schiacciato sull’oggetto ma ricondotto alla sua tecnica, alle abilità e alle competenze dell’esecutore. Per attribuire al gesto una corretta narrazione ai fini dello studio delle opere, è necessario saldare nel racconto la qualità formale in sé, con la totalità umana di senso. La modalità non dovrà essere invadente, non dovrà soffrire di invadenze terminologiche, non dovrà subire quelle forzature che molto spesso annullano la consistenza figurativa.
UNA RIVOLUZIONE SILENZIONA A FAVORE DELLA PITTURA DI FIGURA
Cesare Biasini Selvaggi, curatore della mostra e Segretario Generale della Fondazione, afferma che gli artisti sono: «Cultori della qualità e del ritorno al mestiere, gli autori qui selezionati mostrano, ancora una volta, la rivoluzione silenziosa della pittura, in particolare di quella figurativa, la sua capacità di rinnovarsi nel tempo in forme sempre più attuali, muovendosi sui sentieri accidentati quanto effimeri del presente in divenire. […] 49 artisti che praticano una pittura d’après per reincantare il mondo con evocazioni simboliche della realtà, racconti metaforici non lineari, allusivi e allucinati. A cui si aggiungono percezioni fiabesche con scorribande visionarie tra i secoli e tra gli abitanti della fantasia di ogni tempo, e una memoria immaginifica che, alla David Lynch, riduce talvolta le figure e i paesaggi a immagini tanto essenziali da vacillare sul confine dell’astrazione. Senza, tuttavia, mai rinunciare all’ironia, a riferimenti impertinenti, alle critiche sociali, e senza dimenticare – per dirla con le parole del critico Alfredo Cramerotti – che La pittura non riguarda le idee, ma piuttosto è essa stessa il soggetto dell’opera».
LA MOTIVAZIONE DI UNA PERSONALE SELEZIONE
Credo possiate immaginare quanto sia sempre difficile, nel contesto di una presentazione di numerose opere in esposizione, dover proporre solo una selezione dei lavori presenti. La giustificazione addotta alla scelta è rivelare che per sé ogni sguardo non segua una gerarchia di valori assoluti, ma scelga le produzioni considerandole nella loro totale estensione, e in relazione alla personale percezione di quanto l’artista abbia partecipato intimamente alla sua opera.
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Da Gonzalo Borondo a He Wei. Nuove prospettive della pittura contemporanea dalle recenti acquisizioni della Fondazione THE BANK ETS - A cura di Cesare Biasini Selvaggi - Fondazione THE BANK ETS – Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea - Via Orazio Marinali 52, Bassano del Grappa (VI) - Fino all’8 Marzo 2026
Orari: Sabato e Domenica 16:00>19:00 o su appuntamento. - Aperto il 27, 28 Dicembre 2025 - Chiuso il 3, 4 Gennaio 2026 - Ingresso gratuito
Informazioni: M. +39 335 718 0804 | info@fondazionethebank.org | www.fondazionethebank.org | www.facebook.com/thebankcontemporaryartcollection | www.instagram.com/fondazione_the_bank
Venezia, 13 dicembre 2025 – Berggruen Arts & Culture presenta, nell'anno dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la spettacolare installazione di ghiaccio Eisfeld II dell’artista di fama internazionale Olaf Nicolai, allestita a Palazzo Diedo a Venezia dal 13 dicembre 2025 al 22 febbraio 2026.
Eisfeld II consiste in una pista di 100 metri quadrati allestita nell’elegante sala da ballo affrescata al primo piano dell’antico palazzo settecentesco. L’installazione viene accompagnata da una colonna sonora originale della band berlinese To Rococo Rot, diffusa attraverso sei altoparlanti collocati intorno alla pista per amplificare i movimenti dei visitatori mentre pattinano.
L'installazione Eisfeld II, che l'artista sviluppò originariamente più di vent'anni fa, è stata reinterpretata appositamente per Palazzo Diedo. Le due light box dell’artista, ENJOY/SURVIVE I & II, collocate alle estremità della pista, invitano i visitatori a riflettere sul delicato equilibrio tra il piacere e la sopravvivenza, trasformando l’esperienza del pattinaggio in una meditazione sensoriale e concettuale.
Mario Codognato, Direttore di Berggruen Arts & Culture: «Ricordo di aver visto la pista di pattinaggio e l'installazione di Olaf in un museo a Zurigo circa venticinque anni fa. Rimasi colpito dalla sua combinazione di serietà e umorismo. L'opera prende in considerazione così tanti temi e interrogativi dell'arte moderna. È fantastico che possa essere rappresentata in un palazzo del Settecento a Venezia».
Olaf Nicolai, nato a Halle/Saale nel 1962, è uno dei principali artisti tedeschi. Lavora in modo concettuale e percorre nuove strade nel liberare l’arte dalle forme classiche di rappresentazione e di mercato. Collega l’arte a riflessioni sui mercati e sul materialismo, alla memoria e ai materiali d’archivio, così come a contesti tratti dalla vita quotidiana. Crea paesaggi artificiali e scenari urbani, ingrandisce oggetti di consumo fino a dimensioni monumentali e utilizza grafiche pubblicitarie rese stranianti. Nicolai integra spesso nei suoi progetti risultati della ricerca scientifica. La sua ammirazione per modelli matematici, algoritmi universali, simbolismi e pattern regolari è evidente in molte delle sue installazioni.
Palazzo Diedo - Berggruen Arts & Culture, Venezia - Olaf Nicolai, Eisfeld II. La spettacolare pista di ghiaccio creata dall'artista di fama internazionale Olaf Nicolai. - Palazzo Diedo, Berggruen Arts & Culture.
Foto di Stefano Mazzola/Getty Images. Per gentile concessione di Palazzo Diedo, Berggruen Arts & Culture e dell'artista. Veduta dell'installazione, dicembre 2025.
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Il 92% degli italiani pensa che le competenze digitali dovrebbero essere insegnate a tutti i livelli di istruzione: un dato che è emerso dall’ultimo sondaggio Eurobarometro, “Esigenze future nell’educazione digitale”. Basato sulle risposte di oltre 25mila cittadini europei, il sondaggio ha rivelato un messaggio chiaro: tali competenze dovrebbero avere lo stesso peso della lettura, della matematica e della scienza.
La ragione è evidente: per la stragrande maggioranza degli europei, le competenze digitali sono considerate essenziali sia per la partecipazione alla società, dall’uso di servizi bancari a quelli sanitari, così come per avere una carriera di successo (lo pensa l’80% degli europei intervistati).
Intanto, dal ministero dell’Istruzione italiano arrivano le nuove Indicazioni per la riscoperta della “storia occidentale, della grammatica e del latino”.
Dalla disinformazione al benessere mentale: il ruolo della scuola
Dal sondaggio Eurobarometro, è emerso che i cittadini europei non vedono la scuola come un semplice luogo di apprendimento tecnico, ma come una difesa fondamentale nell’era digitale. L’80% degli europei (e l’83% degli italiani) concorda sul fatto che l’alfabetizzazione digitale potrebbe essere una valida alleata per proteggerli dalla disinformazione, soprattutto quella che dilaga online. Per questo motivo, una forte maggioranza (l’89% in Ue e il 92% in Italia) ritiene che tutti gli insegnanti debbano essere formati per aiutare gli studenti a distinguere i fatti reali da ciò che vedono sul web.
Inoltre, le scuole hanno un ruolo fondamentale nell’insegnare agli studenti a gestire i potenziali impatti negativi delle tecnologie digitali, inclusi i social media, sul loro benessere mentale e fisico. Su questo punto, c’è una schiacciante condivisione: il 92% degli europei, e lo stesso per gli italiani, è d’accordo.
L’Ai può portare vantaggi e rischi per l’insegnamento e l’apprendimento. La comunità didattica dovrebbe valutare ed esplorare entrambe le opzioni: lo pensa il 54% degli europei e il 54% degli italiani. Di conseguenza, l’85% degli europei (e l’87% degli italiani) ritiene che gli insegnanti debbano essere dotati delle competenze necessarie per comprendere e utilizzare l’Ai, inclusa quella generativa.
Smartphone banditi, ma tecnologia benvenuta
Una visione che rappresenta a pieno questa dicotomia benefici-rischi è emersa tra gli intervistati quando si parla di “smartphone”. Dal sondaggio si evince un sostegno generale al loro divieto nelle scuole (è d’accordo il 69% in Ue e 68% in Italia), ma dall’altro lato c’è un ampio consenso (l’87% in Ue e l’90% in Italia) a favore della promozione delle tecnologie digitali specificamente progettate per l’apprendimento. I benefici percepiti includono l’accesso a un apprendimento personalizzato, un’istruzione e una formazione più innovative e una maggiore accessibilità.
L’Italia tra digitale e riscoperta dei classici
Mentre il dibattito europeo spinge per l’accelerazione digitale, in Italia il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato nuove “Indicazioni nazionali” che mirano a rafforzare le basi culturali tradizionali. Il ministro ha sottolineato che dal prossimo anno scolastico ci sarà il ritorno alla centralità della Storia occidentale, la valorizzazione dell’identità culturale, e la riscoperta dei grandi classici.
Secondo il ministro Valditara, il ripristino del valore della regola, a partire da quella grammaticale, e del latino, “non costituisce il ritorno a un passato superato”. Perché “regole grammaticali e latino rappresentano fondamenti che consentiranno ai nostri ragazzi di crescere consapevoli della nostra lingua, con maggiore padronanza espressiva e più forte pensiero critico”. Al tempo stesso, ha aggiunto il ministro, “innoviamo i programmi di matematica e scienze perché, partendo dal reale, possano appassionare i giovani, e mettiamo al centro la cultura del rispetto e della lotta contro ogni discriminazione”.
Secondo il ministero, queste indicazioni, valide per le scuole materne e primarie, rappresentano “programmi fortemente innovativi”, che giungono al termine di “un lavoro poderoso durato quasi due anni”. Un quadro che evidenzia, secondo il ministro, “una doppia necessità per i giovani: da un lato, rafforzare le radici culturali e la padronanza espressiva attraverso i fondamenti tradizionali, e dall’altro, armarsi con le competenze digitali fondamentali per navigare nel futuro”.
I prossimi passi
Le preferenze emerse dal sondaggio ai cittadini europei guideranno i prossimi passi della Commissione, che entro il 2026 intende presentare una Roadmap 2030 sul futuro dell’istruzione e delle competenze digitali. “Oggi, le competenze digitali sono essenziali per la vita di tutti i giorni e per i lavori a prova di futuro”, ha commentato Roxana Mînzatu, vicepresidente esecutiva per i Diritti Sociali e le Competenze. “Ascoltiamo le preoccupazioni (dei cittadini, ndr) e stiamo lavorando per aiutare ogni europeo, dai bambini agli adulti, a sviluppare le competenze digitali di cui ha bisogno”.
Mangiare poco e evitare almeno un paio di alimenti. E' la ricetta del professor Silvio Garattini per tutelare la salute a tavola e favorire una maggior longevità. Garattini ha appena compiuto 97 anni e ha 'festeggiato' oggi partecipando a La volta buona, il programma di Raiuno condotto da Caterina Balivo. "Non si parla a sufficienza del tema longevità, soprattutto nella scuola, che è sostanzialmente priva di insegnamento sulla salute: basterebbe un'ora a settimana in ogni classo, con lezioni di persone preparate e competenti. La situazione cambierebbe molto, ci sarebbe più cultura", dice l'oncologo, farmacologo e ricercatore, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
"Bisogna mangiare poco e considerare che il vino è cancerogeno perché contiene alcol. Le regole alimentazioni dell'alimentazione prevedono una dieta varia e mangiare poco: questo è un fattore di longevità", dice Garattini, che non giudica opportuno saltare pasti: "Io a mezzogiorno prendo almeno una spremuta d'arancia o una banana, qualcosa bisogna mangiare".
Il valore del digiuno intermittente, nelle varie modalità, è relativo: "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco", dice prima di 'evidenziare in rosso' due alimenti sconsigliati: "Un alimento che sconsiglio? La carne rossa e il burro, che va sostituito con olio d'oliva". L'attività fisica è un bonus: "Bisogna fare fatica quando si fa attività fisica. Salire le scale a piedi è un'attività che comporta uno sforzo. Camminare e guardare le vetrine non è attività fisica...".
C'è spazio per un siparietto con Giancarlo Magalli, ospite in studio: "Se la longevità è legata al mangiare poco, io dovrei essere morto a 12 anni", dice il conduttore. "Se lei mangia poco, vivrà di più", replica Garattini. "Ma mi diverto di meno...", la chiosa di Magalli che strappa un sorriso al professore. "Siamo in una società libera, a me tocca dare le informazioni. Poi ognuno ovviamente fa quello che vuole", chiude Garattini.
Assieme all’eliski, gli elicotteri per trasportare gli sciatori dall’albergo alla pista, volano anche pesanti proteste. Sia degli ambientalisti che accusano la Fondazione Unesco di tradimento («Non ha fatto vietare i voli»), che degli operatori turistici: «Non abbiamo voluto l’Unesco per proteggere le zanzare meccaniche», tuona Leandro Grones, albergatore ad Arabba e già sindaco di Livinallongo.
Esplode, dunque, la rivolta contro i voli turistici, ma anche contro la Fondazione Dolomiti Unesco che fino ad oggi non ha convinto le istituzioni a vietarli. La polemica è causata anche da un annuncio Internet: “Heliunion vi propone voli mozzafiato in elicottero. Il Lago di Garda e le Dolomiti”, ma anche “l’impianto di risalita più veloce del mondo”. Ovvero l’eliski. Da Cortina o dall’Averau. Dal Civetta o dal Passo Fedaia e dalla Marmolada. Dal Rifugio Cherz, sopra Arabba, al rifugio Pralongià.
“Con il nostro elicottero vi portiamo sulle piste da sci circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti direttamente dal vostro hotel, senza ingorghi edisagi”, si legge ancora nell’offerta. Non solo: “Nella stagione invernale offriamo voli di trasferimento da stazione sciistica a stazione sciistica. Volate con noi nelle famose località sciistiche come Alta Badia (Sella Ronda), Val Gardena, Cortina d'Ampezzo, Obereggen, Plan de Corones, St. Anton, Saalbach, Courchevel e molte altre”.
«Servono leggi più severe»
Poteva passare inosservata la nuova offerta a quel mondo ambientalista che da anni si batte contro l’eliski?
Gigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, non solo protesta, ma chiama in causa la Fondazione Dolomiti Unesco: «Basta violazioni, basta promesse tradite. Il percorso partecipato che aveva portato al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi, in attesa di una normativa nazionale più severa anche Veneto e Friuli Venezia Giulia avrebbero adottato le stesse tutele già previste dalle Province di Trento e Bolzano».
A garantirne il rispetto – secondo gli ambientalisti – doveva essere la Fondazione Dolomiti Unesco: «Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: quelle promesse sono state tradite. La Fondazione non solo non ha difeso il patrimonio che dovrebbe rappresentare, ma ha lasciato campo libero a ogni abuso. Il risultato? Sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza alcun rispetto per la fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive e cammina in queste montagne».
In Trentino e in Veneto – dal Monte Bondone a Cortina – si arriva perfino a portare neve in quota con l’elicottero, una pratica assurda e inaccettabile in piena crisi climatica. «È la fotografia di un territorio dove l’arroganza umana sembra non conoscere confini: gli impiantisti e gli operatori turistici si comportano da padroni, mentre le istituzioni si piegano ai loro interessi e abbandonano la difesa dei beni comuni. La cultura della montagna – il limite, il rispetto, la responsabilità – è stata cancellata».
L’ultima provocazione
L’ultima «provocazione» – così viene definita – arriva da Heliunion, che pubblicizza voli brevi, lunghi e personalizzati attorno ai luoghi simbolo delle Dolomiti. «Se è autorizzata, è gravissimo. Se non lo è, è una violazione palese del regolamento della stessa Fondazione. Il consiglio direttivo di Mountain Wilderness Italia è sconcertato: le Dolomiti stanno diventando un prodotto da vendere al miglior offerente, un territorio svuotato di visione e progettualità naturalistica, privo di un’etica del limite. Una desolazione che investe anche la credibilità delle nostre istituzioni regionali». Casanova chiede «un immediato cambiamento di rotta; che il patrimonio Unesco venga finalmente rispettato».
Ma ci sono anche singoli operatori turistici a protestare, come l’albergatore Leandro Grones di Arabba, già sindaco di Livinallongo: «L’Unesco ha riconosciuto le Dolomiti non perché zeppe di elicotteri per turisti, ma per aspetti naturali, paesaggistici e anche culturali, dove la zanzara a motore non era annoverata tra i mezzi di trasporto. É troppo facile richiamare turisti danarosi con lo specchietto Unesco e poi proporre eliski per l’inverno o la Lamborghini da noleggiare direttamente in albergo per annerire di gomma bruciata i tornanti dei passi dolomitici. È urgente intervenire prima che degeneri questo malcostume che nel tempo senz’ombra di dubbio si ritorcerà su economia turistica e comunità che vivono le Dolomiti. Lusso, ostriche e champagne, qui, vanno ben calibrati». Grones chiude chiedendo: «E dove sono i controlli? Bolzano ha regolamentato il volo turistico. Sta vigilando perché non degeneri?».
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articolo di Francesco Dal Mas
Oggi, venerdì 12 dicembre, a Cortina si è tenuta la seconda sessione di celebrazioni per la Giornata Internazionale della Montagna, dedicata ai panel tecnici di esperti, associazioni di categoria e testimoni della montanità più viva. In questa sede il ministro Roberto Calderoli ha dialogato con Luigi Borgo, presidente del collegio maestri di sci, annunciando una novità importante e molto attesa per le Terre alte: «Sono pronti i criteri per la classificazione dei Comuni montani che, in buona sostanza, andranno a identificare cosa vuol dire 'montagna' in Italia. Una definizione attesa da tanti anni e che, finalmente, stabilisce dei principi chiari e oggettivi». Il primo criterio stabilisce che un Comune, per essere montano, deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza. In alternativa, un secondo criterio stabilisce che si può ritenere Comune montano quel territorio con altimetria media superiore ai 500 metri.
Infine, per evitare paradossi territoriali e favorire l'inclusione, un terzo criterio prevede un'altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche quei Comuni che risultano 'intercluso', ovvero interamente circondato da Comuni che rispettano uno dei primi due criteri.
Questi indicatori sono frutto di una sintesi tra il lavoro degli esperti preposti e che mi sono stati indicati dagli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni) insieme ai dati elaborati dal Libro Bianco e alle diverse segnalazioni che abbiamo ricevuto in questi anni, nel rispetto della legge 131 ora in vigore. «In questo modo», dice Calderoli, «prevediamo di risolvere il paradosso tutto italiano per cui il 35% di territorio italiano è montano, ma oltre il 55% dei Comuni risultava negli elenchi degli Affari Regionali. Secondo le nostre stime, dunque, da oltre 4 mila Comuni a circa 2.800. E’ da oltre settant'anni che si aspettava un rinnovo complessivo e funzionale dei criteri, soprattutto considerando quelli in vigore fino a ieri. Ci abbiamo lavorato molto e siamo alle battute finali: lunedì invierò il testo del regolamento alla Conferenza Uniticata, con la quale faremo le valutazioni nella prima seduta utile"» conclude Calderoli.
Quest'anno i soci dell'Associazione Campedel, in collaborazione con il Seminario Gregoriano e con la parrocchia dei Santi Biagio e Stefano, vi accoglieranno per scoprire i tesori d'arte della chiesa di San Pietro (il 20 dicembre alle ore 15.00) e della chiesa di Santo Stefano (il 27 dicembre alle ore 16.30).
La partecipazione è gratuita e non è necessaria la prenotazione, basta presentarsi all'ingresso di ciascuna chiesa qualche minuto prima dell'orario indicato.
Vi aspettiamo e con l'occasione vi inviamo i più sinceri auguri di liete festività.
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Associazione Campedel - Belluno
Verso le 14.50 il Soccorso alpino di Arsiero è stato attivato per intervenire in supporto all'elicottero di Treviso emergenza, in aiuto di un 63enne di Valdastico, che si era infortunato, mentre con i familiari stava lavorando in un bosco di San Pietro Valdastico. L'uomo, che cadendo aveva riportato un sospetto politrauma, è stato raggiunto da una squadra di 10 volontari, compreso un infermiere, e dall'equipe medica dell'eliambulanza assieme al tecnico di elisoccorso. Stabilizzato e caricato in barella, il ferito è stato trasportato per circa 500 metri, imbarcato e accompagnato all'ospedale di Vicenza.
Il Comune continua ad incassare troppo poco dalla riscossione dei tributi (come era accaduto anche nel 2022) ma deve monitorare di più le società partecipate in perdita per adempire alla governance che l’utilizzo di risorse pubbliche impone.
A rilevare questa situazione è la Corte dei Conti del Veneto che ha inviato l’esito dell’esame sui documenti relativi al bilancio di previsione 2023-2025 e al rendiconto 2023. Sono quattro i punti che la magistratura contabile mette in luce nel documento: il basso tasso di riscossione delle entrate derivanti dal contrasto all’evasione tributaria e dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti; l’accumulo di residui passivi di gestione e la permanenza di posizioni vetuste che necessitano di ulteriore verifiche; la presenza di organismi partecipati in perdita (cioè le società partecipate) e la crescita della voce Riserve negative per beni indisponibili.
Riscossione
In merito alla riscossione, la Corte dei Conti aveva già segnalato nel settembre scorso a Palazzo Rosso la questione chiedendo spiegazioni, spiegazioni che gli uffici hanno presentato ad ottobre. D’altra parte questa criticità era un problema già evidenziato dalla magistratura contabile anche per l’esercizio 2022.
Pur “non rilevando irregolarità gravi da rendere necessario un accertamento”, e “per prevenire l’insorgenza di situazioni di deficitarietà o di squilibrio”, la Corte dei Conti evidenzia la presenza di “irregolarità contabili che, se accompagnate da criticità o difficoltà gestionali, potrebbero pregiudicare la sana gestione finanziaria che deve caratterizzare l’amministrazione di ogni ente pubblico locale”. Vale a dire che la Corte dei Conti mette in guardia Palazzo Rosso perché superi le criticità onde evitare irregolarità future. Irregolarità che derivano principalmente, da un accumulo di residui passivi e attivi.
Residui attivi
Per quanto riguarda i residui attivi, cioè la riscossione di tributi ma anche di sanzioni stradali, nell’anno 2023 si sono raggiunti i 9 milioni di cui quasi 5 milioni per i tributi e oltre 3 milioni per riscossione di illeciti e irregolarità. Una situazione che per la Corte dei Conti “costituisce una criticità suscettibile di incidere negativamente sulla gestione, ritardando il conseguimento delle risorse necessarie per far fronte alle spese programmate».
Quindi l’invito è a riscuotere per avere maggiori risorse da utilizzare. «Su questo il vice sindaco di Belluno, Paolo Gamba, si dice tranquillo anticipando che «è intenzione dell’amministrazione esternalizzare il servizio di riscossione coatta visto che l’attività svolta ad oggi dall’Agenzia delle Entrate e Riscossione non sta avendo gli esiti sperati. Anche perché», continua Gamba, «l’Agenzia spesso si concentra su crediti elevati, cosa che invece per la nostra realtà non sono sempre così frequenti».
Residui passivi
Non manca all’attenzione neppure l’accumulo di residui passivi, cioè di pagamento di spese che ammontavano nel 2023 a 2,9 milioni. Tra questi rientrava anche la situazione relativa ai residui passivi legati alla vicenda dell’Unione montana Belluno-Ponte nelle Alpi che però il Comune spiega essere in fase di risoluzione con il suo commissariamento.
Le società partecipate
La novità dei rilievi della Corte dei Conti sul rendiconto 2023, è la perdita delle società partecipate, con un focus su Sersa e Fondazione Teatri. Per entrambe Palazzo Rosso rassicura che la situazione è «risolta per la Sersa dopo il passaggio del Covid che aveva ridotto personale e posti letto, mentre per la Fondazione Teatri la nuova presidente è al lavoro», sottolinea Gamba che poi evidenzia come «sia per Sersa che anche per Sportivamente Belluno stiamo valutando se mantenere l’attuale assetto o modificarla in base alle nuove necessità dei fruitori di questi servizi. Dobbiamo rivedere in ottica più moderna la loro forma giuridica ma anche la loro attività. Soprattutto per Sersa, con l’attivazione degli Ats si dovrà verificare cosa sarà meglio fare per poter garantire ai nostri cittadini servizio efficienti ed efficaci».
Nonostante questo, comunque, la Corte dei Conti invita l’amministrazione comunale a “esercitare i compiti di vigilanza, indirizzo e controllo che l’utilizzo di risorse pubbliche impone”. E invita ad attivare un adeguato accantonamento per le perdite delle partecipate. Infine, invita Palazzo Rosso a “porre in essere una gestione improntata all’equilibrio economico per assicurare la sollecita e progressiva ricostituzione del patrimonio netto”.
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articolo di Paola Dall’Anese
Nessun incremento ai pedaggi. Società Autostrade Alto Adriatico, concessionario della Venezia-Trieste, ha inviato martedì una lettera al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per confermare l’intenzione di non richiedere alcun incremento tariffario dei pedaggi per l’anno 2026 sulla rete di propria competenza.
La decisione arriva in coerenza con l’aggiornamento del Piano Economico Finanziario e del Piano Finanziario Regolatorio, approvato dal Consiglio di Amministrazione, trasmesso al Ministero a fine luglio 2024 e ripresentato a settembre di quest’anno, ancora in fase di approvazione.
Il Piano prevede 1 miliardo 895 milioni di euro di investimenti nel periodo concessorio, fino al 2053. Il cuore degli interventi resta il completamento della terza corsia dell’A4, tra cui gli 870 milioni di euro relativi al tratto San Donà di Piave–Portogruaro, aggiudicati nella scorsa estate.
Nel Pef è stata recepita la crescita dei costi delle materie prime, che ha inciso per circa 600 milioni di euro rispetto alle previsioni fissate nella seconda metà del 2021, quando venne sottoscritto l’ultimo aggiornamento dell’Accordo di Cooperazione. A questa dinamica si aggiunge la necessità di programmare, nell’arco dei prossimi 30 anni (ovvero per l’intera durata della concessione), nuovi investimenti per 370 milioni di euro destinati alle manutenzioni straordinarie per la ricostruzione delle opere d’arte più datate – dai cavalcavia ai ponti – a tutela delle condizioni di sicurezza della rete.
Nonostante il peso degli investimenti e il contesto inflattivo, la Società conferma la linea del tariff freeze.
«Si tratta di una scelta coraggiosa, in decisa controtendenza rispetto al mercato di riferimento e al riconoscimento di indennizzazione dell’inflazione, ma in linea al raggiungimento dei nostri equilibri economico-finanziari e soprattutto nella chiara direzione di favorire le realtà economico locali e gli stessi lavoratori e famiglie» ha spiegato il presidente della concessionaria Marco Monaco.
La società ricorda infine che i pedaggi sulla rete gestita sono invariati dal 2018, quando si registrò l’ultimo incremento, contenuto e pari all’1,88%.
ANTONIO CAMBRUZZI - PRESENTAZIONE DEL PROGETTO E DEL NUMERO MONOGRAFICO DI RIVISTA FELTRINA -
VENERDÌ 12 DICEMBRE, ORE 18:00 - MUSEO DIOCESANO BELLUNO - FELTRE
Antonio Cambruzzi (1623-1684) può essere considerato uno dei pilastri della storiografia feltrina.
Venerdì 12 dicembre si terrà la presentazione del progetto di studio avviato nel 2023, in occasione dei quattrocento anni dalla nascita, che ha dato vita anche ad un numero monografico della Rivista Feltrina.
Sarà Matteo Melchiorre, direttore editoriale della Rivista, a presentare l'importante contributo di studio assieme all'intervento di alcuni autori dei saggi contenuti nel volume.
Nell'immagine la veduta della città di Feltre di Domenico Falce (1677, olio su tela, appartenente alla collezione Zugni Tauro) con in primo piano il Convento di Santa Maria del Prato dove Antonio Cambruzzi era padre guardiano.
Per maggiori informazioni https://visitfeltre.info/evento/antonio-cambruzzi-1623-1684/
GRUPPO DI LETTURA - VENERDÌ 12 DICEMBRE, ORE 16:00 - POLO BIBLIOTECARIO FELTRINO
Terzo appuntamento del Gruppo di Lettura del Polo Bibliotecario Feltrino. Un momento per incontrarsi, conoscersi, condividere emozioni e dare vita a una comunità di lettrici e lettori appassionati. L’incontro sarà moderato dalla dott.ssa Vera Salton.
Per ogni informazione contattare il Polo Bibliotecario Feltrino:- 0439 885244 - biblioteca@comune.feltre.bl.it
Per maggiori informazioni https://visitfeltre.info/evento/gruppo-di-lettura-2/
SUCCEDE A NATALE ... NEI MUSEI DI FELTRE - 13 e 21 DICEMBRE 2025 - GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA"
Laboratori e spettacoli gratuiti per bambini e famiglie. Età consigliata: tra 6 e 11 anni. Sabato 13 dicembre dalle ore 11:00 lo spettacolo di burattini Natale con i tuoi, di Gigio Brunello con Paolo Rech.
Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria 327 2562682 - info.feltre@aqualab.it
Tutte le informazioni sul nostro sito https://visitfeltre.info/evento/succede-a-natale-nei-musei-di-feltre/
RACCONTANDO IL NATALE - DOMENICA 14, 21 e 28 DICEMBRE - CELARDA, MUGNAI, FOEN
Spettacoli, racconti animati e laboratori creativi per bambine e bambini dai 3 ai 10 anni. Domenica 14 dicembre al Casel di Celarda: "La Cantastorie di Natale" seguita da un laboratorio per costruire un personaggio di neve.
Tutte le informazioni sul nostro sito https://visitfeltre.info/evento/raccontando-il-natale-2/
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.feboteatro.it/biglietti/
ENZO JANNACCI - TRA PAROLE E MUSICA - SABATO 13 DICEMBRE, ORE 18:00 e 21:00 - UNISONO JAZZ CAFÉ
Il Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto – O.D.V. in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica “Francesco Sandi” propone un viaggio tra musica, storie e poesia per ricordare l’ironia, la delicatezza e l’umanità di Enzo Jannacci. Sul palco della Sala concerti dell'Unisono Jazz Café si alterneranno allievi e insegnanti della Scuola di Musica insieme a lettori e collaboratori del Centro Internazionale del Libro Parlato. Ingresso libero.
Per maggiori informazioni https://visitfeltre.info/evento/enzo-jannacci-tra-parole-e-musica/
VICO CALABRÒ - PAESAGGI FELTRINI REALI E FANTASTICI - FINO A DOMENICA 29 MARZO 2026 - GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA"
La mostra è visitabile dal mercoledì alla domenica nei seguenti orari: 10:30 - 13:00 e 15:00 - 18:00.
Ingresso previo pagamento del biglietto nelle tariffe vigenti.
Per informazioni https://visitfeltre.info/evento/vico-calabro-paesaggi-feltrini-reali-e-fantastici/
FIERA DELL'OGGETTO RITROVATO - DOMENICA 14 e 21 DICEMBRE - DALLE 9:00 ALLE 18:00 - CENTRO STORICO
Due appuntamenti "natalizi" con la mostra-mercato in cui associazioni, comitati, singoli cittadini e commercianti del settore collezionismo, antiquariato e modernariato vendono e scambiano oggetti usati e di antiquariato. Questo mese ci sarà spazio anche per oggetti frutto di creatività e artigianato. Per ulteriori informazioni: https://www.fieraoggettoritrovato.org/.
GALLERIA D'ARTE MODERNA "CARLO RIZZARDA" e TEATRO DE LA SENA - ORARI FINO AL 31 MARZO 2026
Nel periodo invernale gli orari di apertura dei Musei Civici di Feltre e del Teatro de la Sena sono i seguenti:
> Galleria d'arte moderna "Carlo Rizzarda" Da mercoledì a domenica e festivi 10:00-13:00 | 15:00-18:00
> Teatro de La Sena Da venerdì a domenica e festivi 10:00-13:00 | 15:00-18:00
Per informazioni su eventuali visite guidate e ingressi: 0439 885234 o 327 2562682 - info.feltre@aqualab.it
Per maggiori informazioni https://www.visitfeltre.info/luoghi/galleria-darte-moderna-carlo-rizzarda/ - https://www.visitfeltre.info/luoghi/teatro-de-la-sena/ Foto di Lorenzo Kleinschmidt
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Our mailing address is: - VisitFeltre - Via Luzzo, 10 - Feltre, Belluno 32032 - Italy
Desidero ringraziare tutti coloro che mi dedicano un like o un commento su Facebook: anche se non rispondo sempre, leggo tutto e il mio pensiero va a ciascuno di voi.
Colgo l’occasione per informarvi che sul mio sito https//gorlini.art/shop/, oltre ai filmati delle dimostrazioni, ho aggiunto una nuova vetrina di piccoli acquerelli in vendita. Ho pensato che potrebbero essere un’idea regalo speciale per questo Natale: un
acquerello da donare… o da regalarsi, così come uno stage o una mia dimostrazione.
È parte di un nuovo percorso che affiancherà il mio studio–galleria, attualmente in ristrutturazione, e che proseguirà senza perdere di vista i Workshop che terrò presso l’AIA a Milano e in altre località quando se ne presenterà l’occasione.
Un caro saluto a tutti, con la speranza di rivederci presto e creare nuove opportunità di incontro.
- Mi scuso se alcuni riceveranno piu mail dello stesso tipo, vuol dire che sono presenti in piu mail list.
- Se qualcuno non desidera ricevere informazioni me lo faccia sapere che verra cancellato dagli elenchi.
https://gorlini.art/shop/
Angelo Gorlini
La cucina italiana entra ufficialmente nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco. Il Comitato intergovernativo dell'organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l'iscrizione della candidatura della 'Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale', confermando la valutazione preliminare positiva dello scorso novembre. Applausi sono arrivati all'annuncio dalla delegazione italiana presente in sala e guidata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
La candidatura - avanzata nel 2023 dal 'Collegio Culinario Associazione culturale per l'enogastronomia italiana' in collaborazione con Casa Artusi, l'Accademia della Cucina Italiana e la rivista 'La Cucina Italiana' - mirava a promuovere principi e valori tipici della tradizione italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse. La decisione segna una svolta nella storia dei riconoscimenti gastronomici dell'Unesco: è la prima volta che viene premiata una tradizione culinaria nella sua globalità, superando l'approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.
Con l'ingresso della cucina italiana, salgono a 20 gli elementi italiani iscritti nella Lista del patrimonio immateriale, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all'Italia figurano la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l'Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021). Considerata un modello di inclusività e sostenibilità, la cucina italiana viene valorizzata come pratica quotidiana capace di unire comunità diverse, tutelare la biodiversità, ridurre gli sprechi e riflettere la ricchezza culturale dei territori.
"È stato un grande successo. A nome del governo italiano voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per raggiungere questo obiettivo. Voglio anche ringraziare come ministro degli Esteri tutte le nostre ambasciate e i nostri consolati che hanno avuto disposizione di fare il massimo perché tutti quanto potessero conoscere la cucina italiana e si potesse raggiungere questo risultato. Si vince quando c'è un grande gioco di squadra", ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, prendendo la parola durante i lavori del Comitato Unesco a Nuova Delhi dopo la proclamazione. "Siamo fieri della nostra cucina che rappresenta la nostra identità, i nostri valori, ogni ricetta collega generazioni e rafforza il senso di comunità e famiglia", ha proseguito il titolare della Farnesina, sottolineando che la cucina italiana è salute, innovazione e "anche uno straordinario volano di crescita e prosperità". Tajani ha ricordato che nel 2024 l'export dell'agro-alimentare italiano è salito a 68 miliardi di euro e nei primi otto mesi di quest'anno si è registrato un ulteriore aumento del 6%. "Questo riconoscimento ci incoraggia a fare ancora di più per promuovere le eccellenze del nostro Paese", ha concluso.
La comunicazione al presidente Mattarella
Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha comunicato ufficialmente al Capo dello Stato, in qualità di rappresentante di tutti gli italiani, l’avvenuto riconoscimento della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco. Lo fa sapere il Masaf in una nota. Lollobrigida ha avuto altresì modo di ringraziare il Presidente della vicinanza che ha dimostrato al mondo dell’agricoltura italiana anche con la partecipazione ad eventi dedicati al settore primario come 'Agricoltura è' tenutosi a Roma lo scorso marzo. Il Presidente della Repubblica nel corso della telefonata ha avuto modo di esprimere il proprio compiacimento per un successo che rafforza il prestigio italiano nel mondo.
Meloni: "Un primato che ci rende orgogliosi"
In un videomessaggio diffuso per l'occasione Giorgia Meloni ha spiegato che la notizia "ci riempie d'orgoglio". "Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza".
Giochi, allo stato attuale solo 3 opere (12%) delle 25 localizzate in Veneto risultano concluse per i lavori per le Olimpiadi invernali 2026, mentre 7 (28%) sono ancora in fase di progettazione. La quota rimanente (60%) fa riferimento ad opere in esecuzione, ma solo per il 40% di esse si prevede l'ultimazione entro l'inizio di febbraio 2026, mentre per i restanti interventi la data di fine lavori è programmata per dopo le Olimpiadi. In alcuni casi (4 opere) è stata prevista una sospensione dei lavori proprio in vista dello svolgimento dell'evento per poi riaprire i cantieri dopo il termine della manifestazione. Lo rileva Ance Veneto in un report sui Giochi Milano Cortina del 2026.
«La pista da bob è stata un simbolo dell'efficienza realizzativa delle imprese che hanno lavorato per arrivare in tempo, nonostante le innumerevoli difficoltà iniziali» osserva Alessandro Gerotto, presidente Ance Veneto, «Anche le 4 opere trasportistiche saranno completate in tempo utile. Ora è il momento di cominciare già a pensare ai Giochi olimpici Milano-Cortina come un'eredità per rendere i territori montani più accessibili, meglio infrastrutturati e funzionali. Penso soprattutto alla variante di Longarone, un'opera di quasi mezzo miliardo di euro. Se avessimo dato retta ai menagrami non avremmo fatto niente e non avremmo iniziato niente. Questo stato delle cose, comunque, insegna che se i lavori fossero programmati nel tempo e la politica smettesse di procedere per emergenze e avesse più ambizione, tutto funzionerebbe meglio.. I cantieri, vada come vada, è sempre meglio aprirli che non averne».
Ance Veneto sottolinea, inoltre, che oltre il 60% delle gare esperite nell'ambito delle realizzazioni per i Giochi olimpici è stata utilizzata una procedura aperta con una media di ribasso intorno all'8%. Le procedure negoziate sono il 27,8% del totale con un ribasso medio del 13,4%, mentre gli affidamenti diretti sono solo due. Complessivamente il ribasso medio applicato è pari all'8,9%. La maggioranza delle gare (76,5%) prevede il subappalto; tra gli aggiudicatari si contano numerose Ati e nel complesso più della metà delle aziende "vincitrici" hanno sede fuori dal Veneto. Il valore complessivo delle opere ammonta a oltre 1,4 miliardi di euro, di cui 215 milioni per opere strettamente collegate agli eventi sportivi (32%) e oltre 1,2 miliardi di euro per interventi che hanno finalità di legacy (68%) con ricadute significative sul territorio soprattutto in termini di mobilità, sviluppo sociale ed economico.
Oltre agli eventi in programma a ottobre e dicembre, il festival si svolgerà in città da venerdì 9 a domenica 18 gennaio 2026.
Essere volontari ad Oltre le vette significa anche avere la possibilità di incontrare personalità illustri del mondo dell’esplorazione, dell’alpinismo, della letteratura, della ricerca scientifica e non solo.
Visto il carattere formativo dell’esperienza, che darà modo a ragazze e ragazzi di partecipare attivamente alla realizzazione operativa di una rassegna culturale importante, la proposta è rivolta in particolare ai giovani dai 18 ai 35 anni.
Nel caso in cui altre persone volessero dare la propria disponibilità, è comunque possibile inviare la propria candidatura.
Il termine entro cui candidarsi è martedì 16 dicembre 2025. Passate parola !!!
QUI TUTTE LE INFO E LE MODALITÀ PER CANDIDARSI
Oltre le vette ritorna a dicembre e a gennaio
Riprendono gli appuntamenti della 29.a edizione di “Oltre le Vette – Metafore, uomini e luoghi della montagna”!
Dario Sorgato, autore del libro “Guarda dove cammini” (ed. Ediciclo 2025), sarà ospite della rassegna giovedì 11 dicembre 2025 al centro culturale Crepadona (alle 18). L’incontro avverrà in occasione della Giornata internazionale della Montagna ed è inserito nel festival internazionale “Leggere le montagne”. Qui tutte le info
L’inaugurazione della mostra dell’artista e illustratrice Roberta Cadorin, creatrice dell’immagine dell’edizione 2025, si terrà sabato 20 dicembre alle 11 al centro culturale Crepadona. La mostra è intitolata “Sguardi e Orizzonti – Volti come mappe, orizzonti come promesse”.
Da venerdì 9 a domenica 18 gennaio 2026 saranno dieci giorni densi di appuntamenti, in puro stile Oltre le vette, con un intenso calendario di eventi che sarà reso noto martedì 16 dicembre – quando si terrà la conferenza stampa di presentazione – e ai quali sarà possibile registrarsi come di consueto tramite la piattaforma Eventbrite.
Per restare aggiornati sulle iniziative di Oltre Le Vette vi invitiamo a seguirci sul sito e sui social: trovate tutti i link diretti qui. Facebook - Twitter - Instagram - Sito ufficiale
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I nostri recapiti: Oltre Le Vette - Piazza Duomo 1 - Belluno, Bl 32100 - Italy
Olaf Nicolai. Eisfeld II
Enjoy/SurviveNicolas Berggruen - Fondatore / Founder - Berggruen Arts & Culture - Venezia
Anteprima stampa sabato 13.12.2025 h 12 in occasione della mostra. L’artista sarà presente all’evento.
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Uffici stampa:
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Palazzo Diedo Berggruen Arts & Culture - info@berggruenarts.org - Fondamenta Diedo, Cannaregio 2386, Venezia
La Giornata Internazionale della Montagna sarà celebrata l’11 dicembre a Belluno e il 12 a Cortina. Il Ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli arriverà con la Legge della Montagna, fresca di varo parlamentare. «Ora le risorse ci sono, l’importante è spenderle efficacemente, senza sprechi, Perché non sempre questo avviene», sottolinea il membro del Governo Meloni nella nostra intervista.
Ministro, nel passato la Giornata internazionale della Montagna veniva festeggiata al Quirinale. Perché lei ha deciso di portarla sulle terre alte?
«La montagna è la sua naturale destinazione. Il primo anno siamo stati ad Edolo dove ha sede Unimont, l’università della montagna che ha avuto il merito di realizzare la prima, straordinaria ricognizione sulle terre alte pubblicata in un volume: il Libro Bianco della Montagna. L’anno dopo siamo andati in Abruzzo, a Scanno e Villalago, due realtà che rappresentavano un po’ l’obiettivo della nostra Legge sulla montagna, allora allo studio, cioè paesi piccoli che hanno un po’ di turismo, ma dove prevale il disagio dei collegamenti, della mancanza di servizi. L’anno scorso siamo stati in Piemonte, alle Frabose Soprana e Sottana. Quest’anno veniamo in Veneto. Abbiamo scelto Belluno, perché è una delle tre province interamente montane, ma anche perché ci sono le Olimpiadi e quindi mi sembrava obbligatorio fare una giornata a Belluno e una a Cortina. E qui abbiamo trovato l’importante aiuto da parte del Collegio dei Maestri di sci, che ringrazio».
Sarà la prima Giornata Internazionale dopo il varo, recente, della nuova Legge della Montagna, una riforma attesa da 31 anni. Qual è la priorità che il Governo e il Parlamento le affidano?
«Il primo obiettivo è contrastare lo spopolamento e favorire il ritorno di chi se n’è andato. E quindi abbiamo individuato delle priorità da perseguire: i servizi essenziali per cui uno può vivere o non vivere in un certo posto. A partire dalla sanità, perché se uno non ha la possibilità di avere un medico, di essere assistito, di avere le medicine, è chiaro che inizia a pensarci su due volte se rimanere o meno. Abbiamo fatto un raddoppio del punteggio ai fini concorsuali per i medici e di tutto il personale sanitario. Abbiamo aumentato l’indennità, quindi guadagneranno di più, e nel caso di acquisto o di affitto della casa, avranno pure degli sgravi fiscali».
Analogo problema si pone per le scuole, gli insegnanti.
«Concordo. Infatti abbiamo previsto l’aumento del punteggio anche per quelli che vanno a insegnare in montagna, insieme a deducibilità e vantaggi fiscali per l’affitto o l’acquisto della casa. Ci siamo messi d’accordo col Miur per le università di montagna. Quella di Edolo, ad esempio, forma laureati, anche stranieri, che trovano subito lavoro».
Cosa fare per evitare che le scuole si chiudano per mancanza di bambini?
«Abbiamo portato a 10 il numero minimo degli alunni. E abbiamo introdotto forme sperimentali di asilo nido, anche a livello familiare oppure comunitario, per rispondere anche a queste esigenze sempre più frequenti».
Tra i servizi essenziali c’è la copertura internet.
«Interveniamo, infatti, per la banda larga. Nei paesi ci si arriva attraverso la fibra ottica oppure un sistema satellitare. La copertura è essenziale per scuola, famiglia, telelavoro, telemedicina e tante altre esigenze».
Il bonus bebè sarà unico?
«No. Il bonus bebè va a sommarsi al bonus nazionale».
Ci sono sempre più persone interessate a ritornare in montagna con il telelavoro.
«Abbiamo messo a disposizione ben 18 milioni e mezzo per quanti, sotto i 40 anni, vogliano fare il telelavoro. E per le giovani start up abbiamo destinato 20 milioni. Previsti anche 5 milioni per l’agricoltura di montagna, che è sempre più difficile. Insomma, sono davvero tante le risposte che la nuova legge garantisce contro lo spopolamento. Anche per le professioni, la tutela dei pascoli, il registro dei terreni silenti, gli alberi monumentali, la disciplina della caccia, la tutela dei rifugi. Una norma ad hoc c’è anche per l’uso delle strade forestali: prima avevamo tanto turismo con le bike, però i proprietari chiudevano le strade perché dovevano rispondere nel caso di un incidente. Adesso, chi va in montagna senza essere equipaggiato si assume anche la propria responsabilità».
Oggi il problema sociale più avvertito è quello della casa, che manca. Eppure in provincia ne abbiamo una su due che è chiusa.
«I 16 milioni della legge destinati ai giovani che vogliono ristrutturare a me sembra che siano un buon primo incentivo. Vanno a sommarsi a tutti gli altri benefici che ci sono, quindi è uno stimolo in più per il recupero di queste case».
C’è chi sostiene che il Fondo Fosmit da 200 milioni è insufficiente. E che bisognerebbe raddoppiarlo. Cosa risponde?
«Costoro dovrebbero ricordare che nel 2021 c’erano 6 milioni. Nel 2022 (anno di insediamento del governo Meloni, ndr) sono diventati 100 milioni. Dal 2023 sono saliti fino a ben 200 milioni all’anno. Quindi, dal nostro arrivo ad oggi, siamo vicini a 700 milioni messi a disposizione per la montagna. Detto questo, anch’io vorrei che ci fossero ulteriori risorse, ma intanto invito a spendere bene quelli disponibili».
Perché non sempre avviene?
«Questa legge ha il grande merito di aver fatto il riconoscimento dei Comuni montani. Visto che l’Italia ha il 35% del territorio montano, non si comprende perché il 55% dei comuni accedessero ai fondi della montagna. Ad esempio, in virtù di criteri molto discutibili, sono considerate montane città come Roma, Bologna e Palermo. Io invece ho voluto concentrarmi sulle realtà davvero montane, anche perché destinare i fondi della montagna a un paese che arriva al mare… anche no, grazie».
Scusi se insisto, lei riscontra situazioni in cui i soldi per la montagna non vengono spesi efficacemente?
«Io sono stanco di vedere la seconda o la terza fontana in uno stesso paese. Io voglio un qualcosa di strutturale dai Fondi per le terre alte, perché non è che la gente mi torni in montagna perché ho fatto la fontana. Ci torna se gli do il medico, la famiglia, l’istruzione, il lavoro. E su questo io ho puntato. Vorrei ricordare, tra l’altro, che Belluno, come altre Province, beneficiano dei Fondi di confine, con Trento e Bolzano, e con Il Friuli. E a chi mi ha chiesto una quota fissa più alta per ciascun Comune, ho obiettato: è inutile che mi facciate la quarta fontana, voglio progetti strutturali. A cominciare dalle infrastrutture necessarie per ripopolare la montagna. Basta finanziare la festa di paese o i fuochi d’artificio con questi Fondi, i cittadini hanno giustamente bisogno di altro».
Non è il caso di riordinare questi flussi di denaro?
«Esatto. E proprio per questo c’è un articolo della legge della montagna che attribuisce la delega al governo del riordino di tutti i fondi che sono destinati alle zone montane. Noi stiamo facendo il censimento di questi rivoli, che per lo più sono sconosciuti, per capire quanti soldi vengono dati effettivamente e soprattutto che fine fanno. Non voglio vedere cattedrali nel deserto, com’è successo ad esempio in Piemonte con i villaggi olimpici abbandonati e che nessuno riesce più a utilizzare. Il concetto che forse dovrebbe entrare in testa è che si tratta di soldi pubblici. Non sono i soldi di nessuno ma sono i soldi nostri, di tutti i cittadini, e quindi vanno spesi nell’interesse di tutti i cittadini. E non è che basta che ci siano, per cui posso anche sprecarli, ma devo sempre spenderli con ragionevolezza».
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articolo di Francesco Dal Mas
che l’imam dell’Iran Ali Khamenei ha descritto i valori che le donne iraniane dovrebbero perseguire per scongiurare “la promiscuità promossa dalla cultura capitalista occidentale”. Parole che rimbalzano contro la disobbedienza civile messa in pratica da centinaia di ragazze e giovani donne del Paese scese in strada, sull’isola di Kish, per marciare in una maratona che ha catalizzato l’attenzione delle autorità e dei media di tutto il mondo.
L’evento sportivo, con oltre 5.000 partecipanti, è diventato il palcoscenico per un atto di sfida non violenta: diverse centinaia di donne hanno corso senza indossare il tradizionale copricapo islamico, l’hijab, il cui obbligo è in vigore dagli anni Settanta.
Questo gesto ha innescato una reazione immediata da parte del sistema giudiziario, che ha confermato la volontà del regime di mantenere il controllo sociale, in un Paese segnato da una crisi delle esecuzioni capitali, che colpiscono in modo sempre più considerevole le donne.
La repressione della disobbedienza a Kish
Il gesto delle partecipanti alla maratona sull’isola di Kish, una località turistica nel Golfo Persico, è stato interpretato come una chiara violazione delle normative sul codice di abbigliamento, in vigore dal 1979. Le immagini delle atlete senza velo hanno fatto il giro del web e hanno portato all’intervento delle autorità giudiziarie locali, che hanno annunciato l’arresto di due dei principali organizzatori dell’evento.
L’organo ufficiale della magistratura, Mizan Online, ha riportato che uno degli arrestati è un funzionario della Kish Free Zone Organization, l’ente statale responsabile della gestione e promozione della zona franca dell’isola, mentre l’altro lavora per la compagnia privata che ha gestito l’organizzazione della maratona. La procura locale ha giustificato l’azione affermando che l’evento si è svolto in violazione della “decenza pubblica e della legge vigente”, nonostante i precedenti avvertimenti. È stato avviato un procedimento penale a carico degli organizzatori.
Questo episodio evidenzia che l’obbligo del velo continua a rappresentare un punto di frizione nel Paese, inaspritosi dopo le grandi proteste del 2022, scatenate dalla morte di Mahsa Amini, la giovane arrestata e uccisa dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab.
“Esecuzioni capitali”: i dati del Cnri
Sulla scia della stretta sul codice di condotta, l’Iran sta affrontando un’allarmante escalation nell’uso della pena di morte come strumento di repressione politica e sociale. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Comitato delle donne del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana (Cnri), l’Iran detiene il triste primato mondiale per numero di esecuzioni di donne.
Il report indica che nei primi undici mesi del 2025, sono state giustiziate oltre 1.800 persone, tra cui almeno 57 donne. Questo dato riflette un incremento del 70% nelle esecuzioni femminili rispetto all’anno precedente. Le statistiche del Cnri rivelano anche che, nei sedici mesi successivi all’insediamento di Massoud Pezeshkian, attuale presidente della Repubblica Islamica dell’Iran dal 28 luglio 2024, sono state condannate a morte 78 donne, su un totale di oltre 2.600 esecuzioni.
Questa intensificazione delle condanne a morte è interpretata dal Comitato come una conseguenza della crisi politica e della disperazione del regime, che ricorre all’intimidazione per scongiurare un’insurrezione popolare.
Vulnerabilità e patibolo: il ritratto delle condannate
L’analisi della popolazione femminile condannata a morte rivela che la maggior parte di queste donne è vittima di condizioni di estrema vulnerabilità, causate da leggi discriminatorie, povertà e violenza domestica, in un sistema giudiziario che non offre adeguate tutele. Alcune sono state costrette a commettere omicidi per difendersi, mancando di accesso a rifugi sicuri, supporto legale o possibilità di divorzio. Altre sono state giustiziate per reati legati al traffico di droga, spesso spinte dalla povertà o costrette da partner violenti a trasportare piccole quantità di stupefacenti. Ad esempio, il report menziona Marzieh Esmaeili, madre di una bambina, giustiziata il 15 aprile 2025 per aver trasportato 600 grammi di droga in cambio di circa 100 dollari. Mina Sadoughi, madre di tre bambini piccoli, è stata impiccata il 26 novembre 2025, insieme al marito, senza che le fosse permesso di salutare i figli.
La vulnerabilità è acuita in casi specifici come quello di Goli Kouhkan, una donna appartenente a una minoranza etnica e povera del Paese, data in sposa a 12 anni e arrestata all’età di 18 anni per l’omicidio del marito, si presume avvenuto durante una colluttazione in cui era intervenuta per difendere il figlio. La donna rischia l’esecuzione a meno che non riesca a versare un risarcimento di 10 miliardi di toman (pari a oltre 90.000 euro) alla famiglia della vittima entro dicembre. L’associazione Iran Human Rights (Ihr) ha evidenziato come Kouhkan rappresenti la fascia di popolazione più debole in Iran.
Il sistema penale è utilizzato anche per colpire il dissenso politico. È il caso di Zahra Shahbaz-Tabari, prigioniera politica di 67 anni, condannata a morte in un “processo” online durato dieci minuti, dove l’unica “prova” citata era un pezzo di stoffa con lo slogan “Donna, Resistenza, Libertà“.
L’appello internazionale
Di fronte a questa politica di terrore, le manifestazioni di dissenso continuano. Oltre ai gesti di disobbedienza come la maratona di Kish, le famiglie dei condannati a morte protestano fuori dai penitenziari, a volte subendo violenze da parte delle forze di sicurezza. All’interno delle carceri, molti prigionieri hanno adottato il digiuno come segno di protesta, come gli oltre 1.500 detenuti nella prigione di Ghezel-Hesar. Riferendosi al fatto che la degenerata cultura occidentale e capitalista è completamente respinta dall’Islam, l’imam Ali Khamenei, leader della Rivoluzione islamica, ha spiegato: “Nell’Islam, per preservare la dignità delle donne e per frenare impulsi sessuali molto forti e pericolosi, ci sono regole riguardanti l’interazione tra uomini e donne, l’abbigliamento di uomini e donne, l’hijab delle donne e l’incoraggiamento al matrimonio, che sono pienamente in accordo con la natura della donna e con i reali interessi e bisogni della società; mentre nella cultura occidentale, la frenata di impulsi sessuali infiniti e distruttivi è completamente ignorata“.
E riguardo l’obbligo di indossare l’hijab, l’imam ha spiegato il suo punto di vista proprio negli scorsi giorni nel corso di un incontro tenutosi nell’Imam Khomeini Hussainiyah, un’importante sala di riunione e preghiera a Tehran, utilizzata per cerimonie religiose sciite, dove l’Ayatollah Khamenei spesso tiene discorsi e guida i riti. Alla presenza di migliaia di donne l’Imam ha spiegato che l’insistenza dell’Occidente nell’esportare la sua cultura imperfetta nel resto del mondo, fa sì che “l’hijab” sembri “ostacolare il progresso” delle donne. “Eppure – ha aggiunto – la Repubblica Islamica ha invalidato questa logica errata e ha dimostrato che una donna musulmana dedita al velo islamico può avanzare e svolgere un ruolo influente in ogni campo, anche più di altri”.
Il Cnri ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché venga esercitata la massima pressione per porre fine immediatamente a tale visione, repressione, alle esecuzioni e per condannare la politica sistematica di omicidi di Stato.
Uno studio pubblicato di recente su 'Scientific Reports' ribalta una delle domande più affascinanti dell'evoluzione umana: perché i Neanderthal sono scomparsi? La risposta, secondo un modello matematico sviluppato da un team internazionale guidato da Andrea Amadei, del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche dell'università di Roma Tor Vergata, potrebbe essere molto più semplice di quanto abbiamo immaginato: i Neanderthal non sarebbero del tutto scomparsi, ma "assorbiti" geneticamente da Homo sapiens. Per decenni il dibattito scientifico ha oscillato tra ipotesi radicalmente diverse: cali demografici improvvisi, mutamenti climatici, competizione oppure parziale assimilazione.
La ricerca
Questa nuova ricerca che - informa una nota - vede il contributo di Giulia Lin dell'Istituto svizzero di scienze e tecnologie acquatiche, e di Simone Fattorini dell'università dell'Aquila, propone una chiave di lettura basata su un processo evolutivo di lungo periodo, guidato da piccoli flussi migratori ripetuti nel tempo, attraverso cui il patrimonio genetico di una popolazione più numerosa avrebbe progressivamente sopravanzato quello dell'altra. Secondo il modello, continue ma modeste immigrazioni di Homo sapiens in territori abitati dai Neanderthal, protrattesi per 10.000-30.000 anni, avrebbero prodotto un rimescolamento genetico progressivo, sufficiente da solo a spiegare la quasi completa sostituzione del loro patrimonio genetico. Non servono vantaggi evolutivi schiaccianti, né estinzioni improvvise: basta il tempo.
"Il nostro modello - spiega Andrea Amadei - mostra che un flusso genetico costante da una popolazione più ampia può aver determinato l'assorbimento dei Neanderthal nel pool genetico di Homo sapiens, senza invocare scenari catastrofici. Questo processo è pienamente compatibile con ciò che sappiamo dalle evidenze archeologiche e genetiche. Sebbene anche altri fattori possono aver contribuito al declino dei Neanderthal, questo modello mette in evidenza che il mescolamento genetico e la conseguente diluizione dei geni possano essere un possibile meccanismo chiave della loro scomparsa".
Le ricerche di paleogenetica degli ultimi anni hanno documentato numerosi episodi di ibridazione e introgressione tra le due specie: un intreccio ripetuto, fatto di incontri, scambi e convivenze, che ha lasciato una traccia ancora visibile. La presenza di Dna neanderthaliano nelle popolazioni moderne dell'Eurasia conferma questa eredità profonda. Lo studio suggerisce quindi che la fine dei Neanderthal potrebbe non essere stata una scomparsa, ma una trasformazione: una graduale integrazione genetica nella specie che avrebbe poi popolato il pianeta. Un'eredità che, silenziosamente, continua a vivere dentro ciascuno di noi.
La Giornata Internazionale della Montagna sarà celebrata l’11 dicembre a Belluno e il 12 a Cortina. Il Ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli arriverà con la Legge della Montagna, fresca di varo parlamentare. «Ora le risorse ci sono, l’importante è spenderle efficacemente, senza sprechi, Perché non sempre questo avviene», sottolinea il membro del Governo Meloni nella nostra intervista.
Ministro, nel passato la Giornata internazionale della Montagna veniva festeggiata al Quirinale. Perché lei ha deciso di portarla sulle terre alte?
«La montagna è la sua naturale destinazione. Il primo anno siamo stati ad Edolo dove ha sede Unimont, l’università della montagna che ha avuto il merito di realizzare la prima, straordinaria ricognizione sulle terre alte pubblicata in un volume: il Libro Bianco della Montagna. L’anno dopo siamo andati in Abruzzo, a Scanno e Villalago, due realtà che rappresentavano un po’ l’obiettivo della nostra Legge sulla montagna, allora allo studio, cioè paesi piccoli che hanno un po’ di turismo, ma dove prevale il disagio dei collegamenti, della mancanza di servizi. L’anno scorso siamo stati in Piemonte, alle Frabose Soprana e Sottana. Quest’anno veniamo in Veneto. Abbiamo scelto Belluno, perché è una delle tre province interamente montane, ma anche perché ci sono le Olimpiadi e quindi mi sembrava obbligatorio fare una giornata a Belluno e una a Cortina. E qui abbiamo trovato l’importante aiuto da parte del Collegio dei Maestri di sci, che ringrazio».
Sarà la prima Giornata Internazionale dopo il varo, recente, della nuova Legge della Montagna, una riforma attesa da 31 anni. Qual è la priorità che il Governo e il Parlamento le affidano?
«Il primo obiettivo è contrastare lo spopolamento e favorire il ritorno di chi se n’è andato. E quindi abbiamo individuato delle priorità da perseguire: i servizi essenziali per cui uno può vivere o non vivere in un certo posto. A partire dalla sanità, perché se uno non ha la possibilità di avere un medico, di essere assistito, di avere le medicine, è chiaro che inizia a pensarci su due volte se rimanere o meno. Abbiamo fatto un raddoppio del punteggio ai fini concorsuali per i medici e di tutto il personale sanitario. Abbiamo aumentato l’indennità, quindi guadagneranno di più, e nel caso di acquisto o di affitto della casa, avranno pure degli sgravi fiscali».
Analogo problema si pone per le scuole, gli insegnanti.
«Concordo. Infatti abbiamo previsto l’aumento del punteggio anche per quelli che vanno a insegnare in montagna, insieme a deducibilità e vantaggi fiscali per l’affitto o l’acquisto della casa. Ci siamo messi d’accordo col Miur per le università di montagna. Quella di Edolo, ad esempio, forma laureati, anche stranieri, che trovano subito lavoro».
Cosa fare per evitare che le scuole si chiudano per mancanza di bambini?
«Abbiamo portato a 10 il numero minimo degli alunni. E abbiamo introdotto forme sperimentali di asilo nido, anche a livello familiare oppure comunitario, per rispondere anche a queste esigenze sempre più frequenti».
Tra i servizi essenziali c’è la copertura internet.
«Interveniamo, infatti, per la banda larga. Nei paesi ci si arriva attraverso la fibra ottica oppure un sistema satellitare. La copertura è essenziale per scuola, famiglia, telelavoro, telemedicina e tante altre esigenze».
Il bonus bebè sarà unico?
«No. Il bonus bebè va a sommarsi al bonus nazionale».
Ci sono sempre più persone interessate a ritornare in montagna con il telelavoro.
«Abbiamo messo a disposizione ben 18 milioni e mezzo per quanti, sotto i 40 anni, vogliano fare il telelavoro. E per le giovani start up abbiamo destinato 20 milioni. Previsti anche 5 milioni per l’agricoltura di montagna, che è sempre più difficile. Insomma, sono davvero tante le risposte che la nuova legge garantisce contro lo spopolamento. Anche per le professioni, la tutela dei pascoli, il registro dei terreni silenti, gli alberi monumentali, la disciplina della caccia, la tutela dei rifugi. Una norma ad hoc c’è anche per l’uso delle strade forestali: prima avevamo tanto turismo con le bike, però i proprietari chiudevano le strade perché dovevano rispondere nel caso di un incidente. Adesso, chi va in montagna senza essere equipaggiato si assume anche la propria responsabilità».
Oggi il problema sociale più avvertito è quello della casa, che manca. Eppure in provincia ne abbiamo una su due che è chiusa.
«I 16 milioni della legge destinati ai giovani che vogliono ristrutturare a me sembra che siano un buon primo incentivo. Vanno a sommarsi a tutti gli altri benefici che ci sono, quindi è uno stimolo in più per il recupero di queste case».
C’è chi sostiene che il Fondo Fosmit da 200 milioni è insufficiente. E che bisognerebbe raddoppiarlo. Cosa risponde?
«Costoro dovrebbero ricordare che nel 2021 c’erano 6 milioni. Nel 2022 (anno di insediamento del governo Meloni, ndr) sono diventati 100 milioni. Dal 2023 sono saliti fino a ben 200 milioni all’anno. Quindi, dal nostro arrivo ad oggi, siamo vicini a 700 milioni messi a disposizione per la montagna. Detto questo, anch’io vorrei che ci fossero ulteriori risorse, ma intanto invito a spendere bene quelli disponibili».
Perché non sempre avviene?
«Questa legge ha il grande merito di aver fatto il riconoscimento dei Comuni montani. Visto che l’Italia ha il 35% del territorio montano, non si comprende perché il 55% dei comuni accedessero ai fondi della montagna. Ad esempio, in virtù di criteri molto discutibili, sono considerate montane città come Roma, Bologna e Palermo. Io invece ho voluto concentrarmi sulle realtà davvero montane, anche perché destinare i fondi della montagna a un paese che arriva al mare… anche no, grazie».
Scusi se insisto, lei riscontra situazioni in cui i soldi per la montagna non vengono spesi efficacemente?
«Io sono stanco di vedere la seconda o la terza fontana in uno stesso paese. Io voglio un qualcosa di strutturale dai Fondi per le terre alte, perché non è che la gente mi torni in montagna perché ho fatto la fontana. Ci torna se gli do il medico, la famiglia, l’istruzione, il lavoro. E su questo io ho puntato. Vorrei ricordare, tra l’altro, che Belluno, come altre Province, beneficiano dei Fondi di confine, con Trento e Bolzano, e con Il Friuli. E a chi mi ha chiesto una quota fissa più alta per ciascun Comune, ho obiettato: è inutile che mi facciate la quarta fontana, voglio progetti strutturali. A cominciare dalle infrastrutture necessarie per ripopolare la montagna. Basta finanziare la festa di paese o i fuochi d’artificio con questi Fondi, i cittadini hanno giustamente bisogno di altro».
Non è il caso di riordinare questi flussi di denaro?
«Esatto. E proprio per questo c’è un articolo della legge della montagna che attribuisce la delega al governo del riordino di tutti i fondi che sono destinati alle zone montane. Noi stiamo facendo il censimento di questi rivoli, che per lo più sono sconosciuti, per capire quanti soldi vengono dati effettivamente e soprattutto che fine fanno. Non voglio vedere cattedrali nel deserto, com’è successo ad esempio in Piemonte con i villaggi olimpici abbandonati e che nessuno riesce più a utilizzare. Il concetto che forse dovrebbe entrare in testa è che si tratta di soldi pubblici. Non sono i soldi di nessuno ma sono i soldi nostri, di tutti i cittadini, e quindi vanno spesi nell’interesse di tutti i cittadini. E non è che basta che ci siano, per cui posso anche sprecarli, ma devo sempre spenderli con ragionevolezza».
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articolo di Francesco Dal Mas
Dopo sei anni di lavori, coordinati da Rfi in stretta collaborazione con la Regione Veneto, essenzialmente per l’elettrificazione dell’intera linea, da domenica 14 dicembre, in coincidenza con il nuovo orario annuale di TrenItalia, tornano i treni regionali diretti Padova-Castelfranco-Belluno (km 114) senza effettuare più il cambio a Montebelluna.
I treni saranno 16 al giorno. Il primo, che non c’era, parte alle 5:07 e così via, ogni ora, eccetto che alle 10:07, sino all’ultimo regionale che parte alle 21:07.
La linea, che risale al 1886 e al 1914, è stata tutta elettrificata, ma, differentemente dalle previsioni, cresce il tempo di percorrenza per effettuare l’intero percorso.
Mentre attualmente ci sono alcuni treni da Padova che raggiungono il capoluogo delle Dolomiti in un’ora e 50 minuti, ad esempio quello che parte alle 11.25 ed arriva alle 13.15, dalla prossima domenica tutti i Padova-Belluno impiegano, sempre, 2 ore ed 8 minuti. In pratica 18 minuti in più rispetto ai pochi diretti di oggi.
Al ritorno il treno è ancora più lento. Il tempo di percorrenza sarà sempre di 2 ore e 19 minuti. Solo il treno della mattina presto che parte da Belluno alle 4.34 impiega meno ed arriva a Padova alle 6.28. Ossia meno di due ore e in tempo utile sia per prendere la Freccia Rossa per Milano/Garibaldi Torino delle 6.46 e sia la Freccia per Roma/Termini-Napoli Centrale, che arriva nella città del Vesuvio già alle 11.48. Ossia caffè caldo a Belluno e pranzo a Marechiaro.
Naturalmente il potenziamento dei treni, anche se più lenti, sulla linea Padova-Belluno ha anche un rapporto ben preciso con le Olimpiadi invernali Milano Cortina, che si terranno a febbraio. Solo che, mentre da Milano ci saranno, nei giorni dei Giochi, 120 treni in più al giorno in direzione della Valtellina, nel Veneto, almeno sino a oggi, non sono previsti treni straordinari che partiranno sia da Padova che da Mestre, via Conegliano. Da Padova è stato istituito solo un bus turistico, affidato a BusItalia, che parte già adesso più volte al giorno dall’autostazione di Viale della Pace, con prima fermata a Ponte delle Alpi. Un bus, dove si possono trasportare anche gli sci gratuitamente, che impiega meno tempo del treno via Belluno e che costa 14.90 euro.
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articolo di Felice Paduano
Ci sono gli ospedali di Montebelluna (Treviso), Cittadella (Padova) e Mestre tra le 15 strutture in Italia che, valutate su almeno sei aree cliniche su un totale di otto prese in considerazione, hanno raggiunto nel 2024 un livello “alto” o “molto alto” nel Piano nazionale esiti 2025 presentato da Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).
In Veneto, sono tre le strutture sanitarie che hanno migliorato le prestazioni rispetto all'anno precedente. Si tratta degli ospedali di Castelfranco Veneto (Treviso), Montebelluna (Treviso) e San Donà di Piave (Venezia).
Le aree cliniche considerate per la valutazione sono cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare, nefrologia.
In particolare, tra le strutture che hanno raggiunto un livello molto alto, per l'ambito cardiocircolatorio, con almeno 4 indicatori, figura l'Ospedale di Mestre. Per l'Area sistema nervoso, valutata su due indicatori, troviamo tra l'Azienda Ospedale - Università di Padova e Aoui Verona Borgo Trento. Per la chirurgia oncologica, con almeno 4 indicatori, ci sono gli ospedali di Mestre, di San Donà Di Piave(Venezia), di San Bonifacio (Verona) e lo IOV di Castelfranco Veneto (Treviso).
Nell'ambito gravidanza e parto, valutate su almeno tre indicatori, troviamo sei strutture venete (tutte con 4 indicatori): l'ospedale di Mestre, l'ospedale di Bassano Del Grappa (Vicenza), l'Ospedale di Santorso (Vicenza), l'Ospedale di Vicenza, l'Ospedale di San Bonifacio (Verona) e l'Aoui Verona Borgo Trento.
Per l'ambito osteomuscolare, con almeno 5 indicatori, sono 16 le strutture venete (tutte con 6 indicatori) che eccellono: Casa Di Cura Pederzoli di Peschiera Del Garda (Verona), ospedali di Belluno, di Feltre (Belluno), di Oderzo (Treviso), di Conegliano (Treviso), di Chioggia (Venezia), di San Donà Di Piave (Venezia), di Cittadella (Padova), di Camposampiero (Padova), di Piove Di Sacco (Padova), di Schiavonia Monselice (Padova), di Bassano del Grappa (Vicenza ), di Santorso (Vicenza), di Vicenza, di San Bonifacio (Verona) e Azienda Ospedale - Università di Padova.
Il quinto e ultimo appuntamento si svolgerà sabato 13 dicembre alle ore 17.00 in sala “Bianchi” a Belluno e vedrà la partecipazione dello storico Maurizio Reberschak, componente del Consiglio direttivo dell’Isbrec. Il titolo del suo intervento è “Stato e Nazione nell’Italia contemporanea“. Ingresso libero
Il ciclo di incontri è pensato anche come momento di formazione per docenti. Agli insegnanti partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
“Stato” e “Nazione”, insieme a ”Patria”, sono tornati di moda nel linguaggio politico attuale. Ma c’è da chiedersi: questa terminologia è usata in modo appropriato? E soprattutto: quando queste parole sono state usate nel corso della storia contemporanea? E quale valenza si deve dare a questi termini in sede storica ed epistemologica?
Possiamo partire dall’uso attuale del termine reintrodotto con grande enfasi dalla presidente del consiglio Meloni, che dimostra di prediligere “Nazione” (e “Patria”) al termine “Stato”. Ma è bene chiedersi se l’uso politico di questa terminologia sia corretto sotto un profilo storico. Da un punto di vista metodologico dobbiamo riferirci alle elementari indicazioni metodologiche di Marc Bloch sulla storia, o meglio a cosa serve la storia: «comprendere il presente mediante il passato»; «comprendere il passato mediante il presente».
L’excursus potrebbe cominciare dal ’500, come indica Federico Chabod nei suoi corsi universitari, attestati nel libro L’idea di Nazione, ma fermeremo la nostra attenzione all’età contemporanea. La formazione degli Stati nazionali conosce un apice nel corso del XIX secolo. Pensiamo alla Germania di Bismarck (1871) o all’Italia di Cavour (1961). Sintomatico è l’uso maggiore di “Stato” rispetto a quello di “Nazione” e di “Patria”. Con l’unità dello Stato italiano si pose l’interrogativo: «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani» (Massimo d’Azeglio): emerse cioè il problema di un’identità nazionale. Il fenomeno del brigantaggio, l’analfabetismo predominante, la permanenza delle lingue dialettali, furono veri ostacoli alla costruzione di un’unità nazionale. La rappresentanza di una Nazione rimase a lungo un ideale irraggiungibile. Fu lo “scatto” della Grande guerra a imprimere un’accelerazione verso lo “spirito” di Nazione: per la prima volta le masse militari furono a contatto nel fronte, a ridosso del quale la popolazione locale era direttamente coinvolta. Venne portata a compimento quella “nazionalizzazione” delle masse che in precedenza aveva impegnato la classe dirigente liberale, ma con esiti alterni e ambivalenti.
Con l’avvento del regime fascista il processo di “nazionalizzazione delle masse” comportò l’assimilazione tra Stato e Nazione attraverso la trasformazione delle istituzioni dello Stato e il “consenso” forzato delle masse. Le leggi “fascistissime” comportarono la trasformazione radicale delle istituzioni statali. “La Nazione lo chiede” divenne lo slogan di “diritto di fatto”. La formazione di un nuovo sistema del diritto (codici Rocco) modificò le relazioni pubbliche e private. L’istituzione del sistema corporativo incise sulla trasformazione dei rapporti sociali, civile, economici. Il colonialismo comportò la funzione della Nazione come potenza internazionale.
La seconda guerra mondiale venne intesa come riscatto della Nazione tradita dai trattati di “pace” succeduti alla ”Grande guerra”. La spinta dell’antifascismo cominciò a preparare l’ipotesi di una nuova forma-Stato. Il “Manifesto di Ventotene” del 1941 ipotizzò le basi di uno Stato sovranazionale europeo mediante l’unione federale degli Stati. Con la caduta del regime fascista e la fine della guerra si pose il problema della costruzione del nuovo Stato italiano. L’Assemblea costituente dovette affrontare tale questione. Il primo schema di costituzione venne predisposto in forma extraistituzionale mediante “conversazioni accanto al caminetto”.
Nei lavori dell’Assemblea costituente tornò in primo piano il problema dello Stato e delle sue istituzioni. Punto cruciale fu la redazione dei “principi fondamentali”, che costituirono il cardine del nuovo Stato, anche se vennero inseriti anche i rapporti tra Stato e Chiesa. Nella costituzione italiana lo Stato come forma istituzionale riprese la sua configurazione di diritto pubblico come forma istituzionale di Repubblica. Nazione e Patria vennero ridimensionate nelle loro accezioni identitarie. Ma tutto ciò determinò l’estradizione della “Nazione” e la “morte della Patria”? La spirito nazionalista e patriottico si insinua ancora nelle sedi istituzionali. Basti pensare alla scenografia “patriottica” del Vittoriale ogni 4 novembre.
Maurizio Reberschak ha insegnato Storia contemporanea e di Storia dei partiti e dei movimenti sindacali presso le Università di Padova e Venezia ed è attualmente membro del Consiglio direttivo dell’Isbrec e Socio corrispondente interno della Deputazione di storia patria per le Venezie. Si occupa di storia politica e sociale con particolare riferimento ai gruppi di potere nell’Italia contemporanea, dedicando attenzione soprattutto agli aspetti imprenditoriali e politici della biografia di Vittorio Cini. Ha avviato varie iniziative di ricerche personali e collettive e di pubblicazioni sul disastro del Vajont. Promotore del progetto “Archivio diffuso del Vajont”, è direttore scientifico della digitalizzazione dell’Archivio del processo penale del Vajont e della costruzione del sito web del medesimo archivio. Tra le sue pubblicazioni si segnalano le prime ricerche storiche sul Vajont (Il Grande Vajont, Longarone-Venezia 1983; n.e. Verona 2003, 2008, 2013, 2016) e sul dopo Vajont (Il Vajont dopo il Vajont, con Ivo Mattozzi, Venezia 2009), studi sui movimenti pacifisti e non-violenti (Non-violenza e pacifismo, Milano 1985), analisi su società locali (La resistenza nel veneziano, Venezia 1985; Venezia nel secondo dopoguerra, Padova 1983). Ha collaborato alla Storia dell’industria elettrica in Italia (Roma-Bari 1992, 1994), e alla Storia di Venezia. Ottocento e Novecento (Roma-Venezia 2002). L’ultimo suo lavoro, sempre legato al tema del Vajont, è “Vajont. La prima sentenza. L’istruttoria del giudice Mario Fabbri” curato assieme a Silvia Miscellaneo e Enrico Bacchetti.
Presepio Artistico di Segusino (TV) -Segusino è un paesino prealpino vicino a Valdobbiadene, in provincia di Treviso-. Presepio che per l'edizione Natale 2025 ha come titolo "La vita è bella... ?", ispirato all'omonimo film del 1997, ma con un'importante domanda su quale sia veramente la vita quella bella: se quella della fine dell'olocausto di 80 anni fa, se quella di dover essere spettatori (impotenti) delle tragedie nel mondo come quella in medio-oriente, o se quella di 60 anni fa nei nostri paesini "sperduti" dove il mondo "finiva" ai confini del paese.
Il comunicato stampa:
"La vita è bella …?”
Nel celebre film di Roberto Benigni questa frase era un’esclamazione; nel Presepio Artistico di Segusino Natale 2025 diventa una domanda. Noi, Amici del Presepio di Segusino, ci siamo chiesti quale sia la vita quella bella.
Quel film di Benigni del 1997, nell’anno 2025 ci porta indietro nel tempo di 80 anni, ovvero al 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e nonostante il film si concluda in maniera parzialmente tragica, porta con sé un messaggio di liberazione: la fine di un brutto periodo che ha segnato l’umanità.
Nel Presepio di Segusino Natale 2025 vogliamo ricordare questo momento storico, però lo vogliamo anche mettere a confronto con alti due importanti momenti storici: uno attuale ed un altro un po’ meno. Il primo momento storico è quello “dell’oggi”, con le tragedie che vediamo ogni giorno in medio oriente, e che tutti noi abbiamo davanti agli occhi continuamente. Il secondo confronto è con la vita povera ma tranquilla dei nostri padri e dei nostri nonni, durante gli anni della loro giovinezza nella nostra Segusino; una vita che probabilmente si potrebbe definire “un po’ fuori dal mondo”.
Nell’edizione 2025 del Presepio di Segusino, oltre alla Natività, tre sono i passaggi chiave che compongono la rappresentazione: il primo passaggio è raffigurato in un bambino dei giorni nostri, tranquillamente seduto sul divano di casa che con telefonino, pc e smart tv si imbatte su YouTube in un video che racconta i fatti che stanno accadendo in medio oriente. Il secondo passaggio raffigura un bambino di 80 anni fa, che ha appena finito di vivere la tragedia dell’olocausto (rappresentato nella scena finale del film “La vita è bella”). Il terzo passaggio è la vita normale e allegra di alcuni bambini segusinesi di circa 60 anni fa, durante un giorno di festa, in occasione di un matrimonio in paese.
Il tutto è intervallato da altre due scene molto più tradizionali, in stile classico del Presepio Artistico di Segusino (di cui una dedicata ad un nostro caro amico, scomparso da poco).
Con le scene a tema di questa edizione non vogliamo assolutamente lanciare alcuna provocazione, non vogliamo dare nessun giudizio morale; così come non vogliamo schierarci a favore di nessun fronte: né politico, né religioso (tant’è vero che abbiamo scelto un argomento che tocca varie religioni, e non solo quella cristiana raffigurata appunto nel significato tradizionale del Presepio).
Vogliamo però porre questa riflessione:
Nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che stanno vivendo oggi i bambini in medio oriente, così come nessun bambino dovrebbe mai dover vedere ciò che altri suoi coetanei stanno vivendo in quei territori; …e come nessun bambino dovrebbe mai dover vivere ciò che hanno vissuto i bambini di 80 anni fa durante l’olocausto.
Al visitatore quindi la facoltà di decidere, di scegliere quale sia davvero la “vita bella”, quella che ognuno dovrebbe poter vivere.
Perché la vita bella, quella che ogni bambino dovrebbe poter vivere è quella spensierata, felice ed ingenua di bambino nato e cresciuto in un piccolo paesino dimenticato tra le montagne; dove verdi prati, sentieri di bosco, giochi e ginocchia sbucciate, storie di Mazharol; tradizioni e rispetto si mescolano col lavoro, col sacrificio e con l’amicizia. Dove le storie di guerra non arrivano. …Dove, se tutto il mondo fosse così, non ci sarebbe più bisogno di invocare la pace!
Il Presepio Artistico di Segusino, allestito come di consuetudine presso la ex casa del Cappellano, in Viale Italia 270 - Segusino (TV), sarà aperto tutti i pomeriggi dalla notte di Natale fino a Domenica 1 febbraio 2026, e i giorni festivi anche al mattino. Gli orari completi e tutte le informazioni si possono trovare sul sito internet www.presepiosegusino.it sui canali social Presepio Segusino, oppure telefonando al 334.3797867. L’entrata è libera.
Ritorna a Segusino anche “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino” con vari presepi, allestimenti natalizi e borghi unici tutti da scoprire, unitamente ad una serie di eventi da non perdere. Anche qui vi invitiamo a scoprire i dettagli su www.presepiosegusino.it oppure sui canali social Presepio Segusino.
E quindi come tradizione vuole: vi aspettiamo a Segusino da Natale fino alla prima Domenica di febbraio!
Amici del Presepio, Segusino (TV)
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Carlo Stramare - Presidente Ass.ne Parr.le Amici del Presepio, Segusino (TV) - www.presepiosegusino.it
La Fiamma Olimpica sbarca in Italia per dare ufficialmente il via al lungo percorso che attraverserà il Paese in vista dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026.
Sessantatré giorni di viaggio, 12.000 chilometri e 20 regioni coinvolte: un cammino che accenderà l’entusiasmo e accompagnerà l’attesa fino al 6 febbraio, quando lo stadio San Siro ospiterà la cerimonia di apertura.
Il fuoco olimpico arriva dopo nove giorni di staffetta in Grecia: oltre 450 tedofori hanno percorso 2.200 chilometri, portando la Fiamma dall’Antica Olimpia fino allo stadio Panatenaico di Atene, luogo simbolo dei Giochi moderni, dove è avvenuta la consegna ufficiale al Comitato organizzatore di Milano Cortina 2026.
L’avventura italiana inizierà sabato 6 dicembre, giorno di San Nicolò, dall’iconico Stadio dei Marmi a Roma. Il convoglio che accompagnerà la Torcia sarà lungo quasi 200 metri e procederà a circa 4 chilometri orari. Ogni tappa prenderà il via alle 7.30 e si chiuderà intorno alle 19.30 con l’accensione del braciere cittadino.
Saranno 10.001 i tedofori coinvolti, veri ambasciatori dello spirito olimpico: portatori di passione, talento, energia e rispetto, rappresenteranno un impegno collettivo verso un futuro più inclusivo e sostenibile.
A comporre la staffetta ci saranno atleti e atlete olimpici e paralimpici, campioni delle edizioni estive e invernali, ma anche volti dello spettacolo e persone comuni scelte per la loro forza ispiratrice.
Tutti i nomi dei tedofori
| Città | Data | Tedofori |
|---|---|---|
| Roma | 6 dicembre | Achille Lauro, Matteo Berrettini, Andrea Bargnani, Massimiliano Biaggi |
| Viterbo | 7 dicembre | Martin Castrogiovanni, Giancarlo Peris, Martina Centofanti |
| Terni | 8 dicembre | Danilo Petrucci, Alessio Foconi, Massimiliano Rota, Tonino Viali |
| Perugia | 9 dicembre | Andrea Ranocchia, Simone Giannelli, Margherita Castellani |
| Siena | 10 dicembre | Tommy Marino, Elena Vallortigara, Alice Volpi, Paolo Lorenzi |
| Firenze | 11 dicembre | Al Bano Carrisi, Veronica Angeloni, Leonardo Fabbri, Lorenzo Zazzeri |
| Livorno | 12 dicembre | Ambra Sabatini, Aldo Montano, Leonardo Fiaschi, Igor Protti |
| Nuoro | 13 dicembre | Melissa Satta, Nicola Bartolini, Silvia Basolu, Gianmario Fancello |
| Cagliari | 14 dicembre | Dalia Kaddari, Lorenzo Patta, Giulia Stagno, Stefano Oppo |
| Palermo | 15 dicembre | Filippo Inzaghi, Rachid Berradi, Sofia Giunchiglia |
| Agrigento | 16 dicembre | Mirco Scarantino, Elena Dibattista, Matteo Platania, Emma Colletti |
| Siracusa | 17 dicembre | Luigi Busà, Nick Di Giovanni, Valentino Gallo, Irene Burgo |
| Catania | 18 dicembre | Tania Di Mario, Salvatore Cavallaro |
| Reggio Calabria | 19 dicembre | Vincenzo Nibali, Daniele Garozzo, Daniela Rita Dattilo, Fabio Vazzana |
| Catanzaro | 20 dicembre | Antonio Fuoco, Anna Russo, Simone Alessio, Francesca Stancati |
| Salerno | 21 dicembre | Stefano Maiolica, Rossella Gregorio, Claudia Mandia |
| Pompei | 22 dicembre | Alessandra Mastronardi, Immacolata Cerasuolo, Sandro Cuomo |
| Napoli | 23 dicembre | Giuseppe Abbagnale, Fabio Cannavaro, Massimiliano Rosolino, Ciro Ferrara |
| Latina | 26 dicembre | Romano Battisti, Alessio e Matteo Sartori, Alessia Mesiano, Mauro Di Prospero |
| Benevento | 27 dicembre | Rossana Pasquino |
| Potenza | 28 dicembre | Arisa, Francesca Palumbo, Domenico Acerenza, Donato Telesca |
| Taranto | 29 dicembre | Antonio Giovinazzi, Carlo Molfetta, Roberta Vinci, Antonella Palmisano |
| Lecce | 30 dicembre | Ferdinando De Giorgi, Olsi Paja, Stefano Petranca |
| Bari | 31 dicembre | Marco Vignola, Carmela Glorioso |
| Campobasso | 1 gennaio 2026 | Andrea Lalli, Maria Centracchio, Rossella Ferro, Alessio D'Agostino |
| Pescara | 2 gennaio | Federica Ciampoli, Daniele Fontecchio, Roberta Pagliuca, Luca Ultimo Bronzi |
| L'Aquila | 3 gennaio | Paolo Aquilio, Christian Dervishi, Giovanni Scalisi, Alessandra Susmeli |
| Ancona | 4 gennaio | Claudia Rossi, Luigi Casadei, Mattia Occhinero |
| Rimini | 5 gennaio | Valentina Vezzali, Matteo Signani, Nicole Piomboni, Milva Rossi |
| Bologna | 6 gennaio | Marco Belinelli, Sabina Valbusa, Luigi Samele, Marco Di Vaio |
| Ferrara | 7 gennaio | Jessica Rossi, Mirco Antenucci, Alessia Maurelli, Martina Santandrea |
| Parma | 8 gennaio | Giulia Ghiretti, Alessandro Fattori, Franco Bertoli |
| Genova | 9 gennaio | Gabriele Lanza, Tommaso Cassissa, Linda Cerruti, Ilaria Elvira Accame |
| Cuneo | 10 gennaio | Elisa Rigaudo, Nicola Dutto, Maurizio Damilano |
| Torino | 11 gennaio | Federico Basso, Marina Lubian, Carlotta Gilli, Francesco "Pecco" Bagnaia |
| Aosta | 12 gennaio | Andrea Macrì, Federico Pellegrino, Arianna Follis, Francesca Ghirelli, Andrea Soncin |
| Novara | 13 gennaio | Nicole Orlando, Riccardo Bisatti, Francesca Gallina, Francesca Marsaglia |
| Varese | 14 gennaio | Massimiliano Allegri, Alessandro Andreoni, Andrea Meneghin, Francesca Cesarini |
| Pavia | 15 gennaio | Gli Autogol, Danielle Madam, Mauro Nespoli, Lorenzo Bernardi |
| Piacenza | 16 gennaio | Alessandro Cattelan, Silvia Zanardi, Andrea Dallavalle |
| Brescia | 17 gennaio | Domenico Fioravanti, Ambra Angiolini, Anna Danesi, Vanessa Ferrari |
| Verona | 18 gennaio | Paola Pezzo, Elia Viviani, Elena Cecchini, Sara Simeoni |
| Mantova | 19 gennaio | Roberto Boninsegna, Grazia Attene, Lucilla Boari |
| Vicenza | 20 gennaio | Gelindo Bordin |
| Padova | 21 gennaio | Mirko Bergamasco, Mauro Bergamasco, Silvio Martinello, Novella Calligaris |
| Venezia | 22 gennaio | Red Canzian, Cristiana Capotondi, Francesco Lamon, Alessandro Troncon |
| Trieste | 23 gennaio | Margherita Granbassi, Alberto Tonut, Veronica Toniolo, Giovanna Micol |
| Udine | 24 gennaio | Rachele Sangiuliano, Lodovica Comello, Michele Antonutti, Luigi De Agostini |
| Belluno | 25 gennaio | Francesca Porcellato, Monica De Gennaro, Giada Rossi, Davide Giozet |
| Cortina d'Ampezzo | 26 gennaio | Giacomo Agostini, Massimo Boldi, Carlo Calzà |
| Bolzano | 27 gennaio | Kristian Ghedina, Carolina Kostner, Tania Cagnotto, Gustavo Thoeni |
| Cavalese | 28 gennaio | Christian Zorzi, Franco Nones, Alessandra Repucci |
| Trento | 29 gennaio | Amos Mosaner, Orietta Bertò, Ruggero Tita, Matteo Anesi |
| Livigno | 30 gennaio | Giorgio Rocca, Elisa Nakab, Federica Sosio, Daniel Pedranzini |
| Sondrio | 31 gennaio | Simone Bertini, Claudio Pedrazzini |
| Lecco | 1 febbraio | Nausicaa Dell'Orto, Ematoshi, Piero Poli |
| Bergamo | 2 febbraio | Martina Caironi, Giorgio Pasotti, Paola Magoni |
| Como | 3 febbraio | Javier Zanetti, Alisha Lehmann, Riccardo Moraschini, Cesc Fàbregas |
| Monza | 4 febbraio | Paolo Nespoli, Filippo Tortu, Arianna Errigo, Diana Bianchedi |
| Milano | 5 febbraio | Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Luca Parmitano, Gianluca Torre |
Il contro esodo del ponte dell’Immacolata è scattato di mattina presto. In particolare da Cortina. Primo effetto: colonna di auto da Venas a Valle, primo semaforo della variante. I movieri dell’Anas e dell’impresa Vianini in base alla lunghezza della coda hanno fatto transitare i veicoli. Altro tappo a Tai, alla confluenza della Ss51 con la Ss51bis. E da qui il flusso dei mezzi è proseguito al rallentatore, con altre code all’ingresso delle gallerie, controllate anch’esse dai movieri.
A Longarone (dove c’è stato anche un incidente), invece, quasi un tappo, con le auto che procedevano a passo d’uomo. E, sino a Pian di Vedoia, traffico ulteriormente a singhiozzo. Proteste a getto continuo sui social. Soprattutto in relazione ai possibili soccorsi sanitari o in caso d’incidenti. La situazione peggiorerà nel pomeriggio.
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articolo di Francesco Dal Mas
Si è concluso passate le 20 l'intervento del Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa, in aiuto di una coppia e del loro cane ferito. I due, un 37enne di Piombino Dese e una 39enne di Resana, stavano percorrendo il sentiero 152 delle Meatte sul Monte Grappa, quando il loro cane Argo, un pastore belga, si era lanciato a rincorrere dei camosci sbucati all'improvviso a pochi metri di distanza, trascinando in un canale l'uomo che lo teneva al guinzaglio.
I due erano ruzzolati per alcune decine di metri nella scarpata erbosa, fermandosi su un ghiaione, dove era poi scesa anche la compagna. Quando è scattato l'allarme verso le 16.40, dalle prime informazioni non si sapevano le condizioni dei chiamanti. Risaliti alle coordinate, è partita una prima squadra veloce, con medico e infermiere del Suem di Crespano, seguita poi da altri soccorritori, 5 in tutto.
Arrivati nelle vicinanze, la squadra ha trovato tre ragazzi, che avevano visto la coppia in difficoltà ed erano rimasti sul sentiero in attesa dei soccorsi. Il padrone del cane aveva fortunatamente solo preso una botta sul piede, ma stava bene, mentre Argo aveva probabilmente riportato traumi ad entrambe le zampe anteriori. La coppia era risalita portando il cane in un punto sicuro e si era fermata. Un primo soccorritore si è calato una ventina di metri portando caschi e imbraghi. Prima è stata fatta risalire la donna. Di seguito si è calato un secondo soccorritore.
Argo è stato posto in uno zaino, dopo aver recuperato la sua museruola caduta più in basso, e assieme al suo padrone e ai due volontari è stato issato sul sentiero per contrappeso. La squadra ha quindi creato una sorta di rete a maglie strette con le corde per caricare la bestiola ferita e trasportarla fino alle jeep. La coppia e Argo sono stati accompagnati a Crespano. I tre ragazzi rimasti ad assistere la coppia sono invece saliti alla Vedetta, dove i proprietari del cane avevano lasciato la macchina, e gentilmente l'hanno guidata e riconsegnata loro a Crespano, in modo che potessero recarsi dal veterinario.