In occasione del centenario della morte di Claude Monet, che cade il prossimo 5 dicembre, La nave di Teseo pubblica il nuovo libro di Marco Goldin, Storia di Monet (320 pagine + 72 pagine di tavole a colori fuori testo, euro 22). Un grande affresco sulla vita e l’opera di uno dei maggiori pittori di tutti i tempi, con la passione e lo studio che contraddistinguono i lavori di Marco Goldin. Puoi trovare QUI, in modo approfondito, tutte le informazioni sul volume e sulla sua struttura.
La concomitanza con la tournée teatrale Monet. Una vita a colori non renderà possibili presentazioni del libro, con un’unica eccezione. Per cui mercoledì 21 ottobre, secondo il programma sotto riportato, eccezionalmente la Libreria Lovat di Villorba/Treviso (via Newton, 32) ospiterà la presentazione del libro Storia di Monet, con Marco Goldin che dialogherà con uno dei maggiori giornalisti culturali italiani, Fabrizio Brancoli.
A presto con l’appuntamento alla Libreria Lovat di Villorba (TV). Raggiungibile comodamente in pochi minuti dal casello di Treviso nord, parcheggio attorno alla libreria.
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Manca sempre meno al passaggio all'ora solare. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, infatti, le lancette verranno spostate di un'ora, alle due. Ciò significa che le notti saranno più lunghe, che le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio, con non pochi effetti sul nostro organismo.
Quando cambia l'ora e come fare
Tra qualche settimana termineranno i 7 mesi di ora legale e si tornerà all'ora solare (che è l'orario "naturale" del fuso italiano), che resterà in vigore - tecnicamente - fino al fine settimana del 27 e 28 marzo 2027. Smartphone, tablet e computer si aggiorneranno automaticamente, mentre gli orologi analogici dovranno essere regolati manualmente.
Gli effetti sull'organismo del cambio d'ora
Per alcune persone sono necessari alcuni giorni di adattamento al nuovo ritmo, dal momento che le giornate diventano più corte e le ore di buio più numerose. Non solo. Il cambio d'ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell'umore. D'altronde, come ha spiegato all'Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele, "si tratta di una sorta di mini jet lag", per cui l'organismo ha bisogno di adattarsi ai nuovi ritmi.
Ora solare e ora legale, cosa ne pensano gli esperti
Mentre continua il dibattito politico sull'utilità o meno del cambio d'ora, anche gli esperti si sono pronunciati e non hanno dubbi. Secondo i firmatari di un'analisi pubblicata sul 'Canadian Medical Association Journal' (Cmaj), "la maggior parte delle evidenze scientifiche depone a favore dell'adozione permanente dell'ora solare". Il motivo è presto spiegato. Per Raymond Lam, professore di Psichiatria all'università della Columbia Britannica (Ubc) di Vancouver e primo autore dell'articolo, "porre fine al cambio dell'ora risolve un problema", quello di dover mettere mano alle lancette ogni due volte l'anno, "ma ne crea un altro: quale orario dovremmo adottare tutto l'anno? Le evidenze scientifiche - afferma - indicano l'ora solare come l'opzione preferibile, soprattutto perché la luce del mattino è fondamentale per i nostri orologi biologici, per il sonno e per l'umore".
«Come per il terremoto, così per i crolli, si presti attenzione al possibile sciame», mette in guardia Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso alpino del Veneto.
Per tutta la giornata di lunedì 5 ottobre sono continuate le ricerche di eventuali dispersi sui rilievi sopra Val Travenanzes, dopo la frana dalla parte sommitale della Tofana di Dentro. «Non ci è arrivata nessuna telefonata che segnalasse qualche mancato arrivo in albergo o a casa», tirano un sospiro di sollievo al Soccorso alpino, che insieme ai colleghi della Guardia di finanza hanno vigilato sul territorio. «Resta chiuso il sentiero 401, almeno fino al cessato pericolo», conferma Stefano Ghezze, assessore alla sicurezza del Comune di Cortina. «Gli uomini del Soccorso alpino e quelli della Guardia di finanza, hanno provveduto a tabellarlo, per evitarne il transito. Chi vi si inoltra, sappia che incorre in una sanzione fino a 500 euro».
Andrea Piccoliori è il capo delle guide alpine di Cortina. Precisa subito che «la valle della frana è la più selvaggia delle Tofane» e, quindi, non ha la frequentazione escursionistica di altre aree della Val Travenanzes. «Il sentiero 401 non è stato direttamente coinvolto», precisa sempre il presidente, «ma è stato chiuso per precauzione, in quanto si è depositata molta polvere. Adesso attendiamo soltanto una prossima pioggia perché dilavi versante e sentiero dalla polvere e magari smuova gli ultimi sassi ancora in bilico», sospira.
Il grosso del materiale che si è distaccato dalla parete, probabilmente a seguito della forte escursione termica di domenica 4 ottobre, si è fermato su una cengia. «È ancora impossibile calcolare», afferma l’assessore Ghezze, «perché la polvere copre l’intero scenario e rende impossibili i rilievi».
Piccoliori aggiunge che solo la pioggia potrà consentire di procedere al confronto tra l’ampiezza del distacco a monte e il materiale depositato a valle. «Certo, la polvere che per lungo tempo ha coperto la valle fa immaginare che sia venuto giù parecchio materiale».
L’attesa pioggia, appunto: Zandegiacomo ammette che per tanti motivi è la benvenuta, ma – aggiunge – attenzione, perché potrebbe fiondare a valle quanto instabilmente si trova in quota. «Un movimento importante come quello verificatosi domenica fa supporre, sulla base dell’esperienza, che sia seguito da uno sciame di altri piccoli crolli, per cui ha fatto bene il Comune di Cortina a stoppare il sentiero».
Si sa, peraltro, che la parete della Tofana di Dentro è da tempo considerata instabile, con segnali di fragilità accentuati dalle alte temperature estive e dalla perdita del permafrost.
Nei prossimi giorni i tre mila metri delle Dolomiti scenderanno, di notte, in area zero termico, però non di molto, solo di uno o due gradi; la Marmolada soltanto si permetterà di scendere a –4, –5. Ed è pur vero che le massime, a quell’altezza, saliranno fino a una decina di gradi. Ieri la giornata è stata uggiosa e solo sabato prossimo tornerà il meteo dell’altro ieri. «Ma la tensione acculata dalle rocce nei giorni scorsi potrebbe riesplodere», afferma Zandegiacomo, consigliando prudenza per «i tanti che ancora continuano a salire, seppur con i rifugi in gran parte chiusi».
Già oggi o, comunque, nei prossimi giorni, saranno compiuti altri sorvoli in elicottero per comprendere l’entità dell’accaduto. La densa nube di polvere sollevata dal crollo aveva impedito per diverso tempo, anche l’altro ieri, ogni visuale sull’area interessata. Solo nel corso del pomeriggio quando la visibilità è andata migliorando, l’elicottero Drago del nucleo elicotteri di Venezia dei vigili del fuoco ha potuto alzarsi in volo per una puntuale ricognizione. E, come testimoniano i vigili stessi, già in quella circostanza sono stati osservati scarichi continui di materiale. Attivo sul posto anche l’elicottero del Suem, con il soccorso alpino, per la verifica se c’erano delle persone in difficoltà.
Quando si parla di crolli, non si può non pensare a Cancia, dove la protezione civile dal 3 ottobre ha ritirato il presidio dei gruppi di volontari, che provenivano a turno dall’intero Veneto.
Cessato allarme, dunque? «Ovviamente no. Il territorio resta presidiato col sistema di allarme», afferma il sindaco dio Borca di Cadore, Luca Olivotto, «ma statisticamente è dimostrato che eventi di questo tipo restano improbabili nella stagione autunnale». Le vasche e le piazzole di rallentamento delle colate a monte di Cancia sono state peraltro svuotate del materiale ingombrante che era stato portato a valle dall’acqua, raccogliendolo alle pendici dell’Antelao.
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articolo di Francesco Dal Mas
La macchina dell’emergenza ha bisogno di più personale. A più di un anno dagli eventi meteorologici che nell’estate 2025 hanno colpito i due comuni di Borca e San Vito di Cadore, la struttura commissariale si prepara ad affiancare agli uffici una nuova figura. Il decreto del commissario delegato, pubblicato dalla Regione Veneto, autorizza infatti l’assunzione di una persona, attraverso un’agenzia di lavoro.
La novità non riguarda un cantiere o una nuova opera. A essere rafforzata è la struttura amministrativa che deve seguire tutto ciò che resta da fare dopo l’emergenza. La richiesta è arrivata dal settore che segue la pianificazione e l’esecuzione degli interventi, per rafforzare l’Unità organizzativa incaricata del post-emergenza.
Il carico di lavoro resta legato a un quadro di danni pesante. Tra il 15 giugno e il 1° luglio 2025, e il 12 e 13 luglio, piogge eccezionali avevano provocato colate detritiche, allagamenti e problemi alla viabilità, oltre a danni agli edifici privati, alle reti dei servizi essenziali e alle opere di difesa idraulica. La ricognizione effettuata dagli uffici regionali aveva portato a una stima complessiva di 88 milioni 389 mila euro. Di questi, 88 milioni 330 mila euro riguardavano il patrimonio pubblico, mentre poco meno di 59 mila euro erano riferiti al volontariato di protezione civile.
Per affrontare la situazione era stato dichiarato prima lo stato di emergenza regionale e poi quello nazionale. Nell’agosto 2025 il Consiglio dei ministri aveva messo a disposizione fino a 5 milioni 530 mila euro per i primi interventi urgenti. Nel luglio 2026 è arrivata l’ordinanza nazionale che ha istituito la gestione commissariale, per proseguire le attività necessarie al superamento dell’emergenza. Il termine si è allungato. Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha prorogato lo stato di emergenza nazionale di altri dodici mesi.
È in questo contesto che arriva anche il nuovo provvedimento sul personale: non per aprire un nuovo fronte di intervento, ma per dare più forza agli uffici che devono seguire pratiche, procedure e attività legate alla fase successiva agli eventi del 2025.
La scelta del contratto di somministrazione viene motivata dalla necessità di avere rapidamente personale aggiuntivo, anche in considerazione della durata della gestione commissariale. La spesa potrà arrivare a 50 mila euro all’anno e sarà coperta dalle risorse dell’emergenza, senza gravare sui bilanci ordinari della Regione.
Sarà il responsabile del settore che coordina e gestisce le attività commissariali a curare la procedura per individuare la persona. Il decreto non indica il nome del lavoratore né la durata del contratto: fissa il tetto massimo della spesa e autorizza l’avvio della ricerca.
Dietro una decisione organizzativa c’è dunque la fotografia di un’emergenza che, per Borca e San Vito, non si è esaurita ma entra anzi nella fase più operativa. A oltre un anno dagli eventi, con più di 88 milioni di euro di danni censiti, la partita resta aperta e una parte importante del lavoro si è ormai spostata dai luoghi colpiti agli uffici chiamati a gestire il lungo dopo-emergenza.
Scivola su un tappo di plastica al buio, in una sala del cinema Uci del Tiare di Villesse, in provincia di Gorizia, e si frattura la gamba. Ora il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado la società che gestisce il multisala a risarcirla con circa 145.000 euro, oltre a interessi e rivalutazione.
I fatti risalgono alla sera del 17 gennaio 2019. La donna, una cinquantenne, era entrata nella sala 5 con il marito e una coppia di amici poco dopo le 20. Secondo quanto ricostruito, in quel momento erano in corso le pubblicità e le luci erano spente. Scendendo i gradini laterali, ls signora è scivolata sul tappo di un bicchiere da bibita, riportando la frattura di tibia e perone.
Sono seguiti 2 interventi chirurgici, e strascichi fino al 2022. La giudice Lucia Francesca Iori ha riconosciuto la responsabilità esclusiva del gestore come custode della sala.
Per il tribunale, con un'illuminazione affidata solo ai segnapasso blu e allo schermo, i gradini dovevano essere tenuti liberi da ostacoli. Non è stata ritenuta provata una pulizia completa della sala tra uno spettacolo e l'altro. Nessuna imprudenza è stata attribuita alla donna, che scendeva lentamente.
Il danno non patrimoniale è stato liquidato in 122.739 euro, quello patrimoniale in 22.217 euro, tra mancati guadagni dal lavoro, spese mediche e trasferte. Respinta la richiesta per la riduzione della capacità lavorativa. Alla donna ora spettano anche le spese di lite. In sede penale il procedimento davanti al giudice di pace di Gorizia si era invece chiuso con l'assoluzione dell'imputato, responsabile del settore finanza della società.
Nella magia delle Tese dell’Arsenale, il 24 ottobre 2026, grazie a FONDAZIONE GIANCARLO LIGABUE e MEDICINE ROCKS, si esibiranno - con la direzione artistica di SAMUEL ROMANO - alcuni dei più raffinati e amati protagonisti della scena artistica pop e rock, italiana ed europea, per una serata unica ed esclusiva di musica e solidarietà che scalderà il cuore storico di Venezia. In memoria di Tomaso Cavanna.
Saliranno sul palco di Venezia Sounds:
> gli strepitosi MORCHEEBA, storico gruppo britannico - con oltre 10 milioni di dischi venduti / MOTTA che ha scosso il cantautorato italiano ed EMMA NOLDE che lo sta riscrivendo
> gli scatenati e indipendenti THE ZEN CIRCUS
> la sofisticata e camaleontica RÓISĺN MURPHY
> ALIOSCIA dei Casino Royale, in un viaggio sonoro con dj set
> ed ELISA, l’acclamata cantautrice, polistrumentista e produttrice musicale.
Conducono: Marco Maccarini e Federico Russo
Il ricavato della serata sarà destinato a finanziare gli studi sull’immunoterapia oncologica dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e le ricerche biomediche avanzate
di VIMM-Veneto Institute of Molecular Medicine.
VENEZIA, Arsenale - Tese delle Nappe - 24 ottobre 2026 - Apertura degli stand per il ristoro e avvio della musica dalle 18.30 - Concerto dalle 19.30
Una line up che infiammerà il pubblico e scalderà i cuori dei partecipanti, uniti da un obbiettivo comune.
L’evento che, nell’atmosfera unica della laguna veneziana, trasforma il sound della più raffinata ed entusiasmante musica pop e rock in solidarietà e sostegno alla ricerca oncologica, ha da alcuni anni un nome noto: Venezia Sounds.
Nata dall’iniziativa messa in campo nel 2019 dalla Fondazione Giancarlo Ligabue e dell’Associazione Medicine Rocks in ricordo di Tomaso Cavanna, manager della cultura scomparso prematuramente a soli 45 anni, Venezia Sounds dal 2024 torna puntuale coinvolgendo artisti sempre nuovi per dare voce alla “musica che cura”, destinando i ricavati della serata a supportare gli studi in materia tumorale.
Il concerto benefico tornerà dunque anche quest’anno, grazie all’impegno e alla convinta necessità di azione di Inti Ligabue presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue e AD del Gruppo Ligabue e di Edy Campo presidente di Medicine Rocks, il 24 ottobre 2026 sempre nel magico contesto delle Tese delle Nappe dell’Arsenale - in virtù della collaborazione e della sinergia con il Comune di Venezia e con Vela Spa - e con charity partner dell’iniziativa la Fondazione Humanitas per la Ricerca e VIMM-Veneto Institute of Molecular Medicine, ai quali anche lo scorso anno sono stati destinati i ricavati.
300.000 euro sono stati infatti raccolti complessivamente nelle diverse edizioni di Venezia Sounds, metà dei quali (158.000 euro) grazie al concerto del 2025, che oltre al sold out di biglietti ha visto coinvolti tanti generosi ed entusiasti partner.
Quest’anno la sfida è superarsi ancora una volta e scaldare i cuori del pubblico e di tanti sostenitori chiamati a condividere un obbiettivo preciso in favore del progresso medico-scientifico - supportando la ricerca immunoterapica condotta dal professor Antonio Sica, Responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e professore all’Università del Piemonte Orientale, e le indagini molecolari nel campo delle malattie neurodegenerative sviluppate dalla prof.ssa Cecilia Laterza alla guida del Translational brain engineering Lab della VIMM e professoressa all’Università di Padova - e, insieme, una serata entusiasmante con 8 ore di travolgente musica.
Tanto più che Venezia Sounds assume quest’anno una dimensione internazionale nelle partecipazioni artistiche, pur mantenendo - grazie alla direzione artistica di Samuel Romano, cantante dei Subsonica - la magia di inedite e inusuali collaborazioni sul palco, tra gruppi e cantanti, e l’empatia contagiosa con il pubblico.
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Definita dunque la line up completa di Venezia Sounds 2026.
Sul palco veneziano saliranno: una delle band simbolo della musica europea - I MORCHEEBA - forti di oltre dieci milioni di dischi venduti e tournée in tutto il mondo, nati sulla scena trip hop britannica alla fine degli anni Novanta e capaci di fondere pop, rock, funk, down beat, hip hop ed elettronica; MOTTA cantautore, polistrumentista e compositore di colonne sonore, due Targhe Tenco conquistate in questi dieci anni e nel 2026 il ritorno in tour con una nuova ristampa dell’album di esordio (2016) “La fine dei Vent’anni” e una nuova maturità artistica; la grandissima e raffinata EMMA NOLDE, tra le voci più interessanti e impegnate della musica italiana, che proprio da poco ha festeggiato la Targa Tenco per il singolo “Quello che deve essere sarà”.
Quindi: THE ZEN CIRCUS, band di spicco del rock indipendente italiano che ha conquistato pubblico e critica con album come “Andate tutti affanculo”, “La terza guerra mondiale” e “Il fuoco in una stanza”, RÓISĺN MURPHY una delle artiste più originali e innovative della scena electro-pop degli ultimi trent’anni, agli inizi della carriera voce dei Moloko, poi grande sperimentatrice ed eccezionale performer dal vivo, ALIOSCIA frontman dei Casino Royale in un viaggio sonoro con dj set e infine la grande ELISA, una delle artiste italiane più affermate.
lisa, cantautrice, polistrumentista, produttrice musicale che festeggerà i suoi trent’anni di carriera a Campovolo il prossimo 11 settembre, ora si unisce a Venezia Sounds, un evento attorno al quale sempre più si stanno raccogliendo artisti, oltre 50 sostenitori e un’intera città.
Accanto all’impegno fondamentale del Gruppo Ligabue da sempre main sponsor della manifestazione e al supporto di numerosi partner storici dell’azienda veneziana, sono tante infatti le imprese e le realtà che, con grande empatia e impegno, contribuiscono a questo incredibile concerto benefico.
Particolare poi la partecipazione, oltre che del Comune di Venezia e di Vela Spa, di importanti realtà alberghiere e di servizio della città lagunare, così come oltre 60 sono i volontari (tantissimi anche collaboratori della stessa azienda Ligabue) che aiuteranno nella gestione operativa di una serata magica.
Alle Tese dell’Arsenale di Venezia, immersi nei colori della laguna, la musica si accenderà fin dalle ore 18.30 con numerosi stand in cui il pubblico potrà trovare diverse proposte enogastronomiche e le consumazioni andranno ad aumentare ulteriormente i contributi destinati alla ricerca.
Il concerto proseguirà fino a notte inoltrata e quest’anno, considerato il flusso di persone attese, verrà potenziato anche il servizio di vaporetti per il rientro dall’Arsenale.
Musica e ricerca sono una grande alleanza per il futuro.
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La ricerca oncologica sta facendo passi da gigante.
Grazie al lavoro quotidiano di migliaia di ricercatori, negli ultimi decenni le terapie sono state profondamente trasformate, diventando più efficaci, mirate e meglio tollerate.
Ma il cancro rappresenta ancora una delle maggiori emergenze sanitarie del nostro tempo: oggi, nel mondo, vengono diagnosticati circa 20 milioni di nuovi casi di tumore ogni anno. Secondo le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 potrebbero superare i 35 milioni: quasi il doppio.
La ricerca ha quindi bisogno di tempo, competenze e, soprattutto, di risorse.
Con Venezia Sounds l’energia delle emozioni si può trasformare in energia per la ricerca.
Main sponsor dell’evento: GRUPPO LIGABUE
Platinum: GRUPPO SAMMONTANA / BINDI / FORNO D’ASOLO / SAN BENEDETTO SPA/ BOTTEGA SPA / DM INFORMATICA / HOTEL GIORGIONE / LA GIARA VIAGGI / STUDIO DENTISTICO GIOVANNI FAVERO / FERRARI ING. FERRUCCIO
Gold: UNICREDIT / THE VENICE VENICE HOTEL / GIOIELLERIA LEONARDO / SCATTOLON RENATO ARTIGIANO EDILE SRL
Silver: GRUPPO CAMPARI / ALVERIA / ARTE BIANCA SRL / ORIENT EXPRESS / LA RESIDENZA
Supporter: OLITALIA / INDUSTRIA MOLITORIA PERTEGHELLA / HAUSBRANDT TRIESTE 1892 SPA/ VENEZIANA MOTOSCAFI / VENETA CUCINE / SIMOFRUIT / MENZ&GASSER / COATI / BASSANI SPA / SANTI GROUP / KILPATRICK EXECUTIVE ITALIA
Sponsor Tecnici: BOSCOLO BIELO / SAN CARLO / SPANINO / STS PAPERLYLINEN/ PEPSYCO / EPS / IMPUT/ MR WOLF / MODORENT / GRUPPO MAMA / OPOSSUM / PIRATES OF PRODUCTION / ORNYROCK / SUGO DESIGN / ALTO STAGE MANAGEMENT / WELL DONE PROMOTION / BENGALA AGENCY / NEVEREST / ART&FOOD / SANAVIO INTERNATIONAL ARTISTS / MATI NETWORK
Media partner: SKY / BILLBOARD / A2A
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Uffici stampa:
Antonella Lacchin - VGI per Fondazione Giancarlo Ligabue - lacchin@villaggio-globale.it - +39 041 5904893 | cell: +39 335 7185874
Antonella Marautti per Medicine Rocks - Antonella.marautti@welldonepromotion.com - Cell.339.7497551
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Comunicato stampa relativo all’approvazione del percorso di specializzazione post diploma IFTS “Tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria”, promosso da Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale e in partenza a Ponte nelle Alpi.
Il percorso, gratuito e finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021-2027, è rivolto a 15 persone e prevede 400 ore di formazione in aula e 400 ore di tirocinio presso aziende e studi professionali del territorio bellunese e alto Trevigiano.
In allegato trovate:
> il comunicato stampa;
> il bando del percorso con tutte le info su contenuti e requisiti d'accesso;
> la locandina.
Segnalo inoltre che venerdì 9 ottobre alle ore 10.30 si terrà un webinar di presentazione del percorso, durante il quale saranno illustrati nel dettaglio contenuti, requisiti di accesso, organizzazione della formazione, tirocinio e modalità di candidatura.
A disposizione per eventuali informazioni o approfondimenti. Irene Comiotto - Coordinatrice del percorso
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COMUNICATO STAMPA
IFTS "Tecniche per l'amministrazione economico-finanziaria": approvato il percorso gratuito a Ponte nelle Alpi.
Venerdì 9 ottobre il webinar di presentazione
Feltre (BL), 5 ottobre 2026 – È stato approvato il percorso IFTS "Tecniche per l'amministrazione economico-finanziaria", promosso da Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale. Il progetto, presentato nell'ambito della DGR n. 713 del 7 luglio 2026 "Specialisti per il domani – Percorsi di Specializzazione Tecnica Superiore (IFTS) 2026-2027", è stato approvato con DDR n. 340 del 29 settembre 2026.
Il percorso, gratuito perché finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021-2027, è rivolto a 15 persone e porta al Certificato di Specializzazione Tecnica Superiore di IV livello EQF. Forma una figura in grado di operare nei processi amministrativi, contabili, organizzativi e di gestione del personale delle imprese.
Alle competenze tradizionali (contabilità generale e analitica, controllo di gestione, amministrazione del personale ed elaborazione buste paga, adempimenti fiscali e previdenziali) si aggiungono quelle richieste oggi dalle aziende: digitalizzazione dei processi, sostenibilità e criteri ESG, analisi dei dati e uso consapevole dell'intelligenza artificiale generativa.
Il percorso in sintesi
> Durata: 810 ore in circa 9 mesi, con avvio a fine ottobre 2026
> Struttura: 400 ore di aula, 400 ore di tirocinio curriculare presso aziende e studi professionali partner, 10 ore di orientamento di gruppo
> Sede delle lezioni: Map 3 Studio SRL, via Cima i Prà 9, Ponte nelle Alpi (BL), dal lunedì al venerdì in orario diurno per circa 30 ore settimanali
> Requisiti: diploma di scuola secondaria superiore, oppure ammissione al quinto anno dei percorsi liceali, oppure, senza diploma, previo riconoscimento delle competenze acquisite. Sono valutati come requisiti preferenziali un titolo o un'esperienza in ambito economico-amministrativo, le conoscenze informatiche di base e l'interesse per la sostenibilità
> Esame finale: vi accede chi ha frequentato almeno il 70% delle ore d'aula e il 70% delle ore di tirocinio
«Dopo due edizioni, sono convinta che questo percorso rappresenti una concreta opportunità per acquisire una formazione tecnica e aggiornata nel settore amministrativo, sia per chi si affaccia per la prima volta al mercato del lavoro, sia per chi desidera rientrarvi sviluppando competenze pratiche e specialistiche. La collaborazione con aziende e studi professionali del territorio ha inoltre confermato, durante la fase di tirocinio, la validità della preparazione proposta e la sua rispondenza alle esigenze concrete dei contesti lavorativi. In diversi casi, il tirocinio si è trasformato in una vera opportunità di inserimento lavorativo, con la prosecuzione del rapporto attraverso un'assunzione. Il percorso permette infatti di costruire una solida preparazione in ambito amministrativo-contabile, affiancandola a competenze oggi sempre più richieste dalle imprese, come quelle legate alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, con particolare attenzione ai criteri ESG, e all’utilizzo degli strumenti di Intelligenza Artificiale applicati all’analisi dei dati», dichiara Irene Comiotto, coordinatrice del percorso presso ENAC Veneto.
Webinar di presentazione
Il percorso sarà presentato venerdì 9 ottobre 2026 alle ore 10.30 in un webinar su Microsoft Teams. Saranno illustrati contenuti, requisiti di accesso, tirocinio e modalità di candidatura, con spazio per le domande. Per partecipare: WEBINAR DI PRESENTAZIONE PERCORSO IFTS AMMINISTRATIVO 09/10/2026 ORE 10.30 - ENAC VENETO – Compila modulo
Come candidarsi
Le candidature si presentano compilando il modulo di ammissione DGR.N.713 del 07/07/2026 Tecniche per l’amministrazione economico-finanziaria - ed. Feltre – Compila modulo inviandolo con gli allegati richiesti all’interno della domanda stessa a feltre@enacveneto.it. Le scadenze, le date delle selezioni (colloquio conoscitivo e motivazionale presso la sede ENAC Veneto di Feltre, viale Monte Grappa 1) e la data di avvio del corso sono pubblicate e aggiornate sul sito www.enacveneto.it e saranno illustrate durante il webinar.
Informazioni
ENAC Veneto – Sede operativa di Feltre, viale Monte Grappa 1, 32032 Feltre (BL) - feltre@enacveneto.it – tel. 0439 840947 (anche Whatsapp) – www.enacveneto.it
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Fondazione ENAC Veneto C.F.P. Canossiano Impresa Sociale - Sede operativa di Feltre (BL) - c/o Istituto Canossiano - Viale Monte Grappa, 1 - 32032 Feltre (BL) - tel. 0439 840947 - web www.enacveneto.it/feltre - email feltre@enacveneto.it
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E’ scaduto a mezzanotte lo sconto di 6,1 centesimi al litro sul gasolio e sembra tramontata la possibilità di una proroga dello sconto attraverso l’attivazione delle accise mobili: sulla Gazzetta ufficiale non compare infatti l’atteso decreto ministeriale a doppia firma Mase e Mef che avrebbe dovuto attivare il meccanismo grazie all’extra gettito. Oggi quindi il gasolio torna a costare 6,1 centesimi in più.
Inizialmente previsto di 17 centesimi al litro sul diesel, il taglio alle accise sul diesel era stato progressivamente ridotto: nel Consiglio dei ministri dello scorso 16 settembre, la sforbiciata era stata fissata con un decreto legge a 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre, poi a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre compreso, e finanziata grazie a tagli alle voci di spesa dei ministeri (allo stesso Cdm risale anche l’eliminazione del bollo auto dal 2027 per i veicoli di media potenza).
Cos'è il meccanismo delle accise mobili
"Il 5 ottobre non si va a 'zero' perché interviene nuovamente il meccanismo delle accise mobili", aveva spiegato la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa. "Questo governo ha perfezionato questo meccanismo delle accise mobili che era rimasto sulla carta e che ora è pienamente operativo. Significa che da quella data noi torniamo a riversare i maggiori proventi dello Stato per tornare ad abbassare il più possibile il costo alla pompa".
Il meccanismo dell’accisa mobile, infatti, è sostanzialmente un calmiere che si autofinanzia: quando il prezzo del greggio sale, cresce anche l'Iva incassata dallo Stato, perché la percentuale viene applicata a un prezzo più alto. Quel gettito aggiuntivo viene usato per tagliare l’accisa dello stesso valore, senza intaccare le risorse pubbliche. Resta ancora aperta, invece, la questione delle misure “mirate” su cui l’esecutivo aveva affermato di star lavorando, e che avrebbero dovuto riguardare redditi bassi e categorie professionali selezionate, come ad esempio l’autotrasporto.
Intanto, nelle ultime settimane i prezzi avevano iniziato a calare e stabilizzarsi, anche in virtù del price cap adottato direttamente dalle compagnie petrolifere: Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Un percorso di ‘moral suasion’ condotto dall’esecutivo, che ha portato nel giro di poco più di una settimana a un tetto sui prezzi per circa delle 22mila stazioni di servizio presenti in Italia, secondo le ultime rilevazioni di Staffetta Quotidiana.
Prezzo del petrolio in rialzo
Intanto i prezzi del petrolio sono in rialzo anche oggi. Il Brent, riferimento in Europa è salito dello 0,530% a 100,85 dollari al barile. Il Wti, riferimento in Usa, è salito dello 0,45% a 89,88 dollari al barile.
Pagati per stare a casa, mentre le frequenze restano in silenzio da più di un anno e la propaganda avversaria di Paesi come la Cina e la Russia riempie il vuoto. C’è una cifra che, meglio di qualunque trattato di amministrazione pubblica, riassume la traiettoria e le contraddizioni del Department of Government Efficiency (Doge) nel secondo mandato di Donald Trump: 1,6 milioni di dollari a settimana. E' quanto il governo federale si trova costretto a spendere per stipendiare più di 400 persone, tra giornalisti, tecnici e funzionari di Voice of America (Voa), poste in congedo retribuito forzato (paid administrative leave) dopo il tentativo dell'amministrazione di smantellare l'ente. Un paradosso contabile e politico. Il Doge era nato con la promessa messianica di "sventrare la burocrazia" per tagliare gli sprechi ed eliminare le ridondanze di spesa.
Tuttavia, la scure calata da Elon Musk e i suoi uomini a colpi di decreti e licenziamenti sommari, ha urtato con violenza contro i limiti imposti dal diritto costituzionale americano, trasformando l’ostentato rigore fiscale in un salasso economico privo di strategia. Quando il governo ha mosso le sue pedine per azzerare la Us Agency for Global Media (Usagm) - l'agenzia madre che controlla Voice of America, Radio Free Europe e Radio Free Asia -, il piano prevedeva di risparmiare circa 153 milioni di dollari nell'anno fiscale. L'effetto reale è stato opposto. Senza l'approvazione del Congresso, al quale la Costituzione assegna in via esclusiva il "potere di spesa" (Power of the Purse), l'azzeramento d'imperio si è impantanato in decine di ricorsi e di ingiunzioni giudiziarie.
In attesa del giudizio di merito, la legge vieta il licenziamento definitivo e impone il pagamento dei salari, pena sanzioni ancora più pesanti. Il risultato? Centinaia di professionisti di primo piano restano chiusi fuori dai propri uffici, stipendiati con i soldi dei contribuenti per il solo fatto di non produrre nulla.
Nel frattempo, sia i repubblicani che i democratici a Capitol Hill hanno deciso di stanziare 643 milioni di dollari per quell'anno fiscale a favore della Usagm, affinché potesse proseguire le proprie attività; ora l’agenzia sta ricostruendo ciò che l'amministrazione aveva smantellato nei primi mesi del secondo mandato del presidente Donald Trump. Alcune divisioni sono state riattivate, sebbene siano un mero scheletro – solo 8 – di ciò che rappresentava Voice of America prima di marzo 2025, quando i servizi erano attivi in 49 lingue. Nel frattempo, il ripristino di contratti annullati, la riassunzione di personale e l'acquisto di nuove attrezzature costano ai contribuenti ulteriori milioni di dollari, secondo un nuovo rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento di Stato.
"Non si può smantellare la radiodiffusione internazionale degli Stati Uniti senza un piano”, denuncia ad Adnkronos Patsy Widakuswara, caporedattrice del White House bureau di Voa, finita in congedo e tra i promotori delle azioni legali contro l'amministrazione. “L'amministrazione ha derubato sé stessa di una voce fidata che il mondo era abituato ad ascoltare”. Widakuswara sottolinea la miopia dello smantellamento: “I rivali strategici come Cina, Russia e Iran stanno già riempiendo il vuoto lasciato da Voa. Al nostro picco raggiungiamo 360 milioni di persone a settimana. Tutto questo è scomparso, rappresentando una perdita enorme non solo per il giornalismo, ma per il soft power americano”.
Il caso di Voice of America non è, tuttavia, un incidente isolato, bensì la spia di un metodo di governance che ha mostrato i suoi limiti strutturali in altre agenzie fustigate dal Doge. Si parte con la United States Agency for International Development (Usaid), l’agenzia federale che gestiva gli aiuti esteri statunitensi nel mondo. Ora è stata praticamente smantellata dall’amministrazione Trump. Tuttavia, il congelamento di contratti d'impatto globale, di punto in bianco, ha comportato penali milionarie per la rottura involontaria delle clausole contrattuali.
Inoltre, l'intervento dei tribunali per violazione delle direttive congressuali – l’Usaid, come la Usagm, esiste per volontà del Congresso – ha costretto il governo a riassumere consulenti esterni a tariffe maggiorate per ripristinare la continuità amministrativa. Ci sono poi i drastici tagli agli istituti di ricerca, come i National Institutes of Health (Nih) e i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc): lo smantellamento precipitoso di team scientifici e laboratori ha provocato l'interruzione coatta di studi pluriennali. Oltre ai costi derivanti dalle vertenze sindacali dei dipendenti statali, la perdita di dati e di infrastrutture ha costretto il governo americano a ricorrere a contratti d’urgenza con enti privati per ricostruire le capacità tecniche perdute. L’operato del Doge ha colpito anche il Consumer Financial Protection Bureau (Cfpb), dove il tentativo di prosciugare le risorse operative ha congelato l'agenzia in mesi di stallo normativo, costringendo il Congresso a garantire stanziamenti straordinari per far fronte alle spese di contenzioso e alla manutenzione minima dell'infrastruttura.
Il Doge non è riuscito a ridurre la spesa pubblica complessiva, che invece è aumentata, mancando l'obiettivo iniziale di tagliare 2 trilioni di dollari. Analisi indipendenti di testate come Politico e Cbs News hanno dimostrato che l'agenzia ha fortemente esagerato i suoi risparmi, dichiarando cifre prive di prove o legate a contratti mai effettivamente annullati. Sebbene il Doge abbia ridotto il personale federale del 9% eliminando piccoli programmi, l'80% dei tagli ha riguardato contratti minori che non hanno intaccato le principali voci di spesa strutturale. Al termine delle sue attività, nel luglio 2026, i tagli affrettati hanno persino generato circa 165 miliardi di dollari di costi aggiuntivi dovuti a controversie legali, liquidazioni e interruzioni amministrative. Gli esperti di finanza pubblica e di diritto amministrativo parlano apertamente di un vero e proprio "effetto boomerang" fiscale e istituzionale.
Gordon Adams, professore all'American University con un passato come responsabile del bilancio per la sicurezza nazionale ai tempi di Bill Clinton, spiega ad Adnkronos il vero problema di questa strategia dei tagli: "Il Doge ha scambiato l'efficienza per la semplice cancellazione. Nell'amministrazione pubblica, smantellare un ente istituito per legge senza coordinarsi con la magistratura e il Congresso non fa risparmiare un dollaro: al contrario, moltiplica le voci di spesa. Ci si ritrova a pagare due volte: prima le penali di recesso, le parcelle legali e i saldi dei congedi forzati, e poi — quando la realtà o i giudici impongono il ripristino — i costi di riassunzione e di ricostruzione delle strutture. È il paradosso di un'austerità che finisce per costare più dello status quo”. Aggiunge Adams: "L'efficienza ostentata si converte in un debito passivo che il contribuente pagherà con gli interessi al momento del fisiologico ripristino delle attività". L'illusione di Donald Trump e dei suoi funzionari di poter curare l'ipertrofia burocratica a colpi di accetta esecutiva, a quasi due anni dall’inizio della sua presidenza, ha finalmente mostrato la sua contraddizione di fondo. Quando il Congresso - come accaduto nel caso dell'Usagm - riassegna per legge centinaia di milioni di dollari per mantenere operative le agenzie, il tentativo di smantellamento si traduce soltanto in una stasi costosa. Un’amministrazione che spende 1,6 milioni a settimana per non trasmettere notizie non sta eliminando lo spreco: lo sta semplicemente istituzionalizzando. (Di Iacopo Luzi)
Longarone Fiere Dolomiti volta pagina con fiducia: l'assemblea dei soci ha approvato all’unanimità il Piano strategico 2027-2030, che arriva dopo alcuni mesi di lavoro sviluppato sotto la guida di Maurizio Castro, nominato amministratore unico.
Dopo un’approfondita analisi delle cause endogene ed esogene della crisi di Longarone Fiere, è stato costruito un percorso a quattro anni che punta alla triplicazione del fatturato attraverso tre leve di sviluppo che si intrecciano: il riposizionamento dei prodotti storici del portafoglio, il lancio di nuove manifestazioni fieristiche (almeno sei) e la crescita strutturata dell'attività congressuale. Tra gli obiettivi anche un percorso di riqualificazione e di adeguamento strutturale del quartiere fieristico, propedeutico alla nuova strategia commerciale, e lo sviluppo del polo congressuale, già oggi tra gli asset a maggior potenziale della società.
Sul piano finanziario, la sostenibilità economica del percorso è costruita su un percorso che prevede il rafforzamento del capitale da parte dell’attuale compagine sociale, l’intensificazione del supporto del sistema bancario e l’ampliamento della base societaria.
La nuova Mig
Una notizia: quest’anno la Mostra internazionale del gelato non si farà. Ma non è un addio. Al centro del Piano, infatti, c’è un nuovo format di punta per Mig, pensato per rilanciare la storica manifestazione dedicata al gelato artigianale, trasformandola da classica rassegna espositiva a piattaforma internazionale di cultura, business e relazioni, in una moderna veste premium capace di intercettare l'evoluzione del mercato e coprire uno spazio attualmente scoperto che rivitalizzi con una visione innovativa la grande tradizione del gelato artigianale del territorio.
Mig – Beyond G, questo il nuovo nome della fiera, si propone di fare tornare Longarone il luogo di riferimento internazionale per il futuro del gelato artigianale. Il nuovo appuntamento unirà confronto tra i protagonisti della filiera, innovazione, cultura, tecnologia, trend e opportunità di business, valorizzando il legame storico della Mig con il territorio e aprendolo a nuove relazioni e nuovi mercati. Nelle prossime settimane il nuovo format sarà presentato nel dettaglio al mercato, attraverso una serie di incontri riservati, roadshow e conferenze stampa in Italia e all’estero.
La fiera delle Dolomiti
Il piano propone anche una lettura più ampia del ruolo della società: fare della Dolomiticità la lente attraverso cui valorizzare l'intero portafoglio delle manifestazioni, dall'arredo e dall'abitare di montagna all'agroalimentare, fino all'ospitalità alpina, con un riposizionamento delle manifestazioni esistenti nel segmento delle boutique fair. Per Longarone Fiere significa costruire manifestazioni più specializzate e riconoscibili, capaci di parlare ai mercati nazionali e internazionali partendo da un’identità territoriale unica e distintiva.
Il Piano conferma Longarone come baricentro territoriale al servizio dell'intero Bellunese e, in prospettiva, dell'intero arco dolomitico e interregionale: non una sede fieristica in senso stretto, ma il nodo di un ecosistema più ampio e integrato, capace di mettere in relazione le attività economiche, istituzionali e culturali dell'area in una logica di piattaforma condivisa a favore dell’intero territorio.
La fiducia di Castro
«Longarone Fiere ha una storia importante, ma la storia da sola non basta a garantirne il futuro. Questo piano ha l’ambizione, coraggiosa ma meditata, di dimostrare come Longarone può e deve tornare a essere “necessaria”, necessaria per le imprese, per il territorio, per un'economia dolomitica che ha bisogno di luoghi dove incontrarsi, vendere, progettare e riconoscersi», dichiara Maurizio Castro, amministratore unico di Longarone Fiere Dolomiti. «Il Piano che abbiamo consegnato ai soci dopo tre mesi di intenso lavoro restituisce a questa società una dimensione di orizzonte chiara dopo un lungo periodo di difficoltà, insieme con traiettorie di sviluppo sfidanti ma percorribili, che consentono alla Fiera di svolgere un ruolo da protagonista attivo nell’ecosistema economico territoriale, nazionale e internazionale. Non partiamo da un vantaggio di scala, ma da un vantaggio di senso: la responsabilità che la storia di questo territorio ci affida. Su questa base costruiremo insieme con i soci i prossimi quattro anni e le prospettive per procedere a lungo con successo».
Il presidente Staunovo Polacco
«L’approvazione del nuovo Piano Strategico 2027-2030», sottolinea il presidente della Provincia, «segna l’inizio di una stagione di forte rilancio ed evoluzione per Longarone Fiere Dolomiti. Come istituzione e come soci crediamo fermamente nel valore distintivo della Dolomiticità: la nostra Fiera non deve rincorrere grandi dimensioni di scala, ma deve confermarsi come un punto di riferimento autorevole e insostituibile per l’economia, la cultura e le imprese del territorio bellunese e di tutto l’arco alpino. Il percorso tracciato dall’amministratore unico Maurizio Castro, che punta a triplicare il fatturato attraverso la modernizzazione dei prodotti storici – a partire dal nuovo format Beyond G. per la MIG – l’introduzione di nuove manifestazioni e il potenziamento del polo congressuale, restituisce una visione chiara e solida. Longarone Fiere torna così a essere un’infrastruttura strategica e un vero e proprio baricentro per lo sviluppo integrato di tutta la nostra comunità.»
Preoccupati perché non riuscivano più a contattarlo, dopo che l'applicazione che ne seguiva l'itinerario indicava la posizione ferma nello stesso punto lungo il percorso, i familiari di un uomo impegnato in un'escursione sulle Tofane hanno avvisato i Carabinieri, che verso le 16.20 hanno attivato la Centrale del 118. Dopo aver ricevuto tutte le indicazioni, l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore è volato in direzione della Tofana di Dentro e durante la prima rotazione, sotto il tracciato che conduce dalle creste di Cima Formenton verso il Bivacco Baracca degli Alpini, una settantina di metri più in basso, ha individuato il corpo esanime dell'uomo in un canale. Sbarcati nelle vicinanze con il verricello, il tecnico di elisoccorso e l'equipe medica hanno purtroppo solamente potuto constatare il decesso del 63enne italiano. Ottenuto il nulla osta per la rimozione dalla magistratura, la salma è stata recuperata e trasportata in piazzola al Codivilla, dove attendevano le squadre del Soccorso alpino di Cortina e della Guardia di finanza.
Manca sempre meno al passaggio dall'ora legale all'ora solare: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 cambierà l'ora. Ciò significa che alle 3 del mattino le lancette dovranno essere riportate indietro di un'ora, tornando alle 2. Con non pochi effetti sul nostro organismo.
Come fare per cambiare l'ora
Si concludono, così, i sette mesi di ora legale e si torna all'ora solare (che è l'orario "naturale" del fuso italiano), che resterà in vigore fino al fine settimana del 27 e 28 marzo 2027. Smartphone, tablet e computer si aggiorneranno automaticamente, mentre gli orologi analogici dovranno essere regolati manualmente.
Gli effetti del cambio d'ora sull'organismo
L'effetto immediato del cambio d'ora sarà una notte più lunga e un'ora di sonno in più. In compenso le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio. Questo cambiamento può incidere anche sulle abitudini quotidiane, dagli spostamenti casa-lavoro alle attività pomeridiane di adulti e bambini. Per alcune persone sono necessari alcuni giorni di adattamento al nuovo ritmo. Non solo. Il cambio d'ora può provocare anche temporanei disturbi come sonnolenza, irritabilità e lievi variazioni dell'umore. D'altronde, come ha spiegato all'Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele, "si tratta di una sorta di mini jet lag", per cui l'organismo ha bisogno di adattarsi ai nuovi ritmi.
1) CNSAS - Frana di grandi dimensioni sulle Tofane.
Una frana di ingenti dimensioni si è staccata nel primo pomeriggio dalle pareti nord della Tofana di Dentro, interessando presumibilmente la Val Travenanzes, attraversata da sentieri. Al momento del distacco l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore stava ultimando il recupero di un'escursionista di 52 anni di Limana (BL), che si era storta un ginocchio lungo sulla normale alla Tofana di Rozes ed è stata issata a bordo dal tecnico di elisoccorso, calato con un verricello di 10 metri. L'eliambulanza è quindi volata al Codivilla dove ha lasciato l'infortunata per poi imbarcare due soccorritori della Guardia di finanza di Cortina, per effettuare un sorvolo dell'area interessata. Purtroppo la consistente e prolungata presenza di polveri sospese nell'aria non ha permesso l'avvicinamento dell'elicottero.
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2) Adnkronos - Frana sulle Tofane, escursionista salvata da eliambulanza.
La frana di ingenti dimensioni si è staccata dalle pareti Nord della Tofana di Dentro
Una frana di ingenti dimensioni si è staccata nel primo pomeriggio di oggi dalle pareti Nord della Tofana di Dentro, interessando presumibilmente la Val Travenanzes, attraversata da sentieri. Al momento del distacco l'elicottero del Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica di Pieve di Cadore stava ultimando il recupero di un'escursionista di 52 anni che si era infortunata ad un ginocchio lungo sulla normale alla Tofana di Rozes. La donna è stata issata a bordo dal tecnico di elisoccorso, calato con un verricello di 10 metri. L'eliambulanza è quindi volata all'ospedale Codivilla, dove ha lasciato l'infortunata per poi imbarcare due soccorritori della guardia di finanza di Cortina, per effettuare un sorvolo dell'area interessata. La consistente e prolungata presenza di polveri sospese nell'aria non ha, tuttavia, permesso l'avvicinamento dell'elicottero.
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3) Corriere delle Alpi - Tofana di Dentro, il crollo ripreso dall’elicottero: enorme frana sulle pareti nord.
Il crollo della Tofana di Dentro ripreso dall'elicottero del Suem: una frana di grandi dimensioni si è staccata nel primo pomeriggio dalle pareti nord, interessando probabilmente la Val Travenanzes. Il distacco è avvenuto mentre l'eliambulanza stava concludendo il recupero di un'escursionista ferita. Successivamente l'elicottero ha effettuato un sorvolo con due soccorritori della Guardia di finanza di Cortina. La presenza di una consistente nube di polvere ha però impedito all'elicottero di avvicinarsi alla zona del crollo.
Si torna in strada a Lubiana, in Slovenia, per gli Europei di ciclismo. Oggi, domenica 4 ottobre, i migliori corridori del mondo tornano a correre per l'evento principale della rassegna continentale per la prova su strada della categoria elite maschile - in diretta tv e streaming - a una settimana dal trionfo dell'americano McNulty ai Mondiali. La frazione sarà quella che andrà da Lubiana a Sencur, per un totale di 196,3 chilometri. Assente il campione in carica Tadej Pogacar, reduce dall'infortunio rimediato nella Vuelta.
Europei di ciclismo, il percorso
Partenza 'morbida' per i ciclisti, che dopo il via di Lubiana affronteranno un tratto in linea fino ad arrivare nel circuito di Sencur, lungo 22,1 chilometri. L'anello sarà ripetuto cinque volte e proporrà la salita di Mozjanca, 2,1 km per una pendenza media di 10,1%.
Europei di ciclismo, orario e dove vederli in tv
Il via della prova elite maschile degli Europei di ciclismo è in programma oggi, domenica 4 ottobre, alle ore 14. La corsa sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Rai, mentre in streaming si potrà seguire su RaiPlay, Eurosport, Dazn, Discovery Plus e HBO Max.
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articolo di Simone Cesarei
"Eravamo uno scherzo di Paese, tutti ridevano di noi. Ora l'Europa vuole copiarci, tutti vogliono copiarci". Lo ha dichiarato Donald Trump durante il comizio a Dayton, in Ohio, dove il presidente è sceso in campo a sostegno del senatore repubblicano Jon Husted e di Vivek Ramaswamy, candidato del Gop a governatore dello Stato, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre.
"Andate semplicemente a votare. Se lo farete, vinceremo e vinceremo alla grande", ha affermato Trump. La tappa in Ohio rientra nel tour elettorale che dovrebbe portare il presidente in almeno 17 Stati prima del voto. Particolarmente combattuta la sfida per il Senato tra Husted, nominato al seggio lasciato libero da Jd Vance dopo la sua elezione a vicepresidente, e il democratico Sherrod Brown, in una delle corse che potrebbero risultare decisive per il controllo della Camera alta.
"Quando mi candido io, vinciamo. Ma per qualche ragione, quando non mi candido, vota il 44% di persone in meno. Quindi vi chiedo semplicemente di fare finta che mi stia candidando - ha detto - Se porterete la gente alle urne, vincerete e vinceremo alla grande". Durante il comizio Trump ha espresso il suo sostegno anche Ramaswamy, ricordando ironicamente la loro sfida nelle primarie presidenziali repubblicane del 2024: "Era un tipo cattivo. Ma sapete una cosa? Era intelligente. Ama questo Stato e in realtà ha un grande cuore".
Donald Trump ha inoltre replicato alle critiche di chi lo ha definito troppo "amichevole" con Xi Jinping, nel corso della visita a Washington del presidente cinese: "Non è bello andare d'accordo con i leader di grandi potenze nucleari?", ha affermato, confermando la Cina come un 'pericolo' per l'economia americana. "Ci sono così tanti soldi da guadagnare per l'Ohio. Non possiamo semplicemente fermarli, altrimenti andranno in Cina", ha dichiarato Trump, difendendo nuovamente la costruzione di nuovi data center durante il comizio elettorale a Vandalia, in Ohio. Secondo il presidente, gli Stati Uniti rischiano di perdere terreno proprio rispetto alla Cina nella corsa all'intelligenza artificiale senza le grandi infrastrutture necessarie a fornire la capacità di calcolo per sviluppare e utilizzare i sistemi di Ia. Trump ha inoltre assicurato che la sua amministrazione sta adottando "misure storiche per garantire che i data center delle Big Tech portino benefici alle comunità locali".
Trump ha poi annunciato l'invio di assegni da 90 dollari a oltre 20 milioni di americani iscritti a Medicare, il programma sanitario pubblico rivolto principalmente agli over 65, per contribuire al pagamento dei premi della copertura sanitaria Part B: "Sono lieto di annunciare che la mia amministrazione inizierà immediatamente a inviare assegni da quasi 100 dollari a oltre 20 milioni di splendidi anziani", ha scritto il presidente su Truth Social. I Centers for Medicare & Medicaid Services (Cms) hanno precisato che 20,8 milioni di persone avranno diritto al rimborso, finanziato attraverso il Medicare Improvement Fund. Alcuni beneficiari riceveranno i 90 dollari tramite accredito diretto all'inizio di ottobre, gli altri con un assegno del Tesoro entro la fine del mese, in entrambi i casi prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Si tratta dell'ultimo di una serie di pagamenti annunciati da Trump in vista del voto. Nei giorni scorsi il presidente ha fatto sapere che sono stati inviati assegni da 500 dollari a circa un milione di persone assicurate attraverso l'Affordable Care Act, la riforma sanitaria nota come Obamacare. Trump ha inoltre rilanciato la promessa di un "dividendo" da 5mila dollari per tutti i cittadini americani adulti nel caso in cui i repubblicani conquistino sia la Camera sia il Senato alle elezioni di novembre, una proposta sulla quale esponenti di entrambi i partiti hanno espresso dubbi e della quale non sono ancora stati chiariti finanziamento e modalità di attuazione.
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articolo di Valerio Sarsini Novak
Montagna senza benzina: si avvia alla paralisi il rifornimento di carburante alle pompe nelle Terre Alte, dopo il via agli sconti su benzina e gasolio, con code infinite di auto ai distributori.
Distributori che, una volta rimasti a secco, rischiano di restare giorni senza rifornimenti: «A queste condizioni è impossibile garantire un servizio adeguato alla clientela», dicono i gestori degli impianti Eni, i primi a dover applicare la scontistica.
Sulle dinamiche dei prezzi dei carburanti degli ultimi giorni a seguito della campagna di sconti avviata dall’Eni, a nome dei gestori della provincia di Belluno, interviene il presidente provinciale di Figisc Confcommercio Belluno Dolomiti, Mario Fabbiane: «La confusione regna sovrana, in modo particolare per i gestori degli impianti Eni che si trovano nella stessa situazione della scorsa primavera. Eni avvia una politica di sconti senza un sopporto logistico e organizzativo tale da garantire continuità nei rifornimenti degli impianti. Sbagliare è umano, perseverare diabolico».
«Il tutto» continua Fabbiane, «si traduce in operatività a singhiozzo degli impianti, disagi per la clientela, soprattutto quella fidelizzata, disorientamento nell’utenza e danni economici per noi gestori. Di fatto lo sconto lo stiamo pagando noi essendoci trovati all’improvviso con le cisterne piene in avvio della scontistica. Ed ancora non abbiamo alcuna certezza di ricevere adeguati ristori dalla compagnia.
Al di là dell’aspetto economico non siamo messi nelle condizioni di poter svolgere un servizio adeguato. Riscontriamo poi difformità nelle tempistiche di rifornimento che penalizzano e discriminano ulteriormente il ruolo e la figura del gestore rispetto ad esempio ad impianti gestiti direttamente dalla compagnia». «Ci scusiamo con la clientela» conclude Fabbiane «per una situazione che non dipende in alcun modo da noi gestori che, tra l’altro, siamo assoggettati a clausole contrattuali che a quanto pare vengono rispettate solo da un lato, il nostro».
La richiesta ufficiale dei gestori bellunesi all’Eni: «Chiediamo a Eni di fornirci regolarmente il prodotto nell’interesse di tutti, automobilisti in primis, affinché un’iniziativa che potrebbe avere risvolti favorevoli innanzitutto per la nostra clientela – privati, imprese, enti pubblici – non si traduca, come sta avvenendo, in confusione, disagi, inutili psicosi per i clienti ed in danni economici e di immagine per i gestori»
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articolo di Alessandro Zago
La Fiera di Longarone ha chiuso in attivo l’ultimo esercizio, continuerà ad investire sui capannoni che dunque rimarranno di proprietà e darà luogo ad una “nuova Mig”.
È quanto dovrebbe annunciare Maurizio Castro, amministratore unico di Longarone Fiere Dolomiti, che ha convocato l’assemblea dei soci per lunedì 5 ottobre alle 10, nella sede legale, per presentare il nuovo Piano strategico commerciale, ma anche per annunciare importanti novità.
Il bilancio
L’operazione risanamento, dunque, va avanti. Castro confermerà anzitutto che il bilancio il bilancio d’esercizio chiuso al 30 giugno 2026 evidenzia un utile di euro 89.316 euro, rispetto alla perdita di euro 643.629 dell’esercizio chiuso il 30 gugno 2026. Il valore della produzione ammonta a 2.148.387 euro, mentre la differenza tra valore e costi della produzione risulta positiva per 128.152 euro. Il miglioramento deriva – viene precisato nella relazione messa a punto in vista dell’assemblea di lunedì – dall’incremento dei ricavi e, soprattutto, dalla riduzione dei costi per servizi.
Il risultato positivo è influenzato dal ricavo non ricorrente di 295.640 euro, derivante dal contratto con la Fondazione Milano Cortina 2026.
Ma, si precisa ancora, «al netto di tale componente, la gestione caratteristica permane sostanzialmente negativa». In ogni caso l’Ebitda normalizzato resta positivo anche al netto di questa componente straordinaria.
Il patrimonio netto ammonta a 566.736 euro e i debiti complessivi si riducono da 2.133.392 a 1.630.975 euro. Permangono, tuttavia elementi di attenzione – si puntualizza – connessi alla limitata disponibilità di liquidità, pari a 76.156 euro, all’incremento dei debiti tributari e al significativo livello di indebitamento.
In sostanza, il bilancio evidenzia pertanto un miglioramento rispetto all’esercizio precedente, senza tuttavia attestare il definitivo recupero dell’equilibrio economico-finanziario.
Si sa che il sindaco unico e revisore della società Longarone Fiere Dolomiti Srl, Simone Gasparetto, ha espresso un giudizio favorevole e l’assenza di motivi ostativi all’approvazione del bilancio. Fermo restando «il richiamo alle significative incertezze concernenti la continuità aziendale e alla necessità di assicurare un costante monitoraggio dell’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario della società».
I capannoni
Il Piano strategico commerciale proporrà inoltre «la continuazione degli investimenti sugli immobili di proprietà, iniziati nel 2024 anche a seguito della sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale da parte dei soci pubblici», ovvero Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio. Il Piano è stato redatto dall’amministratore unico Castro insieme ad un pool di professionisti esperti quali PricewaterhouseCoopers Business Services e Maurizio Di Trani della Mind Fuel. Avanzerà la proposta di alleanza strategica con nuovi portatori di interessi del territorio (Castro lo preciserà in seduta).
Mostra del gelato
La Mig a fine novembre non è stata ancora calendarizzata. Pare, però, che l’amministratore unico non voglia rinunciare alla Mostra internazionale del gelato, per cui lunedì sarà annunciata una “nuova Mig”, insieme alla «concreta proposta di prodotti diversi e innovativi», in modo da «diversificare e ampliare l’attività core della società».
Equilibrio nel 2029
Castro confermerà pure «la sussistenza di prospettive di equilibrio» almeno, si indica nel Piano, a partire dall’esercizio 2029. Nella nota integrativa al bilancio riporta infatti che «l’efficacia delle iniziative previste dal piano è ritenuta idonea a contribuire al riequilibrio economico, patrimoniale e finanziario della società nel medio termine».
Anzi, a seguito dell’approvazione del Piano, sarà attivato un monitoraggio costante dei risultati consuntivi «al fine di verificare la coerenza rispetto alle previsioni ed intervenire tempestivamente in caso di scostamenti dai valori pianificati».
Camera di commercio
Francesco De Bettin, presidente della Camera di Commercio di Belluno e Treviso, ha istituzionalmente comunicato che interverrà all’assemblea e che voterà a favore dell’approvazione del bilancio d’esercizio e della proposta di destinare integralmente l’utile di 89.316 euro a parziale copertura delle perdite portate a nuovo.
Così come voterà sì alle linee strategiche e programmatiche del Piano strategico commerciale 2027-2030, «riconoscendone la funzione di indirizzo per il percorso di risanamento e rilancio della società, ferma restando la necessità di verificare progressivamente la sostenibilità economica, patrimoniale e finanziaria delle singole iniziative e il conseguimento dei risultati previsti».
Con una precisazione: «Eventuali singole azioni previste che coinvolgeranno i soci, saranno oggetto di successiva e autonoma valutazione e deliberazione». De Bettin chiederà inoltre che con periodicità almeno semestrale venga recapitato ai soci un rapporto sullo stato di attuazione del Piano.
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articolo di Francesco Dal Mas
Il volume, corredato da un ampio apparato iconografico, può essere acquistato al prezzo di € 18,00 contattando l’Isbrec attraverso il seguente indirizzo mail: istitutobelluno@libero.it .
Attraverso la storia dello stabilimento di La Rossa, a Belluno, e delle attività industriali che vi si sono sviluppate nel corso di sessant’anni, questo libro – frutto dell’elaborazione documentata dei ricordi di chi ne ha conosciuto e condiviso da vicino la storia ereditandone infine l’esperienza – propone una riflessione sul rapporto tra etica ed economia e su alcune delle più significative trasformazioni sociali che hanno caratterizzato il nostro Paese.
Le vicende delle aziende che, nel corso degli anni, hanno gestito lo stabilimento accompagnano il lettore attraverso una stagione di profonde trasformazioni del sistema industriale italiano, offrendo uno sguardo concreto su temi che conservano ancora oggi tutta la loro attualità: le crisi aziendali, la globalizzazione, le delocalizzazioni, il ricorso agli ammortizzatori sociali e il difficile equilibrio tra competitività, tutela del lavoro e responsabilità d’impresa.
Una narrazione fondata su fatti reali che invita a riflettere sul ruolo delle imprese, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria e delle istituzioni, richiamando una domanda che resta più che mai aperta: può esistere uno sviluppo economico realmente sostenibile senza un solido fondamento etico?
Tiziano Lazzaretto
Tiziano Lazzaretto è nato a Padova nel 1941. Dopo la maturità classica si è laureato in ingegneria elettrotecnica presso l’Università degli Studi di Padova.
Per oltre trent’anni si è dedicato alla gestione di stabilimenti europei nell’ambito di multinazionali anglosassoni. Ha concluso la sua carriera di dirigente industriale come direttore europeo delle Risorse Umane di Invensys Controls Europe. Dodici stabilimenti in sei Paesi europei. La sua attività si è sviluppata in un periodo di profondi cambiamenti tecnologici, organizzativi e filosofici.
Nel 2013, con altri soci, ha fondato a Belluno la Phoenix El-Mec rilevando linee di prodotto dismesse in seguito alla chiusura dello stabilimento bellunese di Invensys.
Nel 2023 si è ritirato definitivamente dall’attività di imprenditore volgendo il suo interesse in attività dove poter condividere utilmente le sue molteplici esperienze professionali.
Susi Gusatto
Susi Gusatto è nata a Belluno nel 1964. Ha maturato un lungo percorso professionale in ambito internazionale nei gruppi Invensys e Schneider Electric, con oltre vent’anni di esperienza manageriale, contribuendo ai processi di crescita ed evoluzione delle organizzazioni in cui ha operato.
La collaborazione alla realizzazione di questo libro le ha offerto l’opportunità di trasformare una vicenda industriale e umana in un’occasione di riflessione sul ruolo dell’etica nelle scelte d’impresa e nel mondo del lavoro.
Questo articolo è stato pubblicato in News il 2 Ottobre 2026.
In un grande olio del 4 febbraio 2024, che in apparente contraddizione si intitola gezeichnet, ovvero disegnato, una figura maschile si erge verticale, nella sua potente muscolatura, e tuttavia priva di due connotati: il volto, che è ridotto a un piatto circolo, e il braccio sinistro, crudamente amputato. Quel che doveva esserci e che non c’è – le dita, la mano, il polso, tutto il resto fino al moncone all’altezza del gomito – è un’ombra che traspare nella cancellatura. Tutto è trasfigurato: l’uomo, eliso dall’esclusione di un volto, e la pittura a olio che assume le forme ingannevoli di un disegno a sanguigna. È l’identità a essere messa alla prova e ad uscirne sconfitta, raschiata via da un’invisibile gigantesca gomma.
Miriam Cahn porta alle estreme conseguenze una poetica da sempre incentrata sul corpo inteso come presenza/assenza, un’antinomia che tuttavia, contraddizione nella contraddizione, non è davvero tale, perché i due elementi dell’ossimoro convivono anziché mutuamente escludersi. I corpi nell’artista di Basilea sono da sempre masse pesanti, oppresse dalla gravità, eppure vaghe, fantasmatiche, senza riconoscibilità individuale. Deformi o illiquiditi dalla violenza, essi si impongono, quasi sempre enormi e in primo piano, smuovendo le nostre coscienze o le memorie che giacciono come un limo depositato nel più profondo del nostro intimo.
La mostra è una quasi antologica, coprendo con centotrenta opere mezzo secolo di attività, distribuita per classi tematiche e impreziosita al centro della sala da due stanze (Raum), aggregazioni di tele e disegni concepite dall’artista come insiemi coerenti. Una di queste si intitola familienraum e assembla figure e ritratti dipinti e disegnati tra il 1996 e il 2009, quasi rasserenanti e assicuranti ma che tuttavia hanno l’evidente tendenza a svanire, quasi fossero dotati di capacità di movimento e la spendessero per retrocedere lentamente, allontanandosi dall’osservatore e perdendosi in una capsula di caligine che ne assorbe le sembianze e con esse l’identità: la fidanzata di mio fratello, il bambino, mia sorella, il cervello di mia madre e perfino il wirklich ich, l’io davvero – tutti resi impalpabili, persi nella memoria.
L’altra stanza (herumliegen, giacere) è più recente e la sua data (2022-2023) coincide con l’invasione russa dell’Ucraina. Cahn non giudica gli eventi, si limita a narrarli ma il suo procedere come un cronista si fa spietata messa in scena della condizione umana. Violacea, una figura femminile è divenuta fagotto, i lacci ai polsi e alle caviglie la snaturamo e la deumanizzano fino a renderla un’oggetto scaraventato a terra. In altre tele i corpi, senza neanche sesso, si moltiplicano sullo stesso suolo color cenere, o quel che ne resta o si vede è un arto, colto in un gesto di vana supplica di ungarettiana memoria.
Una donna mostruosamente espansa, il volto un cerchio nero assoluto, consegna al mondo un figlio, lo espelle di testa cedendolo alla consumazione del destino.
Rannicchiati, raccolti, a pancia, gambe o zampe all’aria, animali ed esseri umani condividono la stessa sorte, annullandosi nel dolore e nella vanità di ogni richiesta di riscatto, figurarsi di salvezza.
La guerra è la violenza al suo ultimo stadio e non può non esser parte dell’universo di Miriam Cahn, che già più di trent’anni fa aveva concepito il ciclo di quadri intitolato atombombe, il cui oggetto non ha bisogno né di traduzione né di spiegazioni. Ciò che tuttavia colpisce in quei quadri è l’improvvisa deflagrazione cromatica, più pulita e paradossalmente felice rispetto al consueto dell’artista, quasi che l’ordigno per antonomasia, rilasciando il fungo atomico, sia divenuto medusa multicolore, celebrando l’ultimo anelito di gioia e di festa prima della definitiva liquidazione dell’umanità, sul limitare della Storia.
Stupisce tuttavia, in un’artista che del colore ha fatto il tratto più potente, ritrovare soprattutto nelle opere iniziali o quasi iniziali la bellezza tragica dei grandi disegni in bianco e nero. Gesso e carbone su tela, carta o pergamena tracciano immensi paesaggi, case o sagome umane ripiegate su sé stesse, o ancora pozzi o ciminiere al cui interno vermiformi pensieri fanno capolino.
Se possiamo provare a ipotizzare un riscatto, questo forse risiede nell’umiltà pacifica dello sguardo, non solo dell’artista: l’occhio può farsi strumento disarmante, come nello struggente wachtierchen. La traduzione corretta sarebbe animaletto da guardia, ma Wacht contiene in sé tanto il concetto di guardia, appunto, quanto quello di veglia, e dunque l’intervento degli occhi: la bestiolina (più che un cucciolo di cane un cristologico agnello) che guarda, ciò che mi guarda. Proprio come nell’altra Veglia, la poesia scritta da Ungaretti nella trincea di Cima Quattro, a Natale del 1915.
<< Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani§
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita >>
Miriam Cahn, wachtertierchen / piccolo animale da guardia, 08.05.2002, olio su tela, 28×21 cm, parte di Familienraum, Foto Meyer Riegger
Miriam Cahn, o.t. / untitled, 2009 e 14.01.2023, olio su tela, 38×70 cm, parte di Herumliegen, Foto Meyer Riegger
Miriam Cahn, gezeichnet / drawn, 04.02.2024, olio su tela, 180×90 cm, Cortesia dell’artista, Meyer Riegger e Galerie Jocerlyn Wolff, Parigi. Foto RMJ
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Posted by Silvio Mignano
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Il corso, coordinato dal prof. Daniele Fraccaro, è nato dalla visione dell’arte come esperienza indispensabile alla formazione integrale della persona e si è articolato sia sulla base di fondamenti teorici, sia attraverso pratiche ormai accreditate. Oltre alle lezioni e alle esperienze di laboratorio, è stato possibile verificare sul “campo” le strategie e le metodologie didattiche nell’ambito della scuola, del museo, dell’editoria specifica, della valorizzazione del patrimonio artistico e di progetti educativi che, attraverso l’arte, si rivolgono ad un pubblico di tutte le età e di diversa natura. I fondamenti della disciplina relativi all’esperienza estetica, all’interpretazione dell’opera d’arte e alla mediazione artistica, sono stati indagati attraverso il pensiero di J. Dewey, L. Pareyson, H. R. Jauss, R. Arnheim, R. Barilli, Dallari, Francucci ed altri. Il percorso del triennio, oltre alla formazione in aula, ha avuto una forte dimensione esperienziale sul territorio, con attività di mediazione e collaborazione con importanti istituzioni culturali. Le allieve hanno lavorato in diversi spazi museali, tra questi il Museo d’Arte Orientale di Venezia, quello di Ca’ Rezzonico, il Museo Civico di Bassano del Grappa. Parallelamente, le studentesse, hanno curato le attività di divulgazione e i percorsi guidati per le mostre: Rivoluzione Vedova, Banksy e Arte Salvata al Museo M9 di Venezia Mestre. Fino al 18 di ottobre 2026 saranno impegnate nella mediazione della mostra di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia. Per l’occasione hanno seguito una formazione intensiva, secondo il metodo Abramović, e hanno incontrato l’artista che ha apprezzato la qualità e la professionalità del loro lavoro. Eleonora Birondi, una delle cinque prossime laureate del corso, ci ha rilasciato una breve intervista che ci consente di comprendere meglio quali siano state le metodologie, le aspettative, ma anche i risultati concreti.
Eleonora se tu dovessi in breve riassumere questi tre anni cosa diresti? - Diciamo che è stato un po’ un salto nel vuoto per tutte, nel senso che, comunque, ci siamo trovate ad essere le prime ad iscriversi a questo corso. Non c’era quindi la possibilità di un confronto iniziale con altri studenti. È pur vero che con i professori si è potuto creare un rapporto molto sincero sin da subito. Noi comunque abbiamo frequentato corsi che in parte erano comuni per gli studenti degli altri dipartimenti quindi pittura, scultura, decorazione e poi appunto corsi più specifici in cui eravamo presenti solo noi di didattica. Eravamo comunque anche abbastanza orgogliose di essere le prime. La vera ricchezza secondo me è il fatto che l’Accademia di Belle Arti di Venezia ha una grande rete di contatti e quello che tu studi in un semestre, in quello dopo lo puoi applicare immediatamente in un museo. Alla fine, questi sono stati i luoghi principali con cui ci siamo interfacciate. Certamente non ci siamo trovate nella condizione di dover dire che avevamo studiato per tre anni cose che avremmo applicato in seguito. Al contrario, ciò che imparavamo sul piano teorico avevamo immediatamente la possibilità di verificarlo direttamente sul campo. In questo triennio è stata proprio rispettata questa combinazione tra il teorico e il pratico. Questo è l’unico corso teorico che c’è in Accademia e noi abbiamo fatto l’esperienza consapevole di poter fare da ponte tra gli artisti e il pubblico. Siamo state educate a guardare sia all’artista che allo spettatore. L’esperienza formativa dell’arte, come dice Dewey, è data dal fatto che l’arte non si esaurisce nella produzione di un oggetto da parte dell’artista ma è formativa nel senso che si compie quando c’è un’interazione da parte dello spettatore e quell’interazione ti tocca, ti entra dentro e può cambiare la tua vita, può arricchire, può indebolire, può provocare. Collegandomi direttamente a Marina Abramović, con la quale abbiamo lavorato e stiamo continuando a dialogare, il suo è un lavoro semplice ma molto articolato e molto complesso. L’idea che noi abbiamo dell’Abramović è legata al fatto che molte delle sue performance suscitano un disturbo, ci fanno fare un’esperienza. Noi abbiamo vissuto questo valore formativo nel senso che, prima di tutto, abbiamo appreso il suo metodo, attraverso un’immersione profonda che ci ha consentito di immedesimarci nel suo modo di vivere e comunicare. Ciò ha voluto dire provare anche la stanchezza che comporta fare un’esperienza artistica che a volte suscita anche reazioni non piacevoli, scomode. Però poi, attraverso questa metodologia, abbiamo effettivamente compreso che potevamo diventare parte integrante di quella che era la sua opera d’arte. Questa consapevolezza ci ha portate a comunicarla a chi coinvolgevamo nel nostro progetto per indirizzare ciascuno ad un diverso livello di comprensione, non veicolato necessariamente dalla parola.
Accademia Belle Arti di Venezia comunicazione dell'arte Daniele Fraccaro mediazione museale
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Posted by Marta Michelacci
in Posted in Didattica dell'arte
Il tema di quest’anno, Tra parentesi, prosegue la linea metodologica avviata nella scorsa edizione, sviluppando il concetto di conversazione tra i vari attori del sistema dell’arte: gallerie, collezionisti, artisti e pubblico. Se nel 2025 l’obiettivo era connettere tra loro questi soggetti, l’edizione 2026 si focalizza sulle relazioni profonde che intercorrono tra di essi.
Questo approccio affonda le sue radici teoriche nel concetto di Intermedia, formulato alla fine degli anni ‘60 dal teorico e artista Dick Higgins, figura centrale del movimento Fluxus. Il termine descrive quelle pratiche artistiche che si collocano nelle intersezioni tra i media tradizionali. Una visione che si riflette anche nella nuova identità visiva della fiera, curata dal visual designer Alessio D’Ellena (Superness).
«ArtVerona 2026 conferma la capacità di Veronafiere di fare della cultura un motore di crescita, relazione e sviluppo per il territorio. La forza della manifestazione nasce dal legame profondo con Verona, città patrimonio UNESCO, e dalla collaborazione tra istituzioni, sistema museale, fondazioni, università, imprese, gallerie e collezionisti. È una fiera che non si esaurisce nei padiglioni, ma entra in risonanza con la città e genera valore per l’intero ecosistema dell’arte contemporanea. Con il progetto InterFiera, inoltre, rafforziamo il dialogo tra ArtVerona e le grandi manifestazioni del nostro Gruppo, creando nuove connessioni tra arte, creatività, impresa e filiere produttive. Una sinergia unica nel panorama fieristico nazionale, che rappresenta un vantaggio competitivo per ArtVerona e per Verona» afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere.
ArtVerona riafferma così il proprio dinamismo e la capacità di trasformare idee e contenuti, confermandosi nel panorama delle fiere d’arte nazionali come un interlocutore dall’approccio spiccatamente innovativo, sperimentale e in costante evoluzione.
Numerose le partnership orientate ad un rafforzamento dell’incoming di un pubblico trasversale, tra cui Festivaletteratura di Mantova, tra gli appuntamenti culturali italiani più attesi dell’anno, e RelazionEXPO, evento nazionale mirato a creare un incontro di altissimo valore tra imprese, professionisti, opinion leader, reti e istituzioni.
«In questa edizione presentiamo gallerie che partecipano ad ArtVerona fin dalle sue origini, accanto ad altre appena nate. Abbiamo inoltre scelto di rafforzare il dialogo con il contesto internazionale, coinvolgendo realtà provenienti dalla Corea, dalla Cina e dall’India, con l’obiettivo di attrarre nuovi collezionisti da questi Paesi. La complessità del sistema dell’arte è oggi più che mai evidente e, proprio in questo contesto, il ruolo delle gallerie emerge con ancora maggiore forza, dimostrando una straordinaria capacità di sperimentare nuovi formati, costruire collaborazioni inedite e sviluppare modalità innovative di presentazione e relazione con il pubblico» dichiara Laura Lamonea, direttrice artistica di ArtVerona.
Le sezioni espositive della fiera sono cinque, a cui si affiancano per il secondo anno il Cinema (nel padiglione 12) e PORTALUCE, nuovo progetto di Edizioni Brigantino. Il Cinema, reso possibile grazie alla collaborazione con le gallerie presenti in fiera e alcune prestigiose istituzioni del panorama internazionale come l’archivio CNAP – Centre National des Arts Plastiques di Parigi, insieme a collezioni pubbliche e private, come la Collezione Tampieri, continuerà ad ospitare un programma di proiezioni di video e gli incontri del ciclo CONVER_SIAMO, sviluppato grazie al sostegno di Apice, azienda leader nella movimentazione di opere d’arte. Ritorna anche il duo di Edizioni Brigantino (Valentina Lucchetti e Canedicoda) con il nuovo progetto site specific PORTALUCE nella Galleria dei Signori. L’installazione è concepita come un dispositivo con sedute ed elementi scenografici che trasforma la hall da semplice area di transito in uno spazio per la sosta, l’incontro e l’osservazione. Il podcast Invito a vedere, ideato e realizzato da Laura Lamonea e Tommaso Santagostino, prosegue nel suo intento di delineare un itinerario attraverso luoghi fisici e metaforici, unendo le voci di artisti, collezionisti, galleristi, curatori e imprese che si impegnano nella produzione di nuove opere.
Alla Main Section, tradizionalmente votata al dialogo tra moderno e contemporaneo, e alla sezione editorie e servizi per l’arte, si affiancano Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), a cura di Thomas Ba: una messa a confronto di artisti affermati e proposte di giovani non ancora rappresentati e attivi sul mercato; Pittura (Ora), a cura di Leonardo Regano, dedicata alle pratiche segniche e gestuali nella pittura e nel disegno contemporanei, per interrogarne lo statuto in una fase di sospensione e ridefinizione del linguaggio; la nuova sezione Still [per(formare) lo sguardo], a cura di Giovanna Manzotti, che indaga le molteplici possibilità espressive della fotografia, nel senso della sperimentazione processuale e formale, puntando l’attenzione su autori (emergenti o affermati) il cui lavoro è presentato in progetti monografici o incentrati sull’opera di due artisti, privilegiando il confronto intergenerazionale.
Un’altra novità di quest’anno è infine Focus Corea, uno spazio espositivo dedicato alle gallerie e alle realtà culturali provenienti dalla Corea, un affondo inedito sulla scena artistica coreana moderna e contemporanea, a cura di AWave (Asia Art Wave), piattaforma creativa e culturale indipendente che incentiva il dialogo interculturale e artistico tra Europa e Asia, sostenendo gli artisti emergenti.
Si rafforza la collaborazione con il sistema museale cittadino composto dai Musei Civici di Verona, in particolare la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Fondazione Cariverona, Palazzo Maffei, quali cultural partner di ArtVerona, l’Università degli Studi di Verona, l’Accademia di Belle Arti, le istituzioni e le principali realtà imprenditoriali del territorio, per la costruzione di un sistema corale e interconnesso, fatto di collaborazioni, sinergie e programmi attrattivi e di interesse.
Il nuovo programma per i collezionisti, avviato gli scorsi mesi, ha incluso e continua a promuovere attività e iniziative che spingono ArtVerona anche oltre i confini italiani. Due appuntamenti, in particolare, sono stati sviluppati grazie alla collaborazione con Pictet Wealth Management: una visita alla prestigiosa Collezione Pictet di Ginevra e un incontro presso Villa Medici a Roma, istituzione che ha accolto l’installazione Una distanza senza rive di Enrique Ramirez allestita all’ex Dogana di fiume di Verona (2025). L’obiettivo del programma è cercare di costruire una comunità sempre più allargata, inclusiva e aggiornata sui temi dell’attualità dell’arte.
In quest’ottica di collaborazione, ampliamento e condivisione di progetti comuni, nel 2026 ArtVerona ha esteso il proprio raggio d’azione promuovendo nuove alleanze e iniziative, tra cui un progetto di trasversalità tra le principali manifestazioni del gruppo Veronafiere (Vinitaly, Marmomac e Fieracavalli), che punta a far dialogare le aziende di questi settori con il mondo dell’arte contemporanea. Il nuovo assetto, curato da Maria Marinelli, si chiama InterFiera e favorisce lo sviluppo di sinergie particolari, dalla nascita di premi congiunti alla realizzazione di interventi espositivi condivisi. Il dialogo trova nel territorio veneto, ricco di aziende e manifatture, un terreno aperto a nuove opportunità di crescita, culturale ed economica.
ArtVerona presenta una nutrita rosa di Premi (perlopiù incentrati su programmi di residenze e acquisizioni) rivolta agli artisti e alle gallerie, offrendo risorse concrete e opportunità di sostegno per tutta la filiera del mondo dell’arte. A fianco allo storico premio del fondo A Disposizione. Veronafiere per l’Arte debuttano due nuovi premi: il Premio Fondazione Bonollo promosso dalla Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo per l’arte contemporanea, che nasce con l’obiettivo di sostenere e valorizzare le proposte artistiche presentate nella sezione Effetto Sauna e il Premio MC Collection, nuovo premio acquisizione promosso dal collezionista Marco Curina, nato per sostenere e valorizzare la ricerca artistica contemporanea. Sono riconfermati il Premio Fondazione Nadia Zenato, Premio Casarini Due Torri Hotel per la Pittura Under 40, Premio MZ Costruzioni, Premio Dowedo – Namec – Nuove arti e mestieri dell’epoca contemporanea, Premio Massimiliano Galliani per il Disegno Under 40, Sustainable Art Prize, Premio Villa Filanda Antonini e Premio Display.
Durante i giorni di fiera, mostre e iniziative curate da ArtVerona porteranno in città grandi artisti italiani e internazionali, chiamati a misurarsi con il territorio e con il fascino di luoghi non consueti.
Nella splendida cornice di Palazzo Forti, accanto al ricco programma che la Direzione Musei – GAM sta portando avanti per la valorizzazione dell’arte contemporanea con la collaborazione di Fondazione Cariverona, si inserisce il progetto Líneas de Tiempo dell’artista spagnola Dora García, un’installazione caratterizzata da un intervento performativo, rivolto anche al pubblico, che si espanderà verso altri luoghi cittadini. L’intervento veronese, parte di una ricerca avviata dall’artista nel 2022, presenterà una linea del tempo dedicata alla storia della città di Verona, ai suoi momenti di trasformazione, alle memorie da preservare e alle fratture che ne hanno ridefinito l’identità.
L’artista Luca Trevisani sarà protagonista di un intervento nella Sala Morone del Convento di San Bernardino a Verona. La selezione di opere sviluppate nell’arco di oltre vent’anni che l’artista esporrà in questo contesto, intreccia alcuni dei nuclei più profondi della sua ricerca: il mondo sensibile come organismo vivo, la storia come stratificazione di gesti e la fragilità come forma di conoscenza.
Tra le collaborazioni strette nel corso degli anni, prosegue quella con l’imprenditrice vitivinicola Nadia Zenato, partner culturale di ArtVerona che sostiene la fotografia contemporanea attraverso la sua fondazione culturale e il suo laboratorio permanente di studio e sperimentazione.
Fondazione Cariverona presenta un nuovo progetto commissionato a Marinella Senatore, tra le più autorevoli artiste italiane sulla scena internazionale, che realizzerà un’installazione site-specific per la sede istituzionale di Fondazione Cariverona in via Forti.
L’esposizione, a cura di Camilla Mozzato, riunisce una selezione di opere dei 28 artisti under 30 assegnatari degli studi delle due istituzioni del Comune di Venezia.
La mostra si articola tra la Galleria di Piazza San Marco (San Marco 71/c) e Palazzetto Tito (Dorsoduro 2826), sedi della Fondazione Bevilacqua La Masa, per poi proseguire, dal 3 dicembre 2026 al 9 maggio 2027, alla Casermetta 9 di Forte Marghera, uno degli spazi dedicati al contemporaneo della Fondazione Musei Civici di Venezia.
Da oltre un secolo gli Atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa costituiscono uno dei più longevi programmi pubblici italiani dedicati alla giovane arte. Un luogo in cui la ricerca si sviluppa nel tempo, attraverso il confronto, la sperimentazione e la possibilità di mettere continuamente in discussione il proprio lavoro.
C’è chi ha portato avanti con coerenza una ricerca già avviata, chi ha cambiato radicalmente linguaggio, chi ha scelto di misurarsi con nuovi media e possibilità narrative. In tutti i casi, il percorso è stato fatto di tentativi, deviazioni, errori, intuizioni e ripartenze.
È proprio questo processo, più che il risultato finale, al centro di Da cosa nasce cosa, la mostra conclusiva degli Atelier 2025–2026 della Fondazione Bevilacqua La Masa, realizzata in sinergia con Fondazione Musei Civici di Venezia e curata da Camilla Mozzato.
Il titolo prende in prestito quello del celebre libro di Bruno Munari, che, riprendendo un antico insegnamento di Lao Tse, riflette sul significato del progettare come processo aperto, fatto di tentativi, trasformazioni e continue possibilità. Una suggestione che accompagna la lettura dell’esposizione senza determinarla e che diventa la metafora del lavoro curatoriale sviluppato durante l’intero periodo di residenza.
Curata da Camilla Mozzato, Da cosa nasce cosa è l’esito di un dialogo continuo con i ventotto artisti, accompagnati attraverso visite agli studi, incontri individuali, workshop e momenti di confronto collettivo.
L’esposizione restituisce così al pubblico quasi dodici mesi di ricerca condivisa: non tanto un punto di arrivo quanto una pratica ancora in divenire, costruita nel tempo attraverso il dialogo, l’approfondimento e la sperimentazione. Nel corso della residenza gli artisti hanno messo alla prova linguaggi, tecniche e materiali, abbandonando talvolta direzioni già percorse per aprirne di nuove. Pittura, fotografia, installazione, video, performance, documentario e pratiche di ricerca convivono in un insieme che riflette il presente attraverso lo sguardo di una scena artistica under 30, mettendo in relazione poetiche, sensibilità e approcci differenti.
Più che individuare una tendenza comune, Da cosa nasce cosa costruisce uno spazio di confronto tra ricerche autonome, offrendo uno spaccato della giovane arte contemporanea italiana e internazionale nel momento stesso in cui prende forma.
Dal 1898 la Fondazione Bevilacqua La Masa sostiene le nuove generazioni di artisti. Già agli inizi del Novecento la sede di Ca’ Pesaro non rappresentava soltanto uno spazio espositivo, ma un luogo di lavoro, confronto e sperimentazione. Una vocazione che oggi prosegue attraverso il programma degli Atelier che, dal 2024, grazie alla collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia, mette a disposizione ventotto studi nelle sedi storiche di Palazzo Carminati, del Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca e dell’Emeroteca dell’Arte di Mestre, confermando una tradizione che da oltre un secolo accompagna la crescita della giovane arte contemporanea.
Per l’edizione 2025–2026 gli artisti sono stati selezionati dalla giuria composta, per la Fondazione Bevilacqua La Masa, da Nebojsa Despotovic (presidente), Marco Ferraris e Roberto Zamberlan, e per la Fondazione Musei Civici di Venezia da Elisabetta Barisoni e Cristiano Sant, con la partecipazione della curatrice Camilla Mozzato.
I 28 artisti degli Atelier 2025-26 inclusi nella mostra, sono: Irene Mathilda Alaimo, Daniele Antoniazzi, Nina Baietta, Anna Benetti, Martina Biolo, bottega hospites, Nuvola Camera, C. A. Castro Lobato, Paola Cenati, Cecilia Cocco, Ilaria Costaglia, Giorgio Maria Crescentini, Barbara Koller D’Alessandro, Enzo e Barbara, Simone Fochesato, Giulia Gaffo, Ketty Gobbo, Federica Gottardello, Hetty Laycock, Besnik Lushtaku, Rovers Malaj, Carlotta Mazzariol, Sara Pacucci, Isabella Ponte, Lorenzo Seano, Irene Stellin, Tommaso Viccaro, Zeroscena.
Forse alcune risposte provengono proprio da un approccio all’espressività artistica che ripercorre le linee di una rappresentazione, gli scarti della mimesi classica e che non accetta che la prassi estetica sia al servizio di un ideologismo inutile e vuoto.
Le opere d’arte comportamentale, l’arte relazionale, mettono in scena l’ovvio come se fosse una scoperta. Si vuole sensibilizzare il pubblico a qualcosa che il pubblico già conosce attraverso i media. Global warming, inondazioni, o la maxi riedizione del Niño, sono cose che leggiamo e vediamo quotidianamente.
Cosa possono darmi in più le scelte di qualche artista o le sue simulazioni di una realtà che supera quotidianamente l’immaginazione di persone che cercano una loro posizione nel mondo?
Qualcosa del genere è già accaduto con i migranti, a cui sono state dedicate biennali, che hanno portato il milieu artistico a piangere lacrime di coccodrillo per i morti in mare, per le violenze, e che oggi sono passati di moda e quindi si è perso il trend e non servono più. L’arte se smette di rappresentare e di confondersi con la realtà (come se questa ne avesse bisogno) diventa più efficace, fa quello che deve fare, di lasciare messaggi iconici che affondano le radici nel tempo e non soltanto nello spazio.
Il titolo Another Green World è preso da un album di Brian Eno uscito nel 1975. L’idea di fondo della mostra certamente è la natura, lo spirito green, lo sfondo delle tragedie quotidiane e la lettura dalla prospettiva dell’arte e della cultura. Una natura non selvaggia o irrelata ma ricostruita dall’arte che ne ricrea i caratteri propri in una sintesi metaforica e indipendente.
Non un’immersione, quanto uno sguardo complice che però resta un punto di osservazione da cui gli artisti guardano la contemporaneità. E poi c’è l’elemento della simbolicità di prospettiva, l’apertura verso orizzonti di significato non solo legati all’emergenza attuale, ma a una visione di trasformazione individuale, di partecipazione intellettuale, portata su di un piano simbolico che non si brucia nel presente.
Perché La Tempesta del Giorgione continua a dirci qualcosa? Qual è il suo tempo, ieri oppure oggi, o ancora sempre?
Per questo gli artisti Ernesto Jannini, Francesco Garbelli e Silvano Tessarollo che ormai fanno parte della storia della galleria, sviluppano il loro linguaggio con lo strabismo necessario, un occhio al mondo e a quello che succede, e l’altro alla propria ricerca.
Jannini, forse il più narrativo dei tre, utilizza la presenza degli uccelli nei suoi quadri per rappresentare il simbolo di quel cielo sotto cui si decide il destino degli uomini. Ma da scrittore, artista e uomo di teatro la sua nuova produzione affronta anche il tema di come il ridicolo nel mondo attuale si mescoli con il tragico.
Rievoca in questi lavori recenti, la figura lombardo-veneta di Arlecchino, ma riprendendo la simbologia germanica e francese di Hellequin, semi dio portatore di morte che si diceva si materializzasse nei campi di battaglia disseminate di morti al termine della battaglia.
Il male può prendere le sembianze colorate anche di una maschera da Commedia dell’arte o di un presidente degli Stati Uniti o di un Joker sfuggito alle maglie della fiction. L’artista indica nel sogno di onnipotenza la tragedia del mondo, i padroni del mondo si pensano artefici di una storia che calpesta diritti e comportamenti etici.
Tessarollo nei suoi grandi e straordinari disegni ha già manifestato la sua partecipazione a un mondo arso e quasi privo di vita, forse salvato dalla bellezza delle forme. Anche le dimensioni eccezionali dei lavori davano l’idea di far immergere lo spettatore in una natura segnata dalla trasformazione.
Ma in alcuni acquerelli recenti attraverso l’uso del colore è riuscito a creare, tra un intreccio floreale e il corpo umano, una sintesi che è simbiosi, tentativo di riconciliazione, di abbraccio fecondo come possibilità di uscita dalla distopia.
Garbelli cita, come segno di continuità, una delle sue prime mostre presso la galleria veronese nel 1993, con un lavoro che richiama la leggenda di Sant’Ubertus, letta in chiave di monito circa la perdita del senso religioso della natura.
L’artista ha alla base della sua poetica l’interazione tra simboli del passato e simboli e segnali del presente. Un lavoro nuovo è invece Amabomb del 2026, un light box in forma di pacco Amazon (con tanto di logo) in cui la natura è rappresentata in un fungo atomico che ricorda anche la silhouette di un albero. L’evoluzione dei simboli ridotti sempre più da un valore antropologico ad uno semplicemente prescrittivo, sono segni di un cambiamento culturale profondo.
I segnali di pericolo, le indicazioni stradali, i simboli di divieto diventano indicazioni coercitive di un mondo vuoto di ideali, di una natura dimenticata vincolata solo alle leggi del profitto e dello sfruttamento.
Con questa mostra la Galleria La Giarina Arte Contemporanea riapre dopo un periodo di forzata inattività. E per la mostra di riapertura è sembrato giusto riprendere un discorso da dove si era interrotto, per dare il senso di continuità di una galleria che rimane un punto di riferimento in Italia.
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articolo di Valerio Dehò
Si è concluso attorno alle 20 l'ultimo dei tre interventi che, a partire da mezzogiorno e venti, hanno visto operare le squadre del Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa. Ricevuta l'attivazione dalla Centrale del 118 di Treviso alle 12.20, una squadra ha raggiunto località Busa di Castel Sotterra, dove si trova la grotta più lunga del Montello, poiché un'escursionista si era procurata la sospetta frattura di una caviglia. La 61enne di Santa Maria di Sala, che si trovava nel bosco a circa 300 metri di quota, è stata raggiunta dai soccorritori e dal personale sanitario e accompagnata all'autolettiga del 118 di Montebelluna.
Verso le 14.50 è scattato il secondo allarme per un pilota di parapendio precipitato nei Prati di Borso del Grappa, senza riportare conseguenze, ma rimanendo sospeso a 18- 20 metri di altezza. Risaliti con tecniche di treeclimbing, i soccorritori hanno messo in sicurezza il 24enne del Regno Unito e lo hanni calato al suolo. Erano presenti anche i Vigili del fuoco volontari di Asolo.
Infine, attorno alle 18, l'ultima emergenza, anche in questo caso un parapendio precipitato a Borso del Grappa, con pilota illeso, bloccato su una pianta a 4 metri da terra. La squadra ha raggiunto l'uomo poco sotto il decollo Tappeti, ha risalito una pianta e lo ha calato al suolo.
"Abbiamo difeso e attaccato da squadra. Abbiamo fatto delle ottime cose. Sapevamo che sarebbe stata durissima, ma siamo stati bravi a concedere poco. Abbiamo fatto delle cose ottime". Così il ct della Nazionale Roberto Mancini, al microfono della Rai, dopo il pareggio per 1-1 a Parigi contro la Francia nella terza giornata di Nations League.
"Questa partita volevo che fosse un passo avanti nel nostro percorso e così è stato -aggiunge Mancini-. La cosa che mi è piaciuta di più è che abbiamo sempre provato a giocare anche se non era semplice. Abbiamo anche sofferto ma siamo riusciti a fare gol e questo è molto buono".
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articolo di Alberto Tomasi
"A mio papà, custode dei miei sogni". Inizia così la dedica di Sofia Daniele, figlia del cantautore Pino Daniele, nella sua tesi di laurea dedicata al papà, che lei stessa definisce "ispirazione di ogni mio traguardo".
A condividere le foto sui social di questo importante traguardo è stata la sorella maggiore, Sara Daniele, che sui social ha mostrato la sorella con la corona d'alloro, la tesi con la dedica e un selfie delle due sorelle abbracciate: "Fiera di te", ha scritto a corredo del post.
"Per sempre la mia più grande fortuna. Perché 'la musica è una cosa seria' e io, come mi hai insegnato, la custodirò con cura e amore". Si legge nella parte conclusiva della dedica al cantautore napoletano, scomparso nel 2015. Sofia Daniele si è laureata in Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma.
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articolo di Marica Di Giovanni
La Russia non avanza più in Ucraina. Anzi, perde terreno. E' il quadro delineato dall'Institute for the Study of War, think tank di Washington che monitora la guerra sin dalle fasi iniziali e analizza gli scenari del conflitto. Negli ultimi 6 mesi, tra marzo e settembre 2026, le forze armate di Vladimir Putin hanno perso il controllo di quasi 300 km quadrati in territorio ucraino. L'analisi comprende anche gli effetti dell'Operazione Vivaldi lanciata da Kiev, con la liberazione di almeno 147 chilometri quadrati nell'arco di diversi mesi.
Secondo le stime degli esperti dell'Isw, a settembre la Russia ha conquistato 175,54 chilometri quadrati di territorio in Ucraina, perdendone però 256,35: il bilancio mensile per Mosca fa riferimento ad una perdita netta di 80,81 chilometri quadrati, con un ritmo medio di -2,69 chilometri quadrati al giorno. Il quadro per la Russia è negativo anche se si prendono in considerazione azioni non consolidate e infiltrazioni in aree di cui l'aggressore non è riuscito ad acquisire il controllo del territorio: a fronte di 143,2 chilometri quadrati conquistati o oggetto di infiltrazione, le forze russe ne hanno persi 318,38, registrando una perdita netta di 175,18 chilometri quadrati.
I dati relativi al mese di settembre comprendono i risultati ottenuti dall'Ucraina con la riconquista di almeno 147 chilometri quadrati nell'area di Lyman: l'obiettivo ottenuto è il frutto di operazioni condotte nei mesi precedenti. E' legittimo, quindi, fare riferimento ad un trend consolidato da tempo. D'altra parte il ritmo dell'avanzata russa è nettamente calato già a marzo: dalla primavera i progressi compiuti dalle forze di Mosca sono stati minimi o totalmente assenti, come evidenzia l'Isw. Un calcolo che non considera l'impatto dei guadagni ucraini ottenuti durante l'Operazione Vivaldi - per molti versi 'misteriosa' e sviluppata nell'arco di un numero imprecisato di mesi precedenti rispetto a settembre - evidenzia che, dal marzo 2026, le forze russe hanno perso il controllo di 293,59 chilometri quadrati netti lungo l'intero fronte, stabilendo una presenza in un'area complessiva di soli 174,44 chilometri quadrati.
E proprio all'inizio di settembre, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Putin ha imposto una svolta strategica alle sue forze armate. L'incapacità di progredire con operazioni convenzionali, secondo Zelensky, ha indotto il Cremlino a inviare un nuovo messaggio: "Ora non ci sono più regole". "I russi non sono riusciti a occupare l'Ucraina. Quindi ora effettuano attacchi e uccisioni massicce. Adesso attaccano i nostri ponti (tre diversi raid nelle ultime ore contro il Ponte Meridionale di Kiev, ndr) e i nostri data center, la rete internet, le reti, gli ospedali, asili, scuole, università, tutto", dice il presidente ucraino. Vogliono che le persone fuggano dalle loro città, e dobbiamo fare tutto il possibile per salvare la nostra gente e le nostre città".
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articolo di Roberto Grossi
Si chiude la 15ª edizione della Dolomiti Rescue Race. Nuova partenza da Praciadelan e arrivo nel cuore di Calalzo di Cadore: 77 squadre, sette nazioni e un solo grande spirito comune.
Si è conclusa la 15ª Dolomiti Rescue Race, una nuova edizione che ha saputo confermare e rinnovare lo spirito che da quindici anni accompagna questa manifestazione: quello di una grande comunità unita dalla passione per la montagna, dalla cultura del soccorso e dalla voglia di condividere un’esperienza che va oltre la competizione.
Sono state 77 le squadre al via, nelle categorie maschile, femminile e mista, con una partecipazione internazionale sempre più ampia. Oltre all’Italia, hanno preso parte alla manifestazione squadre provenienti da Repubblica Ceca, Slovacchia – presente per la prima volta –, Polonia, Romania, Serbia, Austria e Regno Unito. Presente anche una squadra del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cortina e per la prima volta la squadra delle unità cinofile da ricerca di superficie e da valanga.
Primi classificati con 02.07.00 i soccorritori della Guardia di finanza. A seguire sul secondo gradino del podio ancora il team della Valle Brembana a 02.07.47, al terzo posto la squadra delle Valli di Lanzo con tempo 02.18.06
Un mosaico di lingue, divise, esperienze e tradizioni diverse che, ancora una volta, ha trovato nella Dolomiti Rescue Race un terreno comune: lo spirito del soccorso, il rispetto per la montagna, la collaborazione e l’amicizia tra persone che condividono gli stessi valori.
Questa 15ª edizione ha portato con sé anche una significativa novità: la nuova variante finale del percorso, con la partenza da Praciadelan e l’arrivo nel cuore di Calalzo di Cadore, in piazza. Una modifica che ha permesso di avvicinare ancora di più la manifestazione alla comunità e al territorio, accompagnando gli ultimi momenti della gara fino al centro del paese e trasformando l’arrivo in una festa condivisa.
La Dolomiti Rescue Race, infatti, non è soltanto una prova sportiva. È un appuntamento nel quale la componente agonistica si intreccia con la formazione, la capacità di lavorare in squadra, la conoscenza dell’ambiente montano e il valore umano del soccorso.
Ed è proprio questo spirito comune ad aver caratterizzato anche la quindicesima edizione: squadre diverse per provenienza e composizione, ma unite dalla stessa passione e dalla consapevolezza che, in montagna e nel soccorso, insieme si va più lontano.
«La 15ª edizione ci consegna una Dolomiti Rescue Race sempre più internazionale, capace di crescere mantenendo intatto il proprio spirito – sottolineano gli organizzatori – Le 77 squadre presenti e l'arrivo di nuove realtà internazionali, come la Slovacchia, rappresentano per noi un motivo di grande soddisfazione. La nuova conclusione del percorso, con l'arrivo in piazza a Calalzo, ha aggiunto un ulteriore elemento di partecipazione e vicinanza al territorio. Ma il risultato più importante resta quello di aver condiviso una giornata nella quale competizione, amicizia, soccorso e passione per la montagna hanno parlato la stessa lingua».
La Dolomiti Rescue Race dà quindi appuntamento alla prossima edizione, con la consapevolezza di aver scritto un nuovo capitolo della propria storia e con la volontà di continuare a far crescere, insieme alle squadre e alle comunità che la sostengono, una manifestazione che ha fatto dello spirito comune il proprio tratto distintivo.
77 squadre. 8 nazioni complessive. Una sola grande squadra: la comunità della Dolomiti Rescue Race.
Un grande ringraziamento ai nostri sostenitori: il main sponsor Montura, Enervit Sport, Kong, Aku, Max Catering, Ande, Passuello Combustibili, C’era una volta un re, Dolometto, Meemu. L’evento ha il patrocinio del Comune di Calalzo di Cadore e del Comune di Pieve di Cadore.
Ancora caldo prima della svolta. Proseguirà ancora per diversi giorni questa fase meteorologica caratterizzata da una diffusa stabilità e da temperature diurne superiori alla media del periodo, con massime che raggiungono anche i 25-27°C. L'ormai imminente weekend non porterà particolari cambiamenti sul fronte del tempo, con l’anticiclone subtropicale ancora ben saldo sul bacino del Mediterraneo. Per un cambiamento di questo statico quadro meteo bisognerà attendere la prossima settimana. Sono queste le previsioni degli esperti de IlMeteo.it.
Se l'alta pressione riuscirà a mantenere una discreta protezione sul nostro Paese almeno fino a martedì 6 ottobre, per il periodo immediatamente successivo i principali centri di calcolo individuano una sorta di "rottura", un'evoluzione del quadro atmosferico.
Quando arriva la svolta: ecco la perturbazione atlantica
Tra mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre arriva una perturbazione atlantica quando l’anticiclone sarà costretto progressivamente a ritirarsi sotto la spinta di una perturbazione atlantica.
La configurazione barica prevista appare particolarmente interessante: proprio a partire da mercoledì 7, tra la Penisola iberica e le isole Azzorre è destinato ad approfondirsi un vortice depressionario che, alimentato da correnti fresche, a loro volta associate ad una circolazione ciclonica ancor più profonda collocata sul Mare del Nord, favorirebbe il richiamo, verso l'Italia, di masse d'aria umida e instabile, all'interno delle quali si muoverebbe il fronte perturbato pronto a generare un peggioramento del quadro meteorologico sul nostro Paese.
Tornano nubi e piogge al Centro-Nord
I primi effetti potrebbero manifestarsi soprattutto tra giovedì 8 e venerdì 9 Ottobre, con coinvolgimento soprattutto del Nord e di buona parte del Centro: proprio su questi settori sono attese nubi e piogge, localmente anche sotto forma di rovescio o temporale. Contestualmente, l’ingresso dell'aria fresca favorirà un calo delle temperature, nell'ordine di circa 3-4°C nel giro di poche ore.
Resta ancora da capire quale sarà la reale evoluzione della fase successiva. Al momento, infatti, non è possibile stabilire con sufficiente affidabilità se il peggioramento previsto tra Giovedì 8 e Venerdì 9 Ottobre rappresenterà solo una breve parentesi instabile, seguita da un nuovo ritorno dell’alta pressione, oppure se costituirà un vero spartiacque stagionale.
Tamoil annuncia misure per contenere i prezzi di benzina e diesel al distributore. Sono 4, ad oggi, le compagnie che hanno introdotto un tetto per arginare il caro carburanti in Italia; gli sconti riguarderanno in sostanza un distributore su due.
Tamoil ufficializza la decisione il primo ottobre, spiegando che il provvedimento sarà in vigore fino alla fine del mese: lo 'sconto', non quantificato dall'azienda, durerà fino al 31 ottobre. La riduzione si aggiunge a quelle comunicate - e introdotte - da Eni, IP e Q8, che ha introdotto il tetto ieri a 1,994 euro al litro sulla benzina e 2,194 sul diesel.
"L'iniziativa - spiega in una nota Tamoil, società appartenente al gruppo internazionale Oilinvest - si inserisce nel contesto delle attuali condizioni straordinarie determinate dalla situazione internazionale che continua a influenzare i mercati energetici e il settore dei trasporti, con significative ripercussioni sul potere di acquisto delle famiglie e sui costi sostenuti dagli operatori economici". La decisione è stata formalizzata dopo i contatti tra la presidenza del Consiglio e il governo libico.
"Accogliendo gli appelli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, Tamoil Italia - si legge nella nota - intende contribuire concretamente a sostenere la mobilità dei cittadini attraverso l'attuazione di interventi finalizzati al contenimento dei prezzi dei carburanti. Le misure adottate sono state concepite per generare benefici sia per i consumatori finali sia per la sostenibilità economica delle attività connesse alla rete distributiva. Tamoil conferma la propria volontà di operare come partner responsabile al servizio del Paese, dei propri clienti e degli operatori della rete, contribuendo, per quanto possibile, ad attenuare gli effetti delle attuali tensioni internazionali sul mercato dei carburanti".
Nel ventaglio di sconti, la posizione di Eni si differenzia rispetto a quello delle altre compagnie. Il Cane a sei zampe ha introdotto dal 28 settembre un price cap di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro al litro per la benzina. La misura resterà valida per un primo periodo di 30 giorni, con la possibilità di un'estensione fino a fine anno.
Le misure di Tamoil coinvolgeranno 1.400 impianti: in totale, i distributori a praticare sconti saranno 11.200. Secondo quanto risulta all'AdnKronos, sul totale di circa 22.000 impianti, la copertura arriverà al 50,9%, superando quindi la soglia della metà della rete. Sarebbero infatti circa 9.800 gli impianti riconducibili agli altri tre principali marchi coinvolti: 3.800 Eni, 3.400 IP e 2.600 Q8. Un numero superiore al 50%, spiegano le fonti contattate dall'AdnKronos, "può spingere altri impianti ad aderire per non perdere quote di mercato".