Adnkronos - 1) Dall'Iran all'energia e all'Ucraina, dopo la sconfitta di Trump 2) Trump: "La guerra in Iran? La rifarei. Finisce quando voglio io"
1) Dall'Iran all'energia e all'Ucraina, cosa deve aspettarsi l'Europa dalla sconfitta di Trump alle midterm Usa 2) Trump dopo la sconfitta alle midterm: "La guerra in Iran? La rifarei". E avverte: "Finisce quando voglio io"
1) Dall'Iran all'energia e all'Ucraina, cosa deve aspettarsi l'Europa dalla sconfitta di Trump alle midterm Usa
Dopo il trionfo dem, il Vecchio Continente si chiede come il risultato elettorale possa influenzare la realtà europee
Dai prezzi dell'energia all'Iran, fino alla guerra in Ucraina. L'Europa, ora, dipende molto da ciò che accade negli Stati Uniti. Dopo la batosta subita da Donald Trump nelle elezioni di Midterm che hanno visto trionfare i Democratici, il Vecchio Continente si chiede come il risultato elettorale possa influenzare la realtà europee.
Innanzitutto l'Europa rischia di subire le conseguenze più gravi della frustrazione di Trump. "Dobbiamo prepararci a relazioni transatlantiche non più armoniose, ma a una maggiore acrimonia e a richieste ancora più pressanti da parte di Trump nei confronti dell'Europa", avverte l'ex ambasciatore tedesco a Washington Wolfgang Ischinger, a lungo presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, citato da Politico. I Democratici avranno maggiori opportunità di sfidare Trump sullo stanziamento dei fondi e di mostrarsi più aggressivi nelle audizioni, ma il presidente degli Stati Uniti gode di una notevole discrezionalità costituzionale in materia di politica estera, diplomazia e sicurezza nazionale, nonché di politica commerciale. ''Trump è a capo delle forze militari. Ha il controllo sui dazi e sugli accordi commerciali. Ha una posizione di grande influenza. Anche se i Democratici conquistassero entrambe le camere, potrebbe comunque porre il veto sulle leggi'', dice Phil Gordon, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex vicepresidente Kamala Harris.
"Aspettatevi ulteriori scontri", scrive Politico, secondo il quale "Trump probabilmente vorrà dimostrare di essere ancora il capo e il padrone dell'universo e ha maggiori possibilità di farlo sulla scena internazionale''. Tra l'altro, sottolinea nella sua analisi, "l'Europa è da tempo nel suo mirino" e occorre essere "pronti a una nuova altalena politica".
Per quanto riguarda l'Ucraina, la maggior parte dei democratici ha sempre sostenuto l'invio di aiuti a Kiev, interpretandoli come una difesa della democrazia globale e del diritto internazionale, nonché come un'azione nell'interesse della sicurezza nazionale americana. Ora l'Ucraina potrebbe beneficiarne, ma non bisogna "aspettarsi una salvezza immediata per Zelensky", ha affermato Bronwen Maddox, direttrice del think tank britannico Chatham House, "perché anche se i Democratici decidessero di iniziare a inviare a Kiev più aiuti, compresi soldi, ci vorranno mesi, e forse anche anni, prima che la situazione si risolva". L'Ucraina ha invece bisogno di assistenza immediata, soprattutto di missili Patriot per la sua difesa aerea.
L'accordo tra Mosca e Kiev vedrà invece probabilmente un'accelerazione in stile Trump, che si è autoproclamato presidente della pace e ha accusato sempre più spesso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di aver ostacolato un'intesa. L'ex diplomatico statunitense Kurt Volker ritiene che Trump ignorerà le proteste di Kiev e degli alleati europei e "comincerà a revocare le sanzioni e a concludere accordi commerciali con la Russia". Secondo Volker, Trump ''agirà unilateralmente, ordinando al Dipartimento del Tesoro statunitense di astenersi dall'imporre sanzioni e cercando di raggiungere ulteriori accordi energetici con la Russia''. Diverso il capitolo Nato e di riduzione di truppe Usa in Europa. "Per quanto riguarda la Nato, credo che non cambierà molto in termini di ritiro o di riduzione della presenza militare. Trump è davvero solo su questo punto negli Stati Uniti: non ha il sostegno di Democratici, Repubblicani, Congresso o media", ha sottolineato.
Sull'energia, difficile credere che i prezzi diminuiranno. A meno che Trump non raggiunga un accordo con Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, lo choc energetico che sta facendo impennare i costi dell'energia in Europa e che sta aggravando la crisi del costo della vita continuerà. A rischio anche il trasporto aereo, come ha avvertito Ryanair, già dalla prossima primavera senza un accordo. Ma Trump non ha alternative valide riguardo all'Iran. Potrebbe riprendere gli attacchi sperando che gli iraniani facciano marcia indietro o che il regime degli Ayatollah crolli. O potrebbe fare un passo indietro lui, affidando ad altri - cioè gli europei o gli asiatici - la soluzione del problema. Riprendere le operazioni militari e far impennare ulteriormente i prezzi dell'energia sarebbe estremamente impopolare negli Stati Uniti, anche se il danno elettorale è già stato fatto. "La guerra in Iran ha avuto un ruolo nel risultato delle elezioni ma ho fatto la cosa giusta. La rifarei", dice e ripete il presidente americano, che non esclude una nuova escalation: "Se dovessimo fare qualcosa su larga scala... molti vorrebbero sferrare un colpo pesante. L'unica cosa che posso dire con certezza è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare". All'interno dell'amministrazione non mancano posizioni articolate. Il vicepresidente JD Vance, senza mezzi termini, individua nella guerra con l'Iran la causa della sconfitta elettorale: "E' in gran parte vero", ammette Trump in maniera sorprendente. Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo. Ma non avevamo scelta. E la guerra finisce quando lo dico io".
Lotta politica interna, con tanto caos e poco tempo per altro. Esiste anche questa possibilità, secondo Politico, per cui fattori interni siano in grado di distrarre e assorbire a tal punto che né i Democratici avranno tempo per la politica estera. L'ex vicepresidente Kamala Harris ha avvertito il mese scorso che i Democratici non dovrebbero tentare di mettere nuovamente sotto accusa Trump, definendo l'ipotesi "una pessima idea". Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago, ha esortato i suoi colleghi democratici a concentrarsi sull'accessibilità economica, sull'aumento del salario minimo federale e sullo sviluppo di nuove norme etiche per tutti e tre i rami del governo. Ma "entrambi i principali partiti si trovano di fronte a scelte cruciali su come presentarsi agli elettori nella prossima era politica post-Trump", ha notato Politico.
articolo di Melissa Bertolotti
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
2) Trump dopo la sconfitta alle midterm: "La guerra in Iran? La rifarei". E avverte: "Finisce quando voglio io"
Il presidente americano dà ragione a JD Vance: "Il caro benzina ha inciso, ma ne è valsa la pena, abbiamo impedito a Teheran di avere l'arma nucleare'"
La sconfitta repubblicana alle elezioni di midterm apre una nuova fase di tensione all'interno dell'amministrazione Trump. E al centro dello scontro politico finisce soprattutto la guerra con l'Iran. Il presidente americano Donald Trump riconosce che il conflitto ha contribuito alla battuta d'arresto elettorale del suo partito, dando in parte ragione al vicepresidente JD Vance, che aveva indicato proprio nella guerra la causa principale della disfatta repubblicana. Ma sulle responsabilità politiche e sulla necessità dell'intervento militare i due sembrano partire da posizioni differenti.
"Quello che ha detto JD Vance è in gran parte vero", ha ammesso Trump parlando con i giornalisti dal cantiere della nuova sala da ballo della Casa Bianca, il giorno dopo la cosiddetta "onda blu" dei democratici. Il presidente ha riconosciuto che l'aumento del prezzo della benzina ha pesato sul voto: "Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo". Ma non ha mostrato alcuna intenzione di rivedere le proprie scelte: "Lo rifarei, non si può permettere all'Iran di avere un'arma nucleare. Ne è valsa la pena, non avevamo scelta".
Una posizione che Trump ha ribadito anche parlando della durata del conflitto. Alla domanda su quando finirà la guerra, la risposta è stata netta: "La guerra finisce quando voglio io". Il presidente ha inoltre assicurato di sapere come la pensa il suo vice: "So come si sente JD Vance a proposito della guerra. Lo sapevo quando l'ho iniziata". Ma ha subito aggiunto: "Abbiamo impedito all'Iran di avere un'arma nucleare". "Non avrei fatto nulla di diverso", ha poi aggiunto.
Vance punta il dito contro la guerra
La presa di posizione del vicepresidente era arrivata poche ore prima delle dichiarazioni di Trump, attraverso un lungo messaggio pubblicato su X. Vance non aveva usato mezzi termini, indicando nel conflitto con Teheran la ragione principale della sconfitta repubblicana: "La vera ragione per cui abbiamo perso è evidente a quasi tutti.La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Lo ha detto il presidente stesso ieri sera".
Il vicepresidente aveva poi chiamato in causa direttamente il prezzo politico e parlamentare della decisione di Trump: "Se volete sostenere che ne sia valsa la pena, che sia valsa la pena perdere il Senato per i prossimi sei anni, allora fatelo. Sostenete che sia stato un prezzo giusto da pagare. Essere d'accordo o in disaccordo va bene, ma almeno siate onesti".
Un intervento che ha inevitabilmente acceso il confronto all'interno dell'amministrazione. Vance, che in passato aveva espresso scetticismo verso gli interventi militari prolungati all'estero, ha indicato anche altre priorità per recuperare il consenso degli elettori: "Mettere fine alla guerra", concentrarsi sul costo della vita e sull'inflazione, tornare a mettere "America First" e rivedere il rapporto degli Stati Uniti con Israele.
Secondo quanto riferito dal vicepresidente, citando le rilevazioni di un sondaggista di sua fiducia, una parte degli elettori che aveva sostenuto Trump e Vance nel 2024 sarebbe stata intenzionata a votare per i democratici nel 2026. Il conflitto iraniano avrebbe contribuito a questo spostamento. Un quadro che trova riscontro anche nei dati diffusi da Associated Press: circa sei elettori su dieci hanno giudicato sbagliata l'azione militare contro l'Iran, mentre il costo della vita e la corruzione sono risultati temi ancora più importanti per molti votanti.
Trump: "Con me sulla scheda avremmo vinto"
Trump, però, non sembra intenzionato ad assumersi per intero la responsabilità della sconfitta. Nella sua analisi ha chiamato in causa soprattutto l'incapacità dei candidati repubblicani di beneficiare del consenso personale che continua ad attribuirsi. "Con me sulla scheda avremmo vinto, ma non si può trasferire quell'amore", ha dichiarato ai giornalisti. "C'era così tanto amore ai comizi, è stato incredibile. Ma non siamo riusciti a trasferirlo ai candidati".
La sconfitta, intanto, ha consegnatoai democratici il controllo di entrambe le Camere del Congresso, aprendo una fase di maggiore difficoltà per la seconda presidenza Trump. In una breve conversazione telefonica con la Cnbc, il presidente Donald Trump ha espresso “fiducia” riguardo agli ultimi due anni del suo mandato, all’indomani della schiacciante vittoria dei democratici nelle elezioni di metà mandato.
In una breve conversazione telefonica con la Cnbc, il presidente Donald Trump ha espresso “fiducia” riguardo agli ultimi due anni del suo mandato e di poter collaborare con le maggioranze nel prossimo Congresso su “molte più questioni di quanto si pensi.
L'ombra dell'impeachment
Tra le conseguenze politiche della nuova maggioranza democratica c'è anche la possibilità che il Congresso avvii indagini sull'amministrazione. Interrogato sulla prospettiva di un nuovo impeachment, Trump ha risposto con una battuta polemica: "Impeachment per cosa? Per aver portato il Paese al successo?". Il presidente ha poi alzato il tono: "Distruggerebbe i democratici, il Paese non ha mai avuto così tanto successo".
La riconquista del Congresso da parte dell'opposizione mette comunque a disposizione dei democratici maggiori strumenti di controllo sull'amministrazione, dalle audizioni alle richieste di documenti e alle eventuali indagini parlamentari. L'impeachment resta una possibilità politica, ma non è automaticamente conseguenza del cambio di maggioranza.
Il 2028 e il futuro di Vance
Nel corso della conversazione con i giornalisti, Trump ha affrontato anche il tema delle prossime elezioni presidenziali del 2028, quando si aprirà la partita per la successione alla Casa Bianca.
Alla domanda sui possibili candidati, il presidente ha risposto: "Forse non si candiderà nessuno. Non so chi si candiderà". E, riferendosi proprio al suo vicepresidente, ha aggiunto: "Forse Vance non correrà, non lo so".
Parole che arrivano mentre il nome di Vance viene già considerato tra quelli centrali per la futura competizione repubblicana. Il vicepresidente, con la sua presa di posizione sulla guerra, ha aperto uno spazio di distinzione rispetto alla linea presidenziale, pur senza rompere formalmente con Trump.
Hegseth, Trump lo difende
Tra le altre questioni affrontate alla Casa Bianca anche il futuro del segretario alla Guerra Pete Hegseth, sul quale erano circolate indiscrezioni relative a una possibile sostituzione.
Trump ha respinto l'ipotesi: "No, penso che stia facendo un ottimo lavoro". Ha però aggiunto che Hegseth sarebbe "molto popolare" anche come senatore, precisando: "Ma non ho sentito nulla a riguardo".
La successione alla Camera: Trump elogia Mike Johnson
Infine, il presidente ha commentato il futuro della leadership repubblicana alla Camera dopo l'annuncio di Mike Johnson di non voler concorrere per guidare la minoranza. Trump ha escluso di voler intervenire nella scelta del successore: "Ne resteremo fuori".
Non è mancato un elogio per Johnson, definito "fantastico". Il presidente ha anche precisato di non avergli chiesto di farsi da parte: "Non gliel'ho chiesto".
A contendersi la guida dei repubblicani alla Camera sono Steve Scalise, attuale leader della maggioranza, e Jim Jordan, presidente della Commissione Giustizia. "Le persone che lavoravano sotto di lui erano fantastiche. Tutte brave persone. Mi pare che al momento ci siano due candidati, giusto?", ha osservato Trump.












