Adnkronos - 1) Trump, l'accordo con Putin e l'attacco a Zelensky. 2) Accordo Trump-Putin, intesa vera o solo annuncio?
1) Trump, l'accordo con Putin e l'attacco a Zelensky: "Ucraina ha bisogno di un altro presidente". 2) Accordo Trump-Putin per gasolio russo agli Usa, intesa vera o solo annuncio? L'analisi.
1) Trump, l'accordo con Putin e l'attacco a Zelensky: "Ucraina ha bisogno di un altro presidente".
Il presidente degli Stati Uniti alza i toni dopo le critiche di Kiev all'intesa Washington-Mosca
Donald Trump chiude l'accordo con Vladimir Putin per la fornitura di diesel russo agli Usa e 'silura' Volodymyr Zelensky. Il presidente degli Stati Uniti attacca frontalmente il leader ucraino, colpevole di aver criticato l'intesa Washington-Mosca che consentirà al Cremlino di aumentare le risorse da riversare nella guerra. Trump ascolta e risponde con parole di fuoco.
L'affondo di Trump
"Suggerisco all'Ucraina di trovarsi un nuovo leader, uno che sappia raggiungere un accordo", dice Trump alla Casa Bianca rispondendo alle domande dei giornalisti. Se la guerra non è ancora finita, secondo Trump, la responsabilità + del presidente ucraino. "Avrebbe potuto risolvere questa guerra molte volte, ma preferisce non farlo: Zelensky vuole creare problemi al mondo. Vuole creare problemi ai nostri agricoltori colpendo le raffinerie russe. Abbiamo detto a Zelensky: 'Fai quello che vuoi, ma non colpire il gasolio'. E lui cosa fa? Va e colpisce proprio il gasolio. Può fare quello che vuole, ma questo non può farlo", prosegue Trump rinnovando l'accusa a Kiev: se il prezzo del diesel è schizzato in alto, la responsabilità è dell'Ucraina che ha continuato a martellare il settore petrolifero di Putin.
Mosca osserva e apprezza, mentre conferma la revoca parziale, con effetto immediato, del divieto di esportazione del diesel. "I volumi di produzione sono sufficienti a soddisfare pienamente sia la domanda interna che le esportazioni verso il mercato globale nelle quantità stabilite", dice il vicepremier russo Alexander Novak. La decisione anticipa parzialmente la scadenza del blocco delle esportazioni, prorogato il mese scorso fino al 31 ottobre.
Kirill Dmitriev, inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica, nelle stesse ore definisce le parole di Trump "emblematiche e storiche". "Il presidente Trump si unisce ai tanti che ritengono che l'Ucraina abbia bisogno di una leadership realmente concentrata sulla pace, non sulla politica guerrafondaia di Zelensky", scrive Dmitriev su X.
L'offerta di Trump a Putin
L'accordo tra Trump e Putin potrebbe andare oltre la fornitura di gasolio e allargarsi alla guerra. Gli Stati Uniti hanno proposto alla Russia tre importanti incentivi economici nel tentativo di convincere Mosca ad accettare un cessate il fuoco parziale alle infrastrutture energetiche o alle operazioni marittime nel conflitto in Ucraina, rivela il New York Times, citando funzionari a conoscenza dei negoziati riservati. Le proposte sarebbero state avanzate dagli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff nell'ambito dei colloqui avviati a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a fine settembre. Tra le concessioni messe sul tavolo figurerebbe lo sblocco di miliardi di dollari di beni sovrani russi congelati in Occidente, riprendendo un piano precedente che prevedeva la possibilità di liberare fino a 100 miliardi di dollari. I fondi sarebbero stati offerti come incentivo iniziale per ottenere una tregua parziale, e non come ricompensa per la sua attuazione.
Washington avrebbe inoltre rilanciato l'operazione multimiliardaria per la vendita di parte delle attività del colosso petrolifero russo Lukoil a investitori mediorientali, alcuni dei quali avrebbero legami d'affari con i negoziatori statunitensi. La terza proposta riguarderebbe invece la possibilità di consentire alla Bielorussia, stretta alleata di Mosca, di esportare potassio. Secondo il quotidiano americano, Kiev non avrebbe respinto categoricamente le offerte, chiedendo tuttavia precise garanzie, tra cui il trasferimento all'Ucraina di somme equivalenti a quelle eventualmente sbloccate a favore della Russia e l'impegno a fornire ulteriori aiuti militari in caso di violazione della tregua da parte di Mosca. I negoziati non hanno finora prodotto risultati concreti, mentre il Cremlino ha fatto sapere che non è prevista un'immediata ripresa dei colloqui di pace.
Il ricatto degli Usa
La rottura totale tra Trump e Zelensky matura 24 ore l'annuncio dell'intesa tra Usa e Russia. E arriva dopo la minaccia di un ulteriore duro colpo per Kiev. Gli Usa da tempo chiedono all'Ucraina di non colpire le raffinerie russe. La richiesta, ora, diventa ancor più pressante a giudicare dalla ricostruzione del Financial Times dopo l'incontro tra delegazione americana e ucraina a Miami. "I funzionari statunitensi - sottolinea il quotidiano britannico - hanno intensificato le pressioni sull’Ucraina affinché interrompa gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe, minacciando di sospendere la condivisione di informazioni di intelligence fondamentali".
Venerdì, in Florida, la squadra negoziale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato i rappresentanti di Trump per quasi otto ore. Nella giornata di ieri, secondo round e poi partenza per Kiev. L'obiettivo, sottolinea il Financial Times, "era discutere possibili strategie per convincere la Russia a porre fine alla guerra. Tuttavia, secondo tre persone a conoscenza diretta dei colloqui, l’incontro è stato compromesso dall’annuncio a sorpresa di Trump, che ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con la Russia di Vladimir Putin per la fornitura di gasolio".
Durante la riunione gli inviati di Trump, Witkoff e Kushner, "hanno prospettato la possibilità di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence qualora Kiev non avesse rispettato l’avvertimento di Washington e fermato gli attacchi, secondo fonti informate. L’Ucraina utilizza le informazioni di intelligence statunitensi per condurre questi attacchi, con l’obiettivo di prosciugare una fonte fondamentale di entrate per l’economia russa legata allo sforzo bellico".
Witkoff e Kushner, secondo l'agenzia russa Tass, potrebbero recarsi a Mosca "nelle prossime due settimane. Una simile possibilità, in effetti, esiste. I dettagli verranno concordati", ha sottolineato una fonte.
Kiev non si ferma: "Bruceremo le raffinerie di Putin"
Secondo fonti informate, i funzionari ucraini avrebbero giudicato "ingiusta la richiesta di interrompere unilateralmente gli attacchi senza esercitare pressioni su Mosca affinché facesse altrettanto. Hanno quindi comunicato questa posizione alla controparte statunitense". Dopo l'annuncio di Trump, scrive il quotidiano britannico, "un alto funzionario ucraino ha dichiarato che Kiev avrebbe proseguito le operazioni. 'Bruceremo le raffinerie', ha affermato. Poche ore dopo, secondo le autorità russe, le forze ucraine hanno colpito il terminal petrolifero di Yug Rusi, a Rostov sul Don. Lo stesso funzionario ha aggiunto che la delegazione ucraina avrebbe ridotto la propria visita, rinunciando a tenere un secondo ciclo di colloqui previsto per sabato". In un messaggio pubblicato su X, Witkoff ha definito "produttivi" i colloqui di Miami, affermando che avevano permesso di individuare alcuni ambiti da approfondire ulteriormente e ha inoltre dichiarato che le parti avevano concordato di proseguire gli sforzi diplomatici.
Il 'ricatto' di Trump, a stretto giro, è stato smentito da un'altra fonte anonima americana: "Agli ucraini è stato spiegato che Trump aveva deciso di procedere dopo che Kiev aveva ignorato diverse richieste di interrompere gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe, operazioni che stavano incidendo direttamente sui consumatori americani", la ricostruzione di Axios. La fonte "ha negato che sia stata formulata la minaccia" di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence e ha invece affermato che Witkoff e Kushner "hanno invece ricordato alla delegazione ucraina che gli Stati Uniti sono un partner solido, che fornisce munizioni e informazioni. Per questo motivo, secondo i due inviati, l’Ucraina non dovrebbe intraprendere azioni che danneggino i consumatori americani". Gli attacchi alle raffinerie russe "provocano danni alla Russia, ma causano problemi anche agli Stati Uniti".
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2) Accordo Trump-Putin per gasolio russo agli Usa, intesa vera o solo annuncio? L'analisi.
Mosca è in grado di onorare l'impegno con Washington? I dubbi sulle capacità russe e sul calo dei prezzi
E' un vero accordo o solo un annuncio? L'intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin prevede la fornitura di gasolio russo agli Stati Uniti. Washington cancella le sanzioni energetiche contro Mosca, Trump si aspetta il crollo dei prezzi del diesel a 20 giorni dalle elezioni di midterm.
Il Cremlino in teoria potrà ottenere risorse da utilizzare nella guerra contro l'Ucraina. L'annuncio dell'intesa ha un effetto dirompente e provoca in particolare la reazione di Kiev: gli Usa, dice senza mezzi termini il presidente Volodymyr Zelensky, fanno un regalo a Putin e allontanano la pace. L'Ucraina continuerà a colpire le raffinerie russe, come fa da mesi, senza fermarsi davanti alle sollecitazioni di Trump. I colpi inferti al sistema petrolifero di Mosca hanno lasciato il segno e proprio questo elemento va considerato nella valutazione dell'accordo.
I numeri dell'accordo
Gli analisti hanno acceso i riflettori sull'accordo e hanno evidenziato la fragilità dello schema: abbondano i dubbi sulla reale capacità della Russia di mantenere le promesse messe nero su bianco da Trump in un post su Truth. Il 'deal', abbinato alla cancellazione delle sanzioni fino all'inizio di aprile 2027, prevede la fornitura immediata di 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500 mila tonnellate nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo. In base alle condizioni delle raffinerie russe, Mosca poi consegnerà altri 3 milioni di tonnellate "entro un breve periodo di tempo". E proprio lo stato delle raffinerie russe è uno dei punti che dovrà essere chiarito. Prima delle offensive ucraine, osserva il 'Wall Street Journal', Mosca produceva tra 85 e 90 milioni di tonnellate di diesel all'anno, con un consumo interno inferiore ai due terzi. Da allora, sei raffinerie che rappresentano circa metà della capacità produttiva di diesel della Russia sono state colpite dagli attacchi ucraini.
La situazione attuale
La Russia all'inizio del mese di luglio ha vietato le esportazioni di gasolio, dopo che gli attacchi dei droni ucraini hanno provocato diffuse carenze di carburante nel Paese. Lo stop ha sottratto al mercato mondiale circa 800.000 barili al giorno, in un momento in cui le forniture erano già limitate a causa della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Il divieto è stato prorogato ad agosto, aggravando ulteriormente le pressioni sui prezzi dell’energia. La Russia, spiega al 'New York Times', Edward Fishman, ricercatore senior presso il Council on Foreign Relations, "ha imposto il divieto di esportazione perché gli attacchi ucraini avevano ridotto la capacità produttiva delle sue raffinerie, rendendo necessario razionare il carburante per il consumo interno". L'accordo con Trump "sembra una classica mossa di Putin: promesse vuote, volte ad alimentare ulteriori divisioni all’interno dell’alleanza transatlantica".
Il serbatoio della Russia
Non è chiaro, quindi, se Putin disponga effettivamente della quantità di gasolio che Trump ha dichiarato di voler acquistare. "La nostra ambasciata segnala carenze di carburante persino a Mosca, che è sempre privilegiata negli approvvigionamenti. Inoltre, fonti autorevoli riferiscono che l'Ucraina ha già danneggiato circa il 50% delle capacità di raffinazione russe. Quindi da dove verranno i surplus per l'esportazione?", si chiede in un post su 'X' il ministro degli Esteri della Polonia, Radosław Sikorski.
Alla fine, però, l'obiettivo primario del Cremlino potrebbe essere sostanzialmente di facciata: Mosca è riuscita a far credere a Trump di aver conquistato un vantaggio in vista delle elezioni di midterm per creare potenzialmente un effetto sui mercati.
Effetto sui prezzi, illusione o realtà?
E qui si arriva al lato americano della medaglia. Trump è convinto che l'intesa avrà un effetto tangibile sui prezzi. Ma è proprio così? Anche se la Russia dovesse esportare le quantità di gasolio rese note, si tratterebbe comunque di volumi ridotti rispetto alla domanda mondiale di prodotto utilizzato per camion, navi, autobus, macchinari agricoli e generatori di energia elettrica. Nel mondo, come evidenzia anche il New York Times, vengono consumati ogni giorno circa 30 milioni di barili di gasolio e combustibili affini. "Si tratta di un aumento relativamente contenuto. Potrebbe avere qualche effetto sui prezzi, ma siamo ben lontani dal ripristinare i volumi mancanti", spiega al quotidiano Usa Kevin Book, managing director of ClearView Energy Partners.
Forse, spiega Dan Pickering, fondatore e direttore degli investimenti di Pickering Energy Partners alla Cnn, "parliamo di un aumento dell’offerta del 5-6% da qui alla fine dell’anno. In definitiva, si tratta di un aiuto, ma non di un fattore capace di cambiare sostanzialmente gli equilibri del mercato mondiale del gasolio". Smascherato anche l'espediente formale utilizzato da Trump: "Il numero espresso in tonnellate appare più grande a un osservatore comune. È più una questione politica che una svolta decisiva".











