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Centrale idroelettrica sul Vajont, chieste 14 integrazioni al progetto Welly Red - Selezione articoli dal Corriere delle Alpi

La diga del Vajont inquadrata dalla forra del torrente

La società ha 30 giorni di tempo per rispondere, pena l’archiviazione del piano. Servono approfondimenti su sicurezza, emissioni e criticità in alveo

Quattordici richieste di integrazione, un termine perentorio di trenta giorni: senza risposte puntuali il procedimento verrà archiviato. La Regione Friuli Venezia Giulia prosegue l’istruttoria sul progetto della centrale idroelettrica sul Vajont mettendo sotto esame tutti gli aspetti dell’intervento proposto dalla società Welly Red srl.

Il procedimento riguarda la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per la derivazione d’acqua dal lago residuo a valle della diga del Vajont, con un salto di oltre 123 metri. Il progetto interessa il territorio di Erto e Casso ma coinvolge direttamente anche Longarone, ed è oggetto di un’istruttoria interregionale complessa che coinvolge più livelli amministrativi.
Le richieste di integrazioni da parte della Regione FVG tengono conto dei pareri pervenuti da enti tecnici e istituzioni. Si tratta di un quadro articolato di osservazioni che ha portato all’individuazione di quattordici ambiti nei quali il progetto risulta incompleto o non sufficientemente chiaro e necessita quindi di approfondimenti puntuali e documentati.  
    Centrale sul Vajont, ecco il progetto della Welly Red srl: verrà usato l’esplosivo

Presentato il progetto della centralina idroelettrica sul Vajont nel territorio di Erto e Casso: impianto interamente in sotterraneo tra i 170 e i 140 metri a valle della diga. Ecco il piano e le tempistiche

Il primo nodo riguarda la fase di cantiere, con particolare riferimento al traffico e alla viabilità. Vengono evidenziate incongruenze nei dati sui volumi di scavo e sulla loro gestione, con quantitativi diversi per le stesse opere e in alcuni casi assenza di stime. Anche il rapporto tra volumi, tempi di scavo e produzione giornaliera non risulta coerente, così come non è definito il numero di mezzi necessari. Le capacità di carico dei camion variano da 6 a 15 metri cubi senza una giustificazione tecnica univoca. Viene quindi richiesta una ricostruzione completa del quadro, con una stima univoca del traffico giornaliero e orario, l’individuazione delle direttrici principali e la valutazione degli impatti sui centri abitati di Erto, Casso e Longarone, oltre all’indicazione di misure di gestione utili a ridurre le criticità.

Strettamente collegato è il tema delle emissioni in atmosfera, per le quali viene richiesta una valutazione puntuale delle polveri e dei gas generati dal traffico di cantiere, con particolare attenzione ai tratti urbani e alle osservazioni già formulate da Arpa, anche in relazione alla qualità dell’aria e alla tutela della popolazione residente

Sul fronte del rumore il progetto dovrà recepire le indicazioni di Arpa e prevedere un piano di monitoraggio acustico con misurazioni prima e dopo la realizzazione delle opere, al fine di verificarne l’effettiva incidenza. Eventuali deroghe per le attività temporanee di cantiere potranno essere concesse solo a fronte di valutazioni dettagliate e motivate.

Un ulteriore ambito critico riguarda la gestione delle terre e rocce da scavo, per le quali emerge incertezza tra riutilizzo e conferimento in discarica. In assenza di elementi sufficienti per definire il regime normativo applicabile, viene richiesto di adottare lo scenario più cautelativo dal punto di vista ambientale, indicando in modo chiaro tutte le precauzioni necessarie nel caso di gestione come rifiuto.

Particolarmente rilevante è il capitolo dedicato al paesaggio. L’area viene riconosciuta come luogo di elevato valore storico e simbolico e si richiede un approfondimento che non si limiti agli aspetti visivi ma consideri anche la percezione collettiva e il significato che il Vajont riveste per le comunità locali. In questo contesto dovrà essere valutata anche la frequenza e l’entità della riduzione della cascata attualmente visibile, elemento paesaggistico di forte impatto e riconoscibilità.

La Regione FVG chiede inoltre di chiarire il piano di manutenzione della centrale, con indicazioni sulle modalità operative per gli interventi ordinari e straordinari e per la gestione di eventuali malfunzionamenti, con particolare attenzione ai possibili rischi idraulici e strutturali.

Per quanto riguarda l’ecosistema viene evidenziata la criticità della pista provvisoria in alveo, che può comportare modifiche temporanee alla morfologia del corso d’acqua e interferenze con habitat e fauna. Si richiede una descrizione dettagliata delle modalità di realizzazione, una valutazione degli impatti e l’individuazione delle misure di mitigazione più adeguate.

Un passaggio specifico riguarda gli impatti sul territorio veneto, per i quali il proponente dovrà rispondere puntualmente alle osservazioni formulate dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Belluno, con particolare riferimento alle opere ricadenti in quell’ambito e ai loro effetti ambientali complessivi.
Viene inoltre richiesto di dettagliare le misure di mitigazione previste, in particolare per la presa in galleria, che dovrà essere realizzata in condizioni idrologiche tali da garantire la sicurezza delle operazioni anche nelle fasi più delicate del cantiere. Sugli impatti cumulativi viene chiesta una revisione dell’analisi, evidenziando che non è sufficiente considerare le opere esistenti ma è necessario includere anche i progetti autorizzati che potrebbero concorrere a determinare effetti complessivi sul territorio.

Altro punto centrale è quello del rischio di incidenti, per il quale la documentazione viene ritenuta troppo generica. Si richiede quindi di individuare in modo concreto le possibili criticità e le misure di prevenzione e gestione da adottare. Per suolo e sottosuolo viene richiamato il rispetto delle norme del Piano di Assetto Idrogeologico, con particolare riferimento al divieto di incrementare le condizioni di pericolo nelle aree interessate e alla necessità di garantire la stabilità dei versanti.

Sul fronte delle acque superficiali e della fauna è richiesta una descrizione completa dello stato del corpo idrico, integrata con gli approfondimenti di Arpa e dell’Ente Tutela Patrimonio Ittico, includendo anche la vegetazione spondale e perifluviale e le modalità di ripristino a fine lavori. Per la fauna ittica viene richiesto un ulteriore livello di approfondimento sulle misure necessarie a garantire la continuità ecologica e la tutela degli ambienti acquatici, anche in relazione alle variazioni di portata e alle fasi di cantiere

Infine viene richiesto uno studio specifico sull’utilizzo di esplosivi per gli scavi in galleria, con la valutazione degli impatti e dei rischi e l’individuazione delle misure di contenimento anche in relazione alle caratteristiche geologiche dell’area

Le quattordici richieste di integrazione rappresentano una revisione complessiva dell’impostazione progettuale. Il proponente dovrà fornire tutte le risposte richieste entro l’inizio di maggio, pena l’archiviazione del procedimento e l’interruzione dell’istruttoria relativa al progetto.

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articolo di Irene Aliprandi

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