"Confini da Gauguin a Hopper" il secondo approfondimento firmato da Marco Goldin
la grande mostra Confini da Gauguin a Hopper, composta da oltre 120 dipinti in arrivo da quasi 50 musei di tutto il mondo, si svolgerà a Villa Manin (Passariano di Codroipo, Udine) dall’11 ottobre 2025 al 12 aprile 2026.
Marco Goldin, ideatore e curatore della mostra, inizia una rubrica in sei puntate per annunciare e presentare "Confini da Gauguin a Hopper"
SECONDA PUNTATA
Continuiamo oggi il nostro viaggio all’interno delle sale che dal prossimo mese di ottobre, a Villa Manin, ospiteranno decine di capolavori da tutto il mondo. Attraversata la sala introduttiva di cui ti ho parlato nei giorni scorsi, le due successive saranno dedicate al confine interiore, dunque inizialmente alla propria immagine nella forma dell’autoritratto. Si tratta della ricerca del confine attraverso lo sguardo introspettivo, ciò che al filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte aveva fatto scrivere: “Distogli lo sguardo da tutto ciò che ti circonda e guarda dentro te stesso”.
Per questo motivo il confine lo andremo anche a cercare nello sprofondamento dentro sé stessi, con alcuni autoritratti di Edvard Munch, ancora Van Gogh, Paul Gauguin e poi due autori di lingua tedesca che a inizio Novecento vivono quella bruciatura dell’essere, come Ferdinand Hodler e soprattutto Ernst Ludwig Kirchner. Raffigurare il proprio volto metteva in contatto con la profondità di un confine che sempre più veniva inabissandosi, per toccare la dimensione del sacro che spalanca le porte di un eterno comunque sempre graffiato dalla vita.
Ma poi dipingere i volti della sofferenza, del dolore, del disequilibrio, talvolta della potente inclinazione malinconica e perfino della follia, mette la dimensione del sacro su un piano ancora diverso. Anche a ciò si rivolge quest’area della mostra. Verranno dunque eccezionalmente presentati, per la prima volta in assoluto in Italia, i due soli ritratti esistenti che Vincent van Gogh aveva realizzato a due pazienti dell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy, durante il ricovero che si era auto imposto lì dal maggio 1889 al maggio 1890.
Il percorso poi proseguirà con una galleria di splendidi ritratti - da Gustave Courbet a Edouard Manet, da Edgar Degas a Pierre-Auguste Renoir - che presenteranno quella disposizione di silenzio sospeso e nostalgico che certifica, quale mondo intimo, la ricerca nei volti di un confine quotidiano. La stessa cosa che, lo vedremo, avverrà anche nella descrizione del cielo, l’ultimo segno di confine che la mostra affronterà.
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