Da SegnoOnLine - Giulia Piscitelli. Chiave terrestre
La mostra di Giulia Piscitelli Chiave Terrestre a cura di Stefano Chiodi, segna un momento inedito nella storia del Museo Storico Navale di Venezia: per la prima volta un’artista contemporanea vivente si misura direttamente con questo spazio, concependo opere pensate in dialogo con la sua memoria e con oltre sette secoli di storia custodita.
Il titolo, enigmatico e poetico, mette in tensione due dimensioni contraddittorie: in un museo navale, Chiave terrestre allude tanto al rapporto con l’“altro” e con l’oltre – che Venezia ha incarnato come porta d’Oriente e crocevia di scambi commerciali e culturali – quanto al volto militare della marineria, strumento di potenza politica e dominio. La mostra affronta dunque due poli inseparabili: lo scambio e l’immaginazione da un lato, la forza e la guerra dall’altro. Attraverso questo doppio registro, Giulia Piscitelli intreccia la propria ricerca con gli oggetti del museo, dalle memorie belliche agli ex voto popolari, dalle testimonianze aristocratiche ai segni della vita quotidiana dei marinai e degli operai dell’Arsenale. Sempre evocato ma mai mostrato, il corpo diventa assenza presente, traccia che abita ogni lavoro.
Al centro del percorso, Lesione balistica (2025) si concentra sulla ferita: un foro sulla superficie della pelle evoca la violenza delle armi, la presenza di un corpo assente ma emotivamente palpabile.
In Santa Chiara (2022), la spiritualità è affidata a un segno minimo e universale: l’aureola, simbolo del divino che attraversa culture e religioni. Sottratta alle figure, rimane sospesa come pura dimensione immateriale, messa in relazione con le mappe geologiche e politiche del mondo.
Con Compasso (2015), tre arazzi rimandano a uno strumento che è insieme geometrico e corporeo, segno di traiettorie, di viaggi, di aperture verso l’ignoto.
Più intimo e fragile è Il braccio di Maria (2015), un calco gessato che custodisce una presenza personale e affettiva: il corpo non c’è, ma resta nella sua impronta.
In Biometriche agency flag, Piscitelli trasforma il codice grafico dei chip biometrici presenti nei passaporti elettronici – marchio di controllo e identificazione – in una bandiera che non rappresenta alcuno Stato e nessuna appartenenza. Portata e reinterpretata da centinaia di persone in tutto il mondo, diventa simbolo aperto, libero, di comunità senza confini.
Io pallone (1996) mette in gioco l’identità attraverso un oggetto popolare e ambiguo: un pallone realizzato con nastro adesivo che si fa casco, maschera, volto negato, evocando ancora una volta un corpo assente e un’identità in sospensione.
Con Borraccia futurista (2020), i resti di un oggetto esploso si accostano ai reperti bellici della collezione museale, rievocando con crudezza la fragilità dei corpi e la violenza della guerra.
In quattordici diverse versioni disseminate nello spazio espositivo, Una nuvola come tappeto (2019) introduce un momento di raccoglimento e sospensione. Si tratta di inginocchiatoi rivestiti da tappeti che evocano la dimensione rituale e domestica del sacro, intrecciando simboli e gesti che appartengono a tre diverse religioni. L’opera diventa così un luogo di incontro, una soglia che trascende la distinzione tra fedi e culture, e che invita a riflettere sul sacro come esperienza condivisa e trasversale. La nuvola, immagine leggera e mobile, si fa tappeto – superficie terrestre e al tempo stesso celeste – su cui poggiare lo sguardo e la memoria.
Planeta (2018), tra le opere più suggestive, riprende la forma dell’antico indumento liturgico ma lo realizza con il kevlar, il tessuto dei giubbotti antiproiettile. Oro che non è oro, protezione terrena e salvezza spirituale si intrecciano in un abito che custodisce l’assenza del corpo e la tensione tra violenza e trascendenza.
Infine, La mia casa (1970-2025) chiude il percorso: un piccolo gioco di costruzione dell’infanzia dell’artista, collocato sulle scale del museo come fosse una cascata. Un segno semplice e intimo, che rimanda al sogno della bambina e al pensiero della casa come spazio dell’anima e della creatività.
La mostra, curata da Stefano Chiodi, è stata organizzata da D’Uva, l’azienda concessionaria che da oltre un anno ne cura la gestione per conto di Difesa Servizi. La scelta di invitare un’artista come Giulia Piscitelli, in un luogo così denso di storia, è legata alla sua attitudine al dialogo. In questo intreccio di opere, memorie e simboli, la mostra si rivela profondamente radicata nello spazio museale che la ospita, capace di restituire nuove risonanze agli oggetti e ai reperti del Museo Storico Navale. Il merito di tutto ciò, oltre che all’artista e al curatore, va sicuramente a D’Uva che ben ha saputo ricalibrare il percorso espositivo permanente del Museo. Chiave Terrestre è soprattutto un percorso sull’umano: una presenza forte e continua, evocata e mai mostrata, che si insinua nelle pieghe della storia e nella tensione tra immaginazione e potere. Giulia PiscitelliMuseo storico navale di VeneziaStefano Chiodi
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Roberto Sala
Editore, graphic designer e fotografo d’arte, dal 2012 è docente di Metodi e tecniche dell'arte-terapia presso l'Accademia di Brera nel corso di laurea specialistica di Teorie e pratiche della terapeutica artistica. Direttore della casa editrice Sala Editori specializzata in pubblicazioni d’arte e architettura, affianca alla professione di editore quella di grafico, seguendo in tempi recenti l’immagine coordinata delle più importanti manifestazioni culturali della città di Pescara fra le quali si segnalano: Funambolika e Pescara Jazz. Dal 1992 è Art Director della Rivista Segno per la quale dal 1976 ha ricoperto diversi ruoli e incarichi. Dal 2019 è Direttore Editoriale di Segnonline per il quale traccia la linea politica e di sviluppo del periodico. roberto@segnonline.it











