Decine di farmacie a rischio
Il fallimento dell’esercizio di Amaro (UD) fa tremare il Bellunese
Fallita. La prima farmacia del Nordest a portare i libri in tribunale è stata quella di Amaro in provincia di Udine. Il fatto desta preoccupazione tra i farmacisti e i pazienti bellunesi perché potrebbe essere il preludio a una lunga serie di chiusure. Stritolato dal calo dei consumi, dalla distribuzione diretta dei farmaci da parte della locale Ulss nonostante l’accordo di distribuzione per conto e dall’abbassamento del costo dei farmaci, nei giorni scorsi il titolare della farmacia, ha dovuto portare i libri in tribunale. In poco tempo, ha visto scendere in modo drastico di circa due terzi il numero gli accessi giornalieri. Troppo pochi per sostenere le spese dell’esercizio, nonostante non avesse collaboratori. «Siamo molto allarmati da questa notizia», afferma il presidente di Federfarma Belluno, Roberto Grubissa, preoccupato per la tenuta del sistema delle farmacie in zone disagiate. Le similitudini con la condizione vissuta dalle farmacie bellunesi è infatti molto alta. «Amaro è un comune montano di 800 abitanti, situato alle porte della Carnia. Se fallisce la farmacia in una regione a statuto speciale, figuriamoci cosa potrà accadere da noi se non ci saranno correttivi rapidi alle spregiudicate politiche farmaceutiche attuate dalle aziende sanitarie». Il riferimento è alla distribuzione diretta dei farmaci operata dalle Ulss. In base alla legge 405 del 2001 le aziende sanitarie distribuiscono direttamente ai pazienti un lungo elenco di farmaci, sottraendo clienti alle farmacie. «Si tratta di farmaci che richiederebbero il monitoraggio del paziente ma la distribuzione diretta viene fatta solo in un’ottica di risparmio, peraltro non verificabile», afferma Grubissa, «quindi il problema vero è che in questo modo si rischia di distruggere la rete delle farmacie, in particolare nelle zone più deboli e distanti dai centri urbani». Se le farmacie chiudono, conclude il presidente di Federfarma, «saranno i cittadini a pagarne le conseguenze, poiché nella stragrande maggioranza dei comuni bellunesi, la farmacia è l’unico presidio sanitario aperto di giorno e anche di notte». Non va dimenticato infatti che le farmacie garantiscono la continuità del servizio con i turni notturni. Il servizio notturno è a costo zero per la collettività, cosa impensabile per le strutture pubbliche, oltre che per qualsiasi attività».










