Eventi, avvenimenti, manifestazioni, mostre di arte a Belluno e provincia

Giornate FAI di Primavera in Provincia di Belluno.

Le Giornate saranno anticipate martedì 18 marzo alle ore 17.30 in Sala Bianchi a Belluno con la presentazione della tesi di Maddalena Vedana "Ripercorrere il Forte abbandonato di Monte Ricco", e la presentazione pubblica del programma delle Giornate.

3 Beni aperti sono: FORTE DI MONTE RICCO A PIEVE DI CADORE Sabato 22 e Domenica 23: 10.00 - 13.00 / 14.30 - 16.30 Visite a cadenza oraria a cura degli Apprendisti Ciceroni dell'IIS Enrico Fermi - Liceo Scentifico Per l'occasione il Forte ospiterà la mostra "Catubrigum" il sistema difensivo del Cadore e il Castello di Pieve. L'evento sarà accompagnato da un ricco calendario di iniziative collaterali a Pieve di Cadore, dove rimarranno aperti il Museo Archeologico Cadorino, la Casa NAtale di Tiziano e il Museo dell'Occhiale. Sono in programma anche conferenze. (Vedi programma allegato sotto) VILLA ALPAGO A SOSSAI (Comune di Belluno) Sabato 22 e Domenica 23: 10.00 - 11.00 / 15.00 - 16.00 Visite all'inizio di ognuna delle ore indicate a cura degli Apprendisti Ciceroni dell'ISIS Galilei-Tiziano Le visite saranno estese anche al paese di Sossai (chiesa, esterno ville, cortili) PALAZZO FULCIS A BELLUNO (Cantiere di restauro) Sabato 22 e Domenica 23: 10.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00 Visite ogni 30 minuti della durata di un'ora (ultima partenza ore 12.00 e 17.00) Ingressi limitati: prenotazione tassativamente obbligatoria all'indirizzo delegazionefai.belluno@fondoambiente.it entro le ore 18.00 di venerdì 21 marzo, oppure direttamente in loco nei giorni di apertura. Si raccomanda di evitare l'uso di tacchi alti e abiti svolazzanti. Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni dell'ISIS galilei-Tiziano

Nei medesimi orari sarà visitabile il Museo Civico di Belluno con ingresso gratuito per gli iscritti FAI (visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Linguistico G. Renier)

PROGRAMMA

FORTE DI MONTE RICCO A PIEVE DI CADORE 

Orario:

Sabato 21 marzo: ore 10.00 - 13.00 / 14.30 - 16.30

Domenica 22 marzo: ore 10.00 - 13.00 / 14.30 - 16.30

Note orario:

Visite a cadenza oraria

Visite guidate:

Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: IIS "E. Fermi" - Liceo Scientifico

Descrizione:

Il Forte di Montericco, costruito assieme alla Batteria Castello a partire dal 1882, faceva parte di un importante insieme di opere di sbarramento e di postazioni offensive in funzione antiaustriaca denominate “Ridotto Cadore”.

Si tratta di un forte inutilizzato, rimasto in attesa di un nemico che non arrivò mai, destino comune a molti atri forti costruiti in Italia negli ultimi venti anni del XIX secolo. Il forte di Montericco venne infatti costruito con tecnologie presto superate, in un sito che si dimostrò presto troppo lontano dalla linea di fronte. La struttura è stata oggetto di un interessante progetto di conservazione e restauro, in fase di completamento, ma sicuramente in grado di poter ristabilire l’immagine autentica del forte e l’imponenza della sua struttura originaria.

Eventi collegati:

Nelle giornate di Sabato 22 e Domenica 23, saranno aperti e visitabili il Palazzo della Magnifica Comunità e il Museo Archeologico, la casa natale di Tiziano Vecellio ed il Museo dell’Occhiale

Referente di luogo: Alessandra Cason

Scheda storica:

Il Forte di Montericco, costruito assieme alla Batteria Castello a partire dal 1882, faceva parte di un importante insieme di opere di sbarramento e di postazioni offensive in funzione antiaustriaca denominate “Ridotto Cadore”.

Si tratta di un forte inutilizzato, rimasto in attesa di un nemico che non arrivò mai, destino comune a molti atri forti costruiti in Italia negli ultimi venti anni del XIX secolo. Il forte di Montericco venne infatti realizzato con tecnologie presto superate, in un sito che si dimostrò presto troppo lontano dalla linea di fronte. Per volontà dell’amministrazione comunale di Pieve di Cadore in collaborazione con la Sovrintendenza, in tempi recenti, la struttura è stata oggetto di un interessante progetto di conservazione e restauro. L’intervento, in fase di completamento, ha anche garantito un accesso sicuro ai visitatori ed ha notevolmente contribuito a ristabilire l’immagine autentica del forte e l’imponenza della sua struttura originaria, collocata in posizione eccellente, a controllo di valli e montagne circostanti.

Il campo trincerato di Pieve di Cadore, per il quale si erano iniziati i lavori già a partire dal 1866 con l’’intento di difendere l’appena nato Stato italiano da ipotetiche invasioni del vicino impero Austro-Ungarico, avrebbe dovuto chiudere due importanti Valli: quella del Boite e quella del Piave.

All’inizio della Grande Guerra, proprio a Pieve di Cadore venne destinata la sede di comando della cosiddetta “Fortezza Cadore-Maè”, che raggruppava tutte le opere militari del territorio cadorino:

“Si trattò di un complesso di opere colossali che impegnarono quarant’anni di lavoro: 200 km di strade militari, gallerie, ponti, teleferiche, caserme, magazzini, rifugi, trinceramenti, camminamenti, postazioni, osservatori e fortificazioni corazzate”.

Purtroppo, però, questo rinnovato ed imponente apparato difensivo si dimostrò inutile, non fu cioè in grado di incidere sulle operazioni in corso sulla linea di fronte. In seguito alla ritirata di Caporetto, i forti vennero perciò abbandonati al nemico per ordini superiori, senza che le truppe avessero esercitato anche una minima resistenza. Alla fine del primo conflitto, l’intervento delle truppe austro-ungariche in ritirata fece saltare i forti. Si pensò comunque di conservare la fortezza cadorina  all’interno di un progetto difensivo permanente, basato sul binomio mitragliatrice-trincea,  lungo l’intero arco alpino, che prese il nome di Vallo Alpino. Tale progetto proseguì anche allo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale, con ammodernamenti e interventi di manutenzione dell’intero Ridotto Cadorino. Fu solo nell’ottobre del’42 che venne ordinata la definitiva sospensione di qualsiasi lavoro e solo successivamente venne meno l’idea di una dotazione difensiva permanente lungo i confini nazionali, compreso perciò il sistema di fortificazioni presente in Cadore.

Bibliografia:

-  Maddalena Vedana, “Ripercorrere il forte abbandonato di Monte Ricco: progetto di conservazione e ri-composizione” Tesi di laurea alla Facoltà di Architettura – Università IUAV di Venezia, 2007/2008

- Gianluigi Rinaldi, “Le fortificazioni del Cadore 1885-1918”, in “Sote le Crode”, notiziario della Sezione ANA Cadore, anno XVII – n. 35, maggio 2010

-  Walter Musizza, “Le fortificazioni del Cadore (1866-1896), Ed. Ribis, 1985

- Giovanni De Donà, Walter Musizza, “Le fortificazioni del Cadore (1904-1918), vol II, “Il forte di monte Tudaio e le altre difese d’oltrepiave”, Ed. Ribis, 1987

- Giovanni De Donà, Walter Musizza, G. Frescura, “Le fortificazioni del Cadore (1904-1918), vol. IV, “Il forte di Col Vidal”, Ed. Ribis, 1990

- Giuseppe Vecellio, “Il Cadore e i suoi forti”, Magnifica Comunità di Cadore, 1986

Alessandra Cason

VILLA ALPAGO A SOSSAI (Belluno)

Orario:

Sabato 21 marzo: ore 10.00 - 11.00 / 15.00 - 16.00

Domenica 22 marzo: ore 10.00 - 11.00 / 15.00 - 16.00

Note orario:

Le visite guidate si effettueranno all’inizio di ogni ora.

Visite guidate:

Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: ISIS “Galilei -Tiziano”

Descrizione:

La villa è storicamente appartenuta da sempre al casato nobiliare degli Alpago, il che consente di risalire al trecentesco capostipite della famiglia, Endrighetto del Bongaio, conte di Alpago, ed arrivare alla data del 1421, quando Venezia, all’indomani della conquista della terraferma veneta, ordinò di ’abbattere torri e castelli, come infatti accadde all’antica torre di Sossai, che si avviò a diventare una casa di campagna. Un processo che si sviluppò in buona parte della Valbelluna nella seconda metà del Quattrocento, dopo la Pace di Lodai con il ducato di Milano. Il passaggio della guerra della Lega di Cambray, tra il 1509 e il ’12, comportò il bisogno di rinnovare le decorazioni interne, che da allora lungo tutto il Seicento e il Settecento consentono, nelle diverse stanze affrescate, di seguire da vicino l’evoluzione del gusto e degli stili, fino ad arrivare alla “camera picta” con i doppi ritratti a figura intera della famiglia Alpago negli ultimi decenni del XVII secolo, un “unicum” nella storia dell’arte bellunese ed altoveneta. 

Eventi collegati:

Sabato 22, Domenica 23, visite guidate al paese di Sossai (chiesa, esterno ville, cortili)

Referente di luogo:

Marco Perale

Scheda storica:

Per chi l’aveva vista in passato, è quasi un miracolo. Il restauro di Villa Alpago a Sossai, realizzato dall’Ater di Belluno grazie al coraggio del  Presidente Giovanni Puppato e del Direttore Carlo Cavalet, ha consentito di recuperare e  restituire un vero e proprio scrigno di storia, finora rimasto nascosto all’interno dello storico  “cortivòn”.

Il lavoro paziente ed accuratissimo, condotto stanza per stanza sotto la guida dell’architetto  Rossi dell’Ater, ha permesso infatti di rileggere sia le diverse fasi costruttive dell’edificio,  dalla prima casa-torre altomedievale fino alla sua trasformazione nella villa veneta sostanzialmente abbandonata in età napoleonica, e sia le numerose decorazioni a fresco che consentono di seguire, come in un libro, pagina dopo pagina, l’evoluzione degli stili e del gusto dal Quattrocento fino alla fine del Settecento, con l’arrivo di echi culturali che da Venezia (e perfino dalla Parigi del Re Sole) arrivavano fino alla periferica Belluno e alla villa di Sossai.

Il recupero effettuato consente di ripercorrere praticamente oltre un millennio di storia,  partendo dall’evidente struttura a “curtis” di quello che ancora oggi si chiama il “cortivon”, lo  spiazzo circolare un tempo cinto di mura ed oggi di case che fanno da corona alla villa  ristrutturata, al cui interno nel corso dei lavori è stato individuato il nucleo murario della torre  altomedievale originaria, che era collegata visivamente con il vicino castello vescovile di  Sant’Anna, il “Castion” che ha dato nome all’intera pieve.

La villa è storicamente appartenuta da sempre al casato nobiliare degli Alpago, il che consente  di risalire al trecentesco capostipite della famiglia, Endrighetto del Bongaio, conte di Alpago,  ed arrivare alla data del 1421, quando Venezia, all’indomani della conquista della terraferma  veneta, ordinò di ’abbattere torri e castelli, come infatti accadde all’antica torre di Sossai, che  si avviò a diventare una casa di campagna. Un processo che si sviluppò in buona parte della  Valbelluna nella seconda metà del Quattrocento, dopo la Pace di Lodai con il ducato di  Milano. Il passaggio della guerra della Lega di Cambray, tra il 1509 e il ’12, comportò il  bisogno di rinnovare le decorazioni interne, che da allora lungo tutto il Seicento e il Settecento consentono, nelle diverse stanze affrescate, di seguire da vicino l’evoluzione del gusto e degli  stili, fino ad arrivare alla “camera picta” con i doppi ritratti a figura intera della famiglia  Alpago negli ultimi decenni del XVII secolo, un “unicum” nella storia dell’arte bellunese ed  altoveneta.

Il tramonto della Serenissima si riflette negli echi di progetti decorativi lagunari che arrivano  fino alle balze castionesi, dove le Croci di Malta dei Cavalieri di Casa Alpago ricordano la  vocazione guerriera di più di un membro del casato.

Nel 1791, con la morte di Carlo Alpago di Silvio, l’estinguersi del ramo familiare che  possedeva il complesso di Sossai alla viglia delle tempeste napoleoniche comportò  l’abbandono dell’edificio: nonostante i danni inferti da allora dal passare del tempo, proprio  l’abbandono fu paradossalmente una “felix culpa” , in quanto i muri non dovettero subire i  profondi danni strutturali inferti in molti altri casi l’arrivo dell’elettricità, dell’acqua corrente e  del riscaldamento.

Un recupero straordinario, quindi, che ha restituito alla comunità una pagina di storia che si  credeva perduta.

Marco Perale

 

PALAZZO FULCIS A BELLUNO

 

Orario:

Sabato 21 marzo: ore 10.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00

Domenica 22 marzo: ore 10.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00

Note orario:

Visite guidate ogni 30 minuti.

Prenotazione obbligatoria all'indirizzo delegazionefai.belluno@fondoambiente.it entro le ore 18.00 del 21 marzo; oppure direttamente in loco nei giorni di apertura.

Visite guidate:

Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: ISIS “Galilei -Tiziano”

Descrizione:

Il settecentesco Palazzo Fulcis di Belluno, nelle sue stanze stuccate e decorate dai dipinti di Sebastiano Ricci, ospitò il vicerè Eugenio Napoleone e l'imperatrice Maria Luigia moglie dell'imperatore Napoleone. Attualmente in fase di restauro, in futuro ospiterà il rinnovato Museo della Città di Belluno. L'apertura del cantiere di restauro del palazzo rappresenta una prestigiosa anteprima per la città: si potranno infatti visitare non solo le ricche sale il cui restauro è terminato (tutte quelle che affacciano sul fronte principale di via Roma e il grande salone centrale affrescato) ma sarà anche l'occasione per visionare (senza accedervi) la parte del cantiere con le importanti lavorazioni ancora in corso e sensibilizzare i visitatori su queste tematiche. Palazzo Fulcis è stato aperto al pubblico in un'unica occasione ormai parecchi anni fa.

Eventi collegati:

Sabato 22 e domenica 23 il Museo Civico rimarrà aperto in concomitanza con gli orari di apertura di Palazzo Fulcis. Visite guidate: Apprendisti Ciceroni® del Liceo Linguistico “G. Renier”

Referente di luogo:

Simone Osta

Scheda storica:

Il 14 settembre 1776 il marchese Guglielmo Fulcis sposò la contessa trentina Francesca Migazzi De Vaal e Sonnenthurn, gran dama della croce stellata e nipote dell'arcivescovo di Vienna, evento di notevole importanza per le sorti della nobile famiglia bellunese. Fu questo fatto che diede avvio agli importanti lavori di ristrutturazione del palazzo di città della famiglia (già proprietaria della villa di Safforze, una delle maggiori del bellunese) affidati all'architetto bellunese Valentino Alpago Novello, al fine di dare una dimora degna del rango della consorte. E' sicuramente ascrivibile a questa fase la realizzazione della facciata principale su via Roma, caratterizzata dal bugnato del piano terreno con i due monumentali portali d'accesso dalle forme vagamente mitteleuropee (le mensole ad ala di pipistrello sono desunte dal repertorio di Fischer Von Erlach) e dalle delicate incorniciature in stucco rosa delle finestre ai piani superiori anch'esse riferibili a modelli d'oltralpe. Altri interventi di questa fase sono l'imponente scalone interno, il grandioso salone affrescato da Costantino Cedini e la riqualificazione degli altri ambienti interni, arricchiti da preziose finiture, da pavimenti in terrazzo alla veneziana e dai notevoli caminetti stuccati. Quest'insieme di interventi costituisce un unicum nell'architettura settecentesca bellunese.

Difficile è definire quale era la consistenza del palazzo prima degli interventi del 1776. Dall'analisi dell'iconografia, in particolare la nota veduta della città di Belluno dipinta da Domenico Falce, si può notare come in luogo dell'attuale facciata vi erano tre palazzi indipendenti, ognuno con caratteristiche proprie.

Sul lato nord del palazzo, quello che affaccia su via Carrera, erano presenti gli ambienti originari della dimora cittadina dei Fulcis, risalenti probabilmente al '500. E' in quest'ala che si trova quella che è la sala più nota dell'intero complesso, la Sala di Ercole. Realizzata intorno al 1704, tra i notevoli stucchi barocchi la sala ospitava un ricco ciclo di dipinti di Sebastiano Ricci, tra cui La Caduta di Fetonte, Ercole al bivio e Ercole e Onfale. Dopo essere stati trafugati in vicende belliche, i dipinti tornarono a Belluno ed ora sono conservati nel locale Museo Civico. Altri sono invece andati perduti.

Nel 1979 gran parte del palazzo verrà acquistata dal Comune di Belluno, che successivamente la cederà alla Fondazione Cariverona. Attualmente in fase di restauro, è destinato ad ospitare il rinnovato Museo della Città di Belluno.

 

Bibliografia

- Giovanni Pante, Il Palazzo Fulcis di via Roma a Belluno, dattiloscritto inedito, 1980;

- Massimo De Grassi, Palazzo Fulcis a Belluno, Edizioni della Laguna, Mariano del Friuli, 2001;

- Gigetto De Bortoli - Andrea Moro - Flavio Vizzutti, Belluno: storia, architettura, arte, Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, Belluno, 1984

 Simone Osta

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