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Il piano di adattamento climatico della Regione Veneto in 48 misure, ecco quali sono - Selezione articoli dal Corriere delle Alpi

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Presentate le linee strategiche: acquedotti e reti fognarie inadeguate figurano tra le infrastrutture più critiche. «Morire di caldo» non è una iperbole: lo dicono le previsioni di Azienda Zero

Le misure sono 48, suddivise in 18 comparti. Eccolo qui, il piano climatico della Regione Veneto. Che in realtà ha uno di quei nomi astrusi che piacciono tanto agli enti pubblici, ossia “Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, Sracc il suo acronimo. Vero, non è un piano: ce ne sono già anche troppi, di settore. Ma la sostanza non cambia: è la Bibbia per cercare di venirne fuori.
E alla fine, a ben vedere, è proprio quell’elenco di misure da adottare, molto concreto, che ci aiuta a capire il ginepraio in cui ci siamo infilati, insieme all’incrocio tra i dati scientifici e la percezione comune. I primi ribadiscono che il Veneto è classificato come hotspot: decisamente male. Le temperature, qui, aumentano di più e più rapidamente che in altre aree d’Italia e del mondo. Diciamo +0.6 gradi di incremento ogni 10 anni.
Quanto all’indice di piovosità, stando ai dati Arpav, il problema è dato dall’uso sempre più frequente di un aggettivo: “variabile”. Sembra niente, ma se passiamo dalle piene alla siccità in men che non si dica, forse si capisce meglio il problema di fondo: non puoi programmare, dunque fatichi anche a gestire. Un cul du sac.

Una certezza – l’aumento costante delle temperature – e una incertezza – sulle piogge, appunto – richiedono, insieme, diverse cose non trascurabili: una governance integrata, innanzitutto. Perché nessuno decide da solo, nessuno si salva da solo. E poi una visione d’insieme, quasi “olistica”, che vada dall’agricoltura alla sanità.
Sì, la sanità: per dirne una, Azienda Zero ha calcolato un aumento di +0,7 decessi giornalieri per ogni grado d’incremento (indice Humidex), detto che l’oscillazione correlata tra disagio climatico e mortalità è ormai dimostrata. Certo, non moriranno di caldo i giovani aitanti. Ma i soggetti già vulnerabili, ora, rischiano sempre di più.
E poi bisogna proteggere le infrastrutture climatiche più sensibili. Acquedotti e reti fognarie, per dire. Molti allagamenti delle nostre città non derivano tanto dalle piene dei fiumi, quanto da una ridotta capacità di smaltimento delle acque, rispetto a reti fognarie che in qualche caso neppure distinguono tra acque bianche e acque nere.

Ecco, le 48 misure di cui dicevamo all’inizio si occupano di tutto questo, dall’agroalimentare alla protezione dell’ambiente, dai sistemi idrici alla difesa del suolo, dall’energia alla biodiversità, dai sistemi infrastrutturali al turismo.
C’è ad esempio tutto un tema di urbanizzazione sostenibile: le nostre città non reggono le bombe d’acqua. Hanno troppo poco verde e spesso il “verde sbagliato”, ossia alberi che si schiantano come fuscelli a fronte di venti sempre più sferzanti. Dobbiamo migliorare l’efficientamento energetico delle nostre case, degli edifici in genere, comprendendo anche tetti e le pareti verdi. Tra i provvedimenti definiti soft figurano la creazione di nuove ombreggiature, superfici riflettenti, pavimentazioni drenanti.

Città più vivibili, alla fine.
Quanto al territorio, in Veneto abbiamo tutto, e tutto si tiene: montagna, collina, pianura e mare. Ci perseguitano le foto della Marmolada esangue, ma quella è la cartina di tornasole, per tutto. Meno neve, meno acqua, più siccità. Dall’altra parte, il mare si alza e avanza: e quindi occorrono il ripascimento dei litorali, la revisione dei piani di difesa, la protezione della linea costiera a partire dal mantenimento della vegetazione ripariale. Perché il business turistico - va detto - ha raso qualsiasi duna naturale (tranne pochi casi), ed è stato come dire alle mareggiate “accomodatevi pure”.
Di tutto questo si è parlato a Treviso, al Museo Bailo, in un incontro organizzato da Regione, Comune e Agenda 21. Nella selva di grafici, istogrammi, curve ascendenti, una cosa è chiara: ormai bisogna convincerci, il tema non è arrendersi, ma imparare a gestire. La tecnologia ci aiuta a livello di modelli previsionali, monitoraggio costante e gestione delle emergenze.
Infine: sembra l’ultima delle preoccupazioni, ma non lo è: siamo la prima regione turistica d’Italia, una strategia di adattamento passa anche dalla capacità di ripensare il rapporto tra domanda e offerta. Qui balla un 10 percento del Pil. Le nuove condizioni climatiche non sono, non per forza, un Armageddon. E il negazionismo non si contrasta con il catastrofismo.

Le 48 misure previste nella Strategia
Caratterizzazione e struttura delle misure individuate Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici
Sommario:
SCHEDA 1 Ammodernamento delle infrastrutture idriche per l’uso idropotabile delle acque
SCHEDA 2 Migliorare la gestione delle risorse idriche attraverso interventi volti alla riduzione delle perdite ed alla riduzione degli sprechi
SCHEDA 3 Definizione delle modalità di gestione del rischio applicata alla siccità in tutti i piani e le politiche connesse
SCHEDA 4 Misure di adattamento per la resilienza di infrastrutture e attività pericolose attraverso la costruzione, l'adeguamento e la revisione dei sistemi di gestione della sicurezza ed ambientali e integrazione di queste nelle pianificazioni di emergenza
SCHEDA 5 Misure di adattamento per la resilienza di infrastrutture e attività soggette ad AIA
SCHEDA 6 Governance multi-livello e formazione tecnica per l'adattamento climatico locale
SCHEDA 7 Favorire l’incremento di conoscenze riguardo gli effetti che gli eventi estremi hanno su agricoltura e zootecnia
SCHEDA 8 Integrazione della lotta al degrado del suolo nelle azioni della Politica Agricola Comune
SCHEDA 9 Pianificazione e coordinamento attuativo degli interventi per lo sviluppo rurale, garantendo iniziative sostenibili con approccio innovativo e multifunzionale
SCHEDA 10 Stabilire un piano di finanziamento e ammodernamento delle strutture e delle infrastrutture idriche
SCHEDA 11 Regolamentare e migliorare gli usi della risorsa idrica in ottica di gestione ecosistemica a fini irrigui
SCHEDA 12 Indagini ad alta risoluzione per individuare le zone più vulnerabili alle inondazioni e alla siccità e monitorare i fenomeni di degrado del territorio
SCHEDA 13 Rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e sorveglianza (PIMOT)
SCHEDA 14 Integrazione dell’Adattamento Climatico nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS)
SCHEDA 15 Protezione della linea costiera; Favorire una perenne copertura del suolo in prossimità della costa e il mantenimento della vegetazione ripariale, estuariale e delle zone dunali; Installazione di barriere fisse e/o mobili
SCHEDA 16 Revisione e aggiornamento del Piano delle opere di difesa contro il dissesto idrogeologico
SCHEDA 17 Rafforzamento degli argini e delle scogliere
SCHEDA 18 Implementazione, miglioramento e recupero di misure di difesa strutturali e azioni di manutenzione
SCHEDA 19 Miglioramento del monitoraggio multi-parametrico dei fenomeni franosi, idrometrico, dell’altezza della neve, delle condizioni di umidità del suolo
SCHEDA 20 Ripascimento dei litorali
SCHEDA 21 Misure di adattamento alle condizioni di siccità e agli effetti negativi sulle acque sotterranee in aree prossime ai sistemi costieri; Prevenire e mitigare gli effetti degli eventi estremi con interventi non invasivi, mitigare gli impatti ambientali e aumentare la resilienza
SCHEDA 22 Incremento delle potenzialità di accumulo nelle zone rurali privilegiando interventi diffusi, a basso impatto ambientale e ad uso plurimo
SCHEDA 23 Promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica
SCHEDA 24 Promozione dell'evoluzione in corso da un sistema di produzione energetica centralizzato a uno distribuito
SCHEDA 25 Monitoraggio e prevenzione dei rischi nei popolamenti forestali tramite sistemi di comunicazione avanzata e previsioni a breve e lungo termine
SCHEDA 26 Restauro e ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici
SCHEDA 27 Gestione forestale attiva per aumentare la resilienza e la prevenzione di incendi e altri pericoli naturali
SCHEDA 28 Interventi per la realizzazione di infrastrutture di protezione contro gli incendi boschivi
SCHEDA 29 Salvaguardia della biodiversità nelle aree Rete Natura 2000 minacciate dai cambiamenti climatici
SCHEDA 30 Salvaguardia della biodiversità nelle aree Rete Natura 2000 minacciate dai cambiamenti climatici attraverso il controllo e/o l’eradicazione delle specie esotiche invasive (IAS)
SCHEDA 31 Definire piani di monitoraggio delle infrastrutture di trasporto e degli edifici pubblici per successivo avvio delle opere di prevenzione dei rischi idraulici e geomorfologici
SCHEDA 32 Attivare specifici programmi di verifica dello stato di manutenzione nelle infrastrutture di trasporto più sensibili agli cambiamenti climatici
SCHEDA 33 Interventi ecosistemici di adattamento negli spazi pubblici, nelle aree periurbane e in ambiti di competenza sovralocale
SCHEDA 34 Creazione e gestione di aree non edificabili, zone di "retreat", aree cuscinetto inondabili e zone umide
SCHEDA 35 Interventi di efficientamento energetico degli edifici esistenti e di quelli di nuova costruzione
SCHEDA 36 Rafforzamento del supporto tecnico alla gestione delle emergenze, della formazione e addestramento
SCHEDA 37 Aggiornamento documentazione di allertamento e implementazione di sistemi di allerta per eventi estremi
SCHEDA 38 Campagne di sensibilizzazione della popolazione ed educazione nelle scuole per l’autoprotezione in caso di emergenze
SCHEDA 39 Integrare l’adattamento nella pianificazione territoriale e settoriale, con particolare riferimento agli strumenti di programmazione degli interventi di disinquinamento della Laguna di Venezia e del bacino in essa scolante
SCHEDA 40 Ripristino della vegetazione di piante acquatiche nei bassofondali e di barriere vegetazionali a Canneto alla foce dei corsi d'acqua dolce
SCHEDA 41 Riqualificazione dei corsi d’acqua in considerazione del mantenimento dei deflussi vitali e della qualità ecologica in situazioni di variazioni dei regimi termo-pluviometrici futuri
SCHEDA 42 Implementazione, miglioramento e recupero di misure di difesa strutturali e azioni di manutenzione
SCHEDA 43 Realizzazione della Veneto Data Platform per il monitoraggio degli impatti degli eventi estremi sulla salute (come le isole di calore)
SCHEDA 44 Sviluppo di linee guida per le amministrazioni locali sulle isole di calore e miglioramento del sistema di allerta in caso di eventi estremi (ondate di calore)
SCHEDA 45 Snow farming e utilizzo dei soli impianti di innevamento artificiali esistenti e loro progressiva dismissione a favore di pratiche di mantenimento dell'innevamento più sostenibili
SCHEDA 46 Sistemi di monitoraggio della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) della destinazione turistica
SCHEDA 47 Conservazione e ricostruzione ambienti naturali costieri
SCHEDA 48 Favorire interventi di adattamento dell'offerta turistica ai cambiamenti clima 

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articolo di Paolo Cagnan

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