Eventi, avvenimenti, manifestazioni, mostre di arte a Belluno e provincia

La Biennale di Venezia, Settore Danza Musica Teatro - Geometrie invisibili dell’essere: “On the Other Earth” di McGregor tra metamorfosi e coreografia espansa

Studio Wayne McGregor - per gentile concessione della Fondazione La Biennale di Venezia Settore Danza Musica Teatro

Wayne McGregor, alla guida della Biennale Danza di Venezia dal 2021, ha introdotto un paradigma curatoriale e progettuale radicalmente nuovo, fondato su un’idea espansa di coreografia, intesa come pratica conoscitiva, transdisciplinare e speculativa.

La sua visione olistica e articolata intreccia danza, arti visive, architettura, musica, tecnologia e scienze cognitive, dando forma a un ecosistema performativo in cui i linguaggi si contaminano, si trasformano e si dissolvono a vicenda, secondo una poetica della permeabilità e della continua trasformazione.
In questo orizzonte si inserisce On the Other Earth, opera emblematica della Biennale Danza 2025, concepita da McGregor insieme alla Company Wayne McGregor, al Hong Kong Ballet Hong Kong Baptist University, e a un ampio network internazionale di artisti, architetti dell’interazione, scienziati e tecnologi. L’installazione si configura come una coreografia immersiva e post-disciplinare, al crocevia tra installazione performativa, architettura sensoriale e ambiente digitale reattivo.

Realizzata per lo spazio nVis – un cilindro di otto metri di diametro per quattro di altezza, rivestito da uno schermo LED stereoscopico a 360° – On the Other Earth propone un’esperienza non lineare, in cui lo spettatore è chiamato a un attraversamento attivo e contemplativo. I corpi danzanti si smaterializzano e si ricompongono in simulacri tridimensionali iperrealistici, generati da intelligenze algoritmiche, modellati in 3D e immersi in paesaggi sonori generativi. Il pubblico, accolto in piccoli gruppi, condivide lo stesso spazio dei performer digitali, sperimentando una prossimità percettiva intensa e priva di mediazioni. L’installazione, infatti, non si guarda, si attraversa. L’estetica della trasparenza – che avvolge costumi, corpi e ambienti – diventa cifra poetica di un’opera costruita sulla soglia tra forma e dissoluzione, tra presenza e assenza, tra materia e luce. Le visualizzazioni astratte – forme biomorfe in bianco e nero in costante metamorfosi – non hanno un ruolo decorativo, ma incarnano una corporeità che, pur dissolvendosi, mantiene una forte densità affettiva e sensoriale.

L’opera dialoga idealmente con Deepstaria, precedente lavoro di McGregor ispirato all’omonima creatura abissale enigmatica, da cui eredita una poetica del flusso, dell’indeterminatezza e della vulnerabilità. Anche qui, la danza si emancipa dal corpo fisico per diventare una metafora ontologica, un pensiero incarnato che esplora i confini di tempo, presenza e identità. La tecnologia non è un effetto spettacolare, ma una matrice generativa che permette lo sviluppo dell’opera in tempo reale, grazie a sensori multimodali e sistemi di intelligenza artificiale, capaci di produrre sequenze audiovisive e coreografiche sempre diverse.

Con On the Other Earth, McGregor riafferma il proprio ruolo di artista visionario e radicale, capace di trasformare la danza in un linguaggio speculativo per esplorare le metamorfosi della soggettività nell’era algoritmica. L’opera diventa così una meditazione sulla fragilità della presenza e sulla possibilità di ripensare l’umano come creatura transitoria, porosa e in costante trasformazione.
Al centro di questa esperienza si colloca un’idea cosmica di soggettività: l’essere umano come entità attraversata dal tempo profondo dell’universo, in grado di risuonare con geometrie invisibili e forze sottili. I corpi digitali – trasparenti, fluttuanti, instabili – non sono semplici simulazioni, ma presenze simboliche che rifrangono un’immagine dell’umano come eco, vibrazione, campo di possibilità. Lo spettatore, immerso nello spazio circolare, entra in uno stato meditativo ed è invitato a riconoscere la propria appartenenza a una rete più ampia, fatta di tensioni invisibili, mutamenti percettivi e risonanze cosmiche. In questo senso, l’opera assume una dimensione metafisica, interrogando le nozioni stesse di corpo, coscienza e identità, e chiedendo cosa resti del sé, se può esistere come luce, onda, algoritmo.
On the Other Earth non propone risposte, ma apre un varco poetico in cui l’umano si decentra e si ripensa come parte di un ecosistema cosmico in costante mutazione. L’arte, in questa visione, non rappresenta: rivela, interroga, trasforma. La danza diventa una forma di conoscenza incarnata, un pensiero che si esprime attraverso muscoli, interfacce, luce. Il cilindro immersivo nVis non è solo un dispositivo tecnologico, ma una soglia filosofica: uno spazio in cui visibile e invisibile, reale e virtuale, umano e cosmico entrano in risonanza. In questo ambiente, l’identità si fa fluida e porosa, si dissolve, si espande, assume nuove forme. Il soggetto si ridistribuisce nello spazio come presenza diffusa, eco incarnata, energia condivisa. L’opera invita a contemplare un’ontologia del possibile: non ciò che è, ma ciò che può essere. L’essere umano non è più un’entità fissa, ma una matrice trasformativa che si manifesta nel contatto, nella vibrazione, nella relazione con l’ambiente. La danza – insieme linguaggio e pensiero – si fa pratica di attraversamento, esplorazione e apertura. In ultima analisi, On the Other Earth è una meditazione sull’instabilità ontologica del soggetto contemporaneo: una danza speculativa che abita la soglia tra visibile e invisibile, corporeo e digitale, io e cosmo. Un’opera che non chiede cosa siamo, ma cosa possiamo diventare.

Utilizzando questo sito web, acconsenti all'utilizzo di cookie cosa sono
menu
menu