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Linea d'ombra - "Confini da Gauguin a Hopper" il terzo approfondimento di Marco Goldin

Andrew Newell Wyeth (American, 1917-2009), April Wind, 1952. Egg tempera on gesso panel. Gift of Mr. and Mrs. Joseph R. Swan, 1957.628

TERZA PUNTATA - Marco Goldin, che ha ideato e curato la mostra, continua la sua rubrica in sei puntate per annunciare e presentare la mostra stessa.

La grande mostra Confini da Gauguin a Hopper, composta da oltre 120 dipinti in arrivo da quasi 50 musei di tutto il mondo, si svolgerà a Villa Manin (Passariano di Codroipo, Udine) dall’11 ottobre 2025 al 12 aprile 2026. Prevendite e prenotazioni già attive (biglietto.lineadombra.it oppure 0422 429999, biglietto@lineadombra.it).

La terza area in cui si articola questa mostra, dedicata al senso complessivo dei confini nell’arte del XIX e del XX secolo, è una tra quelle che amo di più. Per questo l'ho costruita, quadro dopo quadro, se possibile con ancora maggior dedizione, chiedendo solo per questa parte la collaborazione di una quindicina di musei prestatori, sia americani sia europei. È riservata alle figure collocate nello spazio, quel grande luogo del tempo e della vita che spesso confina con l’immenso. 
Per questo è tanto importante qui il riferimento all’arte americana dell’Ottocento e del Novecento, in cui la dimensione altisonante e infinita della natura è una necessità. Anche se a un certo punto della sezione si arriverà in Europa. È un’area del percorso espositivo che tocca uno dei punti di snodo del concetto di “confine”. Sono riguardanti, volontari o involontari, che sempre si confrontano con l’infinito dello spazio, che poi si rovescia in loro.
Il rapporto quasi eroico tra uomo e natura, sulla scia delle parole di Ralph Waldo Emerson e Walt Whitman - solo per fare i due nomi maggiori del XIX secolo -, è un tratto distintivo e affascinante come non mai della cosiddetta Hudson River School. Si tratta di un gruppo di pittori che fa nascere l’arte americana moderna, dopo le lusinghe dei riferimenti soprattutto alla pittura inglese settecentesca.
La valle del fiume Hudson è il luogo incontaminato che segna confini come in un paradiso terrestre, e per esempio Asher Brown Durand, nella prima sala della sezione, ce lo mostra con chiarezza. Ma in questa stessa sala campeggia soprattutto il rapporto tra le figure e l’oceano, lì dove il confine si tende dentro la vastità. Pittori straordinari come Edwin Church e John Frederick Kensett saranno in questo senso presenti con i loro quadri.
La seconda sala della sezione, passata una generazione, sarà il trionfo di questo disporre figure in uno spazio che allarga a dismisura i propri confini. Dapprima con quello straordinario artista che fa da cerniera in America tra un secolo e l’altro, e il suo nome pieno di vento è Winslow Homer.
Il suo studio, lungo la costa del Maine, è una sorta di santuario davanti alle acque dell’oceano Atlantico, che ha raffigurato in tante delle sue tele. Sarà in mostra con uno dei suoi capolavori, Il vento occidentale, dipinto pochi anni prima della fine dell’Ottocento. Immagine meravigliosa per una tela che, come tantissime altre in esposizione, giungerà in Italia per la prima volta in assoluto.
La sala avrà poi opere dei tre artisti che in America nel XX secolo hanno portato avanti, ognuno a proprio modo, quella eroica proiezione delle figure nello spazio senza confini della natura. Talvolta però facendolo non direttamente nel paesaggio ma dal ciglio di una porta di casa o da una terrazza. In questo senso, vedrai, saranno incantevoli le opere di Edward Hopper e di Richard Diebenkorn, due artisti che hanno reso la pittura americana uno scrigno di meraviglie. E il rapporto tra figure e spazio, nella dimensione del confine che da quotidiano si fa eterno, è il tratto distintivo del lavoro di Andrew Wyeth, pittore di inarrivabili modulazioni fantastiche e damascate.
Come detto prima, questa parte di mostra avrà, nella terza e ultima sala della sezione, certi pittori europei che hanno coltivato quel rapporto tra figure e natura. Quindi Giovanni Segantini con le sue contadine tra i monti, a vigilare il luogo che annulla i confini. Ma prima di lui, con un vero capolavoro post romantico, Arnold Böcklin, che colloca la figura pensosa e malinconica sui confini di un mare che si fa risacca. E ancora Edvard Munch e Henri Matisse, nei cui quadri il segno di una finestra è il punto di passaggio obbligato verso i confini lontani.

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Marco Goldin - Linea d'ombra S.r.l. - società unipersonale - Strada di Sant'Artemio, 6/8 - 31100 Treviso - Italia
[Richard Diebenkorn, Uomo e donna seduti (particolare), 1958, University Park, Palmer Museum of Art / Edward Hopper, Mattino nel South Carolina, 1955, New York, Whitney Museum of American Art, dato in memoria di Otto L. Spaeth dalla sua famiglia © Eredi di Josephine N. Hopper/by SIAE 2025 / Arnold Böcklin, Villa sul mare, 1878, Kunst Museum Winterthur, dono degli eredi di Olga Reinhart-Schwarzenbach, 1970 © SIK-ISEA, Zürich, Martin Stollenwerk / John Frederick Kensett, Figure sul lungomare (La spiaggia di Beverly), 1869, Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art, The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund © Allen Phillips/Wadsworth Atheneum / Winslow Homer, Vento occidentale, 1891, Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, dono di anonimo, 1928.24 © Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy/Art Resource, NY/Scala, Firenze / Andrew Wyeth, Vento d'aprile, 1952, Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art, dono Mr. and Mrs. Joseph R. Swan © Allen Phillips/Wadsworth Atheneum / Henri Matisse, Alla finestra, 1918 circa, Belgrado, National Museum of Serbia]
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