MELODIE DEL BIANCO - OLTREARTE GALLERIA CONTEMPORANEA.
La mostra allestita presso gli spazi della galleria Oltrearte nella sede di Conegliano, presenta una serie di lavori di vari artisti, che nell’ambito dell’astrattismo, tramite tecniche, supporti e materiali differenti si sono cimentati nell'utilizzo del bianco.
MELODIE DEL BIANCO
Bernard AUBERTIN, Gastone BIGGI, Alessandra BONOLI, Pierpaolo CALZOLARI, Eugenio CARMI, Sonia COSTANTINI, Sandro DE ALEXANDRIS, Riccardo GUARNERI, Paolo IACCHETTI, Emilio ISGRÒ, Ugo LA PIETRA, Nataly MAIER, Paolo MASI, Ayako NAKAMIYA, Carlo NANGERONI, Graziano NEGRI, Gastone NOVELLI, Vincenzo PAREA, Pino PINELLI, Mario RACITI, Vincenzo SATTA, Antonio SCACCABAROZZI, Mario SCHIFANO, Tetsuro SHIMIZU, Valdi SPAGNULO, Tino STEFANONI, TANCREDI, Rolando TESSADRI, Giulio TURCATO, Valentino VAGO
OLTREARTE GALLERIA CONTEMPORANEA - VIA FELICE CAVALLOTTI 5/7 - 31015 CONEGLIANO TV
DAL 13 DICEMBRE 2025 AL 31 GENNAIO 2026. OPENING SABATO 13 DICEMBRE DALLE ORE 18.00.
GIORNI E ORARI APERTURA: GIOVEDI-VENERDI 15.30-19.00, SABATO 10.30-12.30 e 15.30-19.00.
VISITE SU APPUNTAMENTO: 338.2705193
La mostra allestita presso gli spazi della galleria Oltrearte nella sede di Conegliano, presenta una serie di lavori di vari artisti, che nell’ambito dell’astrattismo, tramite tecniche, supporti e materiali differenti si sono cimentati nell'utilizzo del bianco. Questo "non colore" riflette infatti la possibilità per l’infinito di svelarsi anche nell’assenza del colore stesso; divenendo così rappresentazione di un tutto o rappresentazione di infinito svuotamento. Ecco che la pur limitata esposizione, diventa un’immersione meditativa nell'infinito spazio del possibile.
Attraverso l'esplorazione del bianco e delle sue infinite possibilità, seppur nelle sue lievi sfumature o gradazioni, gli artisti esposti ci invitano a riconsiderare il bianco come somma e origine, luogo di viva presenza nonostante l'assenza -solamente visiva- di tutte le altre frequenze luminose.
La mostra si configura dunque come una partitura silenziosa e atemporale, non composta da note, ma dal diverso modo di pensare e creare di diversi autori, come melodie astratte ispirate da un unico tema: il bianco.
L’opera più datata presente in mostra, è un lavoro di Tancredi del 1953, nel quale l’artista libera il segno nell’aria a differenza di Giulio Turcato dove emerge una gestualità più legata alla materia. Se nel lavoro di Gastone Novelli del 1958, lettere, numeri, segni inconsci e immagini delicate e surreali emergono dal bianco; sono invece le cancellature bianche l’elemento distintivo dell’opera esposta di Emilio Isgrò. In modo differente invece lavorano Paolo Masi e Bernard Aubertin, l’uno riutilizzando cartoni usati per dargli nuova vita, l’altro intervenendo con bruciature sulle pagine bianche di un libro.
Nell’opera di Pier Paolo Calzolari del 1968, il bianco insieme al sale si fa corpo fluttuante che diventa materia pittorica e sensuale nel lavoro di Pino Pinelli. Per Eugenio Carmi, Carlo Nangeroni e Vincenzo Parea, il bianco diventa elemento compositivo nel rigore delle forme geometriche che tendono a svanire nelle delicate trasparenze di Riccardo Guarneri.
Mario Schifano è presente con uno smalto su carta applicata su tela degli anni 70 dove il bianco si staglia come elemento lunare denso di significati, mentre in Graziano Negri gli smalti rivelano tecniche e materiali ricercati. Nell’utilizzo di materiali plastici il metacrilato bianco di Ugo La Pietra del 1968 diventa esplorazione di ricerca randomica, mentre per Antonio Scaccabarozzi, la rigorosità assoluta si esprime attraverso una tela -bianca- fustellata del 1973.
Se per Vincenzo Satta, la luce rappresenta memoria ed essenza visibile, in Vago Valentino indica la possibilità di un infinito che talvolta però si nasconde, come nel caso di Mario Raciti, dove la luce stessa, nei suoi bianchi, è ciò che illumina il mistero, nell’attesa di una rivelazione, che si mostra assoluta nelle vibrazioni monocrome di Sonia Costantini, per diventare soglia-attraversamento nelle opere di Sandro De Alexandris.
Dal rigoroso dittico di Nataly Maier ispirato dalla natura, alla dimensione poetico-emotiva di Ayako Nakamiya, la pittura si fa intensa e talvolta dramma vissuto nelle tele di Tetsuro Shimizu. Il colore e il suo movimento svolgono qui un ruolo chiave ma calcolato e schematizzato nei reticoli di Paolo Iacchetti fino a congelarsi nelle articolate e delicate tessiture di Rolando Tessadri.
Per Gastone Biggi con l’immagine del roseto, il bianco diventa elemento scultoreo, trasformandosi in composizione metafisica nelle sinopie di Tino Stefanoni.
Passando alle sculture, troviamo infine i lavori di Valdi Spagnulo che con l’utilizzo di materiali come l’acciaio e il vetro ci accompagna “in viaggio” nelle dimore celesti di Alessandra Bonoli in un mondo di simboli ancestrali. In un’epoca satura di immagini e stimoli cromatici incessanti, queste opere offrono un silenzioso invito alla quiete e alla riflessione, nella possibilità di ascoltare interiormente quella melodia, che dall'arte vibra quando il rumore esterno si acquieta o spegne.
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