Nel Bellunese temperature medie cresciute di un grado: «Il 2025 fra gli anni più caldi di sempre»
Parla l’esperto Bruno Renon: «Precipitazioni in linea, ma autunno e inizio inverno sono stati poco piovosi e nevosi»
Così caldo, in questi primi giorni d’inverno, che lo zero termico lo trovi ai 3 mila metri della Marmolada, delle Tre Cime di Lavaredo, del Civetta. Altro che ai 1800-2000 delle piste da sci. «Ma», spiega Bruno Renon dell’Arpav di Belluno, «il 2025 è risultato più caldo del normale, soprattutto nel primo semestre, e generalmente in linea con le medie per quanto riguarda le precipitazioni».
Scongiurata, quindi, la siccità? Macché. Gli impiantisti non riescono a sparare la neve non solo perché fa caldo, ma anche perché non hanno acqua a sufficienza. «Se l’estate si è dimostrata complessivamente normale, l’autunno», specifica Renon, «si è rivelato poco piovoso. Infine dicembre è risultato molto più caldo e decisamente meno piovoso e nevoso del normale, addirittura siccitoso fino al giorno 23».
Quindi? Il bilancio è perfettamente da cambiamento climatico radicale. «Le temperature medie annuali sono risultate oltre 1°C più alte del normale, che collocano il 2025 fra gli anni più caldi di sempre, non distante dal 2024, che era risultato quasi ovunque l’anno più caldo in assoluto delle serie storiche dal 1879».
Renon fa notare che in 150 anni circa i 7 anni più caldi in assoluto sono tutti dal 2014 in poi. Ovviamente il lettore immaginerà che i mesi più caldi sono stati quelli estivi. Invece no. «Sono stati gennaio, febbraio, marzo, aprile, giugno e dicembre. Mentre nessun mese è stato nel complesso più freddo del normale».
Normali, invece, le precipitazioni. Eccezion fatta per Sant’Antonio di Tortal dove quest’anno è piovuto il 30% più del normale. E adesso? Le previsioni sono altrettanto problematiche? C’è in vista per l’anno prossimo e forse anche per quello successivo un altro episodio del Nino, che di solito porta estati abbastanza calde, quindi potrebbe esserci un’estate dalle alte temperature.
Ma – obiettiamo all’esperto dell’Arpav – senza andare così lontano? «Come riportiamo nel nostro bollettino, avremo tempo bello e molto mite in quota, mentre a fondo valle di notte fa freddo. Fino a lunedì. Mentre dal 30 dicembre, comincerà ad affluire aria molto fredda e sarà l’inizio di un’ondata di freddo che perdurerà per alcuni giorni. Da capire quanti, però sicuramente gli ultimi due giorni dell’anno e anche i primi giorni dell’anno nuovo dovrebbero essere all’insegna del flusso di freddo dal nord Europa. A fondo valle magari il freddo arriverà più il 31 e l’1 gennaio, con temperature più basse delle normali».
Si tengano dunque pronti gli impiantisti: per la neve programmata. Quella naturale, invece? Arriverà, “forse”, tra Capodanno e l’Epifania.
Con l’impossibilità di fare previsioni sicure oltre i classici 3 giorni, val la pena di ritornare all’annata che si sta per concludere. Nel Feltrino ancora non ci si dimentica dell’intensa cella temporalesca del 28 maggio, in moto dalle Vette Feltrine al Monte Cesen, che ha provocato danni per forti raffiche di vento e localmente per grandine, soprattutto lungo la direttrice Foen-Marziai. E a metà giugno gli intensi fenomeni temporaleschi che hanno causato sulle Dolomiti danni da vento e soprattutto dissesti idrogeologici. Il 15 giugno una cella temporalesca proveniente dall’Alto Agordino ha raggiunto l’Antelao e ha innescato una grossa colata detritica lungo la Rovina di Cancia.
Il pluviometro posto nei pressi della testata del canalone ha misurato intensità di pioggia record per questa zona: 52 mm in mezz’ora, dei quali 40 mm in 15 minuti. E come dimenticare l’ondata di calore di fine giugno. Il giorno 29 lo zero termico è salito fino a 5193 metri, 2 mila metri circa sopra la vetta della Marmolada. Valore record per giugno e che eguaglia il più alto in assoluto degli ultimi 40 anni misurato il 21 agosto 2023 (5195 metri).
A fine giugno in Val Boite fra Chiappuzza e Dogana Vecchia una grossa colata detritica ha invaso la statale, che è rimasta chiusa per alcuni giorni. La neve oggi tanto attesa si era affacciata nella serata dell’8 luglio, cadendo fino a 2000 metri sulle montagne dell’Alpago, evento che qui non accadeva in luglio dal 2004. A San Vito e a Cortina tutti ricordano il violento rovescio temporalesco della tarda serata del 12 luglio sulla Croda Marcora, che ha innescato una nuova colata detritica sul Rio di Venco, fra Chiappuzza e Dogana Vecchia, nello stesso punto dove si era verificata la colata del 30 giugno.
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articolo di Francesco Dal Mas











