Origin, the Venetian Lagoon di Yann Arthus-Bertrand: meditazione sulla fragilità del paesaggio
Origin, the Venetian Lagoon di Yann Arthus-Bertrand si configura come un’opera che trascende i confini del documentario tradizionale per farsi meditazione visiva e poetica, un’indagine sul tempo, sul paesaggio e sull’intelligenza silenziosa dei gesti umani.
Nato come sviluppo e dilatazione di un breve contributo concepito per la sezione Natural Intelligence della Biennale Architettura 2025 curata da Carlo Ratti, Origin, the Venetian Lagoon si apre su una laguna veneziana sospesa tra permanenza e precarietà, tra terra e acqua, tra storia millenaria e futuro incerto. Dall’alto, le immagini aeree mostrano un mosaico mobile di isole e isolotti, canali che si intrecciano come vene d’acqua, riflessi che mutano con la luce, paesaggi che sembrano astratti ma custodiscono in sé la memoria di secoli di convivenza tra uomo e natura. Ogni inquadratura rivela non tanto un luogo quanto un sistema vivo, fragile e pulsante, capace di suggerire al contempo meraviglia e inquietudine.
Accanto a questa visione cosmica Arthus-Bertrand intreccia ritratti essenziali di chi la laguna la abita quotidianamente: pescatori, artigiani, custodi di saperi antichi che il tempo minaccia di dissolvere. I loro volti frontali, asciutti e scanditi dalla luce naturale, sottratti al frastuono del turismo globale, ritrovano una gravità arcaica, un’intensità che sfida il cinema a misurarsi con l’umano nella sua forma più pura e resistente. Nei loro sguardi si legge la persistenza di un dialogo vitale con l’acqua, un patto silenzioso tra la vita e l’ecosistema in cui essa si esprime. L’alternanza tra l’astrazione lirica delle vedute aeree e la concretezza dei ritratti genera un cortocircuito visivo, una tensione poetica che impedisce al film di ridursi a pura contemplazione estetica e lo eleva a riflessione sul senso stesso della relazione tra uomo e ambiente. La forza di Origin risiede proprio in questa duplice tensione, che Arthus-Bertrand gestisce con equilibrio e misura, evitando il compiacimento illustrativo e la nostalgia estetizzante. Venezia non è celebrata come reliquia cristallizzata, ma osservata come organismo fragile e dinamico, continuamente esposto a trasformazioni, adattamenti e minacce.
La scelta di inserire il progetto all’interno della sezione Natural Intelligence non è casuale: il film dialoga sottilmente con l’idea di intelligenza distribuita contrapponendo alla logica dell’artificio tecnologico una sapienza sedimentata nei gesti elementari, nei saperi millenari e nelle relazioni tra comunità e paesaggio. L’opera invita lo spettatore a un ascolto lento, a percepire la laguna non solo con gli occhi ma con la mente, a osservare come memoria, azione e resistenza si intrecciano in una realtà che è insieme storica, ecologica e poetica.
Il cortometraggio, realizzato con la collaborazione del pilota di droni Giovanni Pellegrini e con la colonna sonora di Armand Amar, si configura come un volo poetico sulla laguna veneziana, uno sguardo che sfugge agli stereotipi turistici e che restituisce Venezia nella sua complessità fragile e pulsante. Le immagini non sono scorci da cartolina ma evocazioni di un ecosistema in equilibrio precario, in cui la presenza umana si fonde con i ritmi naturali, le maree e le geometrie dell’acqua, suggerendo un modello di convivenza sostenibile e di rispetto per il tempo che passa. La pre-apertura dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha offerto l’occasione di osservare il film in un contesto che ne amplifica la densità poetica e concettuale, sottolineando la rilevanza di un progetto che parla di cura, intelligenza e attenzione al mondo circostante.
In definitiva, Origin, the Venetian Lagoon non si consuma nella pura bellezza dell’immagine, ma genera un’esperienza che invita alla riflessione, all’ascolto e alla consapevolezza, trasformando il cinema in strumento di conoscenza, memoria e resistenza. La laguna veneziana diventa così un laboratorio vivente, in cui la memoria non appartiene al passato, ma si fa materia viva, suggerendo percorsi di equilibrio e resilienza per il tempo che verrà.











