Segnonline - Ma che bel castello
Icastelli, in Sicilia, non se la passano bene. A Ragusa, il Castello di Donnafugata (che in realtà non è un castello, ma una residenza patrizia di campagna) doveva essere cogestito da privati la cui offerta, dopo una lunga gara, è stata infine giudicata inadeguata dagli uffici comunali. A Palma di Montechiaro, che per chi non lo sapesse è una colonia di Ragusa, esiste un altro castello – una rocca a picco sul mare – da anni al centro di una furiosa vertenza giudiziaria. Il maniero, costruito nel 1353 su ordine di Federico III Chiaramonte per difendere la costa dai pirati saraceni, appartenne anche a Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo, per poi passare nelle mani di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, ma nel 2007 il comune di Palma di Montechiaro lo espropriò, dopo aver realizzato lavori di restauro e manutenzione che apparvero subito al compianto Philippe Daverio “inappropriati e discutibili” (Passe par tout, RAI 3, 8.4.2007). Cito, a titolo d’esempio, i titoli indignati della stampa nazionale: “Restauro che cancella l’identità e la storia” (Italia Nostra, gennaio 2004, n. 399; “Il restauro-beffa, poi la rovina. SOS dal Castello del Gattopardo” (La Repubblica, 9.4.2004); “Lo scempio di Montechiaro” (Il Manifesto, 9.4.2004); “C’è del marcio a Montechiaro” (L’Espresso, 15.4.2004). Ai tempi due interrogazioni parlamentari non hanno avuto risposta: Salvatore Cardinale al Ministro BBCC Urbani del 21.4.2004, seduta 454 4-09788, “l’intervento selvaggio ha cancellato l’identità storica”; Enzo Fragalà al Ministro BBCC Buttiglione del 14.2.2005, seduta 4-12939, “paradossalmente tale intervento, apportando modifiche radicali, incompatibili con l’antica struttura del castello, ne ha sfigurato l’aspetto originario”, con conseguente “devastazione ambientale, storica, artistica, monumentale, paesaggistica”.
Ora tuttavia una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato l’esproprio illegittimo. La corte di Strasburgo ha infatti riconosciuto la violazione dell’articolo 1 del Protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che tutela il diritto al rispetto dei beni. Già nel 2005 una sentenza del Tar aveva disposto la restituzione del complesso monumentale alla società Vallesinella di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, discendente di Pietro III d’Aragona e Costanza di Svevia erede dei diritti normanni svevi sulla Sicilia e nipote dell’Imperatore Federico II. Il comune di Palma, racconta Bilotti, “non ha rispettato la sentenza, ma l’ha prevaricata con un atto amministrativo nel 2007 riesumando un articolo del testo unico sull’esproprio, dichiarato però nel 2010 incostituzionale”. Nella sentenza della Corte europea si stabilisce infatti che “alla luce delle suddette circostanze, la Corte non è convinta che la società ricorrente sia stata privata della sua proprietà attraverso una procedura di espropriazione effettuata ‘in buona e debita forma’, (ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1). Di conseguenza, la Corte ritiene che vi sia stata una violazione dell’articolo 1 del protocollo n. 1 della Convenzione”. Nonostante la sentenza, il futuro del Castello è ancora incerto. “Il maniero”, dichiara Bilotti, “attualmente non è visitabile, anche se il l’amministrazione inizialmente aveva sostenuto che il motivo dell’esproprio doveva essere quello di farne un museo. Ma non è stato così. È chiuso e vuoto, non hanno nulla da esporre, mentre io avrei potuto mettere a disposizione la mia collezione archeologica per inserire la visita al castello nel percorso turistico che dalla Valle dei Templi conduce a Piazza Armerina”. E prosegue: “dove è finita la collana che Dolce e Gabbana hanno donato per devozione alla Madonna di Montechiaro, una statua di Antonello Gagini presente nel castello e ancora di mia proprietà, in quanto non oggetto dell’esproprio? Notte tempo un delegato del vescovo di Agrigento ha sganciato dal collo della statua il prezioso gioiello, senza autorizzazione, per ‘motivi di sicurezza’, e l’ha portata chissà dove”. A Bilotti quest’ultima storia ricorda lo “Scandalo della collana” ai danni della regina Maria Antonietta e del cardinale di Rohan; a me, ahimè, tante novelle pirandelliane i cui protagonisti, in mancanza di nemici da affrontare, combattono i fantasmi. E non mi riferisco, si badi, al proprietario defraudato del suo bene, ma ai tanti – è un male diffuso – disposti a scambiare col vuoto possesso una prospettiva di crescita umana e culturale.











