Selezione articoli da Corriere delle Alpi - Oltre due ore di distanza da Livinallongo all’ospedale San Martino: salute a rischio
L’ufficio statistica dell’Ue, Eurostat, ha pubblicato la mappa sulla distanza tra i paesi e le strutture sanitarie più vicine
Dai 50 minuti da Arabba per raggiungere l’ospedale di Agordo ai quasi 60 minuti da Costalissoio per raggiungere la struttura di Pieve di Cadore, fino ai 46 minuti da Zoppè di Cadore all’ospedale di Belluno. Sono questi alcuni dei dati resi noti nella nuova versione del set di dati geospaziali sull’accessibilità dei servizi sanitari realizzata da Eurostat, cioè l’ufficio statica dell’Unione Europea.
Il set di dati aiuta a identificare le comunità con accesso stradale scarso o limitato ai servizi sanitari nel 2023 e valuta i tempi di percorrenza per raggiungere i servizi più vicini utilizzando la griglia del censimento della popolazione (2021). Il dettaglio è tale che si certifica praticamente gli svantaggi di chi vive in montagna. «Sanità e istruzione sono servizi essenziali, ma sono distribuiti in modo non uniforme, il che significa che le persone devono percorrere tempi e distanze diversi per raggiungerli», commenta Eurostat nella pagina che presenta la mappa.
E lo sanno bene i bellunesi che da sempre chiedono che sul territorio non vengano depotenziati i servizi ospedalieri, un appello rimasto per molti aspetti inascoltato. Basti pensare al depotenziamento dei nosocomi di Agordo e Pieve di Cadore, passando per quello di Auronzo.
I tempi di percorrenza
Quello che Eurostat evidenzia, però, è il tempo di percorrenza per raggiungere la struttura sanitaria più vicina. Ma nella realtà dei fatti, nella maggior parte dei casi, i pazienti bellunesi, soprattutto quelli delle terre alto come agordini, cadorini, ampezzani e comeliani, vanno trasportati all’ospedale di Belluno nella migliore delle ipotesi. Se poi si tratta di patologie gravi o particolari che il San Martino non prevede, la distanza va calcolata con l’ospedale di Treviso.
E visto che non sempre l’elisoccorso può volare abbattendo così i tempi, queste distanze vanno coperte con l’ambulanza. E allora i tempi si dilatano. Basti pensare che per coprire la distanza da Danta a Belluno servono, in condizioni di traffico normale, 78 minuti che diventano 90 in caso di neve; e diventano 110 minuti per raggiungere il Ca’ Foncello di Treviso. Da Livinallongo al San Martino con il bel tempo servono 100 minuti che diventano 120 in condizioni meteo avverse.
«Come si capisce se una persona è colpita da un ictus o da un infarto grave o altre patologie tempo-dipendenti è chiaro che la mancanza di strutture in grado di poter intervenire sul posto mette a rischio la salute, se non la vita stessa del paziente», evidenzia Guido Trento, a capo del primo Comitato sorto in provincia a tutela degli ospedali periferici.
«Quelli che abbiamo nelle terre alte non sono più da tempo ospedali salvavita. Pensiamo solo al pronto soccorso di Pieve di Cadore che non è supportato dai reparti necessari ad intervenire in caso di emergenza. È diventato un punto di primo intervento, visto che la maggior parte dei pazienti viene dirottata come minimo al San Martino del capoluogo. Purtroppo», chiude Trento, «in questi anni la Regione Veneto non ha fatto nulla per la montagna, se non potenziare e investire fior di quattrini sul Codivilla, specie ora per le Olimpiadi, che è a gestione privata. Serve un cambio di passo e che ad occuparsi della montagna, ai piani alti, ci sia qualcuno che capisce come ci si vive».
L’Anaao
«Sui tempi di percorrenza», evidenzia Luca Barutta, segretario veneto dell’Anaao, «la questione è legata all’organizzazione del servizio e su questo dobbiamo capire che cosa vogliamo per noi stessi. L’importante è che già durante il viaggio di trasferimento dalla località dove è prelevato il paziente, il personale dei mezzi di soccorso comprenda dove trasportarlo. Si perde solo tempo se prima si porta in un ospedale periferico, per poi trasferirlo in uno più grande».
Anche Barutta evidenzia poi che i pronto soccorso di Agordo e Pieve non sono più tali visto che non sono supportati dai reparti necessari in caso di emergenza.
Il comitato feltrino per la salute
«La distanza da un paese delle terre alte a Belluno è una questione grave», puntualizza il Comitato feltrino per la salute, «e questo deriva dalle disposizioni regionali che non hanno tenuto conto della realtà della montagna. Se poi a queste difficoltà ci aggiungiamo anche il fatto che per una visita ti mandano da Lamon o Feltre a Cortina, pensando che una persona possa sopportare un viaggio di oltre due ore, si capisce come certe decisioni prese in alto siano una contraddizione. Va bene che il protocollo prevede che al paziente va assegnato il posto nella struttura dove lo ottiene prima, ma farsi per questo 120 chilometri è assurdo: come si può pensare che un anziano posso accettare un appuntamento del genere? Peccato che ciò comporti l’inserimento del rinunciatario nella lista dei pre appuntamenti, sforando così inevitabilmente i tempi richiesti dal medico per l’erogazione della prestazione».
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articolo di Paola Dall’anese











